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Cronaca

Percepisce lo stipendio per 15 anni senza andare a lavoro un solo giorno: scandalo a Catanzaro

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CATANZARO – I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno notificato a sette persone l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sull’assenteismo dei pubblici dipendenti. Le indagini, finite addirittura sul New York Times, hanno portato all’iscrizione sul registro degli indagati, a vario titolo, dei sette soggetti (dipendenti, funzionari e dirigenti dell’Ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro) accusati di abuso d’ufficio, falso ed estorsione aggravata. Gli accertamenti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno consentito di rilevare che un dipendente, già in organico all’Azienda ospedaliera di Catanzaro, nel 2005 era stato assegnato al Centro Operativo Emergenza Incendi (Coei) dell’ospedale catanzarese. Tuttavia, per quanto ricostruito attraverso l’esame dei tabulati di presenza, dei turni di servizio e delle testimonianze di alcuni suoi colleghi e superiori, lo stesso, pur percependo regolarmente la retribuzione (per più di 538mila euro complessivi), per oltre 15 anni non si è mai recato in servizio.

Per raggiungere il suo obiettivo, avrebbe fatto ricorso anche a condotte estorsive nell’ufficio della responsabile del Coei: minacce all’incolumità sua e dei suoi familiari, la costringeva a soprassedere dalle segnalazioni disciplinari nei confronti del dipendente assenteista. Nel luglio del 2020, quando sono iniziati gli approfondimenti investigativi della Guardia di Finanza, l’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio ha avviato un primo procedimento disciplinare nei confronti del “dipendente”, affidato a un’apposita commissione composta però dagli altri indagati. Ma la commissione, a fronte della palese condotta assenteistica, concludeva per l’insussistenza della possibilità di avanzare un addebito disciplinare nei suoi confronti. Per questa ragione i tre componenti sono stati iscritti nel registro degli indagati per falso in atto pubblico e abuso d’ufficio.

Attualità

Una dichiarazione di Giovanni Storti sul politicamente corretto ricompatta il centrodestra

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un commento di Giovanni Storti riporta compattezza nel centrodestra

Giovanni Storti, del famoso trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, riporta compattezza nel centrodestra: durante un’intervista in cui presenta un film dove ha un ruolo drammatico, fa alcune considerazioni sul politicamente corretto applicato alla comicità. Salvini e Meloni sono entusiasti e si ritrovano finalmente d’accordo.

Adesso lo sketch sulle ronde padane assume tutto un altro significato. Molto più inquietante. E se fosse Giovanni , quello di Aldo, Giovanni e Giacomo, il prossimo spin doctor della Lega, dopo Morisi? Una dichiarazione di Giovanni Storti infatti ha riportato compattezza in tutto centrodestra. Il comico in un’intervista ha dedicato un passaggio al politically correct e alle sue ripercussioni sulla comicità. E finalmente Salvini e Meloni sono di nuovo d’accordo.

La tesi di Giovanni è semplice: alcune battute che in passato hanno reso celebre il trio oggi non sarebbero più tollerate: «Il politicamente corretto non è applicabile alla comicità, anzi la distrugge. Ultimamente non puoi dire niente». Il discorso si potrebbe più applicare anche ad un certo tipo di comicità, più remota, ma di per sé tiene. Ebbene, questo concetto è stato accolto con entusiasmo e rilanciato con forza da Salvini e Meloni, sfociando in un altro genere, la parodia surreale: la destra unita a difesa dalla comicità (e della satira?). La cosa che rende il tutto ancor più assurdo è che questa dichiarazione Giovanni Storti l’ha fatta alla presentazione di un film in cui ha un ruolo drammatico.

Salvini concorda con un semplice «quanto è vero…» poi chiede alla sua platea qual è lo sketch del trio che preferisce. Che non si fa per tornare virali. Giorgia Meloni invece applaude, elogia l’arte della risata e tira in ballo l’ideologia: «Evviva la comicità libera, senza sciocchi deliri ideologici».

Una replica di Giovanni sul fatto di essere stato scelto come simbolo di una battaglia (?) di Fratelli d’Italia e Lega ancora non c’è stata. Ma ci piace immaginarlo, mentre apprende la notizia, con lo sguardo basito con cui guarda la macchina graffiata in un suo celebre film, divenuto poi un meme.

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Attualità

Bocelli sull’aborto: “Sono a favore della vita, a mia madre fu consigliato di abortire”

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ROMA – «Io ho il culto della libertà, ma sono a favore della vita»: è questa la dichiarazione rilasciata da Andrea Bocelli in un’ intervista al “Corriere della Sera”, in merito alla tematica dell’aborto dopo la sentenza della Corte Suprema Usa.

«Non si pretenderà mica che la Chiesa approvi l’aborto?», chiede il cantante lirico, «E non si può neanche pretendere che una corte come la Corte Suprema americana si esprima diversamente: fa il suo lavoro e va presa per quello che è: a volte piace, a volte non piace. Io ho il culto della libertà, ma sono a favore della vita».

Bocelli nell’intervista racconta anche della sua famiglia e di come a sua madre sia stato consigliato a suo tempo di abortire: «Quando era incinta di me fu consigliato di abortire. I medici videro dei problemi durante la gravidanza e fu così consigliata. Il resto delle considerazioni, le lascio al lettore». 

La madre e il marito Alessandro erano stati, infatti, avvisati che il figlio sarebbe nato cieco e con diversi problemi ma hanno comunque voluto avere il bambino.

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Attualità

Bologna, cerca personale a 1.300 euro ma nessuno risponde: bar chiude

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BOLOGNA – “Chiuso per mancanza di personale, ma se sei barista e vuoi lavorare chiama, così potremo riaprire”. È il cartello apparso in questi giorni fuori dal chiosco del caffè Terzi in piazza Aldrovandi, in centro a Bologna.

I titolari, come riporta Repubblica, da tempo stanno cercando personale ma nonostante venga offerto un lavoro da circa 1.300 euro al mese per 40 ore alla settimana, non hanno avuto risposte. E così hanno dovuto chiudere, ormai da un mese, per poter tenere aperto un altro bar gestito sempre in centro, in via Oberdan.

“Personale non se ne trova, non rispondono nemmeno all’annuncio. Da quando è apparso il cartello, circa una settimana fa, abbiamo avuto solo una richiesta di appuntamento, da parte di una persona che poi non si è presentata. Abbiamo avuto qualche telefonata, ma di baristi esperti non se ne parla. Qualcuno che cerca lavoro ci ha contattato, ma spesso sono persone che hanno fatto il barista per due mesi e tanto tempo fa”, racconta all’Ansa la titolare Elena Terzi.

“Noi offriamo un’assunzione regolare come barista di quinto livello, con contratto collettivo nazionale del lavoro”, spiega. Alcuni chiedono di avere libero il week end, altri di lavorare part time e per questo poi finiscono per non essere interessati all’offerta: “Capita anche, alcune volte, che persone con la disoccupazione o il reddito di cittadinanza chiedano di poter lavorare 5-6 ore alla settimana in nero, per arrotondare”.

“Abbiamo dati dell’ispettorato nazionale del lavoro che dicono che nel settore il 70% delle attività presentano delle irregolarità: non corretta applicazione dei contratti, non corretto pagamento delle ore di lavoro, degli straordinari, condizioni che non vengono rispettate. Forse è questo uno dei motivi per cui lavorare in questo settore è meno interessante, meno attrattivo. Non bisogna generalizzare, ma il singolo caso può risentire della condizione generale”. Lo dice Paolo Montalti, segretario generale della Filcams-Cgil dell’Emilia-Romagna.

“La difficoltà nel trovare personale – dice anche Montalti, come riporta l’Ansa, – non diciamo che non sia vera a prescindere. Diciamo però che non è legata al tema, come sostiene qualcuno, che le persone non rinunciano al reddito di cittadinanza”. Inoltre dopo la pandemia “molti si sono accorti che ci sono esigenze diverse, persone lasciano con dimissioni volontarie e fanno altre scelte di vita. E poi non dimentichiamo – aggiunge Montalti – che pubblici esercizi e ristorazione hanno subito particolari restrizioni e chi lavorava lì ha subito riduzioni di reddito con ore di cig e altro”. Il sindacato, sul tema, ha chiesto alla Regione “di aprire un tavolo permanente sul lavoro nel turismo” e poi “di puntare sulla formazione, perché sono lavori che devono essere qualificati e di incrociare domanda e offerta mettendo insieme gli enti bilaterali”.

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