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Mondo

«I bambini non trasmettono il virus» la teoria del virologo tedesco Kekulè

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«Gli studi hanno sufficientemente provato che i bambini fino all’età di dieci o dodici anni difficilmente trasmettono il virus covid, anche in caso di infezione». Lo afferma il tedesco Alexander Kekulè, direttore dell’Istituto di microbiologia medica dell’Università di Halle ed ex consigliere del governo federale per la protezione civile biologica.

Lo riporta il quotidiano La Verità. Alexander Kekulè è convinto che i bambini non trasmettano il virus e spiega: «gli esperti difficilmente possono prevedere come si svilupperà la quarta ondata. Le persone che sono state vaccinate sono generalmente più disposte a correre dei rischi, hanno più contatti e vanno più spesso a concerti e feste. Non vengono testati dai tamponi e non vengono messi in quarantena.

Quindi, se queste persone vengono infettate, spesso non hanno sintomi o presentano solo sintomi molto lievi e non sono in grado di riconoscere la loro infezione. Senza escludere che potrebbero semmai riconoscerla troppo tardi. Perciò mi aspetto un’ondata invisibile dei vaccinati. C’è da temere che da lì le infezioni si riversino sugli attuali 3,4 milioni di persone non vaccinate di età pari o superiore a 60 anni. Per entrare nell’area verde sicura, avremmo bisogno di un tasso di vaccinazione del 90 percento. Le lacune vaccinali nelle persone ad alto rischio di malattie gravi e negli anziani sono attualmente il problema più grande».

Il virologo Alexander Kekulè infine conclude: «trattare con i bambini in età scolare mostra chiaramente quanto sia difficile ora valutare i danni collaterali causati dal virus contro i benefici per la salute. Probabilmente avremo bisogno delle vaccinazioni per molto tempo, magari in futuro ci saranno anche le vaccinazioni Covid regolari per i bambini. Ma la pandemia come situazione di crisi nazionale sarà poi finita. Non sarà altro che un normale rischio di vita tra tanti».

 

Cronaca

Pedofilia, rapporto shock sulla diocesi di Monaco retta Ratzinger: 497 vittime di abusi. Papa emerito accusato di negligenza

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BERLINO – Almeno 497 persone avrebbero subito danni nell’ambito di abusi pedofili nell’arcidiocesi di Monaco, secondo un rapporto sul fenomeno e sul suo occultamento fra il 1945 e il 2019 letto da Martin Pusch. Per lo più giovani vittime di sesso maschile, il 60% in età 8-14 anni. Come riporta l’Ansa, coinvolti come presunti artefici almeno in 235, fra cui 173 preti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali, 48 persone di ambito scolastico.

Nel rapporto Josef Ratzinger è accusato di comportamenti erronei in 4 casi (era arcivescovo). Il Papa emerito ha affermato di non aver commesso errori di comportamento per tutti i 4 casi indicati nel rapporto. Lo ha detto Martin Pusch a Monaco. Ratzinger ha rilasciato una dichiarazione scritta, allegata al rapporto. 

I legali del rapporto di Monaco sulla pedofilia nell’arcidiocesi ritengono “poco credibile” la smentita del papa emerito Joseph Ratzinger,che ha sostenuto di non essere presente ad una seduta importante nel 1980, nella quale si decise di prendere un prete pedofilo nell’arcivescovado di Monaco e impiegarlo nella cura delle anime. Come riporta l’Ansa, lo ha detto Ulrich Wastl a Monaco presentando il rapporto. 

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Attualità

Tsunami ed eruzione a Tonga, la peggiore degli ultimi 30 anni sul pianeta: Paese isolato, gli aiuti non possono arrivare

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WELLINGTON – Avvolte dalla cenere, senza internet, in black-out elettrico, con le linee telefoniche interrotte e le comunicazioni affidate a qualche satellitare: a quattro giorni dall’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apa e dallo tsnunami, le isole Tonga rimangono tagliate fuori dal mondo.

Quella di Tonga è stata la peggiore eruzione vulcanica degli ultimi 30 anni e oltre sull’intero pianeta, paragonabile a quella del vulcano Pinatubo, nelle Filippine, del 1991, che provocò 1.450 morti. Come riporta l’Ansa, lo affermano esperti citati dalla Cnn, precisando che restano ancora da capire e quantificare le conseguenze dell’eruzione sottomarina avvenuta sabato scorso nell’arcipelago, seguita da uno tsunami che ha colpito buona parte del Pacifico.

Le vittime ufficiali a Tonga al momento sono due, tra cui una donna britannica, ma si teme che le conseguenze dello tsunami possano essere ben peggiori, specialmente per le isolette più esposte, mentre perfino in Perù si registrano due vittime per le onde.

Le foto aeree diffuse dalle forze di difesa neozelandesi mostrano le isole Ha’pai, al centro dell’arcipelago, completamente coperte di cenere grigia proveniente dal vulcano sottomarino Hunga-Tonga-Hunga-Ha’apai. Le immagini satellitari mostrano una scena simile nel distretto di Kolofo’ou, nella capitale situata sull’isola principale di Tonga. Si teme ora per la possibile contaminazione dell’acqua e delle riserve alimentari, con gli aiuti umanitari ostacolati dalla parziale inagibilità dell’aeroporto, coperto da uno spesso strato di cenere. 

La Nuova Zelanda, che ha promesso aiuti ma non ha potuto inviarli in aereo, ha fatto sapere che invierà due navi della Marina Militare, ma il suo ministro della Difesa, Peeni Henare, ha aggiunto che ci vorranno tre giorni per raggiungere Tonga. Come riporta l’Ansa, circa 200 persone hanno cercato ieri di ripulire la pista come potevano ma ne erano stati liberati soltanto 100 metri. Il ministro degli Esteri neozelandese Nanaia Mahuta ha spiegato che un C-130 carico di aiuti umanitari, soprattutto acqua che in questo momento è l’emergenza principale ma anche generatori e kit igienici, è pronto a decollare per Tonga ma la cenere in questo momento rende impossibile l’operazione. Quanto alle navi militari con i rifornimenti ci vorranno almeno tre giorni prima che riescano a raggiungere l’arcipelago.

Problemi anche sul fronte dei soccorsi internazionali a causa dei timori del governo che con gli aiuti possa arrivare il Covid, da cui l’arcipelago è stato risparmiato. Il vice capo missione di Tonga in Australia, Curtis Tu’ihalangingie, ha chiesto pazienza mentre il governo di Tonga decide come organizzare gli aiuti. “Non vogliamo portare un’altra ondata – uno tsunami di Covid-19”, ha detto alla Reuters al telefono spiegando che qualsiasi aiuto inviato a Tonga dovrebbe essere messo in quarantena e che probabilmente nessun personale straniero sarebbe autorizzato a sbarcare dagli aerei.

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Attualità

Repubblica Ceca: la cantante No vax Hanka Horká si contagia volontariamente e muore

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PRAGA – La sua band non ha voluto rivelare la causa della morte, limitandosi a un semplice necrologio sul proprio sito. Ma, secondo quanto ha rivelato anche il figlio, la cantante della Repubblica Ceca Hanka Horká è deceduta a causa del Covid, contratto intenzionalmente, così da non doversi vaccinare.

Nei giorni scorsi era stata la stessa artista, 57 anni, a rivelare di essere stata contagiata dalla variante Delta della malattia attraverso la sua pagina Facebook, spiegando che ora sarebbe potuta andare di nuovo a teatro, al cinema, a fare la sauna o in vacanza. «La vita è qui per me e anche per te», aveva scritto nel post, invitando i fan a fare lo stesso – ovvero, a prendere il virus di proposito – e ricevendo molti riscontri positivi alla sua azione.

Due giorni dopo, però, il Covid ha avuto la meglio e ora a piangerla è il figlio Jan Rek che, sempre sui social, si è scagliato contro alcuni esponenti dei movimenti anti-vax per aver messo in dubbio la gravità della pandemia, spingendo così la madre a fare quello che poi avrebbe fatto.

«Avete plagiato mia madre, che ha basato tutte le sue argomentazioni sulle vostre teorie. Vi disprezzo, siete uno spreco assoluto», ha scritto Rek in un commento, poi eliminato (ma che i giornalisti di CNN Prima News hanno fatto in tempo a leggere).

«È terribilmente triste vedere come anche le persone allegre e positive possano soccombere a una totale sciocchezza – ha commentato sempre su Facebook il musicista Miroslav Hlavička – . Lei era felice della positività dei suoi familiari, era felice di essersi contagiata e stava dipingendo un futuro roseo».

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