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Cronaca

Catechista romano a processo per abusi sessuali su una ragazzina

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catechista a processo per abusi sessuali sui minori

Avrebbe approfittato del suo ruolo di guida spirituale di una ragazzina di 14 anni. Le violenze sarebbero state perpetrate dal 2009 al 2014 e sarebbero avvenute in macchina, quando il catechista a processo per abusi sui minori, si offriva di darle un passaggio a casa.

Un percorso di crescita spirituale dopo a Cresima, si sarebbe trasformato in un incubo fatto di violenze e abusi sessuali compiuti dal suo catechista, per una ragazzina di soli 14 anni. Un calvario durato 5 anni e sviluppatosi in seno alla III comunità neocatecumenale della chiesa di Santa Rita da Cascia, a Casalotti, Roma. I fatti si sarebbero verificati dal 2009, quando la giovane aveva solo 14, al 2019. Il catechista si trova dunque a processo per abusi sessuali sui minori.

Le molestie sarebbero avvenute nella sua macchina. L’uomo, una sorta di guida spirituale per i ragazzi della comunità, teneva incontri spirituali pst-cresima in chiesa. Proprio al termine di questi incontri, sarebbero iniziati gli abusi, quando l’uomo, amico di famiglia della giovane, si offriva di riaccompagnarla a casa. Una volta in auto, cominciavano i palpeggiamenti e le attenzioni indesiderate.

La giovane, spaventata dal suo ruolo di spicco all’interno della comunità e dal fatto che fosse amico intimo del padre e della madre, ci ha messo diverso tempo a metabolizzare il tutto. Alla fine però ha trovato la forza ed ha raccontato ai suoi genitori quel che avveniva nella macchina del suo catechista dopo gli incontri spiritual, i quali l’hanno subita convinta a denunciare il fatto alle autorità. Nel 2020, la richiesta di rinvio a giudizio per abusi sessuali sulla ragazzina di 14 anni, nei confronti del catechista.

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I sottosegretari Ostellari e Delmastro sotto scorta dopo le intimidazioni degli anarchici

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In seguito agli attacchi e alle intimidazioni degli anarchici dei giorni scorsi, i sottosegretari alla giustizia Ostellari e Delmastro sono stati messi sotto scorta.

Continuano a tener banco il caso Cospito e il corollario di polemiche relative alla sua detenzione. Dopo che nei giorni scorsi la discussione si era spostata, oltre che sul regime di carcere duro al quale è sottoposto l’anarchico, anche sull’opportunità o meno di divulgare notizie riservate, sebbene non secretate, da parte del deputato Donzelli, è di questa mattina la notizia secondo la quale i sottosegretari alla giustizia Andrea Ostellari e Andrea Delmastro sarebbero stati posti sotto scorta, in seguito alle intimidazioni degli anarchici dei giorni scorsi.

Andrea Delmastro Delle Vedove, di Fratelli d’Italia, è stato indicato come la persona che ha passato le informazioni sui dialoghi di Cospito in carcere al vicepresidente del Copasir Donzelli, che le ha poi rivelate in aula, come indicato dallo stesso collega di partito.

Ostellari invece, avvocato quarantottenne padovano, è un esponente leghista. Tra le sue deleghe vi è anche quella del trattamento dei detenuti e proprio questa lo avrebbe esposto ai possibili attacchi della rete anarchica, che da giorni sta imbrattando di scritte intimidatorie i muri di Padova. Ostellari non ha potere decisionale sul regime carcerario al quale Cospito è costretto, ma si occupa di questione relative alla salute e al benessere dei detenuti.

La decisione di metterlo sotto scorta sarebbe stata presa giorni in assoluta segretezza e, in attesa di una decisione ufficiale della Prefettura di Roma attesa per il 10 febbraio, Ostellari sarebbe stato messo sotto protezione temporanea.

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Preside picchiato dal professore di fronte agli alunni: «motivi di lavoro»

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In una scuola media del veneziano è scoppiato un violento litigio tra un preside e un professore: qualcuno ha chiamato i carabinieri, ma quando i militi sono arrivati il dirigente scolastico era già stato violentemente picchiato dal professore.

Pietro Paoloni, 35 anni, è uno dei più giovani dirigenti scolastici d’Italia. Presta servizio alle scuole medie di Mira, nel veneziano. Proprio in questo edificio scolastico, lo scorso lunedì 30 gennaio, il preside è stato violentemente picchiato da un professore, di fronte ai professori e agli alunni dell’istituto.

Poco dopo la sua entrata in servizio, intorno a mezzogiorno, il dirigente scolastico è stato avvicinato dal docente è tra i due è subito nato un diverbio dai toni molto accesi, al punto che qualcuno ha preferito avvisare i carabinieri, la cui stazione si torva ad una distanza di appena 20 metri.

I militi però sono arrivati troppo tardi. Quando i carabinieri hanno fatto il loro ingresso a scuola infatti, pochi minuti dopo, la situazione era già degenerata: il professore aveva picchiato il preside e stava continuando a colpirlo con calci e pugni al volto, di fronte agli occhi di colleghi, personale scolastico e alunni.

Adesso il professore, le cui generalità non sono state rese note, è stato sospeso e, oltre ad una denuncia penale per aggressione, rischia anche il licenziamento. Il preside, Paorolini, ha reso noto di essere dispiaciuto che gli studenti abbiano dovuto assistere a questa scena e che alla causa di uno scontro tanto violento ci sarebbero stati «motivi di lavoro».

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Ragazza di 19 anni si toglie la vita all’università: «ho fallito negli studi»

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Una ragazza di 19 anni si sarebbe suicidata nei bagni dell’università Iulm di Milano, dopo non aver dato un esame, perché pensava di aver fallito negli studi. In un biglietto le ragioni del suo gesto e le scuse ai genitori.

Ma siamo sicuri che i discorsi sulla meritocrazia e sui giovani che non devono essere degli scansafatiche non ci stiano sfuggendo di mano? Forse stiamo imponendo ritmi poco sostenibili e standard qualitativi irrealizzabili, o che comunque non tengono in considerazione il livello di benessere delle persone? A giudicare da quello che è successo ieri a Milano, dove una ragazza di 19 anni si è suicidata all’università dopo non aver dato un esame, viene da pensarlo.

La giovanissima, che un anno dopo aver compiuto la maggiore età si sentiva già fuori tempo massimo, forse si è sentita sopraffatta dalle aspettative di una società che, quando c’è da chiedere, pesta sempre sull’acceleratore.

L’ha ritrovata un bidello della Iulm, l’università di Milano che frequentava. Era in un bagno, chiuso dall’interno. Il suo corpo non mostrava segni di violenza. Intorno al collo aveva una sciarpa che avrebbe usato per compiere l’estremo gesto. Addosso le hanno trovato un biglietto nel quale si incolpava dei suoi fallimenti negli studi, salutava gli amici e chiedeva scusa ai propri genitori. Il giorno prima aveva in programma un esame, che però non aveva sostenuto. I genitori erano in pensiero fin dalle 22 della sera precedente, quando hanno lanciato l’allarme. Alle 6:30, poco dopo l’apertura della facoltà, la macabra scoperta.

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