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Marina Ovsyannikova rifiuta l’asilo politico in Francia e resta in Russia: «sono una patriota». Rischia 15 anni di carcere

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Marina Ovsyannikova rifiuta l'asilo politico in Francia

Marina Ovsyannikova, la giornalista che ha interrotto il telegiornale della tv di stato russa mostrando un cartello di dissenso nei confronti dell’invasione dell’Ucraina, rischia 15 anni di carcere, ma ha rifiutato l’offerta di asilo politico del presidente francese Macron. In un’intervista a France 24 ha dichiarato di non voler abbandonare la sua patria: «dobbiamo fermare questa follia prima che arrivi la guerra nucleare».

Non lascerà il suo Paese per rifugiarsi in Francia, nonostante rischi 15 anni di carcere. Questa la decisione di Marina Ovsyannikova, la giornalista russa che ha mostrato in diretta tv un cartellone in cui si poteva leggere «no war» e altre scritte in cirillico di protesta nei confronti della propaganda russa. Ha motivato la sua scelta di non accettare la proposta di asilo politico avanzata dal presidente Macron, in un’intervista a France 24.

La giornalista ha spiegato che non vuole abbandonare il suo Paese, perché è una patriota. Ha affermato che uno dei suoi due figli piccoli l’ha rimproverata per aver messo in pericolo la sua famiglia e lei gli ha risposto che «nella vita devi prendere a volte decisioni complicate. E soprattutto dobbiamo fermare questa follia prima che arrivi la guerra nucleare».

Marina Ovsyannikova ha parlato anche del dissenso interno russo, più intenso di quanto si potrebbe pensare. Secondo la giornalista, le manifestazione di protesta in Russia non hanno avuto il giusto risalto mediatico, né sono stati particolarmente efficaci perché limitati, controllati e contenuti dal governo. Ha poi affermato che abbandonerà il suo lavoro alla tv di stato russa, Channel One, e che tanti suoi colleghi vorrebbero fare la stessa cosa, per i suoi stessi motivi, ma desistono a causa della precaria situazione economica.

Per quanto riguarda il dissenso maturato in lei, ha spiegato che questo sentimento stava crescendo già da anni e se l’arresto di Alexei Navalny ha dato un’improvvisa accelerata al processo, l’invasione dell’Ucraina è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

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Chiuso un tempio buddista in Thailandia, tutti i monaci positivi alla metanfetamina

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Foto tratta dal web (Freepick).

Gli abitanti di alcuni villaggi in Thailandia non possono più meditare al tempio perché i monaci sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che i risultati dei test antidroga hanno dimostrato che fossero positivi all’anfetamina.

Un funzionario del distretto di Bung Sam Phan, in Thailandia ha reso noto che un tempio buddista della provincia di Phetchabun è costretto a chiudere per mancanza di monaci. Non si tratta di un improvviso tracollo di fede, ma di una clamorosa impennata del consumo di droga. Tutti i monaci del tempio buddista infatti, sono risultati positivi alla metanfetamina in seguito ad alcuni controlli antidroga.

Tutti e quattro i monaci, compreso l’abate, sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che il risultato del test ha confermato la loro dipendenza da metanfetamina. «Il tempio è ora vuoto e gli abitanti dei villaggi vicini sono preoccupati di non poter fare alcuna cerimonia» ha spiegato il funzionario distrettuale, Boonlert Thintapthai, che ha poi aggiunto che saranno presto inviati altri monaci.

Negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio boom del consumo di metanfetamina, che imperversa tra le strade tailandesi. Il flusso di droga, in base a quanto riferito dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, parte Stato birmano di Shan e passa attraverso il Laos. I cristalli di metanfetamina vengono venduti a circa cinquanta centesimi.

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Le Parisien: “Macron indagato per finanziamento illecito”

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PARIGI – Secondo il quotidiano francese Le Parisien, il presidente francese Emmanuel Macron è indagato, in un’indagine giudiziaria, con l’accusa di “favoritismo” e “finanziamento illecito della campagna elettorale” del 2017 da parte della Procura finanziaria nazionale (PNF).

Come riporta l’Ansa, le indagini riguardano i legami tra Emmanuel Macron e la società di consulenza McKinsey. Secondo quanto riferiscono Le Parisien e France Info, l’inchiesta riguarda i legami tra Macron e società di consulenza private, dunque, esterne all’amministrazione pubblica.

Le Parisien parla di sospetti finanziamenti illeciti nelle campagne presidenziali che nel 2017 e nel 2022 lo hanno condotto all’Eliseo, come anche l’attribuzione di alcune commesse pubbliche. In una nota, la Procura nazionale finanziaria francese (Pnf) non cita mai il nome di Macron ma annuncia di aver aperto due fascicoli giudiziari a fine ottobre riguardanti rispettivamente “le condizioni di intervento di uffici di consulenza nelle campagne elettorali francesi del 2017 e del 2022” e relativi sospetti di “favoritismo”.

Come riporta l’Ansa, la nota è stata diffusa dagli uffici del procuratore della Repubblica, Jean-François Bohnert. Durante la campagna presidenziale del 2022, si erano moltiplicate le critiche contro Macron, in particolare rispetto ai contratti conclusi negli ultimi cinque anni tra lo Stato e società di consulenza private come l’americana McKinsey. Il 17 marzo, il Senato rivelò che le commesse dello Stato per questo tipo di consulenze private sono “più che raddoppiate” tra il 2018 e il 2021, toccando un record di oltre un miliardo di euro nel 2021.

McKinsey fu la società di consulenza privata maggiormente sollecitata dalle autorità francesi durante la pandemia. Il rapporto dei senatori ha suscitato dure critiche sull’uso di fondi pubblici e l’opposizione ha invocato un’inchiesta su eventuali favoritismi alla multinazionale Usa.

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Furto e adulterio: 12 persone frustate allo stadio in Afghanistan

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KABUL – Dodici persone tra le quali 3 donne sono state frustate in pubblico ieri in uno stadio nella provincia di Logar, a sud di Kabul, dopo la condanna per furto e adulterio di un tribunale locale. Lo riferisce la Ap online, citando un funzionario coperto da anonimato.

Come riporta l’Ansa, il governatore della provincia ha inviato centinaia di inviti per la punizione pubblica andata in scena nello stadio della cittadina di Pul Alam. I condannati, riferiscono le fonti, hanno ricevuto ciascuno tra le 21 e le 39 frustate. Alle centinaia di persone che hanno assistito è stato vietato di scattare foto o riprendere video.

Il leader dei Talebani Haibatullah Akhundzada ha chiesto l’applicazione stretta della sharia una decina di giorni fa, riaprendo la strada alle punizioni in pubblico, che includono esecuzioni, lapidazioni e flagellazioni.

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