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Cronaca

«Gli stranieri devono rispettare le nostre regole», l’Iran non fa concessioni sulla liberazione di Alessia Piperno

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Nasser Kassani, ministro degli Esteri: «Le indagini continuano e le rispettive ambasciate e i cittadini stranieri vengono informati degli ultimi sviluppi. L’Iran è un Paese sicuro per tutti i viaggiatori stranieri, nessuno verrà disturbato. Ma devono rispettare le nostre regole». L’Iran non sembra intenzionato a fare sconti ai cittadini stranieri arrestati.

Non è in discesa la strada che porta alla liberazione di Alessia Piperno, la giovane travel blogger italiana arrestata in Iran la settimana scorsa. Sull’argomento è intervenuto oggi il Ministro degli Esteri dell’Iran, Nasser Kassani, che non ha usato parole concilianti: «i cittadini stranieri che si trovano in Iran, devono rispettare le nostre regole».

Kassani ha poi proseguito affermando: «Le indagini continuano e le rispettive ambasciate e i cittadini stranieri vengono informati degli ultimi sviluppi . L’Iran è un Paese sicuro per tutti i viaggiatori stranieri, nessuno verrà disturbato. Ma devono rispettare le nostre regole». Le indagini e le regole a cui fa riferimento, riguardano la partecipazione da parte dei cittadini stranieri all’ondata di sollevazione popolare che sta percorrendo l’Iran all’indomani dell’uccisione di Mahsa Amini.

Sembrerebbe questa la causa dell’arresto in Iran di Alessia Piperno, che sarebbe stata fermata insieme ad altre persone, tra cui altri stranieri, per aver preso parte alle manifestazioni anti governative. Il fatto che abbia davvero preso parte a queste manifestazioni però non è ancora stato confermato.

Sulla questione è intervenuto il padre della ragazza che ad Ansa ha commentato così le parole di Kassani: «Non mi risulta che Alessia stesse partecipando». L’uomo ha poi reso noto che le informazioni relative all’arresto della famiglia sono molto scarse: «Sulla situazione di Alessia purtroppo non ci sono novità. In questo momento ovviamente preferiamo il silenzio».

Cronaca

Revisione del processo sulla strage di Erba, decisione rinviata al 16 aprile

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Si saprà il prossimo 16 aprile se si celebrerà il processo di revisione nei confronti di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per la strage di Erba. La Corte ha chiesto più tempo per esaminare le carte della difesa. Azouz Marzouk, ormai convinto innocentista: «stiamo avendo la nostra rivincita».

Il presidente della Corte Antonio Minervini ha accolto la richiesta degli avvocati di Olindo Romano e Rosa Bazzi ed ha rinviato al 16 aprile l’udienza: « «A prescindere che non ce la facevamo a chiudere il processo oggi, credo che la memoria di parte civile richieda un po’ di studio». Si saprà dunque tra un mese abbondonante se verrà celebrato il processo di revisione sulla strage di Erba.

Olindo e Rosa nel 2006 sono stati condannati all’ergastolo, da reo confessi. Oggi sostengono che quelle confessioni vennero estorte in cambio di finte promesse. Oggi si trovavano in Aula ed hanno chiesto di non essere ripresi.

Presente in aula anche Azouz Marzouk che nella strage perse la moglie ed il figlio piccolo, che da anni sostiene la tesi dell’innocenza della coppia: «Sono emozionato, stiamo avendo la nostra rivincita. Sto facendo questa lotta per tutti. La pista della droga che tutti vogliono far credere mi sta creando molto problemi ora che mi sto trasferendo qui in Italia anche per trovare lavoro».

L’’Avvocato generale dello Stato, Domenico Chiaro, è stato il primo a intervenire. «Siamo di fronte a una manifesta inammissibilità delle richieste di prova. Si sono superati determinati limiti, spetta a noi far tornare questo processo nell’alveo della normalità. Non è vero che la condanna si fonda solo su tre prove. Se anche ne cadesse una avremmo comunque la possibilità di fare un processo indiziario. Quelle tre prove non sono le uniche sufficienti per la condanna», ha dichiarato. «Ci sono il poderoso movente, la manutenzione del contatore, il comportamento anonimo degli imputati, gli esiti parlanti del consulente sulle lesioni delle vittime, la mano sinistra meno forte e quella destra più forte. Non ci sono fatti nuovi. Devono esserlo anche dal punto di vista probatorio. Non è vero che la condizione mentale degli imputati non sia mai stata valutata. C’è stata una costante osservazione psichiatrica in carcere», ha aggiunto.

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Radiata dall’Ordine l’avvocatessa che faceva riti vodoo contro la sua cliente

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tentato omicidio con riti voodoo

Nel settembre scorso l’avvocatessa era stata condannata per peculato e falso, ma anche accusata di tentato omicidio attraverso riti voodoo, nei confronti di una sua assistita di 86 anni della quale amministrava il patrimonio.

Barbara Raimondo, l’avvocatessa accusata di peculato, falso e tentato omicidio con riti voodoo, è stata radiata dall’Ordine degli Avvocati di Genova. Nel settembre scorso è stata condannata con rito abbreviato in primo grado a 5 anni per le prime due accuse, ma anche in questo caso ha presentato appello. Secondo le accuse nei suoi confronti, avrebbe fatto sparire un milione e centomila euro dal patrimonio di un’anziana di 86 anni della quale era amministratrice di sostegno.

Raimondo avrebbe dovuto provvedere al mantenimento della donna, ma non avrebbe mai versato denaro sul contro della donna o su quella della Rsa nella quale era ospitata. La Gup Paola Faggioni le ha imposto un anno e mezzo di libertà vigilata ed ha disposto il sequestro conservativo di oltre un milione, poiché lei non ha mai risarcito le vittime.

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Vannacci sospeso per 11 mesi dall’Esercito, il suo legale: «faremo ricorso»

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Il provvedimento nei confronti del generale Roberto Vannacci, sospeso per 11 mesi dall’Esercito, ha carattere disciplinare: carenza di senso di responsabilità e possibili ripercussioni negative sull’immagine dell’Esercito.

«Ricorreremo al Tar del Lazio per annullarla» ha detto l’avvocato di Roberto Vannacci non appena si è appreso che il generale è stato sospeso dall’Esercito per 11 mesi. Una sospensione dal carattere disciplinare, motivata da carenza di senso di responsabilità e potenziali ripercussioni negative sull’immagine dell’Esercito.

Insomma, salvo una probabile candidatura con la Lega all’orizzonte, non si schiariscono le nubi sul capo di Vannacci, sotto inchiesta in tre diverse indagini per peculato, truffa, istigazione all’odio razziale e diffamazione nei confronti di Paola Egonu, la campionessa azzurra di pallavolo i cui tratti somatici nel libro best seller “Il mondo al Contrario «non rappresentano l’italianità».

 La sospensione, il cui provvedimento disciplinare è stato avviato il 30 ottobre scorso, prevede anche una detrazione di anzianità e il dimezzamento dello stipendio.

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