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Scontri per l’aumento del costo del gas in Kazakistan: Paese sull’orlo della guerra civile. Interviene la Russia

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NUR-SULTAN – Stato di emergenza e coprifuoco. No, non a causa del Covid-19. E ancora, assalti contro edifici pubblici e contro una residenza usata dal presidente Kassym-Zhomart Tokayev. Vittime tra gli agenti. Internet oscurato. Il Kazakistan, alleato della Russia di Putin e della Cina, ribolle. A spingere il Paese sull’orlo di un crisi politica e sociale, sono state le proteste, accese dall’aumento del costo del gas, proteste che hanno assunto progressivamente una pregnanza più politica. 

Partite il 2 gennaio dalle città di Zhanaozen e Aqtau, le manifestazioni contro l’aumento dei prezzi del carburante sono dilagate in tre giorni in diverse zone del Paese. A causare il contestato aumento è stata la decisione del governo di porre gradualmente fine ai sussidi sui prezzi del carburante alla pompa di benzina, decisione che ha fatto schizzare i prezzi.

Il movimento contro l’aumento del prezzo del gas si è diffuso nella grande città regionale di Aktau, sulle rive del Mar Caspio, dove le immagini pubblicate sui social media hanno mostrato la polizia che circondava i manifestanti, lunedì sera. Il Paese ospita anche il 20 per cento delle terre coltivate dell’ex Urss, ovvero un immenso campo di frumento in grado di produrre un terzo del totale dell’ex blocco sovietico.

Il presidente Kassym-Zhomart Tokayev sta cercando di contenere l’urto della rabbia popolare, alternando aperture e minacce. Dopo le dimissioni del governo, ha dichiarato lo stato di emergenza e il coprifuoco, fino al 19 gennaio. Nel suo secondo discorso alla nazione in 24 ore mentre sono in corso rivolte in corso in tutto il Paese, ha riferito che durante gli scontri sono stati uccisi agenti delle forze dell’ordine e ha avvertito che le autorità «intendono agire nel modo più duro possibile». «Presto presenterò nuove proposte per la trasformazione politica del Kazakistan», ha detto ancora il presidente, nel tentativo di offrire una sponda alla protesta di piazza.

Dall’alleato russo, sono arrivati appelli alla calma. «Stiamo seguendo da vicino la situazione in Kazakistan», hanno fatto sapere dal ministero degli Esteri russo aggiungendo che al momento «non vi sono informazioni di cittadini russi feriti. Auspichiamo che la situazione si normalizzi al più presto». «Il Kazakistan non ha chiesto l’aiuto russo per affrontare le proteste», ha detto a sua volta il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, sottolineando come sia «importante» che nessuno dall’esterno interferisca. La Ue ha chiesto la fine delle violenze.

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Lo strappo di Salvini sul Quirinale: “Berlusconi dia numeri o proposta Lega”

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ROMA – “La settimana prossima, quando si comincia a votare, la Lega come forza responsabile e di governo, adesso e nei prossimi anni, farà una proposta che penso potrà essere convincente per tanti se non per tutti”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini parlando del voto sul Quirinale con i cronisti fuori dal Senato e ricordando di attendere che entro il 24 Silvio Berlusconi dica se ha i voti per candidarsi.

Come riporta l’Ansa, a una settimana dalla prima chiama Salvini riprende dunque in mano il pallino del centrodestra ponendo Silvio Berlusconi di fronte a un bivio: o chiarisce entro domenica che ha i numeri o lunedì, quando si comincia a votare, “la Lega, come forza responsabile e di governo, farà una proposta che potrà essere convincente per tanti se non per tutti”.

Dalla Lega vengono diffuse poche righe per calmare gli animi: “Respingiamo le letture malevoli: Salvini ha ribadito quanto sta sostenendo da settimane ed è in linea con quello che è stato deciso dopo l’ultimo vertice di centrodestra a Villa Grande”.

Vittorio Sgarbi, intanto, fa sapere di aver consigliato al Cavaliere una risposta diversa da quella che poi avrebbe dato: “L’ uscita di Salvini è un modo per riprendere la guida del centrodestra, che invece dovrebbe avere Berlusconi, se, una volta tramontata la sua candidatura facesse lui un nome. Gli ho consigliato di fare lui una mossa, magari può essere lui a far uscire di colpo Draghi, o anche Mattarella. Ma dalla nota – conclude come riportato dall’Ansa il noto critico d’arte – si capisce che Silvio è ancora determinato a voler essere lui il candidato”.

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Senato, spunta video porno: imbarazzo durante convegno online del M5S

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ROMA – Un filmato porno giapponese è andato in onda sui monitor durante un convegno al Senato organizzato dal Movimento 5 Stelle. A confermare l’incredibile episodio la senatrice Maria Laura Mantovani: “Sì, sto facendo la denuncia alla polizia postale. È andato in onda improvvisamente un filmato porno sul monitor del convegno che stavamo tenendo presso Palazzo Giustiniani”. Era stata proprio lei, esponente dei Cinque Stelle, a organizzarlo, moderandolo via Zoom. 

“Oggi pomeriggio si è verificato un episodio gravissimo, un vero e proprio attacco verso il quale esprimo assoluto sdegno”, ha aggiunto la senatrice in una nota. “Nel corso di un convegno online da me organizzato, qualcuno si è introdotto clandestinamente trasmettendo un video dal contenuto pornografico. Ho provveduto a segnalare il tutto alle autorità competenti affinché procedano a individuare il responsabile”.

L’immagine è apparsa all’improvviso sui monitor. “Che cosa è questo?”, ha domandato la senatrice, vedendo comparire le scene pornografiche al centro del monitor, mentre alcuni dei partecipanti, tra cui Giorgio Parisi, fisico premio Nobel 2021 per la Fisica, erano online. Qualcun altro, nel frattempo, ha chiesto alla regia di intervenire per bloccare le immagini.

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Bugie sul sesso con Berlusconi: in cinque a processo a Bari

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cosa rimane del berlusconismo e di silvio berlusconi

BARI – La gup del Tribunale di Bari Rossana De Cristofaro ha rinviato a giudizio per falsa testimonianza quattro donne e l’ex autista di Gianpaolo Tarantini, accusati di aver mentito sulle notti di sesso con Silvio Berlusconi, avvenute – ha ricostruito la Procura di Bari – fra il 2008 e il 2009 nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio.

Come riporta l’Ansa, Vanessa Di Meglio, Sonia Carpentone, Roberta Nigro, Barbara Montereale e Dino Mastromarco saranno processati dal 7 aprile davanti al giudice monocratico di Bari Mario Mastromatteo. I cinque imputati avrebbero mentito, ritiene l’accusa, chiamati come testimoni nel processo escort. 

Le donne, citate come testimoni al processo in corso a Bari, negarono di essersi prostituite e di essere state poi pagate per quelle prestazioni, secondo la Procura mentendo. Come riporta l’Ansa, in udienza le difese degli imputati hanno chiesto il proscioglimento, ritenendo che non abbiano mentito.

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