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Quirinale, Berlusconi a Roma: “Difficile Draghi al Colle, senza di lui FI fuori dalla maggioranza”

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cosa rimane del berlusconismo e di silvio berlusconi

ROMA – Silvio Berlusconi in queste ore starebbe chiamando i parlamentari per annunciare che martedì, come aveva detto, sarà a Roma, a Villa Grande, per seguire da vicino sviluppi sul Quirinale. Lo apprende l’Ansa da FI. Nelle conversazioni sembra pessimista – viene riferito – circa la possibilità che Mario Draghi possa essere eletto presidente della Repubblica: “Molti non sembrano intenzionati a votarlo perché la sua elezione si tradurrebbe inevitabilmente in elezioni anticipate”. A tutti il leader azzurro ribadisce che “FI non si sente vincolata a sostenere alcun governo senza Draghi a Palazzo Chigi, e, nel caso, uscirebbe dalla maggioranza”.

“Penso che Berlusconi smentirà quelle parole, che sono di detti e detti riportati – ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, in una intervista video su “Metropolis”, in diretta sui siti di tutte le testate del Gruppo Gedi –. Se fossero state dette veramente sarebbero molto gravi, sono sicuro che verranno smentite. La tempistica è sbagliata, profondamente”. “Noi lavoriamo per trovare una intesa su un candidato presidente o una candidata presidente condiviso dalla larga maggioranza dei grandi elettori – ha aggiunto Letta -, non un nome divisivo, lavoreremo in questa direzione. No al muro contro muro, sì alla ricerca della condivisione”. Berlusconi al Colle? “Berlusconi è un capo partito – ha detto Letta -, quindi è divisivo, come me, Salvini, Conte. Un capo partito è divisivo per definizione”.  “Nessuno può pretendere di avere il Presidente della Repubblica, perché questo Parlamento è senza maggioranza, ma è la somma di tante debolezze, di tante minoranze, come tale il Presiedente della Repubblica non può che uscire da uno sforzo condiviso da parte di tutti”.

“Non esiste una candidatura di bandiera per Silvio Berlusconi. Noi gli chiediamo di candidarsi e mi auguro che sciolga positivamente la riserva in occasione del prossimo vertice di centrodestra”. Lo ha detto il vicepresidente di FI Antonio Tajani, intervistato su Corriere.it parlando dell’ipotesi che l’ex premier possa essere in corsa per il Quirinale. 

“Abbiamo grande stima e considerazione per Meloni e Salvini, hanno dimostrato anche come ministri di saper far bene il loro lavoro, hanno grande esperienza, sono leader leali e corretti, hanno sempre sostenuto Silvio Berlusconi e lo stanno facendo anche adesso. Non ci sono veti, sono nostri amici, alleati naturali, vedremo quello che accadrà. Da parte nostra non ci sarà alcun ostacolo all’indicazione di uno di questi due leader”: ha detto Tajani, rispondendo sulla possibilità che alle prossime elezioni il candidato premier del centrodestra sia uno fra i leader di FdI e Lega.

“Il piano B? Prevede un candidato di nome Silvio e con un cognome che inizia per B”. Il vicepresidente di FI ha risposto con questa battuta al vicedirettore del Corriere della Sera, Venanzio Postiglione, che gli domandava quale sarebbe il piano alternativo se non dovesse passare la candidatura del leader azzurro Silvio Berlusconi al Quirinale. A proposito del metodo di condivisione invocato da più parti per la scelta del nuvo presidente della Repubblica, Tajani ha spiegato che FI “è per la condivisione di ogni scelta: riteniamo che Berlusconi sia l’uomo che più di ogni altro in questi ultimi mesi abbia dato un segnale di unità al Paese”. La sua elezione, ha aggiunto, “sarebbe la conclusione di un percorso di unità nazionale: non poniamo veti e chiediamo agli altri di non porne”. 

“Se Draghi resta a Palazzo Chigi si va a votare nel 2023, altrimenti il governo è destinato a cadere”. Non ha dubbi Tajani, parlando degli scenari legati alla corsa al Quirinale. “Questo governo di unità nazionale esiste perché c’è Draghi – ha detto. Il garante di questa coalizione eterogenea è lui: non è un tecnico, è Mario Draghi. Nessuno è in grado di tenere con la sua personalità un governo così etereogeneo”. Se Draghi lasciasse Palazzo Chigi, ha aggiunto, “ci troveremmo di fronte alle elezioni, con un segnale negativo ai mercati: faremmo un danno al nostro Paese”. 

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Lo strappo di Salvini sul Quirinale: “Berlusconi dia numeri o proposta Lega”

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ROMA – “La settimana prossima, quando si comincia a votare, la Lega come forza responsabile e di governo, adesso e nei prossimi anni, farà una proposta che penso potrà essere convincente per tanti se non per tutti”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini parlando del voto sul Quirinale con i cronisti fuori dal Senato e ricordando di attendere che entro il 24 Silvio Berlusconi dica se ha i voti per candidarsi.

Come riporta l’Ansa, a una settimana dalla prima chiama Salvini riprende dunque in mano il pallino del centrodestra ponendo Silvio Berlusconi di fronte a un bivio: o chiarisce entro domenica che ha i numeri o lunedì, quando si comincia a votare, “la Lega, come forza responsabile e di governo, farà una proposta che potrà essere convincente per tanti se non per tutti”.

Dalla Lega vengono diffuse poche righe per calmare gli animi: “Respingiamo le letture malevoli: Salvini ha ribadito quanto sta sostenendo da settimane ed è in linea con quello che è stato deciso dopo l’ultimo vertice di centrodestra a Villa Grande”.

Vittorio Sgarbi, intanto, fa sapere di aver consigliato al Cavaliere una risposta diversa da quella che poi avrebbe dato: “L’ uscita di Salvini è un modo per riprendere la guida del centrodestra, che invece dovrebbe avere Berlusconi, se, una volta tramontata la sua candidatura facesse lui un nome. Gli ho consigliato di fare lui una mossa, magari può essere lui a far uscire di colpo Draghi, o anche Mattarella. Ma dalla nota – conclude come riportato dall’Ansa il noto critico d’arte – si capisce che Silvio è ancora determinato a voler essere lui il candidato”.

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Senato, spunta video porno: imbarazzo durante convegno online del M5S

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ROMA – Un filmato porno giapponese è andato in onda sui monitor durante un convegno al Senato organizzato dal Movimento 5 Stelle. A confermare l’incredibile episodio la senatrice Maria Laura Mantovani: “Sì, sto facendo la denuncia alla polizia postale. È andato in onda improvvisamente un filmato porno sul monitor del convegno che stavamo tenendo presso Palazzo Giustiniani”. Era stata proprio lei, esponente dei Cinque Stelle, a organizzarlo, moderandolo via Zoom. 

“Oggi pomeriggio si è verificato un episodio gravissimo, un vero e proprio attacco verso il quale esprimo assoluto sdegno”, ha aggiunto la senatrice in una nota. “Nel corso di un convegno online da me organizzato, qualcuno si è introdotto clandestinamente trasmettendo un video dal contenuto pornografico. Ho provveduto a segnalare il tutto alle autorità competenti affinché procedano a individuare il responsabile”.

L’immagine è apparsa all’improvviso sui monitor. “Che cosa è questo?”, ha domandato la senatrice, vedendo comparire le scene pornografiche al centro del monitor, mentre alcuni dei partecipanti, tra cui Giorgio Parisi, fisico premio Nobel 2021 per la Fisica, erano online. Qualcun altro, nel frattempo, ha chiesto alla regia di intervenire per bloccare le immagini.

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Bugie sul sesso con Berlusconi: in cinque a processo a Bari

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BARI – La gup del Tribunale di Bari Rossana De Cristofaro ha rinviato a giudizio per falsa testimonianza quattro donne e l’ex autista di Gianpaolo Tarantini, accusati di aver mentito sulle notti di sesso con Silvio Berlusconi, avvenute – ha ricostruito la Procura di Bari – fra il 2008 e il 2009 nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio.

Come riporta l’Ansa, Vanessa Di Meglio, Sonia Carpentone, Roberta Nigro, Barbara Montereale e Dino Mastromarco saranno processati dal 7 aprile davanti al giudice monocratico di Bari Mario Mastromatteo. I cinque imputati avrebbero mentito, ritiene l’accusa, chiamati come testimoni nel processo escort. 

Le donne, citate come testimoni al processo in corso a Bari, negarono di essersi prostituite e di essere state poi pagate per quelle prestazioni, secondo la Procura mentendo. Come riporta l’Ansa, in udienza le difese degli imputati hanno chiesto il proscioglimento, ritenendo che non abbiano mentito.

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