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Cronaca

Prof bullizzata dagli studenti e sospesa dalla preside: «può turbare i ragazzi»

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Ha subito un colpo mentre veniva immortalata col cellulare per una sfida tra studenti, in seguito al quale è finita in ospedale, ma è stata sospesa per «molestie verbali» la professoressa di Latina vittima di bullismo da parte dei suoi stessi studenti.

Potrebbe arrecare «turbamento e pregiudizio» agli studenti, che l’hanno bullizzata anche con aggressioni fisiche che l’hanno condotta in ospedale, la professoressa sospesa da una scuola di Latina, la “G. B. Grassi”. La docente aveva denunciato i suoi studenti per aver ricevuto un colpo in seguito al quale ha ricevuto qualche giorno di prognosi. Al suo rientro a scuola ha scoperto prima di essere finita nelle chat degli studenti e poi di essere stata sospesa in seguito all’esposto di una madre che l’ha accusata di «molestie verbali» con esplicite allusioni sessuali.

Ne dà notizia l’edizione romana di Repubblica. L’insegnate il 30 settembre scorso è stata colpita da uno studente, spinto a sua volta da un altro ragazzo. In seguito all’urto la donna ha riportato ferite allo sterno e all’addome, che hanno reso necessario svolgere alcuni accertamenti al Goretti di Latina. Non si è trattato però di un incidente, ma di uno gesto premeditato dagli studenti per una sfida, da mostrare sui social, che prevede di far cadere un’insegnate, immortalando il tutto e condividendolo con le applicazioni di messaggistica.

La professoressa dunque ha scoperto anche di essere vittima di cyberbullismo, dal momento che veniva indicata come «la supplente magnata» tra i messaggini dei ragazzi. La donna allora ha sporto denuncia alla Procura e al Tribunale per i Minorenni.

La madre di uno dei cinque studenti ammoniti per il gesto, tutti di età compresa fra i 16 e i 18 anni, ha però presentato a sua volta un esposto nei confronti della docente. A questo punto la dirigente scolastica ha deciso di sospenderla. La professoressa bullizzata dunque, precaria da 10 anni, che stava svolgendo una supplenza in quell’istituto, dopo essere stata sospesa è rimasta senza lavoro.

Cronaca

Arrestato sospetto terrorista a Fiumicino: «fa parte dell’Isis»

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113 polizia volante pantera

Ha 32 anni, proviene dal Tagikistan ed era latitante da diverso tempo. Viaggiava sotto falsa identità.

Pendeva un mandato d’arresto internazionale per l’uomo di 32 anni originario del Tagikistan, arrestato oggi all’aeroporto di fiumicino con l’accusa di essere un terrorista dell’Isis. L’uomo si sarebbe arruolato nelle milizie del califfato nel 2014 ed avrebbe combattuto in Siria nello stesso anno.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, per eludere le forze dell’ordine che lo cercavano da diverso tempo, viaggiava con documenti fasulli. Sarebbero stati diversi gli alias a sua disposizione, con differenti età e nazionalità, in particolare Uzbekistan, Kirghizistan e Ucraina.

Il sospetto terrorista arrestato oggi è’ atterrato in Italia, a Fiumicino, alle 11:45. Proveniva dall’aeroporto di Eindhoven, nei Paesi Bassi. E’ stato fermato dalla Digos capitolina sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con l’aiuto della Polizia di Frontiera di Fiumicino.

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Cronaca

L’ex ministro della Salute Speranza minacciato ad Ostia da un gruppo no-vax

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roberto speranza aggredito dai no-vax ad ostia

Speranza si trovava nel comune laziale per presentare il suo libro: il drappello di contestatori no-vax lo ha bloccato in municipio e si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

Doveva presentare il suo libro “Perché guariremo” ma la presentazione è saltata: ad aspettare Roberto Speranza in municipio ad Ostia c’era un nutrito gruppo di no-vax che ha aggredito l’ex ministro della Salute.

Speranza si è rifugiato in municipio e vi è rimasto confinato per una buona mezz’oretta. C’è voluto l’intervento delle forze dell’ordine per disperdere i contestatori e permettergli di uscire senza che si verificassero ulteriori incidenti.

«Assassino» l’epiteto più volte scandito in direzione dell’ex ministro, raggiunto da minacce anche di morte. Nemmeno la moglie di Speranza è stata risparmiata dal drappello di contestatori che l’ha più volte apostrofata come «travestito».

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Cronaca

La figlia di Verdini patteggia una pena di un anno per truffa

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tribunale giustizia sentenza giudice poeta

Fingendosi avvocato, ha assunto le difese di una donna che per anni ha creduto di essere difesa: in realtà la causa non è mai partita e la figlia di Verdini ha patteggiato una pena ad un anno per tentata truffa e falsità materiale.

Non c’è pace per la famiglia Verdini: il padre Denis è in carcere, la figlia Francesca ha come fidanzato Matteo Salvini ed ora anche la figlia Diletta è finita nei guai ed ha patteggiato un anno di pena per tentata truffa ad una badante. Spacciandosi per avvocato, ha “assunto” la difesa della donna, senza mai far partire la causa. Le accuse nei suoi confronti erano di tentata truffa e falsità materiale.

La vicenda è salita agli onori della cronaca grazie ad un servizio de Le Iene. Il Corriere Fiorentino poi ha ricostruito i dettagli. Nel 2016 una donna rumena, in Italia da 17 anni, ha deciso di intentare causa contro le figlie di una signora che aveva assistito, che non avrebbero pagato le sue prestazioni. A questa, Diletta Verdini avrebbe millantato di essere avvocato. La donna si è dunque affidata a lei, che l’avrebbe costantemente tenuta aggiornata sull’evolversi della causa.

Nel 2022 è arrivata pure la bella notizia: la causa è vinta, alla donna vanno 4.300 euro. A stabilirlo una sentenza del tribunale del lavoro di Firenze stampata su carta intestata del tribunale di Firenze con tanto di sezione lavoro, numero di procedimento e firma del giudice. Ma era tutto falso: Diletta Verdini non era un avvocato e la causa non è mai partita.

La signora però non lo sapeva e le chiede quando potrà ricevere il risarcimento che il Tribunale le ha riconosciuto. Il suo legale non risponde chiaramente, tentenna, prende tempo. Ci sono alcuni ritardi tecnici non meglio specificata.

La signora però è perplessa e decide di consultare un altro avvocato, che non ci mette molto a capire la situazione:  la firma sul documento appartiene a una giudice realmente esistente, ma del tutto estranea alla sentenza ed il numero di iscrizione al registro generale corrisponde ad un’altra causa che vede coinvolti altri soggetti. 

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