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Ddl Zan, respinta la proposta di sospensiva. Ma il dibattito in Senato è surreale

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ROMA – L’Aula del Senato respinge la proposta di sospensiva al ddl Zan contro l’omotransfobia per un solo voto: 136 sì e 135 no.

Come riporta l’Ansa, sono tre le proposte di questione sospensiva presentate in Aula al Senato al ddl Zan, Il senatore di Forza Italia Giacomo Caliendo illustrando la prima, ha ribadito la necessità di “non abdicare alla funzione parlamentare che consiste nel legiferare componendo interessi opposti”.

La sospensiva illustrata da Lucio Malan (FI), richiama il concetto di “libertà religiosa”, e propone di sospendere l’esame del ddl per consentire le previe intese, previste dai Patti lateranensi, richiamati dall’articolo 7 della Costituzione.

Infine il presidente dei senatori della Lega Massimiliano Romeo ha avanzato la proposta di rinviare al 27 luglio l’esame del ddl per trovare un accordo politico in Commissione.

Ma a destare imbarazzo sono stati, sicuramente, alcuni interventi durante la discussione generale sul Ddl Zan.

Andrea Cangini di Forza Italia, ha chiesto provocatoriamente di inserire “i ciccioni” tra le categorie sociali protette dalla legge Mancino. La leghista Sonia Fregolent, ha invece proposto di istituire una “giornata contro l’eterofobia e per l’orgoglio eterosessuale”. Tiziana Drago (Fratelli d’Italia), ha affermato che, sulla legge Zan, “le produzioni cinematografiche e i cartoni animati hanno cercato di informare a senso unico”. Marco Perosino (Forza Italia), ha paragonato l’eventuale approvazione del ddl “ai sintomi della caduta dell’impero romano”. L’ormai celebre Simone Pillon (Lega), ha detto che, una volta vinto l’Europeo, “gli azzurri non hanno chiamato genitore 1 o 2, ma la mamma. Hanno detto ciao mamma”. Alcuni senatori hanno messo in discussione l’esistenza dell’omofobia, altri hanno addirittura attaccato Fedez e Chiara Ferragni, altri l’ideologia gender.

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Barillari, ex M5S, simula il vaccino con una pistola: “È una roulette russa”

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ROMA – Il consigliere regionale del Lazio Davide Barillari, ex esponente del Movimento 5 Stelle, nella bufera a causa della simulazione in diretta streaming della vaccinazione come una ‘roulette russa’ con tanto di pistola puntata sul braccio. “Questa è una roulette russa e sei proprio tu a premere il grilletto. Se sei fortunato hai solo febbre e mal di testa. Se sei sfortunato ictus cerebrale, trombosi e morte. Vogliamo verità sul vaccino sperimentale! Informarsi è un dovere morale e civico”, il tweet del consigliere che ha attirato moltissime critiche.

“La pistola puntata sul braccio dalla sede istituzionale del Consiglio regionale del Lazio e mostrata nel corso di una conferenza stampa dal consigliere Davide Barillari rappresenta un atto gravissimo di assoluta irresponsabilità che condanno fermamente”. Così in una nota la capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio Marta Bonafoni riferendosi al gesto del consigliere regionale. 

“È impensabile che un rappresentante delle cittadine e dei cittadini, nell’esercizio delle sue funzioni e negli uffici delle istituzioni, possa lasciarsi andare a simili esternazioni, tanto più pericolose per il messaggio che mirano a far passare in un clima già fortemente polarizzato come quello che stiamo vivendo – ha sottolineato Bonafoni – Nessuna manifestazione di dissenso può essere espressa con la carica di violenza che un’arma da fuoco, vera o finta che sia, riesce a evocare, tanto meno può essere tollerata nei luoghi della democrazia. Auspico che le autorità di Polizia allertate facciano luce sull’intera vicenda e che episodi di una tale gravità non si ripetano più”. 

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Il Foglio: “Giorgetti non si ricandida, non si riconosce più in Salvini”

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ROMA – La Lega sarebbe scossa dai malumori del ministro Giancarlo Giorgetti, di cui Il Foglio svela un inedito pensiero: “Non mi ricandido più, questo è il mio ultimo giro, non mi riconosco più nel progetto”. Giorgetti non avrebbe voluto neanche partecipare alla festa della Lega a Cervia e i salviniani hanno dovuto compiere un autentico miracolo per strappare il suo sì, secondo quanto riporta Il Foglio.

Giorgetti non si riconoscerebbe più nel percorso portato avanti da Matteo Salvini e vorrebbe farsi da parte. I rapporti tra i due big della Lega sono definiti “freddini, dopo un congelamento durato settimane” da Il Foglio: ieri ci sarebbe stato un contatto per riferire a Salvini che Mario Draghi non ha affatto gradito gli insulti arrivati dai manifestanti no green pass, una piazza dove erano presenti anche diversi parlamentari vicini a Salvini.

Anche i rapporti con Luca Zaia non sarebbero splendidi, così come quelli con Massimiliano Fedriga, altri due big leghisti scontenti di Salvini.

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Bagarre alla Camera, Fratelli d’Italia protesta contro il Green Pass

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ROMA – Bagarre ieri nell’aula della Camera dove si stava discutendo il decreto Covid che contiene le nuove norme sul Green Pass. Alcuni deputati di Fratelli d’Italia, contrari al provvedimento, hanno esposto cartelli con la scritta “no green pass” all’interno dell’emiciclo, costringendo il presidente di turno Fabio Rampelli a sospendere la seduta, poco prima del voto dell’aula sulle pregiudiziali di costituzionalità, presentate da Fdi.

I deputati del Pd hanno risposto gridando “vergogna, vergogna”. “Irresponsabili”, ha inveito Beatrice Lorenzin. “Sei pazza”, ha mimato col dito il deputato di Fdi Salvatore Deidda all’indirizzo dell’ex ministra della Salute. Mentre le urla montavano da entrambe le parti, Rampelli ha dovuto sospendere la seduta.

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