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Cronaca

Iran, arrestato il regista dissidente Jafar Panahi: vinse il Leone d’oro a Venezia e l’Orso d’oro a Berlino

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Jafar Panahi
Jafar Panahi: foto di Cines del Sur Granada Film Festival (via Flickr CC)

Jafar Panahi, regista iraniano molto critico nei confronti del regime di Teheran, è stato arrestato per cause che ancora non sono state rese note. Si tratta del terzo regista arrestato in Iran in due settimane.

La stretta e la censura al libero pensiero in Iran, si avvolge in particolare intorno al collo del cinema, in questi gironi. Nel giro di un paio di settimane, sono stati arrestati tre registi. L’ultimo, Jafar Panahi, molto attivo nella critica sociale e politica. Per il cineasta sessantaduenne che trionfò a Venezia e Berlino, si sono riaperte le porte del carcere. Già nel 2010 infatti fu condannato a sei anni per propaganda contro il regime.

I motivi del suo arresto non sono ancora stati resi noti. Sembrerebbe che il fermo sia scattato dopo che Jafar Panahi si è recato in Procura per chiedere informazioni sui colleghi in custodia cautelare. La scorsa settimana a finire in manette sono stati Mohammad Rasoulof, anch’egli vincitore di un Orso d’oro a Berlino, e Mostafa Alehmad, . Questi ultimi, hanno preso parte alle proteste in seguito al crollo di un edificio commerciale di 10 piani, lo scorso 23 maggio, in una città del sud ovest dell’Iran e sono stati arrestati insieme ad altre persone per «incitamento ai disordini e minaccia alla sicurezza piscologica della città».

Oggi è stata la volta di Jafar Panahi. Dopo la condanna del 2010 non ha lasciato il Paese, anche se gli è stato vietato dirigere o scrivere film, viaggiare, parlare coi media stranieri per 20 anni. Proprio a causa di questa sentenza non poter ritirare i prestigiosi riconoscimenti internazionali. Nei suoi film sono forti le critiche e le denunce sul regime iraniano.

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Attualità

Nuovo virus identificato in Cina: arriva dal toporagno

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PECHINO – “Sappiamo poco del virus Langya”, il nuovo virus identificato in Cina, “che pure appartiene a una famiglia nota da tempo e ad alta letalità. Sappiamo che ha la sua sorgente in un roditore, un topo ragno. Il dato rassicurante” per quanto riguarda la trasmissione “è che questo virus, identificato in una paziente cinese, non sembra avere la capacità di diffondersi da uomo a uomo e pare abbia una patogenicità relativamente bassa”.

Così all’Adnkronos Salute Giorgio Palù, professore emerito di virologia dell’Università di Padova e presidente dell’Agenzia italiana del farmaco.

“Langya è un henipavirus, appartiene a un genere già conosciuto dalla fine del ‘900, e fa parte della famiglia dei paramyxovirus, a cui appartengono altri virus che conosciamo come il parainfluenzale, il virus respiratorio sinciziale”, spiega Palù, sottolineando che l’Organizzazione mondiale della sanità guarda con sospetto a questo patogeno per la sua parentela “con virus ad alta letalità”.

Come riporta l’Adnkronos, descritta in uno studio condotto da scienziati di Cina e Singapore e pubblicato sul ‘Nejm’, questa infezione – una zoonosi – provoca sintomi come febbre, affaticamento, tosse e può compromettere anche la funzionalità epatica e quella renale. Attualmente non esiste un vaccino o un trattamento per l’henipavirus, l’unica terapia è la gestione delle complicanze.

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Attualità

West-Nile virus, +53% i casi in sette giorni in Italia

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ROMA – Cresce il numero di casi e i decessi da West Nile virus in Italia: dall’inizio di giugno fino allo scorso 9 agosto sono stati segnalati 144 contagi, 50 in più rispetto a 7 giorni fa con un aumento del 53%.

Come riporta l’Ansa, tre i morti nell’ultima settimana, che portano il bilancio dall’inizio della stagione a 10 decessi: 6 in Veneto, 2 in Piemonte, 1 in Lombardia e 1 in Emilia-Romagna.

Sono i dati salienti della Sorveglianza su West Nile e Usutu virus realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità.

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Attualità

Bassetti si propone come ministro della Salute per il centrodestra

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Matteo Bassetti si propone come ministro della Salute

Il sempre schivo Matteo Bassetti, uno degli infettivologi che la pandemia Covid ha trasformato in popstar, mette a disposizione i suoi talenti per il governo che verrà e si propone come ministro della Salute, per il centrodestra: «storicamente quelli che hanno lavorato meglio sono stati dei medici».

Matteo Bassetti è pronto a scendere in campo, se verrà convocato. Non sembra intenzionato a candidarsi per le prossime elezioni politiche, ma si mette a disposizione del prossimo presidente del Consiglio. Bassetti dunque è pronto a raccogliere l’onere di svolgere il ruolo di ministro della Salute: «Preferirei essere chiamato come tecnico. Come si fa per il ministro dell’Economia: prima si considera la competenza poi eventualmente l’area politica». L’Italia chiamò. O comunque se non tutta la patria, almeno qualche politico: «Ho molti rapporti con i politici, ritengo sia fisiologico considerato quel che è successo negli ultimi anni».

Bassetti ha rivelato in un’intervista al Corriere della Sera, di essere pronto a mettersi a servizio dello Stato: «la mia disponibilità in questo momento è di offrire un aiuto in chiave tecnica. Sono convinto che questo Paese debba andare nella direzione del merito e delle competenze. Io sono a disposizione per quanto riguarda le mie». Quando gli si chiede se sta pensando di diventare il prossimo ministro della Salute risponde con un laconico «certo» per poi proseguire affermando che: « Credo che storicamente i ministri della Salute che hanno lavorato meglio siano stati dei medici: Elio Guzzanti, Girolamo Sirchia, Umberto Veronesi. Tanto più in questo momento, tra Covid e vaiolo delle scimmie, serve un ministro tecnico. E un infettivologo a maggior ragione. Non c’è il tempo perché un politico arrivi e capisca come funziona, magari circondandosi di consulenti».

Bassetti ministro dunque, ma con chi? «Io sono un liberale. Mi sono sempre ritenuto un liberale di centro. Ma soprattutto sono dalla parte della sanità. Un partito che vuole cambiare in meglio la nostra sanità mi rappresenta. Se non condividere le posizioni di Speranza significa essere di centrodestra, allora sono di centrodestra». Quando la giornalista Logroscino lo incalza sui rapporti con Fratelli d’Italia, Bassetti mantiene il riserbo, ma non smentisce: «La questione specifica dei miei contatti preferisco resti riservata».

Dunque, Matteo Bassetti è pronto a fare il Ministro della Salute in qualità di tecnico, ma qualche rudimento di politica lo ha appreso e prima di tutto si scaglia contro chi attualmente ricopre questa carica ed appartiene ad uno schieramento diverso a quello che guarda. Il giudizio su Speranza è spietato: «Non sono per niente soddisfatto di come è stata gestita la sanità negli ultimi anni. Speranza ha fatto una riforma che è un disastro, una riforma populista che parte già fallita. Serve un cambio radicale. In realtà mi aspettavo che il presidente Draghi, persona che stimo naturalmente, provvedesse a sostituire Speranza già quando si è insediato a Palazzo Chigi».

E in merito alle posizioni tenute da Meloni e Salvini sui vaccini nei mesi scorsi? Bassetti non ha nulla da obiettare? No, a quanto pare: «Nessun imbarazzo. Entrambi hanno riconosciuto merito ai vaccini. Tutto va circostanziato al momento. La loro critica più aspra riguardava il green pass, uno strumento non scientifico ma politico, sul quale sono legittime le obiezioni politiche». Sarà un tecnico, ma col politichese ci sa fare.

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