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Cronaca

Presidio No Tav, iniziato lo sgombero: assedio delle forze dell’ordine nella notte

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presidio No Tav sgomberato

TORINO – Imponente lo schieramento di forze dell’ordine che nella notte ha sgomberato il presidio No Tav allestito nell’area dell’ex autoporto di San Didero. Mezzi blindati sulla Statale 24 bloccata per l’occasione, automezzi con idratanti e poliziotti in tenuta antisommossa per disperdere le poche decine di giovani manifestanti, che hanno affidato ai social la narrazione degli eventi ed hanno anche denunciato lanci di lacrimogeni ad altezza uomo.

La notte di ieri pare essere il preludio ad una nuova stagione di mobilitazione e tensione in Val di Susa, in seguito all’autorizzazione allo sgombero del presidio attrezzato dai manifestanti contrari alla Torino-Lione. Area dello scontro, la zona tra San Didero e Bruzolo, dove dovrebbe sorgere un nuovo autoporto a servizio dell’autostrada del Fréjus.

Il “blitz” è scattato a mezzanotte circa. Dopo aver bloccato la Statale, centinaia di poliziotti hanno circondato il presidio No Tav, allestito in un edificio abbandonato.  Alle 3, è iniziato lo sgombero vero e proprio, anticipato da lancio di lacrimogeni. Gli occupanti hanno presto informato, tramite i social network, di non essere intenzionati a cedere, ma di voler resistere  all’assedio, barricandosi all’interno dell’edificio.

Questa mattina, altri militanti No Tav e diversi membri delle amministrazioni locali della Valle contrari all’opera, si sono radunati verso la zona degli scontri, chiedendo alla polizia di potersi sincerare delle condizioni degli occupanti, ma l’area resta circondata e l’accesso interdetto a chiunque. Previste nel pomeriggio nuove iniziative di protesta, mentre è stata indetta per sabato 17 aprile l’ennesima manifestazione di protesta nei confronti dell’opera, alla quale parteciperanno numerosi sindaci dei Comuni limitrofi.

Attualità

Caso Denise Pipitone, accertamenti su una ragazza in Calabria

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MAZARA DEL VALLO – Si chiama Denise, è di origini romene e ha 19 anni, la ragazza di Scalea, in provincia di Cosenza, sulla quale i carabinieri da ieri hanno avviato degli accertamenti a seguito di una segnalazione giunta da una cittadina, che riferisce similitudini con Denise Pipitone, la bambina scomparsa nel 2004 da Mazara del Vallo.

Secondo quanto riferito, la donna, una parrucchiera di Scalea, ha inviato un messaggio vocale nel quale ha riferito di aver riscontrato delle somiglianza fisiche, ma soprattutto legate “alla genesi di questa ragazza”, con la figlia di Piera Maggio, che oggi avrebbe 20 anni. Non si sa al momento se la Procura di Marsala procederà alla richiesta di ulteriori accertamenti.

“La Procura con noi non parla, è un muro”, ha riferito l’avvocato Giacomo Frazzitta, legale di Piera Maggio. Come riporta l’Ansa, la ragazza non si è sottratta alle verifiche e ha fornito i nomi dei genitori e altre informazioni utili a ricostruire il suo passato. 

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Attualità

Le iniettano per errore sei dosi di vaccino: 23enne ricoverata

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MASSA CARRARA – Le somministrano per errore sei dosi di vaccino contro il Covid, 23enne ricoverata in osservazione all’ospedale di Massa. La giovane, riferisce stamani la Asl dopo che la vicenda è stata raccontata dalla Nazione, è rimasta monitorata tutta la notte, non ha avuto sintomi nè manifestato allergie. La giovane è stata poi dimessa ed è tornata a casa.

Come riporta l’Ansa, dopo la somministrazione del vaccino, avvenuta ieri all’ospedale Noa di Massa, la 23enne, che essendo una tirocinante in psicologia rientra tra le persone di ambito sanitario da vaccinare, è tornata a casa. Solo successivamente gli addetti alla somministrazione si sono accorti che alla giovane le era stata iniettata una intera fiala, il corrispettivo di sei dosi di vaccino. Richiamata d’urgenza al telefono i medici hanno deciso per il ricovero.

La giovane ha rilasciato delle dichiarazioni a Corriere.it: “Ho parlato anche con mia mamma e anche lei è d’accordo con me, non farò alcuna denuncia penale. Sono cose che possono accadere, tutti si sbaglia, non c’è dolo. L’ho letto negli occhi dell’infermiera che mi ha fatto l’iniezione”. Adesso ha un po’ di paura: “Sto abbastanza bene ma ho dolori e i medici non sanno dirmi cosa potrebbe accadere – ha detto la 23enne -. Sono stanchissima. E molto stressata. Ho forti dolori nel punto dell’inoculazione, mi fa male tutto il braccio. Non farò nessuna denuncia penale ma è ovvio che se avrò in futuro gravi conseguenze qualcuno dovrà rispondere in sede civile. La mia tolleranza vale solo per l’infermiera o chi per lei ha sbagliato, non per la struttura che comunque non può mai permettersi certe disavventure”.

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Stefano Cucchi, condannati a 13 anni due carabinieri per il pestaggio

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ROMA – Sono stati condannati a 13 anni per omicidio preterintenzionale i due carabinieri accusati di avere picchiato Stefano Cucchi. Lo hanno deciso i giudici della Corte di Assiste D’Appello di Roma. 

Nel processo d’appello, un altro carabiniere ha avuto un lieve sconto di pena passando da 4 anni e mezzo a 4 anni mentre un ulteriore militare ha visto confermata la condanna a due anni e sei mesi. Come riporta l’Ansa, per loro l’accusa è di falso.

 “Il mio pensiero va a Stefano e ai miei genitori che oggi non sono qui in aula. E’ il caro prezzo che hanno pagato in questi anni”. Lo detto Ilaria Cucchi commentando la sentenza di appello per il pestaggio del fratello avvenuto nel 2009 a Roma.

“La mamma di Stefano, la signora Rita Calore, ha pianto non appena ha saputo della sentenza. L’ho sentita la telefono. E’ un momento di grande commozione. Dopo 12 anni la lotta non è ancora finita. Siamo comunque pienamente sodddisfatti della decisione di oggi della corte d’appello”. Lo afferma l’avvocato Stefano Maccioni, legale dei genitori di Stefano Cucchi, dopo la sentenza di appello. 

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