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Cronaca

La cooperativa degli orrori: botte, insulti e minacce ai disabili psichici

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cooperativa degli orrori Cesate

CESATE – <<Animale, fai schifo>>, oppure  <ti prendo a calci>>. Questi sono gli unici epiteti che si possono riportare, tra quelli con cui gli operatori sanitari di una cooperativa degli orrori di Cesate, nel milanese, si rivolgevano ai pazienti psichici che avevano in cura. Insulti e minacce che riservavano loro quotidianamente e che sono finiti nelle registrazioni e nelle intercettazioni dei carabinieri di Busto Arsizio, al pari delle torture e delle percosse.

Le indagini sono partite a febbraio, dopo che una collaboratrice ha deciso di denunciare quanto ha visto all’interno della onlus, che ospitava nove pazienti in tutto. Le attività investigative hanno poi permesso agli inquirenti di documentare quanto accaduto in un periodo che va dal 2017 ad oggi.

I due gestori della cooperativa sociale sono ora gli arresti domiciliari, due operatori sono stati sottoposti all’obbligo di dimora, altri tre sono stati sospesi per sei mesi dall’attività socio assistenziale. Dalle indagini è emerso che gli i pazienti della onlus venivano sottoposti a vere e proprie punizioni fisiche, se non obbedivano agli ordini dei loro aguzzini.

Ad esempio veniva loro infilato un bastone nella cintura che li obbligava a rimanere seduti in posizione eretta, provocando dolore e fastidio, se la loro postura era scomposta. Oppure se si attardavano un po’ troppo a letto, venivano svegliati a secchiate d’acqua gelide, o ancora erano costretti a saltare i pasti guardando gli altri mangiare, o a passare la notte all’addiaccio di inverno.

Nella struttura oltretutto non erano presenti infermieri e le terapie venivano somministrate da personale privo dell’abilitazione necessaria. In seguito alla segnalazione, i militi hanno posizionato microfoni e telecamere nella struttura e dopo aver accolto abbastanza materiale, hanno fatto irruzione ponendo fine alla cooperativa degli orrori.

Cronaca

Incidente sul lavoro, operaio di 22 anni perde la vita schiacciato da un camion

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operaio di 22 anni morto sul lavoro Interporto di Bologna

Fatale incidente all’Interporto di Bologna. Un operaio di 22 anni morto sul lavoro dopo essere stato schiacciato da un camion nella zona di carico e scarico delle merci.

BOLOGNA – Si aggiorna la tragica conta delle morti bianche, che dall’inizio dell’anno ha registrato decine di vittime che hanno perduto la vita mentre lavoravano ed ha assunto i contorni  di un vero e proprio bollettino di guerra. Questa volta il fatale incidente sul lavoro è avvenuto all’Interporto di Bologna, più precisamente nella frazione di Santa Maria in Duno di Bentivoglio, dove l’importante polo logistico ha sede. L’episodio si è verificato intorno all’1 di ieri notte, mercoledì 20 ottobre. Un operaio di 22 anni originario della Guinea Bissau è morto sul lavoro. Dopo essere stato travolto da un camion ed è rimasto schiacciato tra questo ed una paratia della ribalta del magazzino. Il ragazzo è deceduto sul colpo.

Non è ancora del tutto chiara la dinamica dell’accaduto. I Carabinieri della Compagni di Molinella stanno indagando sull’accaduto per cercare di ricostruire le fasi dell’incidente. Sono intervenuti subito sul posto, allertati dai colleghi dell’operaio morto sul lavoro, che hanno immediatamente chiamato i soccorsi. Insieme a loro il personale della Medicina del Lavoro e gli uomini del 118. Per il ragazzo però non c’è stato niente da fare.

Pare che la vittima al momento dell’incidente stesse lavorando nel magazzino, mentre il mezzo pesante che lo ha travolto era parcheggiato nei pressi della ribalta in attesa di essere caricato.

Diventa sempre più insostenibile il bilancio delle morti bianche. In base alle statistiche diffuse da Inail, la media oramai si attesterebbe intorno alle 4\5 vittime giornaliere. Una strage silenziosa e continua, che non accenna a placarsi.

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Cronaca

Uccisa a martellate in strada sotto casa, arrestato l’ex

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Elena Casanova femminicidio Castagneto uccisa a martellate dall'ex sotto casa

L’assassino ha atteso la vittima sotto casa, l’ha trascinata fuori dall’auto e l’ha uccisa a martellate in modo barbaro e brutale in strada, dopodiché ha chiamato i Carabinieri e si è consegnato.

BRESCIA – Ennesimo, efferato, femminicidio, questa volta a Castagneto, 8 mila anime nel bresciano. Elena Casanova, 49 anni è stata uccisa a martellate nella strada sotto casa dall’ex compagno. L’uomo, Ezio Galesi anch’egli 49enne, dopo il brutale femminicidio ha chiesto ai vicini di chiamare i Carabinieri.

Si è trattato di un vero e proprio agguato, consumatosi ieri sera, mercoledì 20 ottobre, intorno alle 19. L’uomo ha bloccato con la sua auto la vettura dell’ex compagna. Ha rotto il finestrino a martellate, l’ha trascinata fuori e l’ha colpita ripetutamente. Ad un vicino allarmato dalle grida della donna ha detto di chiamare le forze dell’ordine. Quando i militi dell’arma sono arrivati ha consegnato loro l’arma del delitto. Dopodiché è rimasto a lungo immobile e silenzioso nell’auto dei Carabinieri, con lo sguardo finno nel vuoto.

Nella notte, durante l’interrogatorio, ha confessato. Dichiarazioni contrastanti quelle forniti agli inquirenti. In un primo momento avrebbe affermato che si sarebbe trattato di un omicidio premeditato, poi ha ritrattato, sostenendo che sarebbe stato il frutto di un raptus. Poi ha spiegato la dinamica del femminicidio. L’ha incrociata in un negozio e poi si è recato sotto la sua abitazione, ad attenderla.

La causa scatenate il delitto dovrebbe essere la mancata accettazione della fine della loro relazione. Pare che i due si fossero frequentati, ma che da un anno circa la donna avesse deciso di terminare il rapport tra loro e che ultimamente fosse impegnata in una nuova storia.

Elena Casanova, la donna uccisa a martellate in strada sotto casa, era già stata sposata ed aveva avuto una figlia. Proprio l’ex coniuge e la ragazza di 17 anni, sono stati tra i primi ad arrivare sul posto e a vedere la raccapricciante scena.

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Attualità

Senatrice Granato non mostra green pass ma entra in Senato: sospesa 10 giorni. Divieto per i no pass

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ROMA – La senatrice no-pass, Laura Granato (Alternativa c’è), è entrata a Palazzo Madama, sede del Senato, rifiutando di mostrare il proprio green pass e prendendo parte alla seduta della Commissione Affari costituzionali, che stava esaminando proprio il decreto che estende l’obbligo del certificato verde a tutti i posti di lavoro. 

“Non ho intenzione di esibire il green pass” ha detto Granato alla commessa che glielo chiedeva all’ingresso laterale, quello di S. Luigi dei francesi.

“Lei può entrare – le ha risposto la commessa -, ma noi dobbiamo fare una segnalazione ai questori”. Granato ha quindi passato il varco e, interpellata dall’Ansa, ha spiegato che in mattinata una scena analoga si era svolta allorché si era recata nel suo ufficio, nel palazzo ex Isma, esterno a Palazzo Madama, situato in piazza Capranica: “Anche in quel caso il commesso mi ha fatto passare annunciandomi che avrebbe fatto una segnalazione ai questori”. Granato si è quindi recata nell’aua della Commissione Affari costituzionali dove è iniziato l’esame del decreto sul green pass, al quale la senatrice di Ac ha presentato diversi emendamenti: “Vediamo che succede quando dovrò entrare in Aula” ha quindi detto ai cronisti. Le sanzioni previste dall’Ufficio di presidenza in caso di mancata esibizione del green pass, possono raggiungere la sospensione fino a 10 sedute, con la decurtazione della diaria”.

Dieci giorni di sospensione: è la sanzione a carico della senatrice Laura Granato (Ac) che, come riporta l’Ansa, si è rifiutata di mostrare il green pass entrando in Senato. Lo ha deciso il Consiglio di Presidenza, come ha annunciato in Aula la presidente Maria Elisabetta Casellati.

Granato ha lasciato Palazzo Madama, dopo la decisione del Consiglio di presidenza di irrogarle la sanzione di 10 giorni di sospensione. Ha ascoltato la decisione del Consiglio di presidenza in Transatlantico, seguendo dal monitor l’annuncio fatto in Aula dalla presidente Maria Elisabetta Casellati. Dopo di che la senatrice no pass non ha tentato di entrare in Aula, dove era previsto un suo intervento dopo le comunicazioni del ministro Lamorgese. Granato ha quindi lasciato autonomamente Palazzo Madama.

I senatori che rifiuteranno di esibire il green pass, non potranno più entrare a Palazzo Madama e nei palazzi adiacenti che fanno capo al Senato. Lo ha deciso il Consiglio di presidenza del Senato che ha esaminato il caso di Laura Granato (Ac) entrata senza mostrare il certificato verde.

Come riporta l’Ansa, la Commissione Affari costituzionali del Senato aveva sospeso i propri lavori per la presenza in aula della senatrice Laura Granato. Il presidente della Commissione Dario Parrini ha sospeso la seduta in attesa di avere indicazioni da parte dell’Ufficio di Presidenza. “Ho ricevuto una comunicazione ufficiale da parte dei questori – ha riferito ai cronisti Parrini – sulla presenza in commissione di una senatrice che aveva violato il regolamento sul green pass. In accordo con gli stessi questori ho sospeso la seduta perché non si può lavorare quando viene violato il regolamento su un punto così importante come la sicurezza e la salute. Ora attendo le decisioni dell’ufficio di presidenza, sulle modalità per riprendere i lavori”.

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