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Politica

Italia prima per evasione dell’Iva, Meloni: «non è colpa nostra»

L’Italia è anche terza per divario tra gettito previsto e riscosso.

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Il report della Commissione Europea indica l’Italia come prima nell’evasione dell’Iva: più di 26 miliardi di euro non riscossi. L’ira di Giorgia Meloni: «la responsabilità è dei governi precedenti».

«Non possono certo dire che pure questo è colpa nostra» il virgolettato attribuito a Giorgia Meloni e pubblicato oggi da La Stampa. La Presidente del Consiglio si riferisce al report della Commissione Europea secondo il quale l’Italia gode di un primato poco invidiabile: è la prima in Europa per evasione dell’Iva, l’Imposta sul valore aggiunto. 26,2 miliardi di euro non riscossi dallo Stato, che gli sono valsi per l’undicesimo anno consecutivo la prima piazza del podio della mancata riscossione dell’imposta.

«Sa benissimo che se il sistema fiscale non funziona la responsabilità è dei governi precedenti» prosegue ancora il retroscena sulla presidente. Colui che sa è Paolo Gentiloni, commissario all’economia dell’Unione Europea, che ha presentato il report. Il nervosismo della Meloni è evidente anche nei confronti di colui che ricoprì la carica di presidente del Consiglio ben prima di lei. Pare dunque evaporato l’affetto con il quale si erano salutati da buoni “italiani all’estero” alla prima a Bruxelles della neo eletta capo del Governo.

Nel report diffuso nei giorni scorsi, l’Italia conquista anche un’altra medaglia: non solo è prima per evasione dell’Iva, seguita da Francia (14 miliardi di euro) e Germania (11,1 miliardi di euro), ma è anche terza per divario tra gettito previsto e riscosso (20.8%) alle spalle di Romania (35,7%) e Malta (24,1%).

Dati che non mettono in buona luce il governo che, sebbene da poco in carica, è già stato accusato di aver proposto misure che se non favoriscono, di certo non contrastano l’evasione fiscale. L’innalzamento della soglia dei pagamenti in contanti, lo stralcio alle caselle esattoriali e l’addio all’obbligatorietà di accettare transizioni elettroniche anche per piccoli pagamenti erano già state criticate prima che questi dati venissero diffusi. Alla luce di questa nuova classifica, complica l’iter di queste proposte.

Politica

Fazzolari smentisce: «mai detto di voler insegnare a sparare nelle scuole»

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Il sottosegretario alla presidenza del consiglio smentisce un articolo comparso su La Stampa, nel quale veniva “svelato” un retroscena secondo il quale Giovanbattista Fazzolari avrebbe ipotizzato di insegnare a sparare agli studenti nelle scuole.

Insegnare agli studenti a sparare nelle scuole, fin da quando sono giovanissimi: non si tratterebbe di un discorso surreale tratto dalla quarta stagione di Boris, ma della proposta che avrebbe formulato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, da molti considerato il numero due della premier, secondo un articolo pubblicato da La Stampa.

Il quotidiano riporta un retroscena captato a margine dell’incontro tra Giorgia Meloni e il premier etiope, nel quale Fazzolari avrebbe detto a Franco Federici, consigliere militare presso la presidenza del Consiglio: «Dobbiamo fare un tavolo per un progetto di insegnamento del tiro a segno nelle scuole. C’è tutta una rete di associazioni che si possono coinvolgere e mettere in contatto con il mondo delle scuole. Ci sono ragazzi molto appassionati e bravi che lo fanno nel tempo libero. Manca una struttura e un riconoscimento ufficiale. È un’attività che io penso meriti la stessa dignità degli altri sport».

Quindi studenti al poligono di tiro durante l’ora di ginnastica e giovani che imparano a sparare direttamente nelle scuole secondo la proposta di Fazzolari riportata da La Stampa. Guardando a quello che succede negli Stati Uniti a cadenza quasi periodica, portare armi a scuola non sembrerebbe una grande idea.

Un’ipotesi dalla cui paternità però Fazzolari si smarca: «L’articolo apparso oggi sul quotidiano La Stampa nel quale si sostiene che io vorrei “insegnare a sparare nelle scuole” è ridicolo e infondato. La chiacchierata tra me e il generale Federici, consigliere militare del Presidente Meloni, che il giornalista di La Stampa crede di aver carpito come uno scoop verteva su tutt’altro. La necessità di fornire maggiori risorse per l’addestramento di Forze armate e Forze di polizia e oltre a ciò l’ipotesi di prevedere un canale privilegiato di assunzione in questi corpi dello Stato per gli atleti di discipline sportive reputate attinenti, anche se non olimpiche, quali paracadutismo, alpinismo e discipline di tiro. Due misure alle quali lavoreremo al più presto».

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Politica

Endorsement di Di Maio a Giorgia Meloni: «sta facendo un lavoro importante»

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Al Sustainability Forum di Fortune Italia, torna a parlare l’ex vicepremier Luigi Di Maio, che spende parole al miele per Giorgia Meloni. Sul suo allontanamento dalla scena politica afferma: «La vita ci porta fuori dalle zone di comfort».

Dalla debacle elettorale, di Luigi “Giggino” Di Maio si erano perse un po’ le tracce. Rarissime le apparizioni e gli interventi, attività social pressoché azzerata, assenza da colonne di giornale e ospitate in tv. Si è tornato a discutere dell’ex vice premier e ministro degli Esteri in relazione ad una possibile nomina ad inviato speciale europeo nel Golfo Persico, decisione ancora sospesa. Ma oggi Luigi Di Maio, il grillino della prima ora poi ripudiato, l’uomo dei governo gialloverde e giallorosso, colui che fece la scommessa, persa, di Impegno Civico, è tornato a parlare e ha speso parole di apprezzamento nei confronti dell’operato di Giorgia Meloni.

Al Sustainibility Forum di Fortune Italia ha dialogato con il giornalista Emilio Carelli al quale ha affermato: ««In questa fase – lontano dalle istituzioni – sono pronto a tante sfide, vedremo quali sentirò di accogliere. Posso dire che c’è tanta vita “dopo”. È una cosa scontata, ma che deve incoraggiare a non essere legati a una sola esperienza. La vita ci porta fuori dalle zone di comfort e questo ci consente di confrontarci con nuove sfide e scoprire capacità che non pensavamo neanche di avere». Un’affermazione quest’ultima quanto meno azzardata, considerando che si tratta di uno dei personaggi più “memati” di sempre. Il rischio che possa tornare in auge sui social con questa dichiarazione è concreto.

Buono il giudizio sull’esecutivo: «Siamo la seconda forza manifatturiera di Europa, questo richiede un intervento energetico massiccio e ritengo che il lavoro che si sta facendo, anche con la visita della presidente Meloni in Algeria e in Libia, sia molto importante in ottica di indipendenza energetica a breve medio termine. L’Italia non è messa male grazie a infrastrutture come il Tap che approda in Puglia e le due pipeline, dall’Algeria e dalla Libia. Queste tre ci consentono di diversificare le fonti, perché alcune di queste hanno una spare capacity molto alta. Altro fattore sono i rigassificatori, perché non tutto il gas può arrivare via tubo, per questo Piombino e Ravenna sono strategiche».

Il verdetto sulla presidente del Consiglio è roseo: «Sono sicuro che le mie valutazioni interessino poco le persone. Da cittadino italiano ed ex ministro degli Esteri, ero preoccupato per le nostre relazioni internazionali e sull’atlantismo. Ma sia con la legge di Bilancio e sia con l’annuncio della firma del sesto decreto di supporto militare all’Ucraina, queste preoccupazioni sono state smentite. Credo che il decreto sia molto importante non perché da questo dipende la resistenza ucraina, ma perché è un segnale importante alla nostra alleanza e agli alleati ucraini». Più intricata la situazione interna: «Sono abbastanza scettico che si riesca a risolvere il problema sugli occupabili del reddito di cittadinanza, in pochi mesi, incrociando la domanda e l’offerta, quindi costruendo il software per assegnare i posti di lavoro, perché il problema della gelosia delle banche dati in Italia da parte degli enti è un tema che ho affrontato in tutto il mio mandato, una questione difficile da risolvere. Se si fosse meno gelosi delle banche dati della pubblica amministrazione, risolveremmo molti problemi in Italia».

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Cronaca

I sottosegretari Ostellari e Delmastro sotto scorta dopo le intimidazioni degli anarchici

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In seguito agli attacchi e alle intimidazioni degli anarchici dei giorni scorsi, i sottosegretari alla giustizia Ostellari e Delmastro sono stati messi sotto scorta.

Continuano a tener banco il caso Cospito e il corollario di polemiche relative alla sua detenzione. Dopo che nei giorni scorsi la discussione si era spostata, oltre che sul regime di carcere duro al quale è sottoposto l’anarchico, anche sull’opportunità o meno di divulgare notizie riservate, sebbene non secretate, da parte del deputato Donzelli, è di questa mattina la notizia secondo la quale i sottosegretari alla giustizia Andrea Ostellari e Andrea Delmastro sarebbero stati posti sotto scorta, in seguito alle intimidazioni degli anarchici dei giorni scorsi.

Andrea Delmastro Delle Vedove, di Fratelli d’Italia, è stato indicato come la persona che ha passato le informazioni sui dialoghi di Cospito in carcere al vicepresidente del Copasir Donzelli, che le ha poi rivelate in aula, come indicato dallo stesso collega di partito.

Ostellari invece, avvocato quarantottenne padovano, è un esponente leghista. Tra le sue deleghe vi è anche quella del trattamento dei detenuti e proprio questa lo avrebbe esposto ai possibili attacchi della rete anarchica, che da giorni sta imbrattando di scritte intimidatorie i muri di Padova. Ostellari non ha potere decisionale sul regime carcerario al quale Cospito è costretto, ma si occupa di questione relative alla salute e al benessere dei detenuti.

La decisione di metterlo sotto scorta sarebbe stata presa giorni in assoluta segretezza e, in attesa di una decisione ufficiale della Prefettura di Roma attesa per il 10 febbraio, Ostellari sarebbe stato messo sotto protezione temporanea.

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