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Joe Biden annuncia la morte di Ayman Al Zawahiri, in seguito ad un raid aereo

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ucciso da un drone a Kabul Ayman al Zawahiri

Il leader di Al Quaeda, numero due di Osama Bin Laden, è morto. Lo ha annunciato il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che ha reso noti i dettagli del raid aereo con cui è stato ucciso. Il dottore egiziano si trovava in una casa ubicata in un quartiere residenziale benestante, a Kabul. I talebani, che avevano stretto un accordo di collaborazione con gli Usa, non nascondono il proprio disappunto.

«Gli Stati Uniti hanno condotto con successo un raid aereo a KAbul in Afghanistan, nel quale è stato ucciso l’emiro di Al Quaeda, Ayman Al Zawahiri» poche e semplici parole con cui Joe biden, presidente degli stati Uniti d’America, ha annunciato al mondo l’uccisione del successore di Osam Bin Laden alla guida dell’organizzazione islamista.

Al Zawahiri è stato ucciso da un drone lo scorso 30 luglio in una casa di Kabul, nella benestante area di Sherpur, una zona residenziale. A confermarlo gli stessi talebani, che non nascondono il proprio disappunto per il raid avvenuto nella capitale afgana. Gli accordi di Doha sottoscritti tra talebani e statunitensi infatti, vietano raid americani in Afghanistan. Ma prevedono anche una più stretta collaborazione da parte dei seguaci della scuola coranica, nel prevenire o fermare attentati.

Sembrerebbe dunque che gli accordi di Doha non siano poi così stringenti. Gli americani non hanno avvisato i talebani ed è difficile immaginare che Al Zawahiri si nascondesse in Afghanistan senza che loro lo sapessero. Anzi, sembrerebbe addirittura che abbiano cercato di proteggere la sua “latitanza” e che subito dopo il raid abbiano trasferito la sua famiglia. Ad affermarlo, un funzionario della Casa Bianca.

Oltretutto, nel raid in cui è rimasto ucciso Al Zawahiri, avrebbe perduto la vita anche il ministro degli interni afgano Sirajuddin Haqqani, in passato ricercato per terrorismo. I talebani, che hanno riconquistato il potere in Afghanistan dopo una ventina d’anni di occupazione delle truppe Nato, sono impegnati in una difficile campagna di riconoscimento internazionale della propria legittimità e contemporaneamente hanno ridato il via ad una serie di riforme che hanno eliminato gran parte delle libertà e dei diritti civili che la popolazione ha potuto assaggiare negli anni successivi all’occupazione da parti degli Sati Uniti.

Non è facile fare previsioni ora sui futuri rapporti tra i paesi occidentali e i talebani, ma il fatto che Al Zawahiri sia morto in seguito ad un raid americano in Afghanistan non facilita la distensione. E l’estate in cui la Russia ha invaso l’Ucraina, la Cina soffia sempre più forte venti di guerra su Taiwan, nei Balcani ritornano ad acuirsi le tensioni etniche e l’Iran riprende a minacciare lo sviluppo di armi atomiche si fa sempre più rovente.

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Salvini critica Sanremo, Amadeus: «Guardi un film»

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Nella conferenza stampa odierna, sollecitato a rispondere sulle esternazioni del ministro dei trasporti Matteo Salvini che si è scagliato contro il Festival di Sanremo in diverse occasioni, Amadeus cala i panni del costituzionalista e difende la scelta di non guardarlo: «si chiama libertà».

Il Festival di Sanremo è cominciato, il Paese è bloccato, internet è monotematico e Salvini ne approfitta per fare polemica. Fino a qui tutto regolare, ma oggi è successa una cosa che non si era mai verificata durante il “mandato” di Amadeus: il conduttore ha risposto a Salvini.

Il Fstival non sembra essere un appuntamento sacro per il ministro. Nei giorni scorsi ha prima criticato la possibile partecipazione in video di Zelensky, successivamente ha criticato la presenza di Paola Enoglu, ieri ha twittato contro l’esibizione di Blanco («che non ho visto») ed oggi, in un’intervista a Rtl 102.5, ha affermato che non guarda e che non guarderà il Festival, al quale preferirà un film.

«Salvini sono quattro anni che se la prende con Sanremo – ha risposto Amadeus quando gli hanno chiesto un commento – Basta non guardarlo. Ho sentito che nella serata della finale guarderà un film, spero che sceglierà un buon film per i suoi ragazzi. Rispetto il pensiero dell’onorevole, si chiama libertà».

Poi anche un passaggio sulle polemiche innescate dalla presenza di Paola Enoglu, che in molti hanno criticato a causa delle parole della celebre pallavolista che ha parlato di razzismo in Italia: «Vuole che uno non parli e questo non va bene. Ieri Benigni ha parlato dell’articolo 21 della Costituzione, mi auguro che lo abbia ascoltato».

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Salvini contro Zelensky a San Remo: «festival della canzone e non altro»

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L’annuncio da parte dei vertici Rai circa la presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky al Festival di San Remo, con un messaggio video , fa storcere il naso a Matteo Salvini: «se avrò tempo per guardare San Remo sarà per ascoltare le canzoni».

Volodymyr Zelensky sul palco dell’Ariston, in collegamento video. Durante il Festival di San Remo, sarà trasmesso un video messaggio del presidente ucraino Zelensky. L’annuncio è stato dato ieri, sebbene già da qualche mese fosse noto che vi si stava lavorando mei corridoi di viale Mazzini. Una scelta che diventa inevitabilmente politica e che non trova tutti d’accordo. Tra coloro non particolarmente entusiasti alla presenza di Zelensky a San Remo, Matteo Salvini.

«Speriamo che Sanremo rimanga il festival della canzone italiana e non altro» ha affermato il ministro dei Trasporti, che anche in passato ha dimostrato di avere particolarmente a cuore la rassegna musicale e che ha aggiunto che qualora trovasse il tempo per guardare il popolare festival, lo farebbe solo per «ascoltare le canzoni e non per ascoltare altro».

Un’uscita che rinfocola le scintille in maggioranza relativamente al sostegno militare all’Ucraina, che in merito alla politica estera, soprattutto per quanto riguarda il macro tema Russia, non è apparsa monolitica.

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Scontro tra direttori (e prof): Mentana chiede a Travaglio di dissociarsi da Orsini

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«Il signor Orsini sarà chiamato a rispondere di questa falsificazione, ma mi piacerebbe che il tuo giornale si dissociasse» Mentana scrive una lettera a Travaglio in merito ad un articolo pubblicato dal fatto Quotidiano a firma di Alessandro Orsini.

Il direttore del tg di La7 Enrico Mentana ha scritto una lettera al direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio per chiedergli di dissociarsi da un articolo a firma di Alessandro Orsini che il quotidiano ha pubblicato.

Nell’articolo Orsini ha scritto: «i media dominanti hanno assecondato la linea estremista di Biden e la narrazione secondo cui la Russia è uno Stato debolissimo con un esercito di cartone. Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Foglio, Libero, Il Giornale, L’Espresso, Radio 24, Enrico Mentana molti altri irresponsabili hanno fatto a gara a sostenere questa rappresentazione grottesca della realtà». In merito a questa frase Mentana scrive a Travaglio: «Il signor Orsini sarà chiamato ovviamente a rispondere di questa offensiva falsificazione, da cui mi piacerebbe che il tuo giornale si dissociasse, al di là della paradossale elezione a “medium dominante” del sottoscritto, direttore del tg sulla rete che ben conosci».

Non si è fatta attendere la replica del direttore de Il Fatto Quotidiano, che pur difendendo la scelta editoriale, cerca di gettare acqua sul fuoco: «Caro Enrico, sulla guerra abbiamo pubblicato e continuiamo a pubblicare pareri molto diversi, anche opposti. Il mio è più vicino a quello del professor Orsini che al tuo, anche perché il suo mi pare più aderente alla realtà che sempre più drammaticamente sta emergendo. Ma non vedo motivi per cui questa polemica, sicuramente aspra, debba approdare in un tribunale». In conclusione, Travaglio si concede un’impertinenza: «Non sottovalutare il tuo peso, e non solo quantitativo per le centinaia (o migliaia?) di ore di maratone sulla guerra, nel panorama dell’informazione televisiva: se non sei “dominante” tu, chi mai lo è?»

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