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Attentato in Giappone, un uomo ha sparato all’ex premier Shinzo Abe

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Attentato all'ex premier del Giappone Shinzo Abe
Shinzo Abe pochi istanti prima di essere raggiunto da colpi di arma da fuoco

Durante un evento elettorale nella città di Nara, un uomo ha sparato a Shinzo Abe, ex primo ministro del Giappone. «Non mostra segnali vitali». Fermato l’attentatore.

Attentato in Giappone, a pochi giorni delle elezioni per rinnovare la Camera Alta, in programma domenica 10 luglio. Un uomo ha sparato a Shinzo Abe durante un evento della campagna elettorale nella città di Nara e l’ex primo ministro si troverebbe in condizioni critiche. L’attentatore è stato immediatamente bloccato dagli agenti del servizio di sicurezza.

L’autore dell’attentato, Tetsuya Yamagami, è un ex militare di 41 anni. Ha aperto il fuoco da una distanza ravvicinata, colpendo l’ex premier alla schiena. Ha utilizzato un’arma artigianale, forse fabbricata in casa. Subito dopo aver fatto fuoco è stato bloccato a terra ed arrestato. Ai poliziotti avrebbe detto di essere «insoddisfatto» e che la sua intenzione fosse quella di uccidere Shinzo Abe.

L’attentatore è stato bloccato subito dopo gli spari

Sul web circolano video e foto dell’attentato che mostrano Yamagami alle spalle dell’ex premier. All’apparenza un semplice curioso che stava assistendo alla presentazione dei candidati locali, in realtà celava nella borsa un sorta di doppietta a canne mozze. Ad un certo punto, si è avvicinato da dietro ed ha sparato, raggiungendo alla Shinzo Abe alla parte destra del collo e alla clavicola sinistra.

L’attuale primo ministro Fumio Kishida, dello stesso partito, ha immediatamente sospeso la campagna elettorale, al pari dei partiti d’opposizione, ed è rientrato insieme ai membri del governo a Tokyo. «L’ex premier Abe è in gravi condizioni, sto pregando dal profondo del mio cuore che sopravviva. Condanniamo un episodio nella maniera più assoluta. Non possiamo accettare che un attentato come questo sia avvenuto nel pieno di una campagna elettorale, che è la base della democrazia».

L’ex premier si è immediatamente accasciato a terra, privo di sensi. Subito soccorso e trasportato in elicottero in ospedale, sarebbe in condizioni disperate. Secondo i media locali, i medici avrebbero riferito che «non mostra segni vitali».

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Londra, è morto il piccolo Archie: staccata la spina che lo teneva in vita

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LONDRA – I suoi genitori hanno lottato fino all’ultima speranza, ricorrendo a tutte le vie legali del sistema britannico ed europeo. Tuttavia per Archie, 12 anni, non c’è stata via d’uscita e il Royal Hospital di Londra ha staccato le macchine che lo tenevano in vita dal 7 aprile, quando fu trovato privo di sensi in casa a Southend, nell’Essex, in seguito a un incidente causato, sembra, da una sfida di autostrangolamento online fra coetanei .

“Era un bambino così bello. Ha lottato fino alla fine e sono così orgogliosa di essere la sua mamma”, ha detto tra le lacrime Hollie Dance davanti all’ospedale annunciando la morte del figlio avvenuta alle 12,15, due ore dopo da quando è stata tolta la spina al supporto vitale.

Come riporta l’Ansa, Archie Battersbee era un giovanissimo ginnasta di talento, appassionato di arti marziali miste. La madre da quel maledetto 7 di aprile è stata costantemente al suo capezzale. I medici avevano dichiarato la morte cerebrale da subito. In questi mesi i genitori hanno combattuto una battaglia legale per impedire che al figlio venisse tolto il macchinario che lo teneva in vita. Il padre, Paul Battersbee, nei giorni scorsi ha tentato l’ultima carta ricorrendo all’Alta Corte, alla Corte d’Appello e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) per ottenere il trasferimento del ragazzo in un hospice e garantirgli ‘una morte degna’ . Ma non c’è stato niente da fare: la Cedu ha respinto la richiesta stabilendo che Archie doveva rimanere al Royal London di Whitechapel, nella zona est di Londra.

A quel punto un portavoce del Christian Legal Centre, che ha sostenuto legalmente la famiglia Battersbee, ha dichiarato ai media che tutte le vie giudiziarie erano state esaurite e i genitori erano devastati. Come riporta l’Ansa, nel corso delle settimane l’epilogo della vicenda si intravedeva già nelle decisioni dei giudici del Regno Unito sollecitati in ogni grado di giudizio. Tutti concordi nell’accreditare la diagnosi fatta dai medici di morte “altamente probabile” delle cellule cerebrali. E quindi la necessità di interrompere la respirazione artificiale. Nonostante e malgrado l’irriducibile opposizione della famiglia che ha sempre rifiutato una sentenza di morte fondata su elementi di ‘probabilita’.

Non solo: Paul Battersbee e Hollie Dance in queste settimane terribili hanno bollato come ‘frettoloso, prematuro e gelido’ il comportamento di medici, dirigenti ospedalieri e giudici invocando una proroga ragionevole di tempo per il loro ragazzo. La battaglia dei familiari è stata sostenuta sui social, con manifestazioni, da associazioni religiose pro life e gruppi di persone comuni. I genitori non hanno lasciato nulla di intentato, compreso il ricorso al comitato Onu per i diritti delle persone disabili, a quello della Corte Europea di Strasburgo che ancora una volta si è detta incompetente a ‘interferire’, così come aveva già fatto in passato per i casi dei piccoli Charlie Guard e Alfie Evans.

Come riporta l’Ansa, l’ultima spiaggia sembrava la possibilità di portare Archie in Italia o Giappone per continuare le cure: negata anche quella. E del resto questo è solo l’ultima vicenda in ordine di tempo che ha visto dei genitori contro il sistema legale e sanitario britannico. “Dal 7 aprile, non credo ci sia stato un giorno che non sia stato terribile. È davvero dura, sono piuttosto distrutta”, ha detto la madre di Archi a Sky News. Alla domanda se potesse fare qualcosa di più, ha risposto: “No. Ho fatto tutto quello che avevo promesso al mio bambino. L’ho fatto”.

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Taiwan: “aerei e navi cinesi hanno superato linea mediana”

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esercitazione militare Cina su Taiwan

TAIPEI – Gli aerei e le navi da guerra cinesi hanno attraversato la ‘linea mediana’ dello Stretto di Taiwan nel secondo giorno di esercitazioni militari su vasta scala in risposta alla visita a Taipei della presidente della Camera americana Nancy Pelosi: in una nota, il ministero della Difesa dell’isola ha definito le ultime manovre come “altamente provocatorie”.

Come riporta l’Ansa, a partire dalle 11 locali (erano 5 in Italia), “più aerei da guerra e navi da guerra cinesi hanno condotto esercitazioni intorno allo Stretto di Taiwan e hanno attraversato la linea mediana dello Stretto”, ha affermato il ministero.  La Cina ha dato il via ieri alle esercitazioni, che si chiuderanno lunedì, in risposta alla visita di 19 ore di Pelosi a Taipei, che Pechino considera parte “inalienabile” del suo territorio, da riunificare anche con la forza, se necessario.

Nel frattempo, la compagnia aerea Singapore Airlines annulla i voli per e da Taiwan a causa della “crescente restrizione dello spazio aereo” dovuta alle pericolose esercitazioni militari cinesi nello stretto di Taiwan. “La sicurezza del nostro staff e passeggeri sono la nostra priorità” dichiara il portavoce della compagnia aerea in una intervista con CNA Asia.

Gli Usa “non permetteranno” alla Cina di isolare Taiwan, ha precisato la speaker statunitense, a Tokyo per l’ultima tappa del suo tour in Asia. “Potrebbero cercare di impedire a Taiwan di visitare o partecipare in altri luoghi, ma l’isoleranno impedendoci di viaggiare lì. Abbiamo avuto visite di alto livello, senatori in primavera, visite continue e non permetteremo loro di isolare Taiwan”, ha aggiunto Pelosi, la cui visita a Taipei ha fatto infuriare Pechino che ha lanciato manovre militari intorno all’isola. Pelosi e il premier Fumio Kishida hanno concordato sull’importanza di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan.

E “clamorosamente provocatoria” è stata definita la reazione della Cina alla visita della speaker della Camera dal segretario di Stato americano Antony Blinken, a parere del quale Pechino ha cercato di intimidire non solo Taipei, ma anche i vicini, puntando al cambio dello status quo. Blinken ha condannato le esercitazioni militari della Cina intorno a Taiwan definendole “una escalation significativa”. Secondo Blinken non c’è “alcuna giustificazione” per le manovre decise da Pechino in risposta alla visita a Taiwan della presidente della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi.

Come riporta l’Ansa, Nancy Pelosi non ha commentato direttamente le esercitazioni, ma ha ribadito che le sue visite nei Paesi asiatici, tra cui Taiwan, “non riguardavano il cambiamento dello status quo” nella regione. Pelosi ha parlato dopo aver incontrato Kishida, che ha definito il lancio di missili cinesi un “problema serio che ha un impatto sulla nostra sicurezza nazionale e sulla sicurezza dei nostri cittadini”. Tokyo, che ha chiesto la “fine immediata” delle manovre, sostiene che 5 missili sono caduti nella sua zona economica esclusiva. 

Da parte sua, la presidente di Taiwan Tsai ha giudicato “irresponsabile” il lancio di missili da parte della Cina vicino alle trafficate rotte internazionali di volo e marittime intorno all’isola, invitando Pechino ad agire con maggiore autocontrollo: Taiwan non alimenterà le tensioni, ma difenderà la sovranità. Tsai ha esortato la comunità internazionale a sostenere la democrazia di Taiwan e ad opporsi “all’azione militare unilaterale e irrazionale della Cina”, aggiungendo che Taipei cerca di lavorare con i Paesi dell’area e i partner democratici di tutto il mondo per mantenere la pace nella regione Indo-Pacifica. La presidente, che ha messo in guardia la popolazione dalle insidie della guerra dell’informazione avviata dalla Cina con attacchi informatici e la diffusione di false informazioni, ha ringraziato il G7 per aver invitato Pechino ad astenersi da “attività militari aggressive” nello Stretto di Taiwan e per aver ribadito il proprio impegno a garantire la stabilità.

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Prende avvio la più grande esercitazione militare della Cina intorno a Taiwan mai avvenuta

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esercitazione militare Cina su Taiwan

Dopo la visita di Nancy Pelosi a Taiwan, ira della Cina che ha schierato intorno all’isola navi da guerra e jet e poi ha dato avvio ad una massiccia esercitazione militare. Taipei: «non cerchiamo la guerra, ma ci prepariamo alla guerra». Washington: «non vogliamo una crisi ma siamo pronti»

Prove tecniche di “operazione speciale” in salsa cinese. Alle ore 12 locali, le 6 del mattino in Italia, le forze armate cinesi hanno dato avvio alla più grande esercitazione militare mai effettuata nelle acque intorno a Taiwan. Pechino non ha nascosto il disappunto per la visita di Nancy Pelosi sull’isola ed ha deciso di mandare un messaggio forte non solo a Taipei, ma anche a Washington. Non è la prima volta che la Cina prende una posizione forte in merito a quella che considera un’isola di sua competenza, sfidando apertamente gli Stati Uniti.

Anche se le parole della speaker del Congresso, il corrispettivo del nostro Presidente della Camera, non sono state perentorie («gli Usa non abbandoneranno il proprio impegno nei confronti di Taiwan»), la sua visita ha scatenato le ire della Cina, che l’ha bollata come una «grave violazione» della propria sovranità. Taiwan è indipendente, ma la Cina ha sempre considerato l’isola a 180 chilometri dalle sue coste come una terra di sua competenza.

E così, dopo aver schierato intorno all’isola navi da guerra e jet, oggi la l’Esercito popolare di Liberazione, Pla, ha dato avvio alla maxi esercitazione militare, che prevede «manovre d’addestramento su larga scala», con lancio di missili e di colpi d’artiglieria. Alcuni giornalisti internazionali hanno riferito di essere stati testimoni di spari nelle acque dello stretto di Taiwan. Diverse manovre sconfineranno nelle acque territoriali dell’isola e in quelle della zona economica esclusiva giapponese e la tensione sale.

Il ministero della Difesa di Taipei non si fa troppe illusioni: «Non cerchiamo l’escalation, ma non ci fermiamo quando si tratta della nostra sicurezza e sovranità. Sosterremo il principio di prepararsi alla guerra senza cercare la guerra e con l’atteggiamento di non intensificare i conflitti e non causare controversie». Il ministero prosegue rendendo noto che le forze armate «operano come al solito e monitorano ciò che ci circonda in risposta alle attività irrazionali» della Repubblica popolare cinese «con l’obiettivo di cambiare lo status quo e di destabilizzare la sicurezza della regione».

Sulla stessa lunghezza d’onda la risposta statunitense affidata al portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre: «Gli Stati Uniti non cercano e non vogliono una crisi con la Cina ma siamo pronti a gestire qualsiasi cosa Pechino decida di fare».

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