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Approvata dalla Camera la proposta di legge sul suicidio assistito

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ROMA – Ieri la Camera dei Deputati ha approvato con un’ampia maggioranza la proposta di legge con cui si vuole introdurre in Italia il suicidio assistito, cioè la procedura con la quale la persona malata assume autonomamente il farmaco per morire. La proposta di legge “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita” è stata approvata dalla Camera con 253 voti a favore, 117 contrari e un’astensione, e ora passerà al Senato.

Il testo regolamenta quanto previsto dalla Corte Costituzionale con la sentenza del 2019 sulla morte di “DJ Fabo”. Quella sentenza stabiliva che, a determinate condizioni, non fosse punibile una forma di eutanasia definita assistenza al suicidio, cioè quando, in specifiche e circoscritte circostanze, una persona di fatto aiuta un’altra a morire. La sentenza aveva, quindi, stabilito che in Italia si può aiutare una persona a morire senza rischiare di finire in carcere se quella persona ha una patologia irreversibile, se la patologia irreversibile le provoca sofferenze fisiche o anche solamente psicologiche per lei intollerabili, se la persona è pienamente capace di decidere liberamente e consapevolmente, e se è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

A favore hanno votato i deputati di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali e alcuni del Gruppo Misto. Il centrodestra invece ha votato come previsto in larga parte contro, ma c’è stato un piccolo gruppo di deputati – 7 di Forza Italia e 5 di Coraggio Italia – che ha votato a favore della legge, distanziandosi dalla linea ufficiale dei propri partiti. Tra questi ci sono stati gli ex ministri Stefania Prestigiacomo e Elio Vito, e l’ex presidente del Lazio Renata Polverini. Nel corso della discussione nelle commissioni e in aula, il testo è stato modificato in alcune parti ma il suo impianto è rimasto inalterato. Sono stati invece respinti tutti gli emendamenti soppressivi che aveva presentato il centrodestra.

La proposta di legge approvata dalla Camera stabilisce che può fare richiesta di morte volontaria medicalmente assistita una persona che sia maggiorenne, capace di intendere e di volere e di prendere decisioni libere, e che sia affetta da una patologia irreversibile e con “prognosi infausta” o che sia portatrice di una condizione clinica irreversibile, e che tali condizioni causino sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili e che siano attestate dal medico curante o dal medico specialista che ha in cura la persona.

Com scrive Il Post, la persona che richiede il suicidio assistito deve inoltre essere tenuta in vita da “trattamenti di sostegno vitale” (un macchinario o da una terapia farmacologica) e deve anche essere stata in precedenza coinvolta in un percorso di cure palliative, rifiutate o interrotte. Il medico a cui viene fatta la richiesta ha il compito di redigere un rapporto che deve poi inviare a un comitato per la valutazione clinica territorialmente competente. In caso di parere favorevole del comitato, il medico trasmette la documentazione alla direzione sanitaria dell’azienda ospedaliera di riferimento che dovrà garantire il decesso del malato presso il suo domicilio o in ospedale. Medici e personale sanitario possono però rifiutarsi di eseguire la procedura, grazie alla clausola di obiezione di coscienza inclusa nella proposta di legge.

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Il cardinale Becciu indagato in Vaticano per associazione a delinquere

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ROMA – In un filone d’indagine aperto dal promotore di giustizia vaticano parallelamente al processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu risulta indagato con altre persone per associazione a delinquere.

Come riporta l’Ansa, lo ha confermato oggi ai giornalisti il promotore di giustizia Alessandro Diddi, che, in apertura della 37/a udienza del processo, ha riferito dell’esito della rogatoria per l’ipotesi di reato associativo, nell’ambito della quale il Tribunale di Sassari ha trasmesso in Vaticano i risultati degli accertamenti condotti sulla Cooperativa Spes di Ozieri, guidata dal fratello di Becciu, Antonino.

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Salvini: “L’Alta velocità a Bari bloccata per presenza carrubi e mandorli”

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Matteo Salvini

ROMA – “E’ notizia di oggi che l’alta velocità a Bari che costa 406 milioni di denaro pubblico, per il momento per decisione del Tar è bloccata per carrubi e mandorli, perché lungo il percorso ci sono carrubi e mandorli, come peraltro un ponte interrotto in Sardegna da mesi, che va abbattuto e ricostruito, è bloccato per la probabile presenza di rane e di trote”.

Così il vice premier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in occasione dell’assemblea di Coldiretti. “Io adoro i carrubi, i mandorli, le rane e le trote. Ma bisogna trovare il modo di far convivere la tutela dell’ambiente con la presenza umana, lo sviluppo, l’innovazione e il progresso”.

In merito al Ponte sullo Stretto, Salvini ha poi aggiunto: “Conto di avere finanziamenti da Bruxelles, li chiederò il 5 dicembre”.

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Scuola, Valditara: “Lavori socialmente utili per ragazzi violenti, da umiliazione nasce riscatto”. Poi le scuse

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ROMA – La scuola, secondo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, deve avere un valore pedagogico. Ecco perché, come riporta TgCom24, durante l’incontro Italia-Direzione Nord, che si è tenuto a Milano il 21 novembre, ha lanciato la sua proposta sui lavori socialmente utili per i ragazzi violenti, usando parole che, però, hanno scatenato le polemiche.

“Soltanto lavorando per la collettività, umiliandosi anche, si prende la responsabilità dei propri atti – ha affermato -. Evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità, di fronte ai propri compagni. Da lì nasce il riscatto”. Dinanzi al termine “umiliazione” l’opposizione ha sferrato le più pesanti critiche, accusando il ministro leghista di avere un atteggiamento “repressivo e ideologico”. Il ministro si è poi scusato per quello che ha definito “un termine sicuramente inadeguato”, ma ha “confermato il messaggio: imparare l’umiltà di chiedere scusa”.

Un altro tema affrontato da Valditara è quello dei cellulari in classe. La scuola, secondo il ministro, deve “garantire a studenti e docenti un tempo di studio in classe senza distrazioni”. Per questo motivo il titolare del dicastero dell’Istruzione vorrebbe far diventare una regola nazionale il divieto di usare gli smartphone in classe durante le lezioni. Una proposta che non ritiene utile l’opposizione ma che il vicepremier Matteo Salvini ha difeso: “E’ di buon senso”, ha commentato il segretario della Lega.

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