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Colorado, polizia uccide un ragazzo di 22 anni: era stato lui a chiamarli

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Colorado ragazzo ucciso dalla polizia

Un’altra vicenda torbida giunge dagli Stai Uniti, in Colorado, dove un ragazzo è stato ucciso dalla polizia dopo aver chiamato il 911, perché era rimasto impantanato con la macchina. Gli agenti però, dopo aver notato un coltello e un martello nel veicolo, lo hanno prima colpito con un taser e poi abbattuto con cinque colpi di pistola.

Christian Glass, ragazzo statunitense di 22 anni, è morto lo scorso primo giugno in una strada sterrata in Colorado, ucciso dalla polizia. Era stato lui stesso a chiamare il 911 e a chiedere aiuto, dopo essere rimasto impantanato con la macchina. Gli agenti però hanno notato nel suo veicolo un coltello ed un martello e, in seguito anche ad una sorta di crisi psichica del ragazzo, la situazione è degenerata. Dopo aver circondato la macchina e cercato di convincere il ragazzo ad abbandonare l’auto, gli agenti di polizia hanno aperto il fuoco ed hanno ucciso il ragazzo.

La vicenda torna in auge oggi, dopo che sono state diffuse le immagini registrate dalle body cam dei poliziotti intervenuti. Nei video si vedono gli agenti circondare la vettura e iniziare a una sorta di opera di persuasione nei confronti del ragazzo, dopo aver notato il coltello e il martello nella sua auto.

Il ragazzo non pare avere atteggiamenti violenti e poco prima di essere ucciso dalla polizia aveva addirittura mostrato agli agenti il simbolo del cuore, con le mani. Tuttavia, si è rifiutato di uscire dall’auto, dicendosi terrorizzato. Aveva anche proposto di lanciare dal finestrino i due oggetti incriminati, ma gli agenti gli hanno ancora intimato di scendere con le braccia alzate.

Interrogati, i poliziotti hanno detto di aver aperto il fuoco dopo essere stati aggrediti. Effettivamente nelle immagini si vede il ragazzo brandire il coltello, ma non si assiste ad una vera e propria aggressione, o minaccia da parte sua. Quello che è accaduto rimane confuso.

Certo è che dopo un colloquio serrato i poliziotti prima rompono il finestrino, poi colpiscono il giovane con un taser. Poco dopo mettono a tacere le urla disperate del ragazzo con cinque copi di pistola.

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Pallone da ricognizione cinese sugli USA, Pentagono: «su base con missili nucleari»

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Il pallone aerostatico da ricognizione è stato avvistato anche in Alaska e Canada: sarebbe partito dalla Cina e avrebbe attraversato l’Oceano Pacifico per sorvolare gli USA. Il Pentagono: «non ci sono dubbi, intento la sorveglianza».

Va gonfiandosi un intoppo diplomatico tra Cina e Stati Uniti a cinque giorni dalla visita del segretario di Stato Antony Blinken a Pechino. Nei cieli degli USA, ma anche su quelli canadesi, è stato avvistato un pallone areostatico da ricognizione, che sarebbe cinese. Dopo aver attraversato l’Oceano Pacifico e l’Alaska si sarebbe posizionato sul continente americano.

Il pallone da ricognizione cinese avvistato negli USA si troverebbe nello spazio aereo del Montana ed avrebbe sorvolato la Malstrom Air Force Base, una delle tre basi con missili nucleari.

Le autorità americane si sono dette «molto sicure» della provenienza della sonda aerostatica, la Cina, e del suo scopo, la ricognizione. Il generale di brigata Patrick Ryder, segretario di stampa del Pentagono, ha reso noto che il pallone non sarebbe in grado di raccogliere più dati di un satellite e che rappresenta un «valore aggiunto limitato», ma ha anche dichiarato: «Il governo statunitense ha agito immediatamente per proteggere la raccolta di informazioni sensibili».

Una volta informato dei fatti il presidente degli USA Joe Biden avrebbe ordinato l’abbattimento del pallone da ricognizione cinese, tuttavia il Pentagono avrebbe consigliato di non farlo per evitare il rischio di danni, feriti e vittime in seguito alla caduta al suolo di detriti.

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Qatargate, revocate le immunità parlamentari a Cozzolino e Tarabella

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Cozzolino ha seguito le votazioni da casa, Tarabella era in aula ed ha votato a favore della revoca dell’immunità. I legali dell’italiano: «Estraneo ai fatti. Richiesta revoca evasa a tempi record e senza nemmeno una discussione». L’ormai ex eurodeputato belga: «La Giustizia farà il suo corso, io potrò parlare e risponderò agli attacchi della stampa».

L’assemblea Plenaria dell’Eurocamera ha votato a favore della revoca delle immunità parlamentari agli eurodeputati Marc Tarabella e Andrea Cozzolino, coinvolti dall’inchiesta sul cosiddetto Qatargate.

Il voto si è tenuto per alzata di mano. Tra quelle che si sono levata a favore della revoca, quella dello stesso Tarabella che ha commentato: «Ho chiesto la revoca dell’immunità fin dai primi giorni di questo caso per poter rispondere alle domande degli inquirenti e aiutare il sistema giudiziario a fare luce su questo caso. Per rispetto alle autorità giudiziarie e al lavoro dell’inchiesta, mi sono astenuto dal commentare le accuse della stampa. La tentazione di rispondere è stata forte, soprattutto perché sono innocente, ma non mi sono ancora espresso e non lo farò nemmeno oggi per riservare la prima parte delle mie spiegazioni al giudice. In ogni caso, sappiate che non ho nulla da rimproverarmi».

Ha invece seguito le votazioni da casa il secondo degli eurodeputati per cui è scattata la revoca delle immunità, Andrea Cozzolino. Il commento arriva dai suoi legali, Federico Conte, Dezio Ferraro, Dimitri De Becó: «Apprendiamo dalla stampa che la richiesta di revoca dell’immunità nei confronti dell’onorevole Cozzolino è stata evasa dalla Commissione Jury, prima, e dal Pe dopo, in tempi record e con un iter meramente burocratico, senza nessuna discussione sui temi e sugli interrogativi posti in commissione da Cozzolino sulla matrice e la natura dell’inchiesta. In questa vicenda, invece, il Parlamento europeo ha rinunciato ad affrontare, finanche nel dibattito, una questione cruciale per la sua stessa autonomia e indipendenza, pur trovandosi al cospetto di una iniziativa giudiziaria che nasce dall’opaca attività di intelligence dei servizi segreti, soprattutto non europei, e che sta minando in profondità la stessa credibilità politica e istituzionale dell’Unione Europea. Un’inchiesta affidata quanto agli sviluppi, a un pentimento interessato, pronto e conveniente, che la nostra esperienza giudiziaria in materia ci fa guardare con sospetto e scetticismo».

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Dal carcere al reality: Anna Sorokin, la truffatrice che ha ingannato New York

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Si chiamerà Delvey’s Dinner Club il reality show che Anna Sorokin, divenuta celebre come Anna Delvey, condurrà dall’appartamento nel quale sta finendo di scontare i domiciliari. Fingendosi una ricca ereditiera, riuscì ad introdursi nella società newyorkese e a farsi prestare ingenti somme di denaro. Accumulato debiti per 200 mila dollari. Nello show che condurrà tanti vip saranno suoi ospiti a cena: tra i primi nomi resi noti Madonna, Elon Musk e Marina Abramovic.

Anna Sorokin, torna a far parlare di sé, questa volta col suo vero cognome, anche se non rinuncia all’alias che l’ha resa celebra prima e detenuta poi. La trentunenne di origine russe che è riuscita a introdursi nell’alta società newyorkese fingendosi la rampolla di una ricca famiglia e a farsi prestare centinaia di migliaia di dollari a persone, società e banche, terminati i domiciliari condurrà un reality show.

La location è proprio l’appartamento in cui sta finendo di scontare la misura cautelare. Il titolo del reality è anch’esso indicativo: Delvey’s Dinner Club, che prende il nome dall’identità fasulla usata della Sorokin: Anna Delvey. Con questo nome ha accumulato 200 mila dollari di debiti. Scoperta nel 2017, è stata arrestata ed ha trascorso un periodo in carcere.

Recentemente la sua storia è tornata alla ribalta anche grazie ad una serie tv Netflix. La piattaforma ha infatti acquisiti i diritti sulla vita di Anna Sorokin per 320 mila dollari. Denaro che lei però non vedrà mai perché in base ad una legge statunitense spetta alle vittime delle truffe.

Nel reality show di Anna Sorokin ospiterà diversi vip a cena nella sua lussuosa casa ubicata nell’East Village. Tra i nomi già resi noti alla stampa, quelli di Madonna, Elon Musk e Marina Abramovic.

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