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Liz Truss eletta leader del partito conservatore britannico: domani sarà premier

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I Tories hanno scelto a chi affidare le redini del partito e le chiavi di Downing Street, al posto del dimissionario Boris Johnson: Liz Truss, attuale ministra degli Esteri, che ha sconfitto al ballottaggio Rishi Sunak.

Le buste hanno sentenziato. Al ballottaggio finale, in cui decisivo si è rivelato lo scrutinio del voto postale degli iscritti, Liz Truss si è imposta con un ampio margine su Rishi Sunak ed è diventata la nuova leader del Partito Conservatore e Unionista. L’attuale ministra degli Esteri ha ottenuto 81.136 voti dei circa 172.000 militanti, mentre Sunak si è fermato a 60.399.

L’annuncio ufficiale è stato dato da Graham Brady, che presiede il Comitato 1922, una organo interno al partito a cui è stato affidato l’incarico di gestire l’elezione del nuovo leader. Prevista per domani la visita del premier dimissionario Boris Johnson nella residenza scozzese di Balmoral, per rassegnare definitivamente le proprie dimissioni anticipate alla Regina Elisabetta.

Sua Maestà si trova ancora nella villa in cui solitamente trascorre l’estate, su consiglio dei medici che hanno suggerito di posticipare il rientro a Londra. A seguire la sovrana novantaseienne dovrebbe avere un colloquio privato con Liz Truss per affidare, per la quindicesima volta durante il suo mandato, l’incarico di formare un governo. Sarà la prima volta che tale incarico non verrà affidato a Londra. Termina quindi un triennio molto intenso per la storia contemporanea britannica, segnato dall’ascesa di Boris Johnson e dal suo rapido declino sull’ondata degli scandali che l’hanno travolto.

Previsto per mercoledì il primo intervento della neopremier alla Camera dei Comuni, durante il Question Time. Le questioni calde con le quali dovrà confrontarsi in prima battuta la nuova prima ministra sono la crisi economica, l’aumento del costo della vita e il ciclo di scioperi che sta investendo la Gran Bretagna da quest’estate. Ma la vera sfida che attende la neoleader Tory è di medio periodo, dal momento che è chiamata a invertire una rotta elettorale che vede il suo partito alla deriva. Sono in molti quelli che scommettono che alle prossime elezioni i conservatori pagheranno ancora lo scotto, in termini di voti, del governo Johnson e le prossime elezioni si preannunciano come una debacle elettorale. Toccherà alla Truss ribaltare queste catastrofiche previsioni. O almeno a perdere con una certa dignità.

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Salvini critica Sanremo, Amadeus: «Guardi un film»

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Nella conferenza stampa odierna, sollecitato a rispondere sulle esternazioni del ministro dei trasporti Matteo Salvini che si è scagliato contro il Festival di Sanremo in diverse occasioni, Amadeus cala i panni del costituzionalista e difende la scelta di non guardarlo: «si chiama libertà».

Il Festival di Sanremo è cominciato, il Paese è bloccato, internet è monotematico e Salvini ne approfitta per fare polemica. Fino a qui tutto regolare, ma oggi è successa una cosa che non si era mai verificata durante il “mandato” di Amadeus: il conduttore ha risposto a Salvini.

Il Fstival non sembra essere un appuntamento sacro per il ministro. Nei giorni scorsi ha prima criticato la possibile partecipazione in video di Zelensky, successivamente ha criticato la presenza di Paola Enoglu, ieri ha twittato contro l’esibizione di Blanco («che non ho visto») ed oggi, in un’intervista a Rtl 102.5, ha affermato che non guarda e che non guarderà il Festival, al quale preferirà un film.

«Salvini sono quattro anni che se la prende con Sanremo – ha risposto Amadeus quando gli hanno chiesto un commento – Basta non guardarlo. Ho sentito che nella serata della finale guarderà un film, spero che sceglierà un buon film per i suoi ragazzi. Rispetto il pensiero dell’onorevole, si chiama libertà».

Poi anche un passaggio sulle polemiche innescate dalla presenza di Paola Enoglu, che in molti hanno criticato a causa delle parole della celebre pallavolista che ha parlato di razzismo in Italia: «Vuole che uno non parli e questo non va bene. Ieri Benigni ha parlato dell’articolo 21 della Costituzione, mi auguro che lo abbia ascoltato».

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Salvini contro Zelensky a San Remo: «festival della canzone e non altro»

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L’annuncio da parte dei vertici Rai circa la presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky al Festival di San Remo, con un messaggio video , fa storcere il naso a Matteo Salvini: «se avrò tempo per guardare San Remo sarà per ascoltare le canzoni».

Volodymyr Zelensky sul palco dell’Ariston, in collegamento video. Durante il Festival di San Remo, sarà trasmesso un video messaggio del presidente ucraino Zelensky. L’annuncio è stato dato ieri, sebbene già da qualche mese fosse noto che vi si stava lavorando mei corridoi di viale Mazzini. Una scelta che diventa inevitabilmente politica e che non trova tutti d’accordo. Tra coloro non particolarmente entusiasti alla presenza di Zelensky a San Remo, Matteo Salvini.

«Speriamo che Sanremo rimanga il festival della canzone italiana e non altro» ha affermato il ministro dei Trasporti, che anche in passato ha dimostrato di avere particolarmente a cuore la rassegna musicale e che ha aggiunto che qualora trovasse il tempo per guardare il popolare festival, lo farebbe solo per «ascoltare le canzoni e non per ascoltare altro».

Un’uscita che rinfocola le scintille in maggioranza relativamente al sostegno militare all’Ucraina, che in merito alla politica estera, soprattutto per quanto riguarda il macro tema Russia, non è apparsa monolitica.

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Scontro tra direttori (e prof): Mentana chiede a Travaglio di dissociarsi da Orsini

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«Il signor Orsini sarà chiamato a rispondere di questa falsificazione, ma mi piacerebbe che il tuo giornale si dissociasse» Mentana scrive una lettera a Travaglio in merito ad un articolo pubblicato dal fatto Quotidiano a firma di Alessandro Orsini.

Il direttore del tg di La7 Enrico Mentana ha scritto una lettera al direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio per chiedergli di dissociarsi da un articolo a firma di Alessandro Orsini che il quotidiano ha pubblicato.

Nell’articolo Orsini ha scritto: «i media dominanti hanno assecondato la linea estremista di Biden e la narrazione secondo cui la Russia è uno Stato debolissimo con un esercito di cartone. Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Foglio, Libero, Il Giornale, L’Espresso, Radio 24, Enrico Mentana molti altri irresponsabili hanno fatto a gara a sostenere questa rappresentazione grottesca della realtà». In merito a questa frase Mentana scrive a Travaglio: «Il signor Orsini sarà chiamato ovviamente a rispondere di questa offensiva falsificazione, da cui mi piacerebbe che il tuo giornale si dissociasse, al di là della paradossale elezione a “medium dominante” del sottoscritto, direttore del tg sulla rete che ben conosci».

Non si è fatta attendere la replica del direttore de Il Fatto Quotidiano, che pur difendendo la scelta editoriale, cerca di gettare acqua sul fuoco: «Caro Enrico, sulla guerra abbiamo pubblicato e continuiamo a pubblicare pareri molto diversi, anche opposti. Il mio è più vicino a quello del professor Orsini che al tuo, anche perché il suo mi pare più aderente alla realtà che sempre più drammaticamente sta emergendo. Ma non vedo motivi per cui questa polemica, sicuramente aspra, debba approdare in un tribunale». In conclusione, Travaglio si concede un’impertinenza: «Non sottovalutare il tuo peso, e non solo quantitativo per le centinaia (o migliaia?) di ore di maratone sulla guerra, nel panorama dell’informazione televisiva: se non sei “dominante” tu, chi mai lo è?»

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