fbpx
Seguici su

Attualità

Di Battista rifiuta la candidatura, il Movimento non ha più grillini

Pubblicato

il

Di Battista non si candida con il Movimento 5 Stelle

Alessandro Di Battista, con un video in cui ha tuonato contro il padre-padrone Beppe Grillo, ha reso noto che non presenterà la propria candidatura con il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni. Sembra terminata l’epopea dei grillini, con un movimento in cerca della strada verso le origini, ma senza i volti e i nomi che l’hanno accompagnato in questo periodo.

L’evoluzione del Movimento 5 Stelle è stata così rapida e repentina, che a meno di dieci anni dal suo trionfale ingresso in Parlamento, sembra aver già esaurito la sua forza propulsiva, per usare un linguaggio d’altri tempi. Da forza antisistema, si è trasformata in alternativa del sistema, per poi venire fagocitata dal sistema stesso, al punto che adesso sta faticando non poco a scrollarsi di dosso l’etichetta di partito delle grandi intese. L’attuale campagna elettorale rappresenta la prova delle urne più difficile che il Movimento abbia mai affrontato e la farà cercando di rilanciare i temi delle origini, ma senza i nomi e i volti divenuti familiari in questi anni. L’ultimo ad abdicare in ordine di tempo, Alessandro Di Battista, uno tra i primi rampolli della dinastia dei grillini, che proprio contro il padre-padrone Beppe Grillo si è scagliato con veemenza, indicandolo come uno dei motivi per il quale non presenterà la propria candidatura.

Il Movimento 5 Stelle è impegnato nella prima campagna elettorale in salita della sua storia, nella quale dovrà cercare di rilanciarsi facendo a meno della carica attrattiva esercitata dal suo fondatore. Beppe Grillo non fa più presa sulle masse come un tempo e la sua presenza è diventata ingombrante per chi è rimasto. Non che prima non lo fosse, ma esercitava un potere di persuasione più forte ed aveva gioco più facile a placare il dissenso e mettere in riga le voci fuori dal coro.

Nel corso del tempo, tra epurazioni, litigi e cambi di casacca, si sono andati via via staccando pezzi importanti. Prima la dipartita prematura di Casaleggio padre, poi la separazione con Casaleggio figlio, infine le fuoriuscite eccellenti. L’addio al veleno, o meglio la mancata accettazione a ritornare e presentare la propria candidatura, da parte di Alessandro Di Battista, rappresenta bene il mutato equilibrio interno ai pentastellati.

Sembrano passati secoli da quando la prima delegazione, capeggiata dai capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi, si permetteva di spernacchiare in diretta streaming Enrico Letta e Pier Luigi Bersani, all’epoca segretario uscente del Pd. Erano forti, avevano una base elettorale densa e consistente. Uno zoccolo duro di irriducibili nudi e crudi che si attestò ben oltre le previsioni, superando il 25% dei consensi. Era il 2013 e solo cinque anni dopo, nel 2018, questo incredibile risultato elettorale sarebbe stato addirittura superato: più del 32%. Che nel 2022 il trend possa essere ancora positivo è pressoché impossibile e i membri del Movimento stanno sudando sette camicie per limitare i danni e fermare l’emorragia elettorale che, secondo i sondaggi, porterà i pentastellati al loro risultato peggiore, addirittura sotto al 10% secondo i catastrofisti. E questo avendo completato la riforma manifesto del programma, il Reddito di Cittadinanza. D’altronde per una forza che si è presentata sotto lo slogan “avanti da soli” è difficile far capire il motivo per il quale hanno governato prima con la Lega, poi il con il Pd ed infine hanno appoggiato un governo di unità nazionale.

Cambierà di molto la composizione del gruppo parlamentare. Meno seggi, occupati da volti nuovo. I superstiti di queste due legislature sono seconde linee che ancora non sono stati bruciati dal vincolo dei due mandati, oppure si sono aggiunti in corsa. Un nome su tutti, quello del due volte presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Scelto come capo del governo gialloverde, l’ex avvocato del popolo non proveniva dalla galassia dei grillini. Quelli, specie della prima ora, non ci sono quasi più. Così come non ci sono più i nomi forti. Luigi Di Maio, l’enfant prodige della politica italiana per alcuni, il bibitaro che ce l’ha fatta per altri, non è più parte del Movimento e correrà insieme al democristianissimo Bruno Tabacci, sotto le insegne camuffate del Pd, quel partito di Bibbiano con cui aveva giurato che non avrebbe mai avuto nulla a che fare. Il già citato Alessandro Di Battista, che in Parlamento non è mai entrato, ha abbandonato il Movimento in seguito ai diverbi con Conte e in questi giorni ha reso noto, scagliandosi con veemenza contro il padre-padrone Grillo, che non farà la parte del figliuol prodigo e non presenterà la sua candidatura. Forte di acquisita visibilità, sembra più intenzionato a seguire più la sua nuova carriera di giornalista che quella di politico. Nomi come quelli di Favia o Pizzarrotti sono ancorati alla preistoria. Quelli di Virginia Raggi e Chiara Appendino invece sono da rilanciare. Altri nomi in ordine sparso che non ci saranno più tra gli scranni gialli sono quelli di Stefano Buffagni, Paola Taverna, Roberto Fico, Danilo Toninelli, Carlo Sibilia, Alfonso Bonafede, Gianluigi Paragone e Nicola Morra, giusto per citarne alcuni.

Urge un rimpasto delle fila, ma mancherà la spinta creata dall’effetto novità, anche se saranno nuovi i suoi componenti. Più sconosciuti, che debuttanti. È venuta poi a mancare anche la forza data purezza delle origini, che si aggrappava agli scranni dell’opposizione piuttosto che cercare un compromesso in Parlamento. Ma è venuta a mancare soprattutto la spinta del fondatore Beppe Grillo, che ha via via preso le distanze dalla sua creatura. Adesso la presenza, altalenante, dell’elevato è diventata quasi ingombrante per chi vuole amministrare ciò che resta. Il Movimento 5 Stelle è rimasto privo di un esoscheletro robusto: con un faro che lampeggia ad intermittenza, una community elettorale dispersa e con una storica lacuna dal punto di vista di capillarizzazione e presenza sul territorio, non è chiaro cosa ne sarà di un Movimento uscito malconcio dalla prova di governo. La scatoletta ha rotto l’apriscatole.

Attualità

Rovazzi derubato in diretta social, ma era solo una trovata di marketing

Pubblicato

il

rovazzi derubato

Il cantante presenta un nuovo singolo con una trovata d’effetto: «non pensavo creasse un cortocircuito mediatico così ampio».

Fabio Rovazzi seduto al tavolino di un bar impegnato in una conversazione social in diretta con i suoi follower. Alle sue spalle compare un losco figuro con aria tremendamente sospetta che si guarda intorno furtivamente. Un attimo dopo la scena cambia drasticamente ed il primo piano di Rovazzi viene sostituito dalle immagini sfocate del telefono che, incurante del fatto di essere appena passato ad un nuovo possessore, continuava a filmare. Il furto del telefono di Fabio Rovazzi, derubato in diretta social, ieri è stato uno dei fatti più discussi ed anche più trattati dai media. Ma era tutto una burla.

Si trattava di una mossa di marketing per il lancio del nuovo singolo di Rovazzi, “Il Maranza”. Il cantante lo ha reso noto oggi, affermando con un’ingenuità credibile quasi quanto il furto subito che non pensava che la trovata «potesse creare un cortocircuito mediatico così ampio».

«Ho pensato a un’idea divertente di marketing da utilizzare per lanciare in maniera inusuale l’uscita del mio brano con Il Pagante» ha affermato Rovazzi, il quale ha spiegato perché ha scelto di far finta di essere stato derubato in diretta: « Ho solo messo in scena una barra del pezzo che abbiamo scritto: – /Giravo in Corso Como/Si è avvicinato un uomo/Mi ha chiesto una Marlboro e l’orologio/Non so che ore sono/In tasca sento un vuoto/Mi hanno pullappato (mi hanno derubato)/ Con una moto/ Ora ho un sogno solo/Vorrei diventare come uno di loro/Un maranza»

Continua a leggere

Attualità

Lite a distanza tra Gruber e Mentana: «l’incontinenza è una brutta cosa», «maleducata»

Pubblicato

il

lite mentana gruber

A far battibeccare i due mezzibusti più permalosi del palinsesto di La7, il collegamento dato in ritardo dal direttore del telegiornale alla conduttrice di Otto e Mezzo.

«L’incontinenza è una brutta cosa». Lilli Gruber prende la palla ala balzo ed utilizza l’ultimo spot mandato in onda prima dell’inizio della sua trasmissione, dedicato appunto ad un integratore per il benessere della prostata, per lanciare una frecciata ad Enrico Mentana, con il quale è sorta una lite a distanza. Motivo della discordia, l’ossessione dei volti televisivi: il minutaggio.

«Buonasera e benvenuti alle 20:46, non alle otto e mezza» ha . E poi appunto, la frase che ha suscitato l’ira del reo, Enrico Mentana. Sul proprio profilo Instagram, lo spietato direttore del telegiornale di La7 ha risposto pubblicando i dati relativi all’ascolto. Non meno impietosa la didascalia: «Dall’uno al nove per cento in mezz’ora. Questa è la curva degli ascolti – del tutto simile a quelle dei giorni precedenti – del Tg La7 di ieri sera, segnato da fatti importanti e in continuo aggiornamento. A quel tg però ha imprevedibilmente fatto seguito un giudizio grevemente sprezzante nei miei confronti da parte di chi conduceva il programma successivo, che pure è ogni sera diretto beneficiario di quella curva ascendente».

Il post con cui Mentana ha acceso una lite che tutti sperano che questa sera possa riservare nuove puntate, non cita mai Lilli Gruber, secondo una precisa scelta artistica: «Un giudizio da cui finora nessuno tra i vertici di La7 ha sentito il bisogno di prendere le distanze. Piccolo episodio, ma molto indicativo. A questo punto le distanze, come è doveroso, le prendo io, dai maleducati e dagli ignavi».

Continua a leggere

Attualità

“Noi è, Io sono” la congrega che non crede nelle bollette, né nella patente

Pubblicato

il

Un bizzarro caso di cronaca avvenuto nei giorni scorsi a Brescia, successivo di qualche tempo rispetto ad un altro episodio bislacco accaduto sempre in Lombardia, accende i riflettori su “Noi è, Io Sono” una congrega italiana che segue le orme della setta statunitense “One People” che non riconosce gli Stati, le leggi e le forze dell’ordine.

Guardando le bollette del gas, specie negli ultimi inverni, sarà vacillata la fede di molti. Ed altrettante invocazioni al divino si saranno succedute. Ma la reazione di un cittadino di Iseo è fin troppo trascendentale: si rifiuta di pagare la bolletta perché non crede nello Stato e nelle leggi, tantomeno nella compagnia che gliel’ha recapitata. Fa parte di un gruppo che non riconosce alcuna organizzazione costituita e che si pone l’obiettivo di rinnovare la società. Si chiama “Noi è, Io Sono”, un’organizzazione che fin dal nome mette tutto in discussione, perfino la grammatica. E’ una sorta di costola italiana di “One People”, una setta statunitense attiva già da alcuni anni.

«Chi induce un uomo vivo a identificarsi nei documenti di una corporazione di diritto privato preclusa e pignorata, commette reato». Questa la motivazione del singolare ricorso presentato ad Iseo. La lettera non è stata recapitata alla compagnia elettrica, ma a sindaco, prefetto e questore. Ed è firmata con un’impronta insaguinata. Contiene anche una richiesta di risarcimento danni: «un’oncia troy al 99,9% valuta in argento puro». Qualora si avessero difficoltà a rintracciare il prezioso metallo, accetta anche un pagamento alternativo: «energia vitale». Che al cambio dovrebbe anche convenire.

Si tratta della seconda volta che un membro del gruppo “Noi è, Io sono” fa parlare di sé, sempre in Lombardia. Qualche mese fa, in provincia di Brescia, una signora è stata fermata per un controllo stradale ed è risultata senza patente. O meglio, una ce l’aveva: firmata con un’impronta di sangue, abilitava alla guida di veicoli, navi, aerei e affini, in quanto eterna essenza in corpo e fonte di valore. Sul sito del gruppo è anche possibile consultare la modulistica per ottenere queste ed altre certificazioni universali. Che però, almeno al momento, hanno un valore legale paragonabile al potere d’acquisto dei soldi del Monopoly.

Continua a leggere

Più letti

Copyright © 2020 by Iseini Group | Osservatore Quotidiano è un prodotto editoriale di Il Martino.it iscritto al tribunale di Teramo con il n. 668 del 26 aprile 2013 | R.O.C. n.32701 del 08 Marzo 2019 | Direttore : Antonio Villella | ISEINI GROUP S.R.L - Sede Legale: Alba Adriatica (TE) via Vibrata snc, 64011 - P.Iva 01972630675 - PEC: iseinigroup@pec.it - Numero REA: TE-168559 - Capitale Sociale: 1.000,00€ | Alcune delle immagini interamente o parzialmente riprodotte in questo sito sono reperite in internet. Qualora violino eventuali diritti d'autore, verranno rimosse su richiesta dell'autore o detentore dei diritti di riproduzione.