Mondo
Attentato in Ecuador, ucciso il candidato alle elezioni presidenziali Fernando Villavicencio

Il giornalista e politico è stato ucciso a colpi di pistola al termine di un comizio. Nella notte sono state fermate 6 persone. 9 i feriti. Uno degli attentatori è rimasto ucciso nel conflitto a fuoco con la polizia.
I saluti dei sostenitori sono stati bruscamente interrotti dall’esplosione dei colpi di pistola che hanno ucciso Fernando Villavicencio, candidato alle elezioni presidenziali dell’Ecuador, rimasto vittima di un attentato. Al termine di un comizio, quando stava lasciando una scuola della capitale, il candidato con il partito di governo è stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco.
La notizia è stata confermata dopo pochi minuti alla Clinica de la Mujer dove era stato ricoverato in condizioni disperate. Altre nove persone sono rimaste ferite, mentre uno degli attentatori sarebbe stato abbattuto dalle forze di polizia che hanno risposto al fuoco.

In rete circolano diversi filmati. In uno si vede il candidato Fernando Villavicencio dirigersi verso la sua auto, scortato dal servizio di sicurezza, tra due ali di folla assiepatasi per seguire il suo intervento. Il video, registrato pochi istanti prima dell’attentato, non mostra il conflitto a fuoco nella sua interezza. Non si percepisce da dove provengano i colpi che hanno privato della vita il candidato, che era ormai montato in auto, ma si sentono distintamente gli spari e si vede il parapiglia venutosi a creare subito dopo.
Sei gli arrestati nel corso della notte. I blitz che hanno portato alla loro cattura sono avvenuti nei quartieri di Conocoto e San Bartolo. La salma dell’attivista, che nel 2015 inviò documenti a Julian Assange per dimostrare che il governo ecuadoriano, per mezzo di una compagnia italiana, svolgeva un servizio di sorveglianza su giornalisti e politici all’opposizione, è stata prelevata dalla Procura e sarà compiuta l’autopsia.
Le elezioni si terranno il prossimo 20 agosto. qualche giorno fa il candidato assassinato aveva denunciato di aver subito minacce di morte da parte dei cartelli della droga, che imperversano nel Paese. In Ecuador è stato dichiarato lo Stato d’Emergenza dal presidente Guillermo Lasso che ha dichiarato: «Sono indignato e scioccato. Per rispetto alla sua memoria e alle sue battaglie, vi assicuro che questo crimine non resterà impunito. Il crimine organizzato si è spinto troppo in là, ma su di loro si abbatterà tutto il peso della legge». Cordoglio espresso anche dalla favorita Luisa Gonzalez, candidata del partito dell’ex presidente Rafael Correa, e dal candidato del movimento indigenista Pachakutik, Yaku Peréz, in corsa per il ballottaggio.
Il governo degli Sati Uniti, per bocca dell’ambasciatore Micheal J. Fitzpatrick, «condanna fermamente questo attacco e offre urgente assistenza investigativa», mentre le Nazioni Unite affermano che «quello che è successo è un attacco al sistema democratico dell’Ecuador».
Mondo
La Polonia non invierà altre armi all’Ucraina: l’annuncio shock di Morawiecki

Il grano ha spezzato l’asse tra Ucraina e Polonia, che dopo lo stop ai cereali ucraini ha annunciato che non invierà nuove armi a Kiev: «dobbiamo armare la Polonia».
All’indomani dell’invasione russa, la prima a rispondere alle richieste di soccorso provenienti dall’Ucraina, è stata la Polonia, che ha cominciato subito ad accogliere i profughi e a sostenere la resistenza. Oggi però l’intesa tra Polonia e Ucraina appare, se non del tutto svanita, quantomeno fragile, dopo che Varsavia ha comunicato che non invierà altri armamenti, munizioni ed armi, a Kiev.
Ieri sera in televisione il premier nazionalista Morawiecki ha annunciato: « «La Polonia smetterà di fornire aiuti militari all’Ucraina perché dovrà armare il suo esercito. L’Ucraina si sta difendendo da un brutale attacco da parte della Russia, e capisco questa situazione, ma, come ho detto, difenderemo il nostro Paese. Non trasferiamo più armi all’Ucraina, perché ora stiamo armando la Polonia».
Le prime fratture sono emerse già nei mesi scorsi. Pomo della discordia, il grano. L’arrivo nei mercati europei di cereali ucraini a basso costo ha infatti avuto pesanti ripercussioni sull’agricoltura non soltanto polacca. Alcuni giorni fa, Polonia, Slovacchia e Ungheria hanno annunciato il divieto unilaterale d’ingresso di cereali provenienti dall’Ucraina.
Se gli animi si sono fatti tesi, la relazione di Zelensky all’Assemblea Generale dell’Onu, non gli ha stemperati. Parlando della questione dei cereali, il presidente ucraino ha affermato: «alcuni alleati europei fa il gioco della Russia». Varsavia non l’ha presa bene ed ha convocato l’ambasciatore ucraino per avere spiegazioni. Spiegazioni che non devono aver del tutto convinto , considerando l’annuncio dello stop all’invio di armi successivo di qualche ora.
Mondo
Giornalista palpata in diretta tv in Spagna: arrestato un 25enne

L’uomo che durante un collegamento in diretta dell’emittente Mediaset Spagna ha rifilato una palpata sul sedere della giornalista Isa Balado, nega di aver appoggiato la mano, ma di aver soltanto mimato il gesto.
La vicenda ha ricordato molto quella accaduta in Italia un paio d’anni fa, anche se l’epilogo è differente: se l’uomo che ha affibbiato una palpata ad una giornalista di Toscana Tv è stato denunciato, l’uomo che ha fatto la stessa durante un collegamento in diretta tv in Spagna è stato direttamente arrestato.
Lui, un ragazzo di 25 anni di origine rumena, sostiene di non aver appoggiato la mano sul sedere di Isa Balado, la giornalista impegnata nel collegamento dal centro di Madrid per la trasmissione En boca de todos. L’inviata non è dello stesso avviso.
Durante il collegamento nella capitale di Spagna, si è avvicinata alle spalle della giornalista, che stava comunicando con lo studio, e, apparentemente l’ha palpata sul sedere in diretta tv. Lei rimane per un attimo interdetta, ma dallo studio incalzano: viene chiesto al cameraman di inquadrare il volto del ragazzo ed il conduttore chiede all’inviata se le avesse: ««toccato il cxxo». «Sì» la laconica risposta dalla giornalista, che poi affronta il giovane. Lui nega di averla toccata, ma lei risponde «Secondo me l’hai toccato».
La reazione dallo studio è veemente: «Stai facendo il tuo lavoro come hai sempre fatto e arriva uno scemo che ti tocca il sedere senza alcun diritto. Onestamente la cosa mi fa infuriare». Anche in questo caso, la differenza di reazioni con il caso italiano è sensibile («non reagire»). Il ragazzo dopo un breve scambio di battute si è allontanato con fare strafottente, “salutando” la giornalista con un buffetto che non sembra essere stato particolarmente apprezzato.
Poche ore dopo la Policia Nacional ha diffuso le immagini del suo arresto, mentre viene preso sotto custodia con le mani ammanettate.

Mondo
Catastrofe in Libia per il ciclone Daniel: almeno due mila morti nelle esondazioni

La furia delle acque ha provocato il crollo di due dighe: intere città sono sommerse. Già più di due mila i morti in Libia dopo il passaggio della tempesta Daniel, ma il numero potrebbe vertiginosamente salire: sono più di mille i dispersi.
Le foto ed i video che circolano sul web descrivono scenari catastrofici: ovunque fango e distruzione. Il ciclone Daniel che ieri sera ha attraversato il nord-est della Libia ha lasciato dietro di sé una scia di danni e morti. La situazione più critica nella città di Derna, dove sono crollate due dighe.
Milioni di metri cubi d’acqua si sono rovesciati al suolo, andando ad unirsi alle già copiose precipitazioni. Sembra quasi che il mare abbia inghiottito la città. Interi quartieri sono completamente allagati e sulla superfice delle acque galleggiano i copri senza vita di decine di persone. Secondo alcune testimonianze le acque avrebbero raggiunto i tre metri.
Oltre ai danni dell’acqua, quelli provocati dalle forti raffiche di vento, fino a 180 chilometri orari. Se Derna è in ginocchio, non va meglio a Misurata, Al Bayda e Marj. Il ciclone Daniel si è mosso, dopo aver attraversato Grecia, Bulgaria e Turchia, verso il nord Africa ed il Mediterraneo.
Al momento non risultano italiani coinvolti o dispersi, come affermato dal ministro Tajani: «seguiamo con attenzione le conseguenze delle alluvioni in Libia. Siamo in contatto con le autorità libiche per valutare il tipo di aiuti da inviare subito al popolo libico. Al momento non ci risultano italiani coinvolti».
Aiuto già richiesto da Hisham Abu Shkewat, ministro del trasporto Aereo e membro della commissione di crisi nel governo di Bengasi: ««Auspichiamo da tutti i Paesi amici, in particolare dall’Italia, un aiuto urgente nelle operazioni di ricerca e soccorso e tutto ciò che possa alleviare le sofferenze degli abitanti della città di Derna».

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