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Nubi sul Regno Unito, principe Andrea a processo e Johnson nel mirino per il party a Downing Street

Principe Andrea andrà a processo per abusi sessuali su minore. Popolarità di Boris Johnson ai minimi dopo lo scandalo del party a Downing Street.

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il principe Andrea a processo negli Usa per abusi sessuali su minori e Boris Johnson sotto accusa per il party a Downing Street

Non un periodo particolarmente sereno per la Regina Elisabetta. Il terzogenito Andrea a processo negli Stati Uniti, per una vicenda di abuso su minori, collegata alle frequentazioni col miliardario Epstein, morto suicida in carcere. Sul fronte interno invece, il governo Johnson scricchiola schiacciato da scandali che ne minano l’immagine e da un’economia stagnante che fa rimpiangere le promesse dei tempi della campagna della Brexit.

Il principe Andrea, terzogenito della Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, duca di York, andrà a processo negli Stati Uniti d’America per abuso sessuale di minore. Un giudice americano ha rigettato la richiesta d’archiviazione presentata dalla testa coronata, che andrà quindi a processo per una vicenda collegata alle frequentazioni con Jeffrey Epstein, il miliardario travolto da scandali sessuali e morto suicida nella sua cella.

La vittima si chiama Virginia Giuffrè. Ha dichiarato di essere stata abusata da Epstein e dalla compagna Ghislane Maxwell nel 2001, quando era ancora minorenne, e che il principe Andrea l’ha costretta ad avere rapporti sessuali in tre occasioni diverse, in tre posti distinti, ma sempre presso una residenza appartenente a Epstein. Nel 2009 il miliardario pagò 500 mila dollari alla ragazza in cambio di un accordo secondo il quale rinunciava a perseguire Epstein o altri indagati, ma un giudice di New York ha rigettato questo documento, respingendo la richiesta di archiviazione presentata dai legali del principe Andrea, per il quale a settembre comincerà il processo civile.

Non meno intricata la situazione sul fronte interno. Il governo Johnson sta affrontando la sua ora più buia e sembra oramai smaltita la sbornia johnsonista dei sudditi di Sua Maestà. Boris Jhonson è ai minimi livelli in termini di popolarità. La vicenda del party dello scandalo a Downing Street si è abbattuta come un macigno sulla sua immagine pubblica.

Nel maggio dello scorso anno, nel momento più dura della pandemia e con il Regno Unito in lockdown, il premier britannico ha dato un party a Downing Street. In un primo momento Johnson ha anche provato a negare, ma indiscrezioni giornalistiche sempre più accurate hanno via via diffuso sempre più dettagli. Ha fatto scalpore lo screenshot del messaggio circolato tra gli invitati: «portatevi il vostro alcool».

Johnson ha cercato di correre ai ripari con timide scuse pronunciate in Parlamento, che però non hanno convinto. Perfino un’ala del suo partito ne chiede le dimissioni ed un ministro, che ha preferito rimanere anonimo, ha ammesso: «è finita».

Complice di questo scarso appeal, anche la situazione economica stagnante, che non aiuta certo, specie all’indomani dell’euforia suscitata dalle promesse con cui Boris ha stravinto le elezioni nel 2009, cavalcando l’onda della Brexit, che parlavano di un futuro roseo e prospero, garantito da liberi e fiorenti scambi commerciali con tutto il mondo, senza i vincoli soffocanti dell’Unioe Europea. In questo momento però l’economia è ferma e le stime attuali parlano di un costo molto alto in termini di Pil pagato dai britannici con la Brexit.

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Oltre tre mila persone ai funerali di Navalny sfidano il regime di Putin

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condannato per estremismo Alexei Navalny

Almeno una persona è stata arrestata. La folla ha scandito il coro: «non aveva paura, non abbiamo paura» e «Russia libera». I diplomatici internazionali non hanno potuto accedere alla chiesa.

Si stimano tre mila persone circa ai funerali di Alexei Navalny. Dati certi non ce ne sono, per via delle severe restrizioni imposte dal governo. Si sa però che ai diplomatici internazionali pè stato impedito l’accesso alla chiesa. E si sa che nonostante i divieti e le minacce, una folla numerosa ha portato l’ultimo saluto all’attivista oppositore di Putin, morto lo scorso 16 febbraio in una colonia penale siberiana.

Dopo i funerali con «cerimonia abbreviata» nella chiesa dell’Icona della Madre di Dio a Mosca, Alexei Navalny è stato sepolto al cimitero di Borisovskoye. «Hanno fatto pressione sul parroco della chiesa, padre Anatoly Rodionov, e hanno chiesto che il servizio funebre si tenesse il più rapidamente possibile in modo che nessuno arrivasse» ha affermato Leonid Volkov, collaboratore di Navalny.

In chiesa hanno potuto accedere solo 300 persone. La folla ha atteso il feretro dell’attivista all’esterno. Quando la bara è stata portata fuori, sono stati scanditi cori come «Russia libera» e «assassini, assassini». Poi la bara di Navalny è stata accompagnata in corteo fino al cimitero, distante un paio di chilometri.

funerali alexei navalny
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La causa di Elon Musk ad OpenAi: «doveva essere no profit, è succursale di Microsoft»

Anche il New York Times ed altre 3 testate hanno fatto causa ad OpenAi per presunte violazioni del copyright.

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ia intelligenza artificiale

Il patron di Tesla ha citato in giudizio Sam Altman, ad della società che ha lanciato Chat GPT. Musk nel 2015 fu tra i fondatori di OpenAi, abbandonata nel 2018, prima del successo della piattaforma, acquistata per 13 miliardi di dollari da Microsoft alla fine del 2023.

Doveva essere una società no profit, senza scopo di lucro e con lo scopo di sviluppare prodotti di intelligenza artificiale per le persone, invece si è trasformata in una compagnia interessata ai profitti. E’ questa l’accusa della causa intentata da Elon Musk nei confronti di OpenAi, società che lui ha contribuito a fondare nel 2015. Il patron di Tesla ha citato in giudizio Sam Altman, ad della compagnia. Insieme a Greg Brockman fondarono la società open source e senza scopo di lucro.

Secondo Musk, ora OpenAi sta violando il primo contratto firmato dai tre cofondatori, secondo il quale la tecnologia sviluppata doveva essere «disponibile liberamente» al pubblico. Secondo Musk questo è venuto meno e lo dimostrerebbe lo sviluppo stesso di ChatGPT 4, avvolto dal segreto.

Nel 2018 Musk decise di lasciare la compagnia, quando venne rifiutata la sua proposta di acquisizione. Musk pensava di aver accumulato troppo ritardo rispetto a Google nello sviluppo dell’IA e voleva assumere la guida. Quando la sua proposta è stata rifiutata , ha salutato tutti e se n’è andata. Poco dopo ChatGPT è diventato sinonimo di intelligenza artificiale in tutto il mondo. OpenAi è stata poi acquisita da Microsoft sul finire del 2023 per 13 miliardi di dollari.

Nel documento legale depositato dall’accusa si legge: «OpenAI, Inc. è stata trasformata in una filiale di fatto closed-source della più grande azienda tecnologica al mondo: Microsoft. Sotto il suo nuovo Consiglio di amministrazione, non sta solo sviluppando, ma sta effettivamente perfezionando l’intelligenza artificiale generativa per massimizzare i profitti per Microsoft, piuttosto che per il beneficio dell’umanità».

La causa di Elon Musk è la seconda grana legale per OpenAi in pochi giorni, dopo quella intentata dal New York Times e da altre tre testate americane per presunte violazioni del copyright. Secondo gli accusanti, l’intelligenza artificiale replicherebbe interi articoli, senza citare fonte ed autore. Per le testate che muovono le accuse, OpenAi e Microsoft potrebbero esplicitare le loro fonti, ma non lo farebbero per una scelta ben precisa: indicare che si tratta di risposte che violano il diritto d’autore lederebbe sulla reputazione della piattaforma e di conseguenza suylle sue entrate.

OpenAi ha replicato a queste accuse sostenendo che il New York Times ha sfruttato un bug presente per formulare questa accusa e che per farlo avrebbe perfino ingaggiato hacker professionisti.

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Arrestato il direttore di Novaya Gazeta, testata indipendente russa

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sergej sokolov

Sergey Sokolov è stato arrestato e accusato di “discredito” delle forze armate. Nel 2022 gran parte della redazione ha cercato riparo in Lettonia, ma lui è rimasto in Russia.

Non è chiaro dove Sergey Sokolov, direttore di Novaya Gazeta, sia detenuto, ma è stato arrestato e accusato di “discredito” delle forze armate. A darne notizia, la testata stessa, dalle pagine del proprio sito.

Non sembra casuale che l’arresto del direttore di una testata indipendente arrivi alla vigilia del funerale dell’antagonista Navalny, che domani, dopo un lungo braccio di ferro, riceverà l’ultimo saluto in una chiesa di Mosca.

Sokolov è diventato direttore nel 2023, dopo le dimissioni del Premio Nobel per la pace Dmitry Muratov, che era stato definito “agente straniero” dalle autorità russe. Novaya Gazeta è stata oscurata in Russia nel 2022, mentre l’anno successivo si è vista revocare la licenza per i media. Gran parte della redazione ha lasciato il Paese, riparando in Lettonia dove è stata aperta Novaya Gazeta Europe. Sokolov invece è rimasto in Russia.

La testata, indipendente, è tra quelle messe nel mirino da Putin. Tra i suoi “crimini” quello di aver parlato esplicitamente di guerra descrivendo l’invasione dell’Ucraina, anziché la forma “politicamente corretta” di operazione speciale. In passato ha subito pesanti attacchi ed i suoi giornalisti sono stati aggrediti in diverse occasioni.

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