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La guerra dell’arte: l’Ermitage chiede indietro le opere in prestito all’Italia

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SAN PIETROBURGO – Il conflitto fra Russia e Ucraina e il precipitare dei rapporti con quelli che ieri Vladimir Putin ha definito Paesi ostili irrompe anche nel mondo dell’arte e dei musei.

Il ministero della Cultura russo, come riporta l’Ansa, ha invitato le sue istituzioni a farsi restituire tutte le opere date in prestito all’estero e una circolare del ministero della Cultura italiano ha sancito la sospensione con effetto immediato di tutte le attività relative all’iniziativa ‘Anno incrociato dei musei Italia-Russia’”, che include anche la fine di tutte “le attività di promozione culturale istituzionale” con la Federazione Russa, “con il conseguente ritiro di ogni atto amministrativo relativo a qualunque forma di partnership e collaborazione in corso e ad eventuali istruttorie prodromiche al rilascio di patrocini”.

Di conseguenza, l’Ermitage ha chiesto il rientro del materiale che si trova ora esposto in Italia come la ‘Giovane donna con cappello piumato’ di Tiziano, esposta alla mostra di Palazzo Reale ‘(Tiziano e la figura della donna veneziana nel ‘500’) nonché le 25 opere della rassegna dedicata al Grand Tour alle Gallerie d’Italia sempre a Milano, che era stata realizzata in collaborazione con il museo di San Pietroburgo, ma anche la Giovane donna di Pablo Picasso che era il cuore della mostra dedicata al dipinto del 1909, mai finora esposto in Italia, in programma alla Fondazione Fendi di Roma fino al 15 maggio. Come riporta l’Ansa, altre opere dovranno essere restituite poi da Palazzo Roverella di Rovigo, dove il 26 di febbraio si è aperta la grande esposizione dedicata a Kandiskij, con 80 opere del grande pittore russo gran parte delle quali proveniente da musei e collezioni private russe.

 “A me pare evidente che quando un proprietario chiede la restituzione delle proprie opere, queste debbano essere restituite”, ha commentato il ministro della Cultura Dario Franceschini. Cortese ma senza possibilità di replica, la lettera inviata dal direttore dell’Ermitage Mikhail Piotrovsky al direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina e al presidente di Skira editore Massimo Vitta Zelman. “In base alla decisione del ministero russo della Cultura tutti i prestiti in essere devono essere restituiti dall’estero alla Russia e come sapete l’Ermitage è un museo statale che dipende dal ministero della Cultura”. Quindi “dobbiamo riprendere gli oggetti dell’Ermitage che sono esposti a Palazzo Reale nella mostra ‘Tiziano e l’immagine della donna’”. La richiesta è di predisporre l’imballaggio e la spedizione. “Capisco perfettamente che questa decisione vi creerà grande dispiacere ed inconvenienti e spero nella vostra comprensione” ha aggiunto.

Come riporta l’Ansa, la questione dunque non riguarda solo Milano e non solo l’Ermitage. Proprio dalla Russia, più precisamente da Mosca, da poche settimane sono rientrati a Milano i 26 inestimabili capolavori della collezione Mattioli, dichiarata indivisibile e insostituibile dallo Stato italiano nel 1973. Capolavori di autori come Boccioni, Morandi, Balla, Severino che sono stati il nucleo centrale di due mostre organizzate in Russia per l’anno dei musei : prima al museo Russo di San Pietroburgo dal 15 luglio al 4 ottobre per ‘Futurismo Italiano Cubofuturismo russo’ e poi al museo Puskin di Mosca dove con la rassegna ‘I capolavori futuristi della collezione Mattioli’ sono stati visibili fino al 16 gennaio scorso. Da lì le opere sono rientrare in camion a Milano. I proprietari le hanno date in comodato gratuito per cinque anni (rinnovabili) al museo del Novecento. 

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Si sposano in terapia intensiva perchè è convinto di morire. Ma il cuore compatibile arriva 12 ore dopo le nozze

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uscita ospedale dottoressa NoVax radiata

TORINO – Storia a lieto fine quella di una coppia che ha pronunciato le proprie promesse di matrimonio dentro il reparto di terapia intensiva dell’ospedale Molinette di Torino con la convinzione che sarebbero state di “fine vita”. 

I due erano insieme da sei anni e hanno una figlia piccolissima nata lo scorso 15 aprile. Tutto sembrava procedere per il meglio e il loro matrimonio si sarebbe dovuto celebrare il prossimo settembre.

L’uomo, però, è stato colto da un violento infarto. Subito i soccorsi lo hanno portato presso l’ospedale di Verduno, ma la situazione era talmente critica che si è reso necessario il trasporto all’ospedale Molinette dove le sue condizioni giorno dopo giorno sono diventate sempre più critiche. 

Era necessario un cuore nuovo che però non è arrivato e così la coppia ha deciso di coronare il sogno sposandosi dentro il reparto di terapia intensiva delle Molinette. Un rito civile, con tanto di palloncini, un momento di commozione, gioia, ma anche tristezza.

Durante la prima notte di nozze, però, è arrivata la notizia più bella: è stato trovato un cuore per Maurizio. L’equipe delle Molinette è corsa subito a Napoli a prelevare il cuore che poco dopo è stato trapiantato dentro il torace dell’uomo. A condurre l’operazione è stato il dottor Massimo Boffini e ci ha impiegato ben sette ore. 

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Papa: “Per ora non mi dimetto”. E smentisce di avere il cancro

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ROMA – Il Papa ha smentito le speculazioni in merito alle possibili dimissioni circolate dopo l’annuncio della visita all’Aquila, il 28 agosto, dove è seppellito Celestino V, che si era dimesso nel 1294. Francesco, in una conversazione con l’agenzia Reuters, smentisce anche le voci secondo le quali sarebbe malato di cancro. I medici “non me l’hanno detto”, replica con la sua consueta verve ironica. E sulla crisi in Ucraina conferma che, per raggiungere il risultato della pace, vorrebbe andare a Kiev, “è possibile che riesca”, dopo il viaggio in Canada, che si terrà a fine luglio. Quindi verosimilmente a settembre.

“La prima cosa è andare in Russia per cercare di aiutare in qualche modo, ma mi piacerebbe andare in entrambe le capitali”, aggiunge riferendosi al desiderio di andare anche a Mosca. Francesco ha riferito anche che ci sono stati contatti tra il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, su un possibile viaggio a Mosca. I segnali iniziali – ha detto il Papa – non sono stati buoni, perché Mosca aveva fatto sapere che non era il momento giusto. Il Pontefice ha lasciato comunque intendere che ora qualcosa potrebbe essere cambiato: “Ho pensato che se il presidente russo mi avesse dato una piccola finestra per servire la causa della pace…”, ha detto lasciando in sospeso l’ipotesi. In questo scenario si inserisce l’incontro interreligioso che si terrà in Kazakistan il 14 e 15 settembre.

Come riporta l’Ansa, la partecipazione di Francesco, anche se ancora non annunciata ufficialmente, viene data per certa. E nella capitale Nur-Sultan potrebbe esserci l’incontro con il Patriarca di Mosca Kirill, che si doveva tenere a Gerusalemme e poi rinviato proprio per la grave crisi in corso con l’Ucraina. Incontrando la delegazione della Lega Europea di Nuoto, in vista dei campionati che si terranno a Roma ad agosto, con un messaggio rivolto agli atleti ha auspicato che le gare in agenda possano essere “un motivo per manifestare con ancora maggior forza il nostro impegno per un mondo senza guerre, senza odio tra i popoli, senza minaccia nucleare”. “Penso che anche voi, come me, siate addolorati perché su questa festa sportiva pesa l’ombra della guerra in Ucraina”, ha aggiunto Francesco.

Come riporta l’Ansa, sulle sue dimissioni, argomento tra i più gettonati in Vaticano e sulla stampa specializzata, soprattutto in relazione all’annuncio della sua visita all’Aquila, “tutte queste coincidenze hanno fatto pensare ad alcuni che la stessa ‘liturgia’ – ha commentato Francesco riferendosi alle dimissioni di Celestino V – sarebbe avvenuta. Ma non mi è mai passato per la testa. Per il momento no, davvero”. Il Papa allo stesso tempo è tornato a dire che la possibilità di dimettersi sarà presa in considerazione, soprattutto dopo la scelta fatta da Benedetto XVI nel 2013, nel caso la salute gli rendesse impossibile continuare nel suo ministero, per il bene della Chiesa. Ma alla domanda su quando potrebbe accadere, ha risposto: ‘Non lo sappiamo. Dio lo dirà”.

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Omicidio Niccolò Ciatti:15 anni al ceceno Bissoultanov. Il padre: “Vergogna”

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FIRENZE – 15 anni di reclusione inflitti in Spagna al ceceno Rassoul Bissoultanov per l’omicidio di Niccolò Ciatti, morto il 12 agosto 2017 a Lloret de Mar dopo un pestaggio in una discoteca.

Come riporta l’Ansa, lo riferisce su Facebook il padre, Luigi Ciatti: “Il Presidente del Tribunale di Girona ha inflitto la pena minima di 15 anni. Penso che dovrebbe studiare la parola Giustizia. Giustificare una sentenza del genere con ‘per quanto possa sembrare duro ai parenti’ credo che veramente dovrebbe cambiare lavoro”. “Ci troviamo di fronte persone che dovrebbero essere dalla nostra parte”, “invece sono al fianco degli assassini. Siete la vergogna di un mondo civile”.

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