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«L’Italia non è mai cresciuta così tanto», l’endorsement della von der Leyen a Draghi alla Cattolica di Milano

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endorsement di Ursula von der Leyene a Mario Draghi all'Università Cattolica di Milano

Quello andato in scena ieri all’Università Cattolica di Milano non è stato solo un ampolloso  cerimoniale, ricco di frasi fatte e scambi di cordialità. Nelle parole di Ursula von der Leyen, ricche di stima, elogi e complimenti, in molto hanno visto un endorsement a Mario Draghi. Non è un mistero d’altronde che l’UE vedrebbe volentieri riconfermato il premier nel suo incarico.

«Grazie alla solidarietà europea e alla capacità dell’Italia di gestire efficacemente la pandemia, l’economia italiana sta crescendo più in fretta che in qualunque altro momento dall’inizio di questo secolo», a dirlo la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, dal pulpito dell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano, in occasione della cerimonia del centesimo anniversario dell’ateneo, che ha inaugurato l’anno accademico 2021-2022.

«La gestione della pandemia è stata efficace, la vaccinazione va come un treno, l’economia sta crescendo più in fretta che mai, il Pil tornerà ai livelli pre-crisi già entro la metà del prossimo anno». Insomma, segna tutti 10 la pagella dell’esecutivo retto dall’ex Presidente della BCE, non solo per la gestione della crisi dovuta alla pandemia, ma anche dal punto di vista della ripresa economica: «gli ordinativi sono in aumento, le imprese sono alla ricerca di personale, negli ultimi anni non ci sono mai state tante offerte di lavoro».

Il discorso di Ursula von der Leyen è sembrato a molti una sorta di endorsement a Mario Draghi, quasi un invito al Parlamento e al prossimo Presidente della Repubblica a riconfermare l’incarico all’attuale premier. Certo però che questa visione così idilliaca non trova unanimità di consensi e se da una parte sui social molti cittadini hanno commentato con sarcasmo e cinismo la differenza tra la ripresa economica nelle proiezioni degli economisti e le difficili condizioni con cui molte categorie si trovano attualmente costrette a fare i conti, dall’altra non sono mancate le bordate da parte delle opposizioni.

Gli elogi della Presidente della Commissione Europea tuttavia non sono una voce fuori dal coro e basta guardare alla stampa estera per rendersene conto. Il Financial Times tramite le sue pagine ha manifestato «preoccupazione» qualora Mario Draghi traslocasse da Palazzo Chigi, mentre l’Economist ha definito l’Italia «il Paese dell’anno». Intanto il premier riceve oggi a Roma il neo cancelliere tedesco Olaf Scholz. Tra i punti in agenda, la revisione delle regole di Maastricht e la fine dell’austerity.

C’è da capire chi sia più difficile da convincere, se il Parlamento, che sarà a breve impegnato nella scelta del successore di Sergio Matterella e nella prossima campagna elettorale, o se lo stesso Presidente del Consiglio, al quale sembra che non dispiacerebbe trasferirsi a Palazzo del Quirinale. Un’elezione che pare oltretutto alla sua portata e che non vede per il momento grandi nomi in lizza, eccezion fatta per la “pazza idea” Berlusconi.

Attualità

Venti di guerra in Ucraina: si teme invasione russa. USA inviano armi a Kiev

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BRUXELLES – La Russia deve fornire le prove che non intende invadere l’Ucraina. Lo ha detto il segretario di Stato Usa Antony Blinken al ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, secondo quanto riportato dallo stesso Blinken al termine dei colloqui “franchi e sostanziali” a Ginevra.

Gli Stati Uniti reagiranno “a qualsiasi aggressione da parte della Russia anche non militare”, ha sottolineato il capo della diplomazia americana, confermando che gli Usa sono d’accordo per fornire delle “idee” sotto forma di risposte scritte a Mosca la prossima settimana.

La tensione è altissima al confine tra la Russia e l’Ucraina. Ieri in giornata a Kiev è arrivata la prima tranche di aiuti militari da Washington: un carico da 90 tonnellate che include munizioni. “Gli alleati della Nato stanno mettendo le forze in allerta e stanno inviando navi e caccia in Europa dell’Est, per rinforzare la nostra capacità di deterrenza e difesa, mentre la Russia continua ad aumentare la propria presenza militare dentro e fuori dall’Ucraina”. Lo sottolinea la Nato in una nota.

Intanto circolano notizie sui media statunitensi di piani per evacuare le famiglie e il personale non essenziale dell’ambasciata. Secondo Fox News il Dipartimento di Stato avrebbe ordinato alle famiglie di iniziare a lasciare l’Ucraina da lunedì e che la prossima settimana avrebbe invitato i connazionali ad abbandonare il Paese. La notizia non è però stata confermata dal Dipartimento. Secondo il tabloid tedesco Bild anche la Germania starebbe lavorando a un piano per evacuare i parenti del personale della rappresentanza diplomatica qualora la situazione dovesse peggiorare.

I negoziati a Ginevra tra il segretario di stato Usa Anotny Blinken e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavorv non hanno portato a nessun punto di svolta. Mosca ha chiesto, oltre al divieto di ingresso di Kiev nella Nato, anche il ritiro delle truppe dell’Alleanza atlantica dalla Bulgaria e dalla Romania. Richiesta che è stata successivamente respinta sia dalla Nato che da Sofia e Bucarest.

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Cronaca

Pedofilia, rapporto shock sulla diocesi di Monaco retta Ratzinger: 497 vittime di abusi. Papa emerito accusato di negligenza

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BERLINO – Almeno 497 persone avrebbero subito danni nell’ambito di abusi pedofili nell’arcidiocesi di Monaco, secondo un rapporto sul fenomeno e sul suo occultamento fra il 1945 e il 2019 letto da Martin Pusch. Per lo più giovani vittime di sesso maschile, il 60% in età 8-14 anni. Come riporta l’Ansa, coinvolti come presunti artefici almeno in 235, fra cui 173 preti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali, 48 persone di ambito scolastico.

Nel rapporto Josef Ratzinger è accusato di comportamenti erronei in 4 casi (era arcivescovo). Il Papa emerito ha affermato di non aver commesso errori di comportamento per tutti i 4 casi indicati nel rapporto. Lo ha detto Martin Pusch a Monaco. Ratzinger ha rilasciato una dichiarazione scritta, allegata al rapporto. 

I legali del rapporto di Monaco sulla pedofilia nell’arcidiocesi ritengono “poco credibile” la smentita del papa emerito Joseph Ratzinger,che ha sostenuto di non essere presente ad una seduta importante nel 1980, nella quale si decise di prendere un prete pedofilo nell’arcivescovado di Monaco e impiegarlo nella cura delle anime. Come riporta l’Ansa, lo ha detto Ulrich Wastl a Monaco presentando il rapporto. 

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Attualità

Tsunami ed eruzione a Tonga, la peggiore degli ultimi 30 anni sul pianeta: Paese isolato, gli aiuti non possono arrivare

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WELLINGTON – Avvolte dalla cenere, senza internet, in black-out elettrico, con le linee telefoniche interrotte e le comunicazioni affidate a qualche satellitare: a quattro giorni dall’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apa e dallo tsnunami, le isole Tonga rimangono tagliate fuori dal mondo.

Quella di Tonga è stata la peggiore eruzione vulcanica degli ultimi 30 anni e oltre sull’intero pianeta, paragonabile a quella del vulcano Pinatubo, nelle Filippine, del 1991, che provocò 1.450 morti. Come riporta l’Ansa, lo affermano esperti citati dalla Cnn, precisando che restano ancora da capire e quantificare le conseguenze dell’eruzione sottomarina avvenuta sabato scorso nell’arcipelago, seguita da uno tsunami che ha colpito buona parte del Pacifico.

Le vittime ufficiali a Tonga al momento sono due, tra cui una donna britannica, ma si teme che le conseguenze dello tsunami possano essere ben peggiori, specialmente per le isolette più esposte, mentre perfino in Perù si registrano due vittime per le onde.

Le foto aeree diffuse dalle forze di difesa neozelandesi mostrano le isole Ha’pai, al centro dell’arcipelago, completamente coperte di cenere grigia proveniente dal vulcano sottomarino Hunga-Tonga-Hunga-Ha’apai. Le immagini satellitari mostrano una scena simile nel distretto di Kolofo’ou, nella capitale situata sull’isola principale di Tonga. Si teme ora per la possibile contaminazione dell’acqua e delle riserve alimentari, con gli aiuti umanitari ostacolati dalla parziale inagibilità dell’aeroporto, coperto da uno spesso strato di cenere. 

La Nuova Zelanda, che ha promesso aiuti ma non ha potuto inviarli in aereo, ha fatto sapere che invierà due navi della Marina Militare, ma il suo ministro della Difesa, Peeni Henare, ha aggiunto che ci vorranno tre giorni per raggiungere Tonga. Come riporta l’Ansa, circa 200 persone hanno cercato ieri di ripulire la pista come potevano ma ne erano stati liberati soltanto 100 metri. Il ministro degli Esteri neozelandese Nanaia Mahuta ha spiegato che un C-130 carico di aiuti umanitari, soprattutto acqua che in questo momento è l’emergenza principale ma anche generatori e kit igienici, è pronto a decollare per Tonga ma la cenere in questo momento rende impossibile l’operazione. Quanto alle navi militari con i rifornimenti ci vorranno almeno tre giorni prima che riescano a raggiungere l’arcipelago.

Problemi anche sul fronte dei soccorsi internazionali a causa dei timori del governo che con gli aiuti possa arrivare il Covid, da cui l’arcipelago è stato risparmiato. Il vice capo missione di Tonga in Australia, Curtis Tu’ihalangingie, ha chiesto pazienza mentre il governo di Tonga decide come organizzare gli aiuti. “Non vogliamo portare un’altra ondata – uno tsunami di Covid-19”, ha detto alla Reuters al telefono spiegando che qualsiasi aiuto inviato a Tonga dovrebbe essere messo in quarantena e che probabilmente nessun personale straniero sarebbe autorizzato a sbarcare dagli aerei.

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