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Politica

La corsa al 3%: Paragone ha più speranze di Renzi e Calenda di superare lo sbarramento

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Renzi Calenda

Nell’universo subatomico dei partitini e delle piccole formazioni politiche che si candideranno alle prossime elezioni con l’obiettivo di superare la soglia di sbarramento, i più grandi rimangono Renzi, Calenda e Paragone. Se i primi due non si mettessero insieme, il terzo, in base ai sondaggi, avrebbe più speranza di loro di vincere la corsa al 3%.

La partita degli “altri” sarà avvincente quasi quanto quella di chi vuole vincere le elezioni. Come a fine campionato la lotta salvezza è interessante quasi quanto la lotta scudetto, anche alle Politiche si guarda con curiosità alle corsa al 3%, ovvero la sida tra le formazioni che puntano a superare la soglia di sbarramento, quelle che di solito nei sondaggi vengono appunto indicati come “altri”. La parte del “gigante” per ora la fa Gianluigi Paragone, che continua ad accarezzare il sogno di far approdare in Parlamento la sua ItalExit alle prossime elezioni. I sondaggi lo danno tra il 2% e il 4%. Certo non un plebiscito, ma comunque superiore alle stime che riguardano Italia Viva e Azione, prese singolarmente, che invece si attestano intorno al 2%.

Questo per quanto riguarda i grandi tra i piccoli. Ma sono tante altre le formazioni che si presenteranno alle urne. Ad esempio, la strana intesa di Italia Sovrana e Polare, una federazione quantomeno eterogenea che va dal Partito Comunista di Marco Rizzo, a Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, passando per Patria Socialista, Ancora Italia e Riconquistare l’Italia. Non un’unione politica, ma programmatica: no euro, no Nato, no vaccino, tra le altre rivendicazioni. No voti, il rischio concreto.

A sinistra del Pd, la sinistra extraparlamentare 2.0 per così dire, si trova Unione Popolare, che riunisce Rifondazione Comunista e Potere al popolo ed esprime come candidato Luigi De Magistris, il cui nome apparirà sul simbolo insieme all’arcobaleno. Resta ancora da capire cosa farà Possibile, di Giuseppe “Pippo” Civati, che sui social ha ricevuto diverse inviti a candidarsi. Il partito ha reso noto che la sua intenzione è quella di portare le sue idee in Parlamento e che sta ragionando in vista del voto. Interlocuzioni con altri soggetti possibili ci sono stati e sono ancora in corso e le riserve verranno sciolte molto probabilmente entro il 14 agosto.

Attualità

Rula Jebreal: «il padre della Meloni criminale e narcotrafficante», la replica: «la querelo»

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La giornalista Rula Jebreal ha scatenato un putiferio sui social dopo che in un tweet in cui commentava la campagna elettorale di Giorgia Meloni ha tirato in ballo il defunto padre della leader di FdI, che aveva chiuso fin da piccolissima i rapporti col genitore, definito criminale e trafficante di droga.

«Durante la sua campagna elettorale Giorgia Meloni, il nuovo Primo Ministro italiano, ha promosso un video di stupro in cui si afferma che i richiedenti asilo sono criminali che vogliono sostituire i cristiani bianchi. Ironia della sorte, il padre della Meloni è un famigerato trafficante di droga/criminale condannato che ha scontato una pena in prigione». Questo il tweet della giornalista palestinese con passaporto italiano Rula Jebreal che ha scatenato una bufera.

Il riferimento è ad un articolo pubblicato dalla stampa spagnola nei giorni scorsi, relativo ai guai giudiziari del padre della Meloni. Francesco Meloni, con il quale la figlia ha troncato ogni rapporto in giovanissima età, nel 1995 venne condannato in spagna a 9 anni di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti.

Riferendosi a questa notizia, Rula Jebreal ha pubblicato il suo commento sulla campagna elettorale di FdI. Una frase che ha attirato tantissime polemiche nei confronti della scrittrice, ma anche molte manifestazioni di solidarietà nei confronti della Meloni. La replica della leader di FdI non si è fatta attendere e su Facebook ha scritto: «Signora Jebreal, spero che potrà spiegare al giudice quando e dove avrei fatto la dichiarazione che lei mi attribuisce», riferendosi al passaggio sui richiedenti asilo nel quale la Meloni, secondo la Jebreal, avrebbe definito criminali i richiedenti asilo.

Ma nel suo post la Meloni ha commentato anche il comportamento della stampa: «Il tatto della stampa italiana che racconta dei guai di mio padre, ma omette nei suoi titoli roboanti un elemento fondamentale. Tutti sanno che mio padre andò via quando avevo poco più di un anno. Tutti sanno che ho scelto di non vederlo più all’età di undici anni. Tutti sanno che non ho mai più avuto contatti con lui fino alla sua morte. Ma poco importa, se i “buonisti” possono passare come un rullo compressore sulla vita del “mostro”. Evidentemente tra le tante cose che non valgono per me c’è anche il detto “le colpe dei padri non ricadano sui figli”».

A questo proposito Rula Jebreal è tornata sulla questione, tentando di correggere in qualche modo il tiro: «Le responsabilità penali non ricadono mai su terzi. Ciò che evidenzio è che la propaganda politica della Meloni e di Trump molto spesso, criminalizza un’intera categoria e fomenta l’odio».

Ma nel frattempo a polemica è divampata e la giornalista si è attirata critiche e commenti di biasimo bipartisan. Tra i primi a manifestare solidarietà a Giorgia Meloni, Giuseppe Conte, che ha detto: «Questo è fango su Giorgia Meloni. Io Meloni e Fratelli d’Italia con il M5S li combatto in tutte le sedi, ma sul piano politico. Non si possono però addebitare in maniera subdola a una figlia – che dal genitore è stata abbandonata, senza avere più rapporti – i reati e gli errori del padre».

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Attualità

Compleanno Berlusconi, mongolfiera con palloncini a cuore e striscioni in cielo: il regalo di Marta

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MILANO – “Guardate che sorpresa, che bel regalo ho ricevuto! Grazie a tutti per gli auguri!”. Così Silvio Berlusconi ha diffuso, attraverso il proprio profilo Twitter, un breve video che racconta parte della giornata di ieri, in cui il Cavaliere ha festeggiato 86 anni. Ad organizzare la romantica sorpresa, Marta Fascina, la sua partner e “quasi moglie”.

Nella breve clip si vede Berlusconi, seduto su una panchina insieme alla compagna e ad uno dei suoi cani, osservare una mongolfiera piena di palloncini rossi a forma di cuore ed un maxi striscione con la scritta “Buon compleanno amore, ti amo, Marta”, portato in cielo da un aereo ultraleggero.

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Politica

Si allunga la coda dei pretendi alla segreteria Pd, l’ultimo è De Luca

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Il Presidente di Regione Campania Vincenzo De Luca sarebbe pronto a presentare la sua candidatura alla segreteria del Pd. Si va così ad allungare la lista dei pretendenti che vede Stefano Bonaccini ancora in pole position.

Tra frasi sibilline su Facebook ed indiscrezioni di stampa non smentite, le voci circolate nelle ultime ore si fanno sempre più insistenti. Vincenzo De Luca sarebbe pronto ad uscire dal suo feudo campano e a giocare la partita a livello nazionale per la segreteria del Pd. «E’ in gioco, ormai il carattere di forza nazionale del Pd. Il Sud è scomparso dal suo orizzonte da anni e anni – scrive su Facebook il Presidente di regione Campani – E in queste condizioni, si rischia di diventare un partito meno che regionale, condannato all’ininfluenza. Ho apprezzato la grande dignità personale e politica espressa da Letta. Bene un congresso rapido, e quanto più aperto alla partecipazione popolare, e non autoreferenziale».

Parole che hanno alimentato le teorie dei giornalisti che hanno incalzato l’entourage di De Luca, che non hanno confermato nulla, ma che non hanno nemmeno smentito mezza parola. «C’è un vuoto da riempire» è la frase che La Verità attribuisce ad un collaboratore del governatore.

Se confermata, la candidatura alla segreteria del Pd di Vincenzo De Luca potrebbe essere ufficializzata nei prossimi giorni ed andare ad infoltire la lunga lista dei pretendenti. Su tutti, il favorito rimane Stefano Bonaccini, attualmente Presidente di Regione Emilia-Romagna. Oltre a lui la sua vice, Elena Ethel “Elly” Schlein, giovane rampante del centrosinistra. In politica fin da giovane, entrò nel Pd nella corrente civatiana. Nel 2013 fu l’ideatrice della protesta “Occupy Pd” contro i franchi tiratori che impedirono a Prodi di salire al Quirinale. L’anno successivo viene eletta europarlamentare, prima di uscire dal partito e l’adesione Possibile in contrasto con l’allora segretario Matteo Renzi. Poi la rottura con Civati e la corsa alle regionali emiliane del 202 da sola, con la lista “Coraggiosa” che le valse una chiamata da Bonaccini. Paladina dei diritti civili, fece coming-out in diretta tv. Più recentemente ha strappato applausi al comizio di chiusura della campagna elettorale del centrosinistra in Piazza del Popolo a Roma.

Ma molto probabilmente non sarà una corsa a tre. Tra coloro che stanno riflettendo prima di sciogliere le riserve anche la ex ministro Paola De Micheli, il sindaco di Bari Antonio Decaro, quello di Pesaro Matteo Ricci, il ministro del Lavoro Andrea Orlando, Peppe Provenzano, Goffredo Bettini. Anche l’eterno ministro della Cultura Dario Franceschini ci starebbe pensando. E mentre rischia di aprirsi una faida tra l’ala riformista che guarda al terzo polo e chi invece ipotizza di ricucire coi pentastellati, pare che in seguito al congresso rientreranno alla base i figluol prodighi Bersani e Speranza, il cui Articolo 1 dovrebbe confluire nuovamente nelle fila del Partito Democratico.

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