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Allarme aereo in Giappone, un missile della Corea del Nord ha sorvolato il Paese

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Pyongyang ha effettuato un altro test balistico a lungo raggio, Tokyo ha chiesto ai cittadini di nascondersi nei rifugi, Seul e Washington promettono una risposta robusta dopo il lancio del missile della Corea del Nord sopra il Giappone.

«Sembra che la Corea del Nord abbia lanciato un missile. Si prega di evacuare negli edifici o nel sottosuolo». Questa l’allerta emessa questa mattina intorno alle 7:30, circa mezzanotte e mezza in Italia, dal governo nipponico. Nel frattempo in alcune regioni del paese risuonavano le sirene degli allarmai aerei. Poco dopo il Comando di stato maggiore congiunto sudcoreano ha confermato il lancio di «un missile balistico non identificato verso est», che dalla Corea del Nord avrebbe sorvolato il Giappone e sarebbe caduto in mare.

Sempre da Seul hanno reso noto che il lancio sarebbe partito da Mupyong-ri, nella provincia di Jagan, alle 7:23, ora locale. Il missile balistico a raggio intermedio, Irbm, ha sorvolato il Giappone nel suo volo di 4.500 chilometri, durante il quale avrebbe toccato una velocità massima di Mach 17.

Si complica dunque una situazione già intricata in Oriente. Il lancio di oggi sembra arrivare in risposta alle esercitazioni militari congiunte su larga scala nel Pacifico, da parte degli alleati Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti d’America. Queste a loro volta, erano state decise come conseguenze delle provocazioni di Kim Jong-un, che ha intensificato i test missilistici e dall’inizio dell’anno ha lanciato diversi missili. A febbraio Tokyo aveva denunciato che uno di questi era caduto nelle sue acque, ma oggi per la prima volta in cinque anni un missile ha violato lo spazio aereo nipponico.

Il Giappone, dopo aver dichiarato che il missile ha «probabilmente» sorvolato il Paese, ha ordinato il trasferimento nei rifugi agli abitanti di due regioni settentrionali. Secondo la guardia costiera nipponica, che comunque ha avvertito le navi di non avvicinarsi a nessun oggetto in caduta, il missile sarebbe caduto in mare. Netta la presa di posizione del primo ministro Fumio Kishida: «Questo è un atto di violenza che segue i ripetuti e recenti lanci di missili balistici. Lo condanniamo fermamente».

Intanto dalla Casa Bianca fanno sapere che la risposta sarà «robusta» e che sono in corso le discussioni con Corea del Sud e Giappone per una «risposta internazionale adeguata e solida». La portavoce Adrienne Watson ha rilasciato una nota stampa nella quale gli Stati Uniti riaffermano il proprio «impegno ferreo» a garantire la difesa degli alleati..

Mondo

Chiuso un tempio buddista in Thailandia, tutti i monaci positivi alla metanfetamina

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Foto tratta dal web (Freepick).

Gli abitanti di alcuni villaggi in Thailandia non possono più meditare al tempio perché i monaci sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che i risultati dei test antidroga hanno dimostrato che fossero positivi all’anfetamina.

Un funzionario del distretto di Bung Sam Phan, in Thailandia ha reso noto che un tempio buddista della provincia di Phetchabun è costretto a chiudere per mancanza di monaci. Non si tratta di un improvviso tracollo di fede, ma di una clamorosa impennata del consumo di droga. Tutti i monaci del tempio buddista infatti, sono risultati positivi alla metanfetamina in seguito ad alcuni controlli antidroga.

Tutti e quattro i monaci, compreso l’abate, sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che il risultato del test ha confermato la loro dipendenza da metanfetamina. «Il tempio è ora vuoto e gli abitanti dei villaggi vicini sono preoccupati di non poter fare alcuna cerimonia» ha spiegato il funzionario distrettuale, Boonlert Thintapthai, che ha poi aggiunto che saranno presto inviati altri monaci.

Negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio boom del consumo di metanfetamina, che imperversa tra le strade tailandesi. Il flusso di droga, in base a quanto riferito dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, parte Stato birmano di Shan e passa attraverso il Laos. I cristalli di metanfetamina vengono venduti a circa cinquanta centesimi.

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Le Parisien: “Macron indagato per finanziamento illecito”

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PARIGI – Secondo il quotidiano francese Le Parisien, il presidente francese Emmanuel Macron è indagato, in un’indagine giudiziaria, con l’accusa di “favoritismo” e “finanziamento illecito della campagna elettorale” del 2017 da parte della Procura finanziaria nazionale (PNF).

Come riporta l’Ansa, le indagini riguardano i legami tra Emmanuel Macron e la società di consulenza McKinsey. Secondo quanto riferiscono Le Parisien e France Info, l’inchiesta riguarda i legami tra Macron e società di consulenza private, dunque, esterne all’amministrazione pubblica.

Le Parisien parla di sospetti finanziamenti illeciti nelle campagne presidenziali che nel 2017 e nel 2022 lo hanno condotto all’Eliseo, come anche l’attribuzione di alcune commesse pubbliche. In una nota, la Procura nazionale finanziaria francese (Pnf) non cita mai il nome di Macron ma annuncia di aver aperto due fascicoli giudiziari a fine ottobre riguardanti rispettivamente “le condizioni di intervento di uffici di consulenza nelle campagne elettorali francesi del 2017 e del 2022” e relativi sospetti di “favoritismo”.

Come riporta l’Ansa, la nota è stata diffusa dagli uffici del procuratore della Repubblica, Jean-François Bohnert. Durante la campagna presidenziale del 2022, si erano moltiplicate le critiche contro Macron, in particolare rispetto ai contratti conclusi negli ultimi cinque anni tra lo Stato e società di consulenza private come l’americana McKinsey. Il 17 marzo, il Senato rivelò che le commesse dello Stato per questo tipo di consulenze private sono “più che raddoppiate” tra il 2018 e il 2021, toccando un record di oltre un miliardo di euro nel 2021.

McKinsey fu la società di consulenza privata maggiormente sollecitata dalle autorità francesi durante la pandemia. Il rapporto dei senatori ha suscitato dure critiche sull’uso di fondi pubblici e l’opposizione ha invocato un’inchiesta su eventuali favoritismi alla multinazionale Usa.

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Furto e adulterio: 12 persone frustate allo stadio in Afghanistan

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KABUL – Dodici persone tra le quali 3 donne sono state frustate in pubblico ieri in uno stadio nella provincia di Logar, a sud di Kabul, dopo la condanna per furto e adulterio di un tribunale locale. Lo riferisce la Ap online, citando un funzionario coperto da anonimato.

Come riporta l’Ansa, il governatore della provincia ha inviato centinaia di inviti per la punizione pubblica andata in scena nello stadio della cittadina di Pul Alam. I condannati, riferiscono le fonti, hanno ricevuto ciascuno tra le 21 e le 39 frustate. Alle centinaia di persone che hanno assistito è stato vietato di scattare foto o riprendere video.

Il leader dei Talebani Haibatullah Akhundzada ha chiesto l’applicazione stretta della sharia una decina di giorni fa, riaprendo la strada alle punizioni in pubblico, che includono esecuzioni, lapidazioni e flagellazioni.

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