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Guerra in Ucraina, iniziata l’offensiva nel Donbass, Zelensky: «non importa quanti uomini la Russia invierà, ci difenderemo»

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Fallita la presa di Kiev, la Russia vuole occupare province del Donbass, Luhansk e Donetsk, e scatena un’offensiva al fine di aprirsi un collegamento con la penisola della Crimea, passando per Mariupol e la regione di Zaporizhzhia. Nella città cinta d’assedio, oltre 1000 civili nascosti nei rifugi dell’ex acciaieria Azovstal. Il comandante del battaglione Azov «combatteremo fino all’ultimo uomo».

«La battaglia del Donbass è cominciata…non ci importa quante forze la Russia mette in campo, noi combatteremo. Ci difenderemo» queste le parole con cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato l’inizio dell’offensiva russa nel Donbass. La guerra in Ucraina sembra infatti giunta ad una svolta. La Russia ha intensificato le operazioni nel Donbass e sembra intenzionata ad occupare i territori delle regioni “separatiste” per poi spingersi a sud, al fine di aprirsi un canale diretto verso la penisola della Crimea. Più che di una vera “seconda fase” del conflitto, sembrerebbe trattarsi però del ripiego verso nuovi obiettivi, dal momento che pare, per ora, fallita la presa di Kiev e, quindi, il rovesciamento del governo ucraino.

Secondo diversi analisti, Putin sarebbe intenzionato a penetrare nella parte meridionale del Paese, nelle regioni bagnate dal Mar d’Azov. Prima Mariupol, poi la regione di Zaporizhzhia, per congiungersi con la penisola di Crimea. In questo modo la Russia completerebbe la conquista dei territori rivendicati sin dal 2009, iniziata nel 2014 con l’annessione della Crimea. Qualche osservatore commenta che qualora questo piano andasse in porto, potrebbe paradossalmente aprirsi la strada verso il cessate il fuoco, dal momento che il presidente potrebbe sentirsi soddisfatto dopo l’offensiva nel Donbass. Secondo altri invece, non basterebbe a fermare le sue pretese nei confronti dell’Ucraina. Comunque sia dalla nazione sotto assedio giunge una sola risposta: non ci arrendiamo.

Di questo avviso ad esempio Michail Porog, comandante dell’oramai famigerato Quarto Battaglione Azov: «Non abbiamo mai neppure parlato di resa. I russi possono tranquillamente fare a meno dei loro ultimatum». Il riferimento è al monito che ha lanciato il Ministero della Difesa russo, il quale ha dato tempo fino alle 12 ai soldati trincerati nell’acciaieria Azovastal di di Mariupol per arrendersi e fino alle 15 per uscire disarmati, per avere salva la vita. «Gli eroi combattenti di Mariupol si batteranno sino all’ultimo uomo, non cercano il martirio ma sono pronti a morire. Ma i rinforzi arriveranno prima» ha affermato ancora Porog. Il drappello nazionalista è di stanza a Zaporizhzhia, la città più prossima a Mariupol, da settimane bersaglio di attacchi e bombardamenti. Il comandante del battaglione Azov ha confermato che nella città, oltre ad un numero altissimo di civili, sono presenti ancora molte forze, pronte ad opporre una strenua resistenza. Se però munizioni ed armi sono arrivati nelle settimane scorse alle truppe, non vale lo stesso discorso per cibo ed acqua, che oramai scarseggiano nella città assediata.

Ma non solo soldati dunque stanno cercando riparo nei rifugi dell’ex acciaieria Azovastal, un dedalo di oltre 11 chilometri quadrati di gallerie, capannoni, fornaci e condotti. Sarebbero almeno mille i civili che vi si nascondono, perlopiù donne, anziani e bambini. Diverse strutture sono in cemento armato, e quindi in in grado di fornire protezione dai raid, ma non tutte e in base a quanto riferito dai combattenti assediati, sarebbero state sganciate bombe anti-bunker. Nel frattempo il sindaco della città, portando come prova i registri cittadini, ha denunciato il fatto che oltre 40 mila persone sarebbero state deportate in Russia, o in latri territori ucraini sotto il controllo delle forze russe.

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Dal carcere al reality: Anna Sorokin, la truffatrice che ha ingannato New York

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Si chiamerà Delvey’s Dinner Club il reality show che Anna Sorokin, divenuta celebre come Anna Delvey, condurrà dall’appartamento nel quale sta finendo di scontare i domiciliari. Fingendosi una ricca ereditiera, riuscì ad introdursi nella società newyorkese e a farsi prestare ingenti somme di denaro. Accumulato debiti per 200 mila dollari. Nello show che condurrà tanti vip saranno suoi ospiti a cena: tra i primi nomi resi noti Madonna, Elon Musk e Marina Abramovic.

Anna Sorokin, torna a far parlare di sé, questa volta col suo vero cognome, anche se non rinuncia all’alias che l’ha resa celebra prima e detenuta poi. La trentunenne di origine russe che è riuscita a introdursi nell’alta società newyorkese fingendosi la rampolla di una ricca famiglia e a farsi prestare centinaia di migliaia di dollari a persone, società e banche, terminati i domiciliari condurrà un reality show.

La location è proprio l’appartamento in cui sta finendo di scontare la misura cautelare. Il titolo del reality è anch’esso indicativo: Delvey’s Dinner Club, che prende il nome dall’identità fasulla usata della Sorokin: Anna Delvey. Con questo nome ha accumulato 200 mila dollari di debiti. Scoperta nel 2017, è stata arrestata ed ha trascorso un periodo in carcere.

Recentemente la sua storia è tornata alla ribalta anche grazie ad una serie tv Netflix. La piattaforma ha infatti acquisiti i diritti sulla vita di Anna Sorokin per 320 mila dollari. Denaro che lei però non vedrà mai perché in base ad una legge statunitense spetta alle vittime delle truffe.

Nel reality show di Anna Sorokin ospiterà diversi vip a cena nella sua lussuosa casa ubicata nell’East Village. Tra i nomi già resi noti alla stampa, quelli di Madonna, Elon Musk e Marina Abramovic.

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Il Giorno della Memoria di Putin: «in Ucraina crimini neonazisti»

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Putin incontra i vertici delle comunità ebraiche in Russia e ribadisce che in Ucraina sono stati compiuti crimini neonazisti.

Ogni scusa è buona per legittimare un’operazione speciale, che in realtà è una guerra d’invasione, specie se ricade il Giorno della Memoria e il pretesto scelto per giustificare lo sconfinamento è la volontà di sconfiggere presunti nazisti. Per questo Vladmir Putin non si è lasciato sfuggire una così ghiotta occasione: all’incontro con i vertici delle comunità ebraiche russe, ricevute al Cremlino in occasione del Gorno della Memoria, ha nuovamente parlato di «crimini neonazisti» in Ucraina.

Dopo 11 mesi di conflitto è ancora scentro totale tra Russia e Ucraina, sia sul campo che nelle schermaglie verbali. Non si intravedono spiragli che lasciano sperare in un cessate il fuoco, anzi già si temono gli effetti della tanto annunciato controffensiva di primavera, quando lo scontro potrebbe inasprirsi ulteriormente. Putin, che ha mobilitato nuove truppe, secondo diversi analisti internazionali potrebbe lanciare un più convinto attacco al Donbass dopo l’inverno.

Per tale motivo, in questo periodo il tema caldo in politica estera è la fornitura di carri armati di nuova tecnologia all’Ucraina. Nei giorni scorsi ha fatto discutere la decisione relativa all’invio di carri Abrahams dagli Stati Uniti e Leopard da diversi Paesi. Russia che afferma di non sentirsi intimorita e che rilancia le teorie dello scontro frontale cercato dal blocco occidentale. Sull’argomento il portavoce del Cremlino Peskov ha affermato che Biden potrebbe porre fine alla guerra in ogni momento poiché detiene «la chiave del governo di Kiev», ma «non vuole usare questa chiave: al contrario, sceglie la strada per pompare ulteriormente armi in Ucraina».

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Meta reintegra Trump dopo la sospensione di due anni

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perquisita la residenza Donald Trump in Florida

Nick Clegg, il presidente dei global affairs di Meta, ha spiegato che gli account Facebook e Instagram di Trump, sospesi due anni fa dopo l’assalto al Congresso, saranno riattivati: «non vogliamo intralciare il dibattito». L’ex presidente, che su Twitter non è tornato dopo il reintegro, tuona su Truth, il suo nuovo social preferito: «non sarebbe mai dovuto accadere».

La sospensione è finita. Dopo 2 anni l’influencer Donald Trump potrà tornare a postare per i suoi follower sui social di Meta, Facebook ed Instagram. Gli account dell’ex presidente degli Stati Uniti d’America furono sospesi in seguito all’attacco al Congresso, nel 2021. Nick Clegg, il presidente dei global affairs di Meta, ha affermato: «In via generale non vogliamo intralciare il dibattito sulle nostre piattaforme, soprattutto in un contesto di elezioni democratiche. Il pubblico deve essere in grado di ascoltare quello che i politici hanno da dire – il bello, il brutto e il cattivo – in modo da poter effettuare scelte informate ai seggi».

In merito alla sospensione Clegg ha spiegato che si trattava di una «decisione straordinaria presa in circostanze straordinarie» e che il reintegro di Trump su Meta «non vuol dire che non vi sono limiti a quello che si può dire sulla nostra piattaforma. Quando c’è un rischio chiaro di danni al mondo reale allora agiamo».

«Non sarebbe mai dovuto accadere a un presidente in carica» tuona su Trump su Truth, il social sul quale si è spostato dopo la sospensione da Meta e Twitter. Anche il social dei cinguettii l’ha reintegrato, ma Trump non ha ancora riattivato il proprio profilo. Con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale del 2024 però, è probabile che Trump decida di riattivare i suoi account per rivolgersi ad una platea superiore.

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