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Politica

Caro bollette: nessun accordo

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Saltata l’ipotesi di un contributo di solidarietà per i redditi superiori ai 75mila euro da destinare al contenimento del caro bollette.

Governo in alto mare sul caro-bollette. In Consiglio dei ministri non è stato raggiunto un accordo sul “contributo di solidarietà“. La misura presentata dal premier Mario Draghi nella cabina di regia a Palazzo Chigi, è stata respinta dai partiti e il Cdm è stato sospeso. Le forze della maggioranza non hanno trovato un’intesa nemmeno nel taglio delle tasse. La proposta non ha avuto il via libera in Consiglio dei ministri sui provvedimenti fiscali nella manovra.

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha proposto in Consiglio dei ministri di avviare il tavolo di riforma delle pensioni che sarà convocato tra due settimane. Si tenterà di riprendere il percorso delle misure da approvare prima di fine anno. Il contributo era stato a carico di chi guadagna più di 75 mila euro. Stando ai dati delle dichiarazioni dei redditi disponibili sul sito del Mef, sopra i 75 mila euro, ci sono circa un milione di contribuenti pari al 2,43% del totale.

Il Governo intende destinare al fondo contro il caro bollette 800 milioni per le fasce più deboli. La cifra si compone dei 300 milioni aggiuntivi derivanti da risparmi di spesa del bilancio dello Stato. Fondi vari non utilizzati dei 500 milioni che provengono dal “tesoretto” derivante dal risparmio saldo-acconto Irpef-Irap nel 2022.

In discussione c’è anche il taglio dei contributi una tantum, nel 2022, per i lavoratori sotto i 35mila euro di Irpef e Irap. Anche qui, il Governo ha dedicato circa un miliardo e mezzo. L’asticella del reddito cui applicare la riduzione del cuneo contributivo sarebbe ancora oggetto di valutazione.

Attualità

Nuovo Dpcm: ecco dove si potrà accedere anche senza il Green Pass

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ROMA – Senza il green pass si potrà andare agli ipermercati per fare la spesa ma non sarà consentito acquistare beni non primari. O si potrà andare in questura, ma solo per presentare una denuncia e non per rinnovare il passaporto: il governo chiude il Dpcm con l’elenco dei servizi e delle attività essenziali per accedere alle quali non servirà il certificato verde introducendo la possibilità che anche in questi contesti vengano effettuati dai titolari dei negozi controlli a campione, per evitare che la norma possa essere aggirata dai No-Vax.

Come riporta l’Ansa, nella bozza del Dpcm che il presidente del Consiglio Mario Draghi firmerà nelle prossime ore si ribadisce che “nell’attuale contesto emergenziale” le uniche attività esentate possono essere “solamente quelle di carattere alimentare e prima necessità, sanitario, veterinario, di giustizia e di sicurezza personale”.

Un elenco che non si discosta da quello circolato nei giorni scorsi e dal quale viene confermata l’esclusione delle tabaccherie. Per soddisfare le “esigenze alimentari e di prima necessità” si potrà dunque accedere oltre che nei negozi di alimentari anche in quelli “non specializzati”, ma “con prevalenza di prodotti alimentari e bevande” come ipermercati, supermercati, discount, minimercati e altri esercizi di “alimentari vari”, mentre sono escluse le enoteche in cui è possibile anche bere e mangiare. Consentito accedere senza il pass anche dai benzinai, nei negozi che vendono legna, pellet e ogni tipo di combustibile per uso domestico e per il riscaldamento, “esercizi specializzati e non in articoli igienico-sanitari”, farmacie, parafarmacie e altri articoli “specializzati per la vendita di articoli medicali, ortopedici e di ottica anche non soggetti a prescrizione medica”. Quanto alle esigenze di salute, nella bozza si legge che “è sempre consentito l’accesso per l’approvvigionamento di farmaci e dispositivi medici e, comunque, alle strutture sanitarie e sociosanitarie nonché a quelle veterinarie per ogni finalità di prevenzione, diagnosi e cura”.

Senza il pass si potrà andare inoltre negli uffici delle forze di polizia e in quelli delle polizie locali per “assicurare lo svolgimento delle attività istituzionali indifferibili”, “di prevenzione e repressione degli illeciti” nonché per denunciare un reato o chiedere un intervento a tutela dei minori. Confermata, infine, anche la possibilità di entrare negli uffici Postali e nelle banche ma solo per riscuotere “pensioni o emolumenti non soggetti ad obbligo di accredito”.

Le misure saranno in vigore dalla data di efficacia del Dpcm e comunque non oltre il 1 febbraio, quando scatterà l’obbligo del pass per negozi, banche, poste e uffici pubblici. Data in cui cambierà anche la durata del green pass – che passerà da 9 a 6 mesi – e finiranno una serie di divieti introdotti con il decreto della vigilia di Natale: senza una proroga, infatti, non sarà più obbligatoria la mascherina all’aperto in zona bianca, sarà possibile tornare a organizzare feste e riapriranno le discoteche, tutte misure che scadono il 31 gennaio.

Inoltre, come riporta l’Ansa, il governo pensa anche ai ristori. Aiuti per circa 360 milioni a una serie di attività in crisi per le restrizioni anti-Covid, dalle discoteche alle piscine fino alla filiera del tessile: secondo quanto si apprende da fonti di governo, tra le misure messe a punto dal Mise per il nuovo decreto coi ristori ci saranno 200 milioni nel 2022 per le attività maggiormente impattate e altri 160 milioni che andranno in parte a rifinanziare il fondo ad hoc per il sostegno di queste attività e in parte ad altri meccanismi di aiuto come il credito di imposta.

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Sondaggi: sette italiani su dieci non vogliono Berlusconi Presidente della Repubblica

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cosa rimane del berlusconismo e di silvio berlusconi

ROMA – La candidatura di Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica non è si è veramente concretizzata, anzi, potrebbe addirittura saltare nei prossimi giorni. A bocciare il leader di Forza Italia, però, sarebbero anche i cittadini. Lo ha spiegato Nando Pagnoncelli, con un sondaggio illustrato a DiMartedì su La7.

Secondo quanto raccolto da Ipsos, infatti, il 72% degli italiani dice di non gradire Berlusconi al Quirinale. Inoltre, togliendo il 7% che non risponde alla domanda, si registra che solo il 21% dei cittadini sarebbe contento di un’eventuale elezione dell’ex presidente del Consiglio al Colle.

In generale, però, gli intervistati non hanno particolare fiducia nella scelta che saranno chiamati a fare i grandi elettori: il 69% crede che deputati, senatori e delegati regionali sceglieranno il Presidente sulla base dei propri interessi personali o della propria parte politica. Appena il 18%, invece, è convinto che sceglieranno il miglior Presidente per il Paese.

Quanto al profilo del prossimo capo dello Stato e alla sua provenienza politica, gli italiani sono divisi: il 35% crede che il Presidente della Repubblica sarà un indipendente; il 28%, invece, è convinto che sarà un esponente di centrodestra; il 9% pensa che al Colle salirà un esponente del centrosinistra. A questa domanda il 28%, però, non ha saputo o voluto indicare una risposta.

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Quirinale, per i grandi elettori contagiati dal Covid arriva il seggio “drive in”

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ROMA – Per l’elezione del presidente della Repubblica verrà allestito un seggio ‘drive in’ dedicato ai grandi elettori contagiati o in isolamento causa Covid. I capigruppo della Camera approvano l’escamotage tecnico per consentire a deputati, senatori e grandi elettori che da lunedì risultassero in quarantena per scrivere su una scheda il nome del nuovo presidente della Repubblica assicurando la segretezza, la contestualità e la sicurezza del voto come in Aula, ed in coerenza con le disposizioni costituzionali a presidio della libertà del parlamentare, legate nello specifico alla immunità della sede.

Il ‘lodo Fico’ piace alle forze politiche, ma non risolve un problema fondamentale: come far arrivare, da qualsiasi parte del territorio nazionale, al parcheggio di Via della Missione dei cittadini contagiati che per legge non possono uscire dal luogo in cui si trovano? Il tema ad oggi riguarderebbe 19 deputati e 15 senatori.

Roberto Fico, che come presidente del Parlamento in seduta comune ha in mano lo scomodo dossier, chiede al governo di fare un “passo normativo” per risolvere il problema.

La sua richiesta, corroborata anche da un voto in tal senso, mercoledì, dell’Aula della Camera, risulta pienamente condivisa da tutti i gruppi. Anche perchè, puntualizzano in capigruppo Pd, M5S e Leu, solo se c’è l’intervento del governo si può fare un seggio a via della Missione; diversamente tutto rimane com’è. Come riporta l’Ansa, Davide Crippa (M5S) chiede di far avere il green pass a deputati diventati negativi che non lo hanno ancora ricevuto, visto che ci sono ritardi di diversi giorni in alcune regioni. Francesco Lollobrigida (Fdi) si spinge oltre chiedendo di fare votare non solo i grandi elettori positivi ma anche quelli senza green pass e quelli che arrivano comunque a Roma assumendosi essi stessi la responsabilità delle sanzioni.

Ma il governo, in capigruppo rappresentato dal ministro D’Incà, non risponde. Escluso al momento il varo di un decreto ad hoc, reclamato dal Fi, resta la possibilità di modificare la circolare del Ministero della Salute del 13 dicembre che consente ad alcuni contagiati e in base a particolari procedure, di lasciare la loro abitazione. Così il risultato verrebbe raggiunto non con norme ad hoc per i parlamentari, ma con regole generali più permissive per far spostare positivi da un domicilio all’altro. Tuttavia, come riporta l’Ansa, non ci sono conferme.

A Montecitorio il piano di azione per il seggio ‘drive in’ è già pronto. Allestito a pochi metri dall’Aula, sarà presidiato da due deputati segretari assistiti da funzionari di Montecitorio che raccoglieranno le schede votate e le aggiungeranno nell'”insalatiera” in Aula prima che venga chiusa e il presidente Fico cominci lo spoglio.

Ultimata la grande tenda nel cortile d’onore debitamente attrezzata di dispositivi di riscaldamento per ridurre al minimo gli assembramenti, gli operai smantellano le postazioni di voto allestite per i deputati nel Transatlantico, che da lunedì tornerà accessibile anche alla stampa parlamentare, che avrà a disposizione posti limitati in tribuna per seguire il voto e il successivo spoglio. Come riporta l’Ansa, una circolare limita al massimo l’accesso al piano dell’Aula, per il quale ai dipendenti servirà uno speciale tesserino.

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