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Polemiche sull’ordinanza del sindaco leghista di Terni: “Vieta scollature e minigonne”

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TERNI – E’ “fatto divieto a chiunque” di mantenere un “abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione”: è questo uno dei passaggi di un’ordinanza anti-prostituzione firmata dal sindaco di Terni, Leonardo Latini (Lega), e finita al centro di una polemica politica.

Come riporta l’Ansa, a criticare il provvedimento, insieme ad associazioni cittadine e opposizioni in consiglio, è la senatrice umbra M5s, Emma Pavanelli. “No, non siamo in Afghanistan sotto il regime talebano ma in Umbria” ha scritto la parlamentare in una nota, in cui sottolinea che “il sindaco di Terni emana un’ordinanza che impone alle donne il divieto di abbigliamento “provocante, pena l’equiparazione a prostitute”.

Per la Pavanelli le soluzioni della Lega sono “grottesche e offensive per la tutela del territorio ternano”. “Invece di trovare soluzioni ai problemi della città e risollevare l’economia – ha continuato – il sindaco vuole eliminare la prostituzione vietando minigonne e scollature e limitando la libertà delle donne. Una decisione ridicola e grave che ci fa capire a che livello è arrivato il partito di Salvini, un livello medioevale, omocentrico e privo di idee”.

A rispondere alle critiche, come riporta l’Ansa, sono stati i consiglieri comunali della Lega, che in una nota hanno spiegato di provare “incredulità” e “grande dispiacere” nel constatare che “c’è qualcuno che si oppone all’azione di contrasto della prostituzione” e sottolineato che in passato anche sindaci di centrosinistra “hanno adottato ordinanze simili, sia negli intenti che nei contenuti”. “Ci sono battaglie che non dovrebbero avere colore politico” hanno sottolineato i consiglieri, secondo i quali “l’obiettivo universale” dovrebbe essere “garantire sicurezza e decoro”. 

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Latina, morto 28enne No-vax: si era strappato il casco dell’ossigeno

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LATINA – La Asl di Latina ha comunicato il decesso di un giovane di 28 anni non vaccinato avvenuto all’ospedale Goretti di Latina. Residente a Terracina, il 28enne era giunto al Pronto soccorso di Terracina il 16 gennaio scorso ed è stata diagnosticata infezione SarsCov2 e insufficienza respiratoria grave. Trasferito il 17 gennaio all’ospedale Goretti di Latina nel reparto di Terapia Intensiva Covid, con progressivo ulteriore aggravamento che lo ha portato al decesso.

“Quando il giovane di 28 anni, convinto no vax, è arrivato all’ospedale di Terracina aveva già bisogno del casco, era in condizioni critiche. Se lo era strappato via ma i medici ci hanno parlato e lo hanno convinto a rimetterlo”. A parlare, come riporta l’Ansa, è la dg della Asl di Latina, Silvia Cavalli. “Il Covid colpisce duramente anche i giovani. E’ importante fare la vaccinazione, è troppo pericoloso”, commenta l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato. 

“La Asl di Latina ha appena reso noto che anche il padre del giovane di Terracina deceduto, è attualmente ricoverato in gravi condizioni ed è intubato. L’uomo di 55 anni, come il figlio, non è vaccinato”. Lo comunica l’Unità di Crisi Covid della Regione Lazio.

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Venti di guerra in Ucraina: si teme invasione russa. USA inviano armi a Kiev

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BRUXELLES – La Russia deve fornire le prove che non intende invadere l’Ucraina. Lo ha detto il segretario di Stato Usa Antony Blinken al ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, secondo quanto riportato dallo stesso Blinken al termine dei colloqui “franchi e sostanziali” a Ginevra.

Gli Stati Uniti reagiranno “a qualsiasi aggressione da parte della Russia anche non militare”, ha sottolineato il capo della diplomazia americana, confermando che gli Usa sono d’accordo per fornire delle “idee” sotto forma di risposte scritte a Mosca la prossima settimana.

La tensione è altissima al confine tra la Russia e l’Ucraina. Ieri in giornata a Kiev è arrivata la prima tranche di aiuti militari da Washington: un carico da 90 tonnellate che include munizioni. “Gli alleati della Nato stanno mettendo le forze in allerta e stanno inviando navi e caccia in Europa dell’Est, per rinforzare la nostra capacità di deterrenza e difesa, mentre la Russia continua ad aumentare la propria presenza militare dentro e fuori dall’Ucraina”. Lo sottolinea la Nato in una nota.

Intanto circolano notizie sui media statunitensi di piani per evacuare le famiglie e il personale non essenziale dell’ambasciata. Secondo Fox News il Dipartimento di Stato avrebbe ordinato alle famiglie di iniziare a lasciare l’Ucraina da lunedì e che la prossima settimana avrebbe invitato i connazionali ad abbandonare il Paese. La notizia non è però stata confermata dal Dipartimento. Secondo il tabloid tedesco Bild anche la Germania starebbe lavorando a un piano per evacuare i parenti del personale della rappresentanza diplomatica qualora la situazione dovesse peggiorare.

I negoziati a Ginevra tra il segretario di stato Usa Anotny Blinken e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavorv non hanno portato a nessun punto di svolta. Mosca ha chiesto, oltre al divieto di ingresso di Kiev nella Nato, anche il ritiro delle truppe dell’Alleanza atlantica dalla Bulgaria e dalla Romania. Richiesta che è stata successivamente respinta sia dalla Nato che da Sofia e Bucarest.

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La corsa al Quirinale si apre senza intese: tre giorni per trovare l’accordo

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elezioni del Presidente della Repubblica corsa al Quirinale

Alle 15, prima votazione per il Presidente della Repubblica, ma i partiti non hanno raggiunto l’intesa e si attendono molte schede bianche. I nomi forti, se ci sono, per ora restano nel cassetto e il profilo del vincitore della corsa al Quirinale inizierà a delinearsi da mercoledì.

Si parte, ma non sarà uno sprint. Nessun partito si presenta ai nastri per la corsa al Quirinale con grosse certezze o con nomi forti da mettere sul piatto dell’intesa parlamentare. Oggi alle 15 si terrà la prima votazione. I bene informati scommettono sulle schede bianche. D’altronde non tira proprio aria di plebiscito e le forze politiche temono di bruciarsi eventuali proposte forti, nella bolgia del fuoco incrociato dei franchi tiratori. A partire dal quarto scrutinio, quando scende il quorum, inizierà a farsi più chiara la situazione. Ma la fumata bianca arriverà solo dopo che i Grandi Elettori si saranno sfogati con qualche proposta per sondare il terreno, probabilmente mercoledì.

Le ipotesi che sembrano più concrete al momento rimangono quella dell’attuale inquilino di Palazzo Chigi, Mario Draghi, e quella dell’ex Presidente della Camera, il compagno del grande centro in una coalizione sbilanciata a destra, il sempiterno Pierferdinando Casini. Le proposte alternative che circolano non sembrano in grado di raggiungere una convergenza: Casellati, Pera e Moratti a destra, Amato, Riccardi e Belloni a sinistra. Sembra probabile che alla fine vincerà la via della soluzione condivisa.

Anche a destra, dove gli animi sono più tesi. Il passo indietro di Silvio Berlusconi, anziché sgrovigliare la matassa, ha complicato la situazione. I rapporti di equilibrio tra Salvini e Meloni senza il cuscinetto Forza Italia si complicano e la tensione tra i due leader potrebbe sfociare in rottura. Per questo è probabile che per evitare faide interne alla fine accettino, seppur malvolentieri, una soluzione condivisa, magari proprio uno tra Casini e Draghi, sebbene Berlusconi, che è riuscito nella titanica impresa di rimanere protagonista della scena politica, ha posto il veto sul Premier.

A sinistra non sembra più chiara la situazione. La candidatura di Andrea Riccardi, che ieri veniva data per certa, al punto che l’ex ministro del Governo Monti e fondatore della Comunità di Sant’Egidio aveva cambiato le immagini dei suoi profili social mettendo foto istituzionali al fianco dei protagonisti europei, pare che non verrà proposta. Nemmeno il nome di Giuliano amato suscita maggiore entusiasmo. Sta invece prendendo quota l’ipotesi di Elisabetta Belloni, numero uno del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, gli 007 italiani.

Draghi al momento non si espone. Non parla, non commenta, non dialoga. Aspetta che i partiti facciano le proprie mosse e nel caso, che vengano da lui a formulare una proposta. Le forze politiche però al momento sembrano più orientate verso la ricerca di un altro nome, che possa andare bene a tutti e che sia in grado di sollevare il pesante giogo che l’ex governatore della Bce ha per forza di cose abbassato sul Parlamento. Si naviga insomma a vista e si temporeggia. Si discute e si tratta, in cerca del profilo giusto che possa mettere tutti d’accordo. Difficile che possa avvenire prima di mercoledì.

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