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Cronaca

Morte di Satnam Singh, il titolare: «l’ho portato a casa su richiesta della moglie, ho verificato che chiamassero l’ambulanza»

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la versione del titolare di satnam singh bracciante morto dopo incidente nei campi

Il titolare dell’azienda agricola di Latina dove si è verificato l’incidente che è costato la vita a Satnam Singh ha fornito agli inquirenti una versione che contrasta con quella dei testimoni.

Il titolare dell’azienda nella quale Satnam Singh lavorava irregolarmente, non avrebbe abbandonato il bracciante, ma avrebbe semplicemente acconsentito alle richieste della moglie e si sarebbe accertato dell’arrivo dei soccorsi. Poi, in un momento di paura, si sarebbe allontanato prima dell’arrivo dell’ambulanza. Questa la versione che Antonello Lovato ha fornito agli inquirenti e che è contenuta nel verbale di arresto per il datore di lavoro del bracciante morto dissanguato in seguito ad un incidente che gli ha mozzato un braccio. L’accusa più grave nei suoi confronti è quella di omicidio doloso.

«Non ho chiamato l’ambulanza perché la moglie diceva di portarlo a casa. Per questo, l’ho caricato sul furgone Mercedes di famiglia e, unitamente alla moglie, preso dal panico l’ho portato a casa, dove sapevo che avevano già chiamato l’ambulanza. Dopo essere arrivati a casa, assicuratomi che avevano chiamato l’ambulanza, preso dal panico sono andato via», ha raccontato al pm, al quale ha ribadito più volte come la vicenda lo abbia sconvolto.

Una versione che differisce con i racconti dei testimoni, secondo Lovato avrebbe abbandonato Satnam Singh, mentre la moglie lo implorava di chiamare aiuto. Secondo un residente della zona «L’uomo che guidava il furgone [Antonello Lovato, ndr], una volta trasportato il mio vicino presso la sua abitazione, iniziava a correre in direzione del furgone. Per comprendere meglio la situazione chiedevo spiegazioni a quest’ultimo ma non mi riferiva nulla. L’uomo a noi sconosciuto faceva il gesto del dito davanti la bocca, come per dirci di stare zitti».

Un altro concorda con lui: «Notavo che in quel momento passava a passo svelto, nel vialetto che fiancheggia la mia abitazione, un uomo con in braccio il marito [di Soni Singh ndr]. Quasi subito lo stesso uomo, dopo aver posato il corpo, iniziava a correre verso la strada dove era parcheggiato un furgone bianco, con le portiere posteriori aperte, proprio con l’intenzione di scappare».

Aspro il giudizio riservato a Lovato dal Gip di Latina Giuseppe Molfese, secondo il quale il “padrone” avrebbe mostrato «un’indole insensibile e sprezzante della vita umana» e che il suo comportamento, «valutato nel complesso, lascia presumere che egli volesse occultare quanto accaduto per evitare che venissero alla luce le condizioni di irregolarità e sfruttamento nelle quali versava il lavoratore, nonché la gravissima situazione di irregolarità dell’azienda sotto il profilo della sicurezza e della salute sul lavoro».

«Prescindendo da valutazioni etiche, che pure si imporrebbero a fronte di una condotta disumana e lesiva dei più basilari valori di solidarietà – scrive ancora Molfese –  l’indagato si è intenzionalmente e volontariamente disinteressato delle probabili conseguenze del suo agire».

Cronaca

Crolla un ballatoio alla Vele di Scampia: 2 morti e 13 feriti

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Il crollo si è verificato alla Vela Celeste, la più popolosa delle Vele di Scampia. Il cedimento si è verificato al terzo piano, ma ha coinvolto anche quelli sottostanti. Tra i feriti anche alcuni bambini.

Il boato si è propagato intorno 22:30. Qualcuno stava ancora cenando, con le finestre spalancate a causa del caldo. «Sembrava il terremoto, poi abbiamo sentito un rumore a ripetizione», racconta una testimone. «Sembravano i fuochi d’artificio» le fa eco un altro. Erano le impalcature di ferro che cedevano una dopo l’altra. Ieri sera, lunedì 22 luglio, alle Vele di Scampia si è verificato il crollo di un ballatoio, che ha provocato la morte di 2 persone ed il ferimento di altre 13. Tra questi, anche dei bambini. 800 sfollati.

L’episodio si è verificato alla Vela Celeste, la più popolosa. A cedere sono stati alcuni corridoi in ferro al terzo piano, che hanno innescato un crollo a catena che ha riguardato anche i piani sottostanti. Queste passerelle in metallo attraversano la struttura e conducono alle abitazioni. Pertanto diverse famiglie dopo il crollo sono rimaste bloccate in casa. Si è venuta così a creare una situazione paradossale nel cuore della notte: nell’edificio, raggiunto da un ordine di sgombero, sono rimaste intrappolate alcune persone, mentre all’esterno quelli che non si trovavano nelle loro abitazioni premevano per rientrare, ma venivano bloccati dai soccorritori.

Le operazioni di soccorso sono state complesse, a partire dal censimento degli sfollati. Circa 800 le persone che non possono al momento fare ritorno nelle proprie abitazioni e che sono in cerca di una sistemazione, mentre procedono le verifiche sull’agibilità della struttura. Nella Vele Celeste nel frattempo le famiglie bloccate in casa hanno atteso che venisse creato un corridoio sicuro per evacuare l’edificio. Intorno alle 4:00 del mattino i Vigili del Fuoco hanno escluso che ci fossero altre persone sotto le macerie.

Le persone decedute appartengono allo stesso nucleo famigliare. Due bambine di 4 e 7 anni si trovano ricoverate in gravissime condizioni con lesioni multiple. Sono in Rianimazione con prognosi riservata. Gli altri bambini rimasti feriti si trovano ricoverati al pronto soccorso dell’ospedale Santobono, mentre gli adulti sono stati portati all’Ospedale del Mare e al Cardarelli. Un ragazzo di 33 anni si trova in Codice Rosso.

Il prefetto di Napoli Michele Di Bari ha riunito il centro coordinamento soccorsi per le prime attività necessarie ed urgenti tra cui anche il coordinamento delle forze di polizia per cinturare e mettere in sicurezza l’area. Nelle prime ore del mattino il prefetto e il sindaco Gaetano Manfredi hanno effettuato un sopralluogo.

La Vela Celeste sarà l’unica a rimanere in piedi, dopo che è stato deciso l’abbattimento delle altre con l’obiettivo di rigenerare la zona. Ad aprile è stato annunciato un progetto da 18 milioni di euro che prevede interventi di riqualificazione. Qui dovrebbero trovare sede anche alcuni corsi di laurea di Medicina.

 

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Omofobia a Roma, due ragazzi gay picchiati per strada perché si tenevano per mano

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ragazzi gay aggrediti a roma

Due ragazzi gay sono stati aggrediti in strada a Roma: mentre passeggiavano mano nella mano, sono stati barbaramente picchiati da tre ragazzi ed una ragazza. Nessuno è intervenuto per difendere i due, ma qualcuno ha immortalato l’episodio, rilanciato poi da Gay Help Line.

Pugni, calci e cinghiate, anche da terra, per aver passeggiato mano nella mano. Due ragazzi gay sono stati barbaramente aggrediti a Roma, nel week end appena passato. Mentre attraversavano la strada ha tagliato loro la strada una macchina, che ha inchiodato. Un urlo di uno dei due pedoni ha dato il là alla scena di violenza.

Tre ragazzi ed una ragazza sono scesi dall’auto e si sono scagliati contro i due, picchiati selvaggiamente anche mentre si trovavano a terra. Il tutto mentre i loro aggressori li ricoprivano di insulti omofobi.

Le vittime dell’aggressione hanno denunciato alla Polizia l’accaduto e gli agenti sono al lavoro per identificare i responsabili. « le vittime hanno deciso di denunciare l’accaduto alla polizia e hanno chiamato il Gay Help Line, contact center antiomobitransfobia, per ricevere supporto legale» spiega in una nota l’associazione Gay center, che ha pubblicato il video nella speranza di aiutare gli inquirenti.

«Non possiamo più accettare di vivere in una società dove la violenza, come quella che abbiamo subito, è ancora una triste realtà. Siamo stanchi di dover avere paura di passeggiare mano nella mano, di guardarci continuamente alle spalle, di vivere con l’ansia costante di essere vittime di atti insensati. Oltre al dolore fisico del pestaggio, ci ha ferito profondamente l’indifferenza di chi ha assistito alla scena. Anziché intervenire per aiutarci, queste persone hanno preferito filmare l’accaduto e pubblicarlo sui social, beffandosi del nostro dolore. Rivedendo il video, siamo rimasti sconvolti dalla ferocia con cui siamo stati attaccati, senza che nessuno temesse le gravi conseguenze che un simile gesto poteva avere».

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Bambina di 1 anno morta dopo essere stata dimenticata in auto dal padre

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Tragedia nel veneziano dove una bambina è stata dimenticata dal padre in auto per alcune ore, sotto il sole cocente. Quando se n’è accorto è tornato al veicolo, ma per la piccola non c’era più niente da fare.

Vicenda drammatica e difficile da accettare a Marcon, in provincia di Venezia. Una bambina di appena un anno è morta dopo che il padre l’ha dimenticata in auto. La piccolissima è rimasta bloccata nell’abitacolo sotto al sole cocente per alcune ore.

Quando il padre si è accorto del suo terribile errore, si è precipitato verso il veicolo ed ha chiamato i soccorsi, i quali si sono precipitati sul posto e sono arrivati dopo pochi minuti. Ma per la piccola ormai non c’era più nulla da fare. I genitori della bambina sono ora seguiti dall’assistenza psicologica messa a disposizione dalla Usl 3.

 

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