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Mario Draghi si è dimesso, si andrà ad Elezioni anticipate

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dimissioni Draghi

Questa volta Mattarella non ha potuto far altro che prendere atto delle dimissioni di Mario Draghi: scioglimento delle camere e governo incaricato per il disbrigo degli affari correnti. La Camera, quando il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha comunicato la sua decisione di salire al Colle e rassegnare nuovamente le sue dimissioni, gli ha riservato l’onore delle armi e gli ha concesso un lungo applauso. Toccato, il premier dimissionario si è concesso una battuta: «a volte anche il cuore dei banchieri centrali viene usato».

Alla fine, insomma, Conte, Salvini e Berlusconi hanno fatto cadere il governo. Ma un po’ anche Draghi stesso, che nei suoi discorsi, più che cercare davvero la via della conciliazione, ha sparato bordate prima ai leghisti e poi ai pentastellati. Sono stati forse gli interventi di Draghi a far pendere il piatto della bilancia in favore delle elezioni e rendere inevitabili le dimissioni. Molti parlamentari ieri in mattinata erano sicuri: si rimette tutto a posto. Ma si trattava di politici navigati, scafati, abituati ai giochi di potere. Meno Mario Draghi che da banchiere è più bravo a tirare le somme che a far giri di parole: o si va avanti uniti e senza tirare troppo la corda, oppure fermiamoci qua. I partiti hanno scelto di fermarsi qua.

Non è stato possibile dunque sottoscrivere il nuovo patto chiesto dal premier, che ha incassato sì la fiducia, ma senza l’appoggio di Lega e Movimento 5 Stelle. La risoluzione presentata da Pier Ferdinando Casini ha incassato 95 voti favorevoli e 38 contrari. Solo 133 i votanti, il minimo necessario. I pentastellati si sono schierati presenti non votanti giusto per non ripetere la votazione.

Se alla vigilia, anche all’interno dello stesso Movimento 5 Stelle, qualcuno ha creduto possibile un recupero in extremis, fin dalle prime dichiarazioni di Draghi, ha capito che questa strada non era percorribile. Il discorso del premier dimissionario non ha lasciato molto margine e ad innervosirsi non sono stati solo i pentastellati, ma anche i leghisti. E poi, inaspettatamente, al coro degli scontenti si è unita anche Forza Italia, suscitando reazioni contrastanti tra i suoi. Maria Stella Gelmini si è dimessa, rilanciando dichiarazioni al vetriolo: «Forza Italia si è disciolta nel populismo salviniano, il partito che conoscevo io non avrebbe mai preferito le pulsioni sovraniste di Salvini a Draghi». Sembrerebbe che a breve altri potrebbero seguire il suo esempio.

In casa Pd regna la costernazione. Letta non è riuscito nell’impresa di salvare la legislatura e mantenere, nonostante tutto, il partito al governo. E alle prossime elezioni teme che possano essere dolori. Il campo largo è un ricordo e a destra rischiano di arrivare primi e secondi, se non si dovessero presentare insieme. Certo è che la distanza tra il centrodestra di governo e il centrodestra con più voti rimane. Ma ora inizia la campagna elettorale che può appianare tutte le divisioni emerse durante i governi gialloverdi, giallorossi e di unità nazionale.

Si vota il 2 ottobre. La prima data utile sarebbe stata il 25 settembre, ma cadendovi la ricorrenza del Capodanno Ebraico, non può essere scelta come data delle Elezioni.

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Vannacci si scusa con Paola Egonu: «è italianissima»

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Vannacci abiura il passaggio su Paola Egonu («non ha tratti somatici italiani») e la certifica «italianissima». La campionessa azzurra lo ha querelato.

Dietro front. Paola Egonu è «italianissima», parola di Generale Roberto Vannacci. Il candidato con la Lega alle prossime Europee, ha offerto le sue scuse all’azzurra con una lettera aperta, nella quale si può leggere: «Lei è italianissima, è una italiana di cui andiamo orgogliosi: una persona che, per quanto di origini diverse, ha scelto di rappresentare il nostro paese e di aderire senza alcuna riserva agli ideali fondanti della nostra Repubblica assurgendone a simbolo e a rappresentante nel mondo agonistico» Già in questo passaggio si intuisce qualche distinguo che comunque non saranno assenti nella lettera.

Vannacci, quando ancora seguiva una carriera militare all’insaputa della stragrande maggioranza degli italiani e delle italiane, nel suo libro “Il mondo al contrario” aveva dedicato contestatissimo passaggio ai «tratti somatici» di Paola Egonu.

Dopo le polemiche, e la querela, l’ex generale ora il leghista prova a far chiarezza: «Non ho mai avuto dubbi sulla sua cittadinanza italiana e sono personalmente e convintamente fiero che lei rappresenti il nostro tricolore con la sua eccellenza sportiva, ma questo non può celare visivamente la sua origine di cui, sono convinto, lei stessa vada fiera».

Dunque è italianissima, ma con le dovute precisazioni: «La sua diversità rispetto alle evidenti caratteristiche somatiche della maggioranza della popolazione italiana, è una ricchezza, una risorsa, una peculiarità che la distingue e le fa onore».

«Spero, signora Egonu, di avere compiutamente esplicato il senso delle mie espressioni e mi rallegrerei se in futuro, a sua discrezione, fosse possibile un amichevole incontro tra noi che mi permetta di esprimerle a voce i miei più sinceri sentimenti di viva cordialità e chiederle un autografo

Chissà se l’invito e le scuse verranno accettati. La campionessa aveva querelato il generale per le sue affermazioni La procura di Lucca aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo ma la difesa della campionessa si è opposta e il giudice ha fissato l’udienza per la discussione dell’opposizione il 14 giugno.

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«Per fortuna la siccità ha colpito il Sud», l’ennesima gaffe di Lollobrigida

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Il ministro dell’Agricoltura ieri al question time in Senato si è lasciato andare un po’ troppo durante la replica al senatore leghista Bergesio: «la siccità colpisce molto di più alcune regioni del Sud, in particolare la Sicilia e per fortuna molto meno le zone dalle quali lei proviene, ma che producono un valore del vino eccezionalmente rilevante».

Gli fosse scappato una volta, sorvolando sul fatto che è ministro e che non è nuovo ad uscite infelici, gliela si potrebbe pure far passare come una sciocchezza scappata di bocca. Ma ripetere quel «per fortuna» per ben due volte, non offre possibilità di appello. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida torna al centro della scena politica e lo fa ancora una volta a causa di una sua dichiarazione sopra le righe. Durante il question time di ieri al Senato infatti, Lollobrigida è riuscito a dire: «Per fortuna quest’anno la siccità ha colpito alcune zone del Sud e la Sicilia in particolare. E per fortuna molto meno le zone dalle quali lei proviene, ma che producono un valore del vino eccezionalmente rilevante».

Lo ha fatto rispondendo all’interrogazione del senatore leghista Giorgio Maria Bergesio. Se in un primo momento è passata in sordina, il giorno dopo la frase incriminata di Lollobrigida sulla siccità è stata ripresa dal segretario del Partito Democratico siciliano Anthony Barbagallo, che l’ha definita «deplorevole e offensiva.

L’uscita secondo il dem evince un’«evidente inadeguatezza del governo a individuare soluzioni concrete, ma pure la beffa della compiacenza del governo perché non piove nel Mezzogiorno». Barbagallo ha aggiunto: «Non servono ulteriori riprove, Lollobrigida deve fare una cosa e una soltanto: dimettersi con effetto immediato. E provare vergogna per quanto affermato nel silenzio – tanto imbarazzato quanto complice – di tutti i rappresentanti del suo partito e dell’intero centrodestra».

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Arrestato Giovanni Toti, l’accusa è di corruzione

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Sono scattatati gli arresti domiciliari per il presidente di Regione Liguria. Inchiesta di GdF e Dda. Tra gli indagati Paolo Emilio Signorini, amministratore delegato di Iren ed ex presidente dell’Autorità Portuale, in carcere, ed Aldo Spinelli, imprenditore ed ex presidente di Genoa e Livorno, ai domiciliari.

Corruzione ambientale, corruzione per atti contrari a dovere d’ufficio e promesse elettorali. Sono le accuse per le quali è stato arrestato il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, finito nel mirino di Direzione distrettuale antimafia di Genova e della Guardia di Finanza, in un’inchiesta che vede ta gli indagati anche Paolo Emilio Signorini, amministratore delegato di Iren ed ex presidente dell’Autorità Portuale ed Aldo Spinelli, imprenditore ed ex presidente di Genoa e Livorno. Per il primo è stato disposta la custodia in carcere, mentre il secondo, al pari di Toti, si trova ai domiciliari.

Al centro dell’inchiesta, il rinnovo delle concessioni portuali, che Spinelli avrebbe ottenuto finanziando l’attività politica del presidente della Giunta Regionale ligure. 74.100 euro che Toti avrebbe ricevuto da Aldo Spinelli e dal figlio Roberto, in cambio di alcune agevolazioni burocratica, tra le quali, ««trovare una soluzione» per la spiaggia di Punta Dell’Olmo, che secondo gli inquirenti significa agevolare una pratica edilizia relativa alla costruzione di un complesso immobiliare, l’assegnazione degli spazi portuali dell’ex Carbonile e l’aiuto con la pratica del «tombamento» di Calata Concenter, approvata nel 2022.

Nelle carte dell’inchiesta per la quale è stato arrestato Giovanni Toti, spunta il nome di Esselunga e del consigliere di amministrazione Francesco Moncada, accusato di corruzione e raggiunto divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale e professionale. Gli investigatori indagano sull’apertura dei primi punti vendita della catena di supermercati, che proprio prima dell’elezione di Toti ha spezzato il dominio mantenuto fino a quel momento da Coop.

Ma sopra l’indagine si aggira anche lo spettro della mafia. Al centro dei pensieri della Dda, c’è quell’inaspettato 22% ottenuto da Cambiamo, il partito fondato da Toti, nel 2020. In questo filone tra gli indagati c’è anche Matteo Cozzani, ex sindaco di Porto Venere e attuale capo di gabinetto di Toti, accusato di corruzione e «promesse elettorali aggravate dal metodo mafioso». Le ipotesi riguardano presunti contatti con esponenti vicini ai clan mafioso. In particolare il clan Cammarata del Mandamento di Riesi (Caltanissetta), che potrebbe aver ottenuto agevolazioni ed aiuti, in cambio di sostegno elettorale. 

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