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Non ce l’ha fatta la donna incinta simbolo del bombardamento dell’ospedale di Mariupol e non era un’attrice

La donna incinta immortalata mentre veniva trasportata via in barella, dopo il bombardamento dell’ospedale di Mariupol è morta poco dopo il suo bambino. Non era Marianna Podgurskaya, beauty influencer locale, anch’essa incita, che invece sta bene ed ha partorito.

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morta la donna incinta portata via in barella dal bombardamento sull'ospedale di Mariupol e non è Marianna Podgurskaya

La donna incinta immortalata mentre veniva trasportata via in barella da quattro uomini, dopo il bombardamento dell’ospedale di Mariupol è morta poco dopo il suo bambino. Non era Marianna Podgurskaya, beauty influencer locale, anch’essa incita, che invece sta bene ed ha dato alla luce suo figlio. Le due donne sono state ritenute la stessa persona perché sono state entrambe fotografate da Evgeniy Maloletka, fotografo per Associated Press.

Secondo alcuni, che hanno prese per buone le fake news alimentate dalla propaganda russa, era una modella in posa per alcuni scatti, per rendere credibile la “messinscena” del bombardamento sull’ospedale pediatrico di Mariupol. Invece è tutto vero e la realtà è amarissima. La donna incinta ritratta nella foto divenuta simbolo dell’assedio di Mariupol non ce l’ha fatta ed è morta poco dopo il suo bambino. A nulla è valso il trasferimento d’urgenza nell’ospedale più vicino. Il chirurgo che ha provato a salvarla, Timur Marin, ha detto all’Associated Press che, disperata, urlava di voler seguire la stessa sorte del figlio, una volta resasi conto di averlo perduto.

La donna portata via in barella nella foto, della quale non si conosce il nome, è stata scambiata per Marianna Podgurskaya, beauty influencer locale, un’altra donna incinta, anch’essa immortalata mentre abbandonava l’ospedale pediatrico di Mariupol. Si tratta della donna che scende la scale col pigiama a pois. Ad immortalare gli scatti, lo stesso fotografo di Associated Press, Evgeniy Maloletk. Marianna Podgurskaya sta bene ed ha dato alla luce una bambina nella notte di giovedì.

Secondo le fake news della propaganda russa, riprese da diversi complottisti anche nel nostro Paese, l’ospedale era vuoto al momento del bombardamento. Oltretutto, sarebbe stato utilizzato come base operativa dai miliziani nazionalisti del battaglione Azov. Non è così: l’ospedale pediatrico di Mariupol era aperto ed è stato bombardato mentre al suo interno si trovavano dei civili, tra cui una donna incinta del quale non si conosce il nome, morta poco dopo il suo bambino.

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Chiuso un tempio buddista in Thailandia, tutti i monaci positivi alla metanfetamina

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Foto tratta dal web (Freepick).

Gli abitanti di alcuni villaggi in Thailandia non possono più meditare al tempio perché i monaci sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che i risultati dei test antidroga hanno dimostrato che fossero positivi all’anfetamina.

Un funzionario del distretto di Bung Sam Phan, in Thailandia ha reso noto che un tempio buddista della provincia di Phetchabun è costretto a chiudere per mancanza di monaci. Non si tratta di un improvviso tracollo di fede, ma di una clamorosa impennata del consumo di droga. Tutti i monaci del tempio buddista infatti, sono risultati positivi alla metanfetamina in seguito ad alcuni controlli antidroga.

Tutti e quattro i monaci, compreso l’abate, sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che il risultato del test ha confermato la loro dipendenza da metanfetamina. «Il tempio è ora vuoto e gli abitanti dei villaggi vicini sono preoccupati di non poter fare alcuna cerimonia» ha spiegato il funzionario distrettuale, Boonlert Thintapthai, che ha poi aggiunto che saranno presto inviati altri monaci.

Negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio boom del consumo di metanfetamina, che imperversa tra le strade tailandesi. Il flusso di droga, in base a quanto riferito dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, parte Stato birmano di Shan e passa attraverso il Laos. I cristalli di metanfetamina vengono venduti a circa cinquanta centesimi.

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Le Parisien: “Macron indagato per finanziamento illecito”

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PARIGI – Secondo il quotidiano francese Le Parisien, il presidente francese Emmanuel Macron è indagato, in un’indagine giudiziaria, con l’accusa di “favoritismo” e “finanziamento illecito della campagna elettorale” del 2017 da parte della Procura finanziaria nazionale (PNF).

Come riporta l’Ansa, le indagini riguardano i legami tra Emmanuel Macron e la società di consulenza McKinsey. Secondo quanto riferiscono Le Parisien e France Info, l’inchiesta riguarda i legami tra Macron e società di consulenza private, dunque, esterne all’amministrazione pubblica.

Le Parisien parla di sospetti finanziamenti illeciti nelle campagne presidenziali che nel 2017 e nel 2022 lo hanno condotto all’Eliseo, come anche l’attribuzione di alcune commesse pubbliche. In una nota, la Procura nazionale finanziaria francese (Pnf) non cita mai il nome di Macron ma annuncia di aver aperto due fascicoli giudiziari a fine ottobre riguardanti rispettivamente “le condizioni di intervento di uffici di consulenza nelle campagne elettorali francesi del 2017 e del 2022” e relativi sospetti di “favoritismo”.

Come riporta l’Ansa, la nota è stata diffusa dagli uffici del procuratore della Repubblica, Jean-François Bohnert. Durante la campagna presidenziale del 2022, si erano moltiplicate le critiche contro Macron, in particolare rispetto ai contratti conclusi negli ultimi cinque anni tra lo Stato e società di consulenza private come l’americana McKinsey. Il 17 marzo, il Senato rivelò che le commesse dello Stato per questo tipo di consulenze private sono “più che raddoppiate” tra il 2018 e il 2021, toccando un record di oltre un miliardo di euro nel 2021.

McKinsey fu la società di consulenza privata maggiormente sollecitata dalle autorità francesi durante la pandemia. Il rapporto dei senatori ha suscitato dure critiche sull’uso di fondi pubblici e l’opposizione ha invocato un’inchiesta su eventuali favoritismi alla multinazionale Usa.

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Furto e adulterio: 12 persone frustate allo stadio in Afghanistan

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KABUL – Dodici persone tra le quali 3 donne sono state frustate in pubblico ieri in uno stadio nella provincia di Logar, a sud di Kabul, dopo la condanna per furto e adulterio di un tribunale locale. Lo riferisce la Ap online, citando un funzionario coperto da anonimato.

Come riporta l’Ansa, il governatore della provincia ha inviato centinaia di inviti per la punizione pubblica andata in scena nello stadio della cittadina di Pul Alam. I condannati, riferiscono le fonti, hanno ricevuto ciascuno tra le 21 e le 39 frustate. Alle centinaia di persone che hanno assistito è stato vietato di scattare foto o riprendere video.

Il leader dei Talebani Haibatullah Akhundzada ha chiesto l’applicazione stretta della sharia una decina di giorni fa, riaprendo la strada alle punizioni in pubblico, che includono esecuzioni, lapidazioni e flagellazioni.

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