fbpx
Seguici su

Politica

Aggressione fascista agli studenti, Mollicone (FdI): «è stata una rissa»

Pubblicato

il

aggressione-fascista-liceo-firenze

Mentre continuano a montare le polemiche sul silenzio di Meloni e Salvini relativamente a quanto accaduto il 18 febbraio di fronte al liceo Michelangelo di Firenze, dove alcuni studenti sono rimasti vittima di un’aggressione fascista, il presidente della Commissione Cultura della Camera sostiene che si sia trattato di una rissa tra due gruppi.

Non si placano le polemiche relative all’episodio verificatosi fuori da un liceo di Firenze, sabato scorso, 18 febbraio, dove un ragazzo è stato circondato e picchiato da un branco, anche una volta a terra. Se fino ad oggi a far discutere è stato soprattutto l’assordante silenzio in merito alla vicenda da parte di Meloni e Salvini, che secondo i critici hanno trovato il tempo per commentare Sanremo, ma non quello per dedicare un pensiero ad un episodio sconcertante, la nuova polemica monta in seguito a quanto dichiarato sull’aggressione agli studenti da Federico Mollicone. Secondo il presidente della commissione Cultura della Camera in quota Fratelli d’Italia, che ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda, non si è trattato di un assalto fascista, ma: «Era evidentemente una rissa».

Intervistato da Agorà su Rai3, Mollicone ha dichiarato: «Se si vede il video integrale si vede che erano assiepati da una parte, è stato un fronteggiamento fra due gruppi». L’interrogazione parlamentare presentata farà in modo che «vengano acquisiti tutti i video e identificate tutte le persone».

In realtà, guardando il video integrale come suggerito da Mollicone, la ricostruzione del parlamentare sull’aggressione agli studenti presenta alcune debolezze: nel video si vede un ragazzo circondato da più persone, di età sicuramente maggiore, che viene tempestato di pugni e calci anche una volta a terra.

L’episodio è avvenuto sabato di fronte al liceo Michelangelo di Firenze. Alcuni esponenti del collettivo Sum, sono stati accerchiati ed aggrediti da un manipolo di membri di Azione Studentesca, l’associazione di destra che un tempo faceva parte di Alleanza Nazionale, ma che poi non è confluita in Fratelli d’Italia. Ad oggi comunque, non sono arrivate parole di condanna da parte di Giorgia Meloni.

Alla Camera ci ha pensato il deputato Tommaso Foti a esprimersi sulla vicenda:  «Episodi di violenza politica sono sempre da condannare al netto di quella che sarà la dinamica da accertare. L’auspicio è che tutto ciò rimanga circoscritto a questo liceo».

Politica

Moglie, suocera e cognati di Aboubakar Soumahoro rinviati a giudizio

Pubblicato

il

aboubakr-soumahoro-e-liliane-murekatete

Il Gup di Latina ha accolto le richieste dei pm. Secondo le accuse, gli indagati hanno utilizzato il denaro della Prefettura destinato ai minori ospiti della cooperativa Karibu, per spese personali.

Liliane Murekatete, Marie Therese Mukamitsindo, Michel Rukundo e Aline Mutes, rispettivamente moglie, suocera e cognati del senatore Aboubakar Soumahoro, sono stati rinviati a giudizio dal  giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Giulia Paolini, che ha accolto le richieste del pm Giuseppe Miliano. Un altro cognato di Soumahoro, Richard Mutangana, è tornato in Ruanda ed è al momento irreperibile, ma la sua posizione è stata stralciata.

In base alle accuse nei loro confronti, gli indagati avrebbero utilizzato i soldi provenienti dalla prefettura di Latina e destinati ai giovani ospiti della cooperativa Karibu per comprare oggetti di lusso ed effettuare investimenti all’estero, mentre i migranti erano stati lasciati al freddo e con poco cibo.  I reati contestati sono quelli della bancarotta, frode in pubbliche forniture e autoriciclaggio.

L’inchiesta nacque dalle segnalazioni di alcuni dipendenti della cooperativa, rimasti senza stipendio. Questo fattore ha portato anche ad una vertenza sindacale. La vicenda si è abbattuta come un macigno sulla carriera politica del senatore Soumahoro, passato repentinamente al gruppo misto dopo essere stato scaricato dal partito con cui era stato eletto, Alleanza Verdi-Sinistra Italiana.

Continua a leggere

Politica

Scontro Calenda-Mastella: «cultura della mafia», «pariolino viziato ti querelo»

Pubblicato

il

mastella calenda

Clemente Mastella è furioso con Carlo Calenda a causa di un tweet nel quale viene citato il suo nome e nel quale si fa riferimento alla «cultura della mafia».

A causa di un tweet (tanto per cambiare, ndr) Carlo Calenda si trova trascinato in una polemica politica che promette anche strascichi giudiziari. Parlando delle liste per le Europee e rivolgendosi ad Emma Bonino ha motivato il suo no al progetto Stati Uniti d’Europa. Durante un passaggio del suo ragionamento ha scritto: «non ha alcun senso portarsi dietro, sia pure per interposta persona, Cuffaro, Cesaro e Mastella. La cultura della mafia è l’opposto dei valori europei». Apriti cielo: Mastella l’ha presa malissimo ed ha subito promesso querela nei confronti di Calenda.

Nel darne annuncio rinuncia al politichese: «Questo pariolino viziato che gioca a fare il bulletto mediatico non può permettersi di associare il mio nome e la mia storia politica alla mafia. Mentre lui giocava a fare il figlio di mammà, io ho combattuto senza sconti la criminalità organizzata, da ministro della Giustizia. Calenda non capisce nulla di politica, ma non pensavo fosse pure un maestro di maleducato e diffamante dileggio. Ci vedremo in tribunale».

Mastella, da navigato politico di centro, ne approfitta ed utilizza la vicenda per rinsaldare il nuovo fronte: ««Renzi ha miracolato il pariolino con cariche importanti come quella di ambasciatore e ministro sottraendolo dall’anonimato cui era destinato. Calenda ha ripagato Renzi con perfidia e ingratitudine. Per me resta il ragazzotto cui affidavo le mie segnalazioni per il Cis di Nola: disse che mi avrebbe querelato ma non lo fece, perché è la verità. Stavolta non basterà l’intercessione di un avvocato comune amico che mi chiese con insistenza di ritirare la querela, ho il dovere di portarla avanti e non arretrerò di un millimetro per rispetto alla mia famiglia, alla mia etica e ai miei elettori. Se ha il coraggio rinunciasse all’immunità parlamentare».

Parole cariche di risentimento, che difficilmente verrà smorzato dalla replica di Azione: «È del tutto evidente che il riferimento alla cultura mafiosa era fatto nei confronti della condanna di Totò Cuffaro».

Continua a leggere

Politica

Razzi vuole le Europee: «ho mezzo milione di follower, FI mi candidi»

Pubblicato

il

antonio razzi candidatura europee forza italia

In un’intervista al Corriere della Sera l’ex senatore Antonio Razzi cerca sponsor per una sua candidatura alle Europee, sponda Forza Italia, ma sta incontrando alcune difficoltà: «non mi risponde nessuno»

Venne eletto in Svizzera con i voti degli italiani all’estero e una volta a Roma passò in una sola notte da uno schieramento all’altro, contribuendo a scrivere una pagina indelebile della storia della seconda Repubblica e rilasciando poi una dichiarazione a telecamere nascoste che ha fatto la fortuna di Maurizio Crozza. Esperito il suo compito e terminata la legislatura non è stato più rieletto, ma nemmeno candidato con sua somma sorpresa: «nel 2018 lo sapevano tutti i giornalisti che non sarei stato ricandidato e io fui l’ultimo a saperlo». La politica italiana insomma gli ha inspiegabilmente voltato le spalle, ma il già senatore Antonio Razzi non ha certo perduto di vista i propri ideali ed ora spera di poter essere arruolato tra le fila di Forza Italia in vista delle Elezioni Europee, come ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera. Cosa può portare agli azzurri? «Ho oltre mezzo milione di follower».

Il suo percorso politico in caso di elezione sarebbe compiuto: eletto in Parlamento fuori dai confini nazionali, troverebbe in patria i voti che gli servono per raggiungere Strasburgo. Ma non sembra così facile. «Mi sono messaggiato con tutto lo staff di Forza Italia ma sulla candidatura nessuno risponde. Io mi sono messo a disposizione del partito perché porto il voto dei giovani» rende noto Razzi, perplesso dall’assordante silenzio proveniente dagli ambienti forzisti.

Il ragionamento dell’ex senatore è semplice e si basa sulla fredda aritmetica: «Io voglio dare una mano. Ho oltre mezzo milione di follower. Se anche solo il 5% mi votasse, porterei 25 mila voti. Se si vuole superare il 10% è bene avere i numeri». Razzi affronta poi un ragionamento relativo all’importanza dei nomi: «Ci sono candidati che poi uno si chiede “chi lo conosce”. Ma se non metti gente conosciuta come fai a prendere i voti?». Un ragionamento che però non tiene in considerazione di un quesito significativo: da dove proviene questa notorietà?

Ma Razzi tira dritto per la sua strada e fa leva sul suo punto forte: il dialogo coi giovani. «Mi scrivono sui social. E io rispondo». Una buona tattica effettivamente, che però nasconde qualche insidia: «Certo, ci sono anche quelli che mi vogliono offendere». Ma l’ex senatore sa come disinnescare gli hater: «gli metto un cuoricino, così si arrabbiano il doppio».

Continua a leggere

Più letti

Copyright © 2020 by Iseini Group | Osservatore Quotidiano è un prodotto editoriale di Il Martino.it iscritto al tribunale di Teramo con il n. 668 del 26 aprile 2013 | R.O.C. n.32701 del 08 Marzo 2019 | Direttore : Antonio Villella | ISEINI GROUP S.R.L - Sede Legale: Alba Adriatica (TE) via Vibrata snc, 64011 - P.Iva 01972630675 - PEC: iseinigroup@pec.it - Numero REA: TE-168559 - Capitale Sociale: 1.000,00€ | Alcune delle immagini interamente o parzialmente riprodotte in questo sito sono reperite in internet. Qualora violino eventuali diritti d'autore, verranno rimosse su richiesta dell'autore o detentore dei diritti di riproduzione.