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Omicidio a Civitanova, polemiche per la Lega Marche: “Il Pd pensa al fascismo, noi garantiamo sicurezza”

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CIVITANOVA MARCHE – «Sentito cordoglio alla famiglia di Alika Ogorchukwu, vittima a Civitanova Marche della follia omicida. L’assassino merita ora una pena esemplare. Sgomento per quanto avvenuto, nell’indifferenza dei passanti che filmavano la morte in diretta di una persona senza muovere un dito, nel pieno centro di una città turistica che merita più sicurezza. La Lega denuncia da tempo la mancanza di regole certe tanto nelle periferie quanto nelle città, dove una maggiore presenza di forze dell’ordine rappresenterebbe di per sé già un deterrente prezioso e fondamentale nella prevenzione di fatti criminali ad opera di delinquenti di qualsivoglia nazionalità. Questi sono i tristi risultati».  Così il deputato e commissario Lega Marche, Riccardo Augusto Marchetti, che ha suscitato l’ira del Partito Democratico.

«Matteo Salvini è stato l’unico ministro dell’Interno a garantire la sicurezza del Paese azzerando gli sbarchi e investendo ingenti risorse per aumentare l’organico delle Forze dell’Ordine. Mentre la sinistra e la stampa asservita al Pd si affannano a combattere un nemico inesistente come il fascismo, la Lega vuole lavorare con serietà e concretezza per garantire sicurezza agli italiani – ha proseguito ancora Marchetti – non appena torneremo al governo, stavolta insieme al centrodestra unito, metteremo subito in campo misure in grado di tutelare i cittadini e la loro incolumità». E ha concluso: «La sicurezza è da sempre una delle nostre priorità, non permetteremo che gli italiani continuino a vivere nella paura».

«Questa volta si è passato il limite. Prima ancora che un gratuito attacco al Partito Democratico, le volgari dichiarazioni del commissario della Lega Augusto Marchetti sono un’offesa ad Alika Ogorchukwu, vittima dell’atroce aggressione avvenuta ieri a Civitanova Marche. La Lega, a partire dal suo segretario nazionale Salvini, da anni ci ha abituato a questi episodi di sciacallaggio politico, ma speculare in modo così indegno su questa tragedia è davvero una vergogna. Restiamo sbigottiti da quanto avvenuto ed esprimiamo la nostra totale solidarietà alla famiglia di Alika. Sarebbe opportuno che Marchetti, a nome della Lega Marche, facesse altrettanto, invece di alimentare il pesante clima di intolleranza che si respira in tutto il Paese. A meno che, come in effetti sembra, non ritenga l’accaduto solo un tema da campagna elettorale e non un dramma che ha scosso profondamente l’animo di tante marchigiane e tanti marchigiani».  Questo la replica del commissario regionale del Partito Democratico, Alberto Losacco, agli attacchi del leghista Augusto Marchetti, che commentando l’omicidio di Civitanova aveva dichiarato che mentre il Pd «si affanna a combattere un nemico inesistente come il fascismo, la Lega vuole lavorare con serietà e concretezza per garantire sicurezza».

Sul tema si è espressa anche Fratelli d’Italia: «I fatti avvenuti ieri a Civitanova Marche ci lasciano attoniti. Un episodio di violenza feroce e inaudita che non lascia spazio ad alcuna giustificazione. Altrettanto ingiustificabile è l’indifferenza diffusa sotto cui si è consumato l’omicidio: nessuno è intervenuto a sedare la lite, poi degenerata, in pieno centro cittadino. È il sintomo di una deriva individualista e di un modello di società da contrastare con assoluta fermezza, iniziando con l’educare ai valori di solidarietà e rispetto dell’altro. La Regione Marche, come annunciato dal presidente Acquaroli, chiederà di costituirsi parte civile nel processo.Esprimo cordoglio alla famiglia e ai cari di Alika Ogorchukwu». Lo scrive in un post su Facebook Lucia Albano, deputata marchigiana di Fratelli d’Italia.

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Salvini critica Sanremo, Amadeus: «Guardi un film»

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Nella conferenza stampa odierna, sollecitato a rispondere sulle esternazioni del ministro dei trasporti Matteo Salvini che si è scagliato contro il Festival di Sanremo in diverse occasioni, Amadeus cala i panni del costituzionalista e difende la scelta di non guardarlo: «si chiama libertà».

Il Festival di Sanremo è cominciato, il Paese è bloccato, internet è monotematico e Salvini ne approfitta per fare polemica. Fino a qui tutto regolare, ma oggi è successa una cosa che non si era mai verificata durante il “mandato” di Amadeus: il conduttore ha risposto a Salvini.

Il Fstival non sembra essere un appuntamento sacro per il ministro. Nei giorni scorsi ha prima criticato la possibile partecipazione in video di Zelensky, successivamente ha criticato la presenza di Paola Enoglu, ieri ha twittato contro l’esibizione di Blanco («che non ho visto») ed oggi, in un’intervista a Rtl 102.5, ha affermato che non guarda e che non guarderà il Festival, al quale preferirà un film.

«Salvini sono quattro anni che se la prende con Sanremo – ha risposto Amadeus quando gli hanno chiesto un commento – Basta non guardarlo. Ho sentito che nella serata della finale guarderà un film, spero che sceglierà un buon film per i suoi ragazzi. Rispetto il pensiero dell’onorevole, si chiama libertà».

Poi anche un passaggio sulle polemiche innescate dalla presenza di Paola Enoglu, che in molti hanno criticato a causa delle parole della celebre pallavolista che ha parlato di razzismo in Italia: «Vuole che uno non parli e questo non va bene. Ieri Benigni ha parlato dell’articolo 21 della Costituzione, mi auguro che lo abbia ascoltato».

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Salvini contro Zelensky a San Remo: «festival della canzone e non altro»

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L’annuncio da parte dei vertici Rai circa la presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky al Festival di San Remo, con un messaggio video , fa storcere il naso a Matteo Salvini: «se avrò tempo per guardare San Remo sarà per ascoltare le canzoni».

Volodymyr Zelensky sul palco dell’Ariston, in collegamento video. Durante il Festival di San Remo, sarà trasmesso un video messaggio del presidente ucraino Zelensky. L’annuncio è stato dato ieri, sebbene già da qualche mese fosse noto che vi si stava lavorando mei corridoi di viale Mazzini. Una scelta che diventa inevitabilmente politica e che non trova tutti d’accordo. Tra coloro non particolarmente entusiasti alla presenza di Zelensky a San Remo, Matteo Salvini.

«Speriamo che Sanremo rimanga il festival della canzone italiana e non altro» ha affermato il ministro dei Trasporti, che anche in passato ha dimostrato di avere particolarmente a cuore la rassegna musicale e che ha aggiunto che qualora trovasse il tempo per guardare il popolare festival, lo farebbe solo per «ascoltare le canzoni e non per ascoltare altro».

Un’uscita che rinfocola le scintille in maggioranza relativamente al sostegno militare all’Ucraina, che in merito alla politica estera, soprattutto per quanto riguarda il macro tema Russia, non è apparsa monolitica.

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Scontro tra direttori (e prof): Mentana chiede a Travaglio di dissociarsi da Orsini

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«Il signor Orsini sarà chiamato a rispondere di questa falsificazione, ma mi piacerebbe che il tuo giornale si dissociasse» Mentana scrive una lettera a Travaglio in merito ad un articolo pubblicato dal fatto Quotidiano a firma di Alessandro Orsini.

Il direttore del tg di La7 Enrico Mentana ha scritto una lettera al direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio per chiedergli di dissociarsi da un articolo a firma di Alessandro Orsini che il quotidiano ha pubblicato.

Nell’articolo Orsini ha scritto: «i media dominanti hanno assecondato la linea estremista di Biden e la narrazione secondo cui la Russia è uno Stato debolissimo con un esercito di cartone. Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Foglio, Libero, Il Giornale, L’Espresso, Radio 24, Enrico Mentana molti altri irresponsabili hanno fatto a gara a sostenere questa rappresentazione grottesca della realtà». In merito a questa frase Mentana scrive a Travaglio: «Il signor Orsini sarà chiamato ovviamente a rispondere di questa offensiva falsificazione, da cui mi piacerebbe che il tuo giornale si dissociasse, al di là della paradossale elezione a “medium dominante” del sottoscritto, direttore del tg sulla rete che ben conosci».

Non si è fatta attendere la replica del direttore de Il Fatto Quotidiano, che pur difendendo la scelta editoriale, cerca di gettare acqua sul fuoco: «Caro Enrico, sulla guerra abbiamo pubblicato e continuiamo a pubblicare pareri molto diversi, anche opposti. Il mio è più vicino a quello del professor Orsini che al tuo, anche perché il suo mi pare più aderente alla realtà che sempre più drammaticamente sta emergendo. Ma non vedo motivi per cui questa polemica, sicuramente aspra, debba approdare in un tribunale». In conclusione, Travaglio si concede un’impertinenza: «Non sottovalutare il tuo peso, e non solo quantitativo per le centinaia (o migliaia?) di ore di maratone sulla guerra, nel panorama dell’informazione televisiva: se non sei “dominante” tu, chi mai lo è?»

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