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Putin ha firmato le annessioni: «Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia nostre per sempre»

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Adesso che ha ufficializzato, senza ottenerne il riconoscimento internazionale, le annessioni dei territori di Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia, Putin riapre alla possibilità di negoziati: «L’Ucraina deve cessare il fuoco».

Prima che prendesse la parola è stato rispettato un minuto di silenzio per gli «eroi» che hanno perso la vita in Ucraina e per le «vittime degli attacchi terroristici di Kiev». Poi, Vladimir Putin, nella Sala di San Giorgio del Gran Palazzo del Cremlino, ha apposto il suo sigillo sul documento che approva le annessioni alla Federazione Russa delle regioni ucraine occupate: Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia.

Putin non si cura del fatto che i governi occidentali considerino una farsa i referendum svolti nei territori occupati e non riconoscano le annessioni va avanti per la sua strada: «Voglio che mi sentano a Kiev, che mi sentano in Occidente: le persone che vivono nel Lugansk, nel Donetsk, a Kherson e Zaporizhzhia diventano nostri cittadini per sempre». Per quanto riguarda le validità dei referendum il presidente russo ha affermato che bisogna rispettare «la volontà di milioni di persone» che hanno esercitato «un diritto integrale». «Kiev rispetti la volontà popolare, noi difenderemo le nuove terre con tutte le nostre forze, faremo qualsiasi cosa per garantire la sicurezza del popolo».

Ora che ha conquistato queste quattro regioni, indipendentemente dal mancato riconoscimento internazionale della legittimità delle sue azioni, Putin si dice pronto a riprendere la strada dei negoziati, ma, ovviamente, secondo i termini da lui stabiliti: «Kiev cessi il fuoco e torni al tavolo del negoziato, noi siamo pronti: lo abbiamo detto e ripetuto».

Non manca un passaggio sulle spinte espansionistiche della Russia: «Oramai l’Unione sovietica non esiste più, e al passato non si torna e non serve alla Russia. Non è a questo a cui aspiriamo». Ma, sostiene il presidente, non c’è «nulla di più forte» della volontà dei popoli «di tornare alla propria vera patria. Nel 1991 si è deciso di far crollare l’Urss senza chiedere l’opinione del popolo, questo ha creato ferite nella nostra società e portato il Paese al limite della catastrofe nazionale. Quando l’ultimo leader dell’Unione Sovietica [Mikhail Gorbaciov, non nominato da Putini ndr] ha deciso di distruggere il nostro grande Paese ha messo il popolo di fronte al fatto compiuto, anche se bisogna ammettere che non capivano allora cosa stavano facendo e le conseguenze».

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Le Parisien: “Macron indagato per finanziamento illecito”

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PARIGI – Secondo il quotidiano francese Le Parisien, il presidente francese Emmanuel Macron è indagato, in un’indagine giudiziaria, con l’accusa di “favoritismo” e “finanziamento illecito della campagna elettorale” del 2017 da parte della Procura finanziaria nazionale (PNF).

Come riporta l’Ansa, le indagini riguardano i legami tra Emmanuel Macron e la società di consulenza McKinsey. Secondo quanto riferiscono Le Parisien e France Info, l’inchiesta riguarda i legami tra Macron e società di consulenza private, dunque, esterne all’amministrazione pubblica.

Le Parisien parla di sospetti finanziamenti illeciti nelle campagne presidenziali che nel 2017 e nel 2022 lo hanno condotto all’Eliseo, come anche l’attribuzione di alcune commesse pubbliche. In una nota, la Procura nazionale finanziaria francese (Pnf) non cita mai il nome di Macron ma annuncia di aver aperto due fascicoli giudiziari a fine ottobre riguardanti rispettivamente “le condizioni di intervento di uffici di consulenza nelle campagne elettorali francesi del 2017 e del 2022” e relativi sospetti di “favoritismo”.

Come riporta l’Ansa, la nota è stata diffusa dagli uffici del procuratore della Repubblica, Jean-François Bohnert. Durante la campagna presidenziale del 2022, si erano moltiplicate le critiche contro Macron, in particolare rispetto ai contratti conclusi negli ultimi cinque anni tra lo Stato e società di consulenza private come l’americana McKinsey. Il 17 marzo, il Senato rivelò che le commesse dello Stato per questo tipo di consulenze private sono “più che raddoppiate” tra il 2018 e il 2021, toccando un record di oltre un miliardo di euro nel 2021.

McKinsey fu la società di consulenza privata maggiormente sollecitata dalle autorità francesi durante la pandemia. Il rapporto dei senatori ha suscitato dure critiche sull’uso di fondi pubblici e l’opposizione ha invocato un’inchiesta su eventuali favoritismi alla multinazionale Usa.

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Furto e adulterio: 12 persone frustate allo stadio in Afghanistan

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KABUL – Dodici persone tra le quali 3 donne sono state frustate in pubblico ieri in uno stadio nella provincia di Logar, a sud di Kabul, dopo la condanna per furto e adulterio di un tribunale locale. Lo riferisce la Ap online, citando un funzionario coperto da anonimato.

Come riporta l’Ansa, il governatore della provincia ha inviato centinaia di inviti per la punizione pubblica andata in scena nello stadio della cittadina di Pul Alam. I condannati, riferiscono le fonti, hanno ricevuto ciascuno tra le 21 e le 39 frustate. Alle centinaia di persone che hanno assistito è stato vietato di scattare foto o riprendere video.

Il leader dei Talebani Haibatullah Akhundzada ha chiesto l’applicazione stretta della sharia una decina di giorni fa, riaprendo la strada alle punizioni in pubblico, che includono esecuzioni, lapidazioni e flagellazioni.

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«Sono felice che non sia gay», parla il padre del ragazzo che ha ucciso 5 persone in Colorado

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Immagine tratta da YouTube (CBS 8 San Diego).

Aaron Brink, esperto di arti marziali, ex porno attore, con precedenti per possesso di marijuana e alle prese con una dipendenza da metanfetamina, è il padre di Anderson Lee Aldrich, il ventiduenne che ha aperto il fuoco in gay club in Colorado, uccidendo 5 persone e ferendone altre 18. Intervistato, si è dimostrato sollevato per il fatto che il figlio non sia gay.

Che il figlio possa essere un pluriomicida non sembra avere scosso più di tanto Aaron Brink, il padre del ragazzo che lo scorso 19 novembre ha aperto il fuoco al Club Q, un locale gay in Colorado, uccidendo 5 persone e ferendone altre 18 prima di essere fermato ed atterrato da due passanti. La paura del genitore mormone e conservatore repubblicano, come lui stesso si è definito alla stampa, era che il figlio potesse essere gay. Il ragazzo però si è definito «non-binario» e tanto basta al padre per sentirsi un po’ meglio.

«O mio Dio è gay? Ero spaventato, ‘diamine’ [non ha detto proprio diamine, ma ha usato un’espressione più colorata, ndr] è gay? E non è gay e allora ho detto phhhhewwww». A tirare un sospiro di sollievo è Aaron Franklin Brink, lottatore di Mma, ex porno attore e con alcuni precedenti legati alla detenzione di marijuana. Attualmente si sta disintossicando dalla metanfetamina.

Ha pronunciato queste parole ad un inviato del network statunitense Cbs 8, che l’ha raggiunto fuori dalla sua abitazione, per chiedergli un commento. Il giornalista è rimasto interdetto quando Brink si è espresso solo sulla possibile sessualità del figlio: «Sono un mormone e un repubblicano conservatore, e non siamo gay. La mia opinione sui gay è che non siano ok. Credo che dovremmo ribellarci contro l’omosessualità».

Suo figlio Anderson Lee Aldrich, che ha cambiato il proprio nome nel 2016 da Nicholas Franklin Brink anche per slegarsi dal passato del padre, poco prima della mezzanotte del 19 novembre ha sparato diversi colpi con un fucile regolarmente acquistato all’interno di un gay club in Colorado. Dopo essere stato fermato, disarmato e atterrato da due passanti è stato arrestato. Dopo essere stato ricoverato in ospedale, è stato trasferito al carcere della contea di El Paso.

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