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Cronaca

Agguato di camorra durante la festa scudetto a Napoli: un morto

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Durante i festeggiamenti per la vittoria del terzo scudetto del Napoli, la camorra ha approfittato della confusione, dei botti e dei fuochi d’artificio per compiere un agguato in piazza Volturno, nel quale è rimasto ucciso un ragazzo di 26 anni.

Dopo il pareggio a Udine nel turno infrasettimanale, il Napoli è campione d’Italia e si è assicurato il terzo scudetto della sua storia. Al triplice fischio i tifosi azzurri si sono scatenati con festeggiamenti, caroselli, botti e fuochi d’artificio. Durante le celebrazioni si sono verificati alcuni incidenti, qualcuno è rimasto ferito e c’è persino una vittima. Ma non si può parlare né di incidente, né può essere collegato direttamente ai festeggiamenti. Il prefetto ha infatti confermato che il giovane ucciso a Napoli durante la festa scudetto, sarebbe rimasto vittima di un agguato di camorra. Non una vittima dei festeggiamenti sfrenati dunque , ma il preciso bersaglio dei sicari per un regolamento di conti tra clan.

I killer avrebbero approfittato della confusione e dei festeggiamenti per colpirlo, in piazza Carlo III. Gli investigatori ritenevano la vittima, Vincenzo Costanzo di 26 anni, legato al clan di Ponticelli. Dopo essere stato raggiunto da numerosi colpi di arma da fuoco in piazza Volturno, dove sono stati ritrovati i bossoli, si sarebbe trascinato fino a piazza Carlo III, dove è stato ritrovato agonizzante. Inutile il disperato ricovero al Cardarelli . Alla notizia del decesso, i famigliari della vittima hanno dato in escandescenze ed hanno devastato le sale del Ponto Soccorso.

Nella notte altri feriti per colpi di arma da fuoco si sono presentati nei nosocomi partenopei. Una donna, compagna della vittima dell’agguato di camorra durante la festa scudetto del Napoli, ferita ad una caviglia e due uomini, entrambi raggiunti ai glutei. Secondo gli investigatori erano presenti al momento della sparatoria e sarebbero coinvolti nella faida tra clan.

Cronaca

Arrestato sospetto terrorista a Fiumicino: «fa parte dell’Isis»

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113 polizia volante pantera

Ha 32 anni, proviene dal Tagikistan ed era latitante da diverso tempo. Viaggiava sotto falsa identità.

Pendeva un mandato d’arresto internazionale per l’uomo di 32 anni originario del Tagikistan, arrestato oggi all’aeroporto di fiumicino con l’accusa di essere un terrorista dell’Isis. L’uomo si sarebbe arruolato nelle milizie del califfato nel 2014 ed avrebbe combattuto in Siria nello stesso anno.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, per eludere le forze dell’ordine che lo cercavano da diverso tempo, viaggiava con documenti fasulli. Sarebbero stati diversi gli alias a sua disposizione, con differenti età e nazionalità, in particolare Uzbekistan, Kirghizistan e Ucraina.

Il sospetto terrorista arrestato oggi è’ atterrato in Italia, a Fiumicino, alle 11:45. Proveniva dall’aeroporto di Eindhoven, nei Paesi Bassi. E’ stato fermato dalla Digos capitolina sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con l’aiuto della Polizia di Frontiera di Fiumicino.

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Cronaca

L’ex ministro della Salute Speranza minacciato ad Ostia da un gruppo no-vax

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roberto speranza aggredito dai no-vax ad ostia

Speranza si trovava nel comune laziale per presentare il suo libro: il drappello di contestatori no-vax lo ha bloccato in municipio e si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

Doveva presentare il suo libro “Perché guariremo” ma la presentazione è saltata: ad aspettare Roberto Speranza in municipio ad Ostia c’era un nutrito gruppo di no-vax che ha aggredito l’ex ministro della Salute.

Speranza si è rifugiato in municipio e vi è rimasto confinato per una buona mezz’oretta. C’è voluto l’intervento delle forze dell’ordine per disperdere i contestatori e permettergli di uscire senza che si verificassero ulteriori incidenti.

«Assassino» l’epiteto più volte scandito in direzione dell’ex ministro, raggiunto da minacce anche di morte. Nemmeno la moglie di Speranza è stata risparmiata dal drappello di contestatori che l’ha più volte apostrofata come «travestito».

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Cronaca

La figlia di Verdini patteggia una pena di un anno per truffa

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Fingendosi avvocato, ha assunto le difese di una donna che per anni ha creduto di essere difesa: in realtà la causa non è mai partita e la figlia di Verdini ha patteggiato una pena ad un anno per tentata truffa e falsità materiale.

Non c’è pace per la famiglia Verdini: il padre Denis è in carcere, la figlia Francesca ha come fidanzato Matteo Salvini ed ora anche la figlia Diletta è finita nei guai ed ha patteggiato un anno di pena per tentata truffa ad una badante. Spacciandosi per avvocato, ha “assunto” la difesa della donna, senza mai far partire la causa. Le accuse nei suoi confronti erano di tentata truffa e falsità materiale.

La vicenda è salita agli onori della cronaca grazie ad un servizio de Le Iene. Il Corriere Fiorentino poi ha ricostruito i dettagli. Nel 2016 una donna rumena, in Italia da 17 anni, ha deciso di intentare causa contro le figlie di una signora che aveva assistito, che non avrebbero pagato le sue prestazioni. A questa, Diletta Verdini avrebbe millantato di essere avvocato. La donna si è dunque affidata a lei, che l’avrebbe costantemente tenuta aggiornata sull’evolversi della causa.

Nel 2022 è arrivata pure la bella notizia: la causa è vinta, alla donna vanno 4.300 euro. A stabilirlo una sentenza del tribunale del lavoro di Firenze stampata su carta intestata del tribunale di Firenze con tanto di sezione lavoro, numero di procedimento e firma del giudice. Ma era tutto falso: Diletta Verdini non era un avvocato e la causa non è mai partita.

La signora però non lo sapeva e le chiede quando potrà ricevere il risarcimento che il Tribunale le ha riconosciuto. Il suo legale non risponde chiaramente, tentenna, prende tempo. Ci sono alcuni ritardi tecnici non meglio specificata.

La signora però è perplessa e decide di consultare un altro avvocato, che non ci mette molto a capire la situazione:  la firma sul documento appartiene a una giudice realmente esistente, ma del tutto estranea alla sentenza ed il numero di iscrizione al registro generale corrisponde ad un’altra causa che vede coinvolti altri soggetti. 

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