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Prende avvio la più grande esercitazione militare della Cina intorno a Taiwan mai avvenuta

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esercitazione militare Cina su Taiwan

Dopo la visita di Nancy Pelosi a Taiwan, ira della Cina che ha schierato intorno all’isola navi da guerra e jet e poi ha dato avvio ad una massiccia esercitazione militare. Taipei: «non cerchiamo la guerra, ma ci prepariamo alla guerra». Washington: «non vogliamo una crisi ma siamo pronti»

Prove tecniche di “operazione speciale” in salsa cinese. Alle ore 12 locali, le 6 del mattino in Italia, le forze armate cinesi hanno dato avvio alla più grande esercitazione militare mai effettuata nelle acque intorno a Taiwan. Pechino non ha nascosto il disappunto per la visita di Nancy Pelosi sull’isola ed ha deciso di mandare un messaggio forte non solo a Taipei, ma anche a Washington. Non è la prima volta che la Cina prende una posizione forte in merito a quella che considera un’isola di sua competenza, sfidando apertamente gli Stati Uniti.

Anche se le parole della speaker del Congresso, il corrispettivo del nostro Presidente della Camera, non sono state perentorie («gli Usa non abbandoneranno il proprio impegno nei confronti di Taiwan»), la sua visita ha scatenato le ire della Cina, che l’ha bollata come una «grave violazione» della propria sovranità. Taiwan è indipendente, ma la Cina ha sempre considerato l’isola a 180 chilometri dalle sue coste come una terra di sua competenza.

E così, dopo aver schierato intorno all’isola navi da guerra e jet, oggi la l’Esercito popolare di Liberazione, Pla, ha dato avvio alla maxi esercitazione militare, che prevede «manovre d’addestramento su larga scala», con lancio di missili e di colpi d’artiglieria. Alcuni giornalisti internazionali hanno riferito di essere stati testimoni di spari nelle acque dello stretto di Taiwan. Diverse manovre sconfineranno nelle acque territoriali dell’isola e in quelle della zona economica esclusiva giapponese e la tensione sale.

Il ministero della Difesa di Taipei non si fa troppe illusioni: «Non cerchiamo l’escalation, ma non ci fermiamo quando si tratta della nostra sicurezza e sovranità. Sosterremo il principio di prepararsi alla guerra senza cercare la guerra e con l’atteggiamento di non intensificare i conflitti e non causare controversie». Il ministero prosegue rendendo noto che le forze armate «operano come al solito e monitorano ciò che ci circonda in risposta alle attività irrazionali» della Repubblica popolare cinese «con l’obiettivo di cambiare lo status quo e di destabilizzare la sicurezza della regione».

Sulla stessa lunghezza d’onda la risposta statunitense affidata al portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre: «Gli Stati Uniti non cercano e non vogliono una crisi con la Cina ma siamo pronti a gestire qualsiasi cosa Pechino decida di fare».

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Londra, è morto il piccolo Archie: staccata la spina che lo teneva in vita

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LONDRA – I suoi genitori hanno lottato fino all’ultima speranza, ricorrendo a tutte le vie legali del sistema britannico ed europeo. Tuttavia per Archie, 12 anni, non c’è stata via d’uscita e il Royal Hospital di Londra ha staccato le macchine che lo tenevano in vita dal 7 aprile, quando fu trovato privo di sensi in casa a Southend, nell’Essex, in seguito a un incidente causato, sembra, da una sfida di autostrangolamento online fra coetanei .

“Era un bambino così bello. Ha lottato fino alla fine e sono così orgogliosa di essere la sua mamma”, ha detto tra le lacrime Hollie Dance davanti all’ospedale annunciando la morte del figlio avvenuta alle 12,15, due ore dopo da quando è stata tolta la spina al supporto vitale.

Come riporta l’Ansa, Archie Battersbee era un giovanissimo ginnasta di talento, appassionato di arti marziali miste. La madre da quel maledetto 7 di aprile è stata costantemente al suo capezzale. I medici avevano dichiarato la morte cerebrale da subito. In questi mesi i genitori hanno combattuto una battaglia legale per impedire che al figlio venisse tolto il macchinario che lo teneva in vita. Il padre, Paul Battersbee, nei giorni scorsi ha tentato l’ultima carta ricorrendo all’Alta Corte, alla Corte d’Appello e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) per ottenere il trasferimento del ragazzo in un hospice e garantirgli ‘una morte degna’ . Ma non c’è stato niente da fare: la Cedu ha respinto la richiesta stabilendo che Archie doveva rimanere al Royal London di Whitechapel, nella zona est di Londra.

A quel punto un portavoce del Christian Legal Centre, che ha sostenuto legalmente la famiglia Battersbee, ha dichiarato ai media che tutte le vie giudiziarie erano state esaurite e i genitori erano devastati. Come riporta l’Ansa, nel corso delle settimane l’epilogo della vicenda si intravedeva già nelle decisioni dei giudici del Regno Unito sollecitati in ogni grado di giudizio. Tutti concordi nell’accreditare la diagnosi fatta dai medici di morte “altamente probabile” delle cellule cerebrali. E quindi la necessità di interrompere la respirazione artificiale. Nonostante e malgrado l’irriducibile opposizione della famiglia che ha sempre rifiutato una sentenza di morte fondata su elementi di ‘probabilita’.

Non solo: Paul Battersbee e Hollie Dance in queste settimane terribili hanno bollato come ‘frettoloso, prematuro e gelido’ il comportamento di medici, dirigenti ospedalieri e giudici invocando una proroga ragionevole di tempo per il loro ragazzo. La battaglia dei familiari è stata sostenuta sui social, con manifestazioni, da associazioni religiose pro life e gruppi di persone comuni. I genitori non hanno lasciato nulla di intentato, compreso il ricorso al comitato Onu per i diritti delle persone disabili, a quello della Corte Europea di Strasburgo che ancora una volta si è detta incompetente a ‘interferire’, così come aveva già fatto in passato per i casi dei piccoli Charlie Guard e Alfie Evans.

Come riporta l’Ansa, l’ultima spiaggia sembrava la possibilità di portare Archie in Italia o Giappone per continuare le cure: negata anche quella. E del resto questo è solo l’ultima vicenda in ordine di tempo che ha visto dei genitori contro il sistema legale e sanitario britannico. “Dal 7 aprile, non credo ci sia stato un giorno che non sia stato terribile. È davvero dura, sono piuttosto distrutta”, ha detto la madre di Archi a Sky News. Alla domanda se potesse fare qualcosa di più, ha risposto: “No. Ho fatto tutto quello che avevo promesso al mio bambino. L’ho fatto”.

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Taiwan: “aerei e navi cinesi hanno superato linea mediana”

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esercitazione militare Cina su Taiwan

TAIPEI – Gli aerei e le navi da guerra cinesi hanno attraversato la ‘linea mediana’ dello Stretto di Taiwan nel secondo giorno di esercitazioni militari su vasta scala in risposta alla visita a Taipei della presidente della Camera americana Nancy Pelosi: in una nota, il ministero della Difesa dell’isola ha definito le ultime manovre come “altamente provocatorie”.

Come riporta l’Ansa, a partire dalle 11 locali (erano 5 in Italia), “più aerei da guerra e navi da guerra cinesi hanno condotto esercitazioni intorno allo Stretto di Taiwan e hanno attraversato la linea mediana dello Stretto”, ha affermato il ministero.  La Cina ha dato il via ieri alle esercitazioni, che si chiuderanno lunedì, in risposta alla visita di 19 ore di Pelosi a Taipei, che Pechino considera parte “inalienabile” del suo territorio, da riunificare anche con la forza, se necessario.

Nel frattempo, la compagnia aerea Singapore Airlines annulla i voli per e da Taiwan a causa della “crescente restrizione dello spazio aereo” dovuta alle pericolose esercitazioni militari cinesi nello stretto di Taiwan. “La sicurezza del nostro staff e passeggeri sono la nostra priorità” dichiara il portavoce della compagnia aerea in una intervista con CNA Asia.

Gli Usa “non permetteranno” alla Cina di isolare Taiwan, ha precisato la speaker statunitense, a Tokyo per l’ultima tappa del suo tour in Asia. “Potrebbero cercare di impedire a Taiwan di visitare o partecipare in altri luoghi, ma l’isoleranno impedendoci di viaggiare lì. Abbiamo avuto visite di alto livello, senatori in primavera, visite continue e non permetteremo loro di isolare Taiwan”, ha aggiunto Pelosi, la cui visita a Taipei ha fatto infuriare Pechino che ha lanciato manovre militari intorno all’isola. Pelosi e il premier Fumio Kishida hanno concordato sull’importanza di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan.

E “clamorosamente provocatoria” è stata definita la reazione della Cina alla visita della speaker della Camera dal segretario di Stato americano Antony Blinken, a parere del quale Pechino ha cercato di intimidire non solo Taipei, ma anche i vicini, puntando al cambio dello status quo. Blinken ha condannato le esercitazioni militari della Cina intorno a Taiwan definendole “una escalation significativa”. Secondo Blinken non c’è “alcuna giustificazione” per le manovre decise da Pechino in risposta alla visita a Taiwan della presidente della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi.

Come riporta l’Ansa, Nancy Pelosi non ha commentato direttamente le esercitazioni, ma ha ribadito che le sue visite nei Paesi asiatici, tra cui Taiwan, “non riguardavano il cambiamento dello status quo” nella regione. Pelosi ha parlato dopo aver incontrato Kishida, che ha definito il lancio di missili cinesi un “problema serio che ha un impatto sulla nostra sicurezza nazionale e sulla sicurezza dei nostri cittadini”. Tokyo, che ha chiesto la “fine immediata” delle manovre, sostiene che 5 missili sono caduti nella sua zona economica esclusiva. 

Da parte sua, la presidente di Taiwan Tsai ha giudicato “irresponsabile” il lancio di missili da parte della Cina vicino alle trafficate rotte internazionali di volo e marittime intorno all’isola, invitando Pechino ad agire con maggiore autocontrollo: Taiwan non alimenterà le tensioni, ma difenderà la sovranità. Tsai ha esortato la comunità internazionale a sostenere la democrazia di Taiwan e ad opporsi “all’azione militare unilaterale e irrazionale della Cina”, aggiungendo che Taipei cerca di lavorare con i Paesi dell’area e i partner democratici di tutto il mondo per mantenere la pace nella regione Indo-Pacifica. La presidente, che ha messo in guardia la popolazione dalle insidie della guerra dell’informazione avviata dalla Cina con attacchi informatici e la diffusione di false informazioni, ha ringraziato il G7 per aver invitato Pechino ad astenersi da “attività militari aggressive” nello Stretto di Taiwan e per aver ribadito il proprio impegno a garantire la stabilità.

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Usa, il Kansas ultraconservatore si schiera con un referendum a favore dell’aborto

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KANSAS CITY – Il Kansas mantiene il diritto all’aborto: gli elettori hanno bocciato ieri una proposta che avrebbe rimosso i diritti di accesso alle interruzioni di gravidanza dalla costituzione dello Stato.

Lo riportano i media statunitensi. Con il 96,7% dei voti scrutinati, i “no” – ovvero coloro che sostengono il diritto all’aborto – hanno raggiunto il 58,8% contro il 41,2% dei “sì” nel referendum tenuto ieri. “Questo voto mette in chiaro ciò che sappiamo: la maggioranza degli americani concorda sul fatto che le donne dovrebbero avere accesso all’aborto e dovrebbero avere il diritto di prendere le proprie decisioni in materia di salute”, ha dichiarato il presidente americano Joe Biden in un comunicato.

La sentenza Roe w Wade era giusta, è stata legge per 50 anni ed è stata stracciata da una Corte estremista” ha aggiunto Joe Biden, invitando il Congresso a ripristinare il diritto all’aborto.

“Gli elettori del Kansas hanno inviato un segnale potente”, ha aggiunto a proposito del referendum sull’interruzione di gravidanza nello Stato conservatore. “Non credo che la Corte Suprema e i repubblicani al Congresso – che hanno portato avanti la loro agenda estremista per decenni – avessero idea del potere delle donne americane. Ieri in Kansas lo hanno scoperto”. Lo ha scritto su Twitter, il presidente americano, Joe Biden, dopo aver firmato un nuovo ordine esecutivo per la difesa dei diritti riproduttivi delle donne.

Come riporta l’Ansa, una vittoria netta e, a sorpresa, del fronte pro aborto in uno degli Stati più conservatori degli Usa. Il Kansas ha bocciato la proposta per abolire o fortemente limitare l’interruzione di gravidanza, nel primo vero test politico dopo la storica decisione della Corte Suprema che ha rovesciato la sentenza ‘Roe w. Wade’. Un successo per i democratici in vista delle elezioni di Midterm di novembre e un punto incassato dal presidente americano Joe Biden che ha varato un un nuovo pacchetto di misure per difendere i diritti riproduttivi delle donne.

Il quesito posto in Kansas nel referendum era semplice ma poteva essere mal interpretato: si chiedeva ai cittadini se il diritto all’aborto dovesse essere eliminato dalla Costituzione dello stato, così da lasciare mano libera ai legislatori repubblicani che puntano ad abolirlo. La risposta non poteva essere più chiara: oltre il 60% delle 900.000 persone che sono andate alle urne, dove si votava anche per le primarie, ha deciso di salvaguardare la possibilità di scelta. Una partecipazione straordinaria ad una consultazione su un tema altamente divisivo negli Stati Uniti se si considera che alle primarie del 2018, l’affluenza era stata quasi la metà, 473.438.

Biden, che subito dopo la scioccante sentenza dei saggi ha promesso che avrebbe lottato per tutelare i diritti riproduttivi ma continua ad essere attaccato dall’ala più liberal dei democratici perché non ha ancora dichiarato lo stato d’emergenza sanitaria, ha firmato in queste ore un altro ordine esecutivo in difesa dell’aborto.

Come riporta l’Ansa, innanzitutto ha dato mandato al segretario alla Salute di garantire l’accesso ai servizi, anche quelli coperti dall’assicurazione, alle donne costrette a viaggiare in un altro Stato per sottoporsi ad un intervento vietato in quello in cui risiedono. In secondo luogo il presidente ha chiesto al ministro Xavier Becerra di vigilare e intervenire se gli operatori sanitari negli Stati Uniti dovessero trasgredire alle leggi federali e non fornire alle donne i servizi di cui hanno bisogno. Ma anche informare quei medici e quegli infermieri che siano in dubbio sui loro obblighi e doveri dopo il ribaltamento della sentenza sull’aborto del 1973. Intanto il dipartimento di Giustizia ha fatto causa all’Idaho per aver ristretto il diritto all’aborto anche alle donne in pericolo di vita spiegando che la misura dello Stato, che dovrebbe entrare in vigore a fine mese, è incompatibile con una legge federale.

Quale impatto avrà il risultato del referendum in Kansas sugli altri Stati che si apprestano a votare sull’argomento è troppo presto per dirlo. Nelle prossime settimane California, Michigan, Nevada, e Vermont chiederanno ai loro cittadini di tutelare il diritto all’aborto, mentre in Kentucky si voterà per abolirlo. Per il momento gli attivisti pro-choice esultano. “E’ una vittoria enorme per chi vuole proteggere il diritto delle donne a gestire il proprio corpo in autonomia”, ha commentato il Center for reproductive rights, la principale associazione americana per la difesa del diritto all’aborto. “Gli abitanti del Kansas, come la stragrande maggioranza degli americani, hanno detto chiaramente che vogliono essere liberi di scegliere sull’aborto”, si legge nella dichiarazione dell’organizzazione che ha difeso l’unica clinica abortista in Mississippi nel caso ‘Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization’ e che si sta occupando di molte cause contro gli stati che hanno già imposto forte limitazioni all’interruzione di gravidanza.

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