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Salvini a Pontida: «pronto a fare il premier se Mattarella vorrà»

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Foto di Pierpaolo Mascia

Ritorna l’adunata delle truppe leghiste sul pratone di Pontida, dopo due anni di sospensione dovuta all’emergenza Covid, dove secondo Salvini si sono radunate cento mila persone, ma le stime sembrano troppo generose. Non solo le proposte della campagna elettorale, dal palco vengono rilanciati tutti i cavalli di battaglia leghisti, autonomia in primis.

Nostalgia fa rima con autonomia. Ieri sul pratone di Pontida, dove la tradizione più che la storiografia vuole nel 1167 nacque la lega dei comuni contro le mire espansionistiche dell’Imperatore Federico Barbarossa, La Lega è tornata a radunarsi e lo ha fatto sotto le sue insigne storiche e scandendo gli slogan e le parole d’ordine più amati. Su tutti autonomia, ripetuta con forza ed entusiasmo soprattutto dal Presidente di Regione Veneto Luca Zaia, che ha fatto vestire i suoi con l’effige del leone di San Marco, che sventolava in diversi punti, sopra e sotto al palco. Slogan, battaglie e tanti leghisti della prima ora. Molti, ma non tutti: Umberto Bossi ha disertato l’appuntamento nel giorno del suo compleanno, per festeggiare con la famiglia. C’era ovviamente Matteo Salvini che ha sfruttato Pontida soprattutto per rinsaldare le fila tra i suoi, mettere a tacere malumori interni e rilanciare la sua, vera o presunta, forza elettorale.

Sarà stato il caldo di una splendida giornata di fine estate, sarà stato il clima di festa, sarà stato il bagno di folla, fatto sta che sul palco a Pontida, Salvini sembra aver esagerato con numeri e previsioni. Prima la stima sui presenti: «siamo 100 mila», un numero che sembra di gran lunga superiore a quello effettivo sulle presenze, comunque importanti e numerose. Alcuni giornali hanno parlato di quindici\ventimila mila persone, altri trenta, altri ancora si sono spinti a quaranta. Cento mila sembra essere un numero esagerato, superiore alla capienza massima del prato, dove comunque si aprivano spazi vuoti.

La seconda esagerazione di Salvini a Pontida, sembra essere quella relativa alle prossime elezioni. In barba agli ultimi sondaggi che davano la Lega in forte calo, Salvini sembra sicuro di aver recuperato e rilancia addirittura la sua candidatura a Presidente del Consiglio: «Se Mattarella lo decidesse, sarebbe un onore fare il premier». Sul palco Salvini non ha freni ed inizia con un chicca per i presenti, la proposta di abolire il canone Rai, ma non è questa la novità tanto attesa.

La grande sorpresa annunciata prima dell’adunata è la sottoscrizione da parte dei ministri e governatori leghisti attualmente in carica, di sei punti programmatici:  stop bollette, autonomia, flat tax, Quota 41, decreti sicurezza e giustizia giusta. Un impegno firmato a caratteri cubitali da Salvini, Zaia, Fontana e compagnia cantante. Ma la parola autonomia rimarrà la più scandita a Pontida. «vale anche la messa in discussione del governo. Chi è contro l’autonomia è contro la Costituzione, chiunque vada a governare non avra’ scelte» il commento di Zaia.

Non poteva poi mancare un confronto a distanza con Enrico Letta, che pochi chilometri più in là, in piazza a Monza, radunava 500 sindaci di tutto il paese e definiva «Pontida, provincia d’Ungheria». Ironica la risposta di Salvini: «Enrico Letta è molto nervoso perché sta vedendo 100mila persone, gli mandiamo il bacione di Pontida, siamo gente per bene e accogliente», e ancora: «Quelli di sinistra hanno una passione per la geografia, oggi è l’Ungheria, ieri la Russia, o la Finlandia».

Per quanto riguarda i rapporti con gli alleati, Salvini tenta di riportare il sereno in casa e mettere a tacere polemiche e malumori: «Con Giorgia e Silvio non ci saranno problemi, la vediamo praticamente allo stesso modo su tutto, governeremo assieme 5 anni».

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Rula Jebreal: «il padre della Meloni criminale e narcotrafficante», la replica: «la querelo»

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La giornalista Rula Jebreal ha scatenato un putiferio sui social dopo che in un tweet in cui commentava la campagna elettorale di Giorgia Meloni ha tirato in ballo il defunto padre della leader di FdI, che aveva chiuso fin da piccolissima i rapporti col genitore, definito criminale e trafficante di droga.

«Durante la sua campagna elettorale Giorgia Meloni, il nuovo Primo Ministro italiano, ha promosso un video di stupro in cui si afferma che i richiedenti asilo sono criminali che vogliono sostituire i cristiani bianchi. Ironia della sorte, il padre della Meloni è un famigerato trafficante di droga/criminale condannato che ha scontato una pena in prigione». Questo il tweet della giornalista palestinese con passaporto italiano Rula Jebreal che ha scatenato una bufera.

Il riferimento è ad un articolo pubblicato dalla stampa spagnola nei giorni scorsi, relativo ai guai giudiziari del padre della Meloni. Francesco Meloni, con il quale la figlia ha troncato ogni rapporto in giovanissima età, nel 1995 venne condannato in spagna a 9 anni di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti.

Riferendosi a questa notizia, Rula Jebreal ha pubblicato il suo commento sulla campagna elettorale di FdI. Una frase che ha attirato tantissime polemiche nei confronti della scrittrice, ma anche molte manifestazioni di solidarietà nei confronti della Meloni. La replica della leader di FdI non si è fatta attendere e su Facebook ha scritto: «Signora Jebreal, spero che potrà spiegare al giudice quando e dove avrei fatto la dichiarazione che lei mi attribuisce», riferendosi al passaggio sui richiedenti asilo nel quale la Meloni, secondo la Jebreal, avrebbe definito criminali i richiedenti asilo.

Ma nel suo post la Meloni ha commentato anche il comportamento della stampa: «Il tatto della stampa italiana che racconta dei guai di mio padre, ma omette nei suoi titoli roboanti un elemento fondamentale. Tutti sanno che mio padre andò via quando avevo poco più di un anno. Tutti sanno che ho scelto di non vederlo più all’età di undici anni. Tutti sanno che non ho mai più avuto contatti con lui fino alla sua morte. Ma poco importa, se i “buonisti” possono passare come un rullo compressore sulla vita del “mostro”. Evidentemente tra le tante cose che non valgono per me c’è anche il detto “le colpe dei padri non ricadano sui figli”».

A questo proposito Rula Jebreal è tornata sulla questione, tentando di correggere in qualche modo il tiro: «Le responsabilità penali non ricadono mai su terzi. Ciò che evidenzio è che la propaganda politica della Meloni e di Trump molto spesso, criminalizza un’intera categoria e fomenta l’odio».

Ma nel frattempo a polemica è divampata e la giornalista si è attirata critiche e commenti di biasimo bipartisan. Tra i primi a manifestare solidarietà a Giorgia Meloni, Giuseppe Conte, che ha detto: «Questo è fango su Giorgia Meloni. Io Meloni e Fratelli d’Italia con il M5S li combatto in tutte le sedi, ma sul piano politico. Non si possono però addebitare in maniera subdola a una figlia – che dal genitore è stata abbandonata, senza avere più rapporti – i reati e gli errori del padre».

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Compleanno Berlusconi, mongolfiera con palloncini a cuore e striscioni in cielo: il regalo di Marta

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MILANO – “Guardate che sorpresa, che bel regalo ho ricevuto! Grazie a tutti per gli auguri!”. Così Silvio Berlusconi ha diffuso, attraverso il proprio profilo Twitter, un breve video che racconta parte della giornata di ieri, in cui il Cavaliere ha festeggiato 86 anni. Ad organizzare la romantica sorpresa, Marta Fascina, la sua partner e “quasi moglie”.

Nella breve clip si vede Berlusconi, seduto su una panchina insieme alla compagna e ad uno dei suoi cani, osservare una mongolfiera piena di palloncini rossi a forma di cuore ed un maxi striscione con la scritta “Buon compleanno amore, ti amo, Marta”, portato in cielo da un aereo ultraleggero.

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Mentana contro l’Agcom: «lasciateci fare il nostro lavoro»

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Intervento puntuto del direttore del telegiornale de La 7 Enrico Mentana, che commentando la notizia dei provvedimenti sanzionatori che l’Agcom ha disposto nei confronti della rete e di Rai, Sky e Mediaset ha chiosato: «la pagliuzza e la trave».

Enrico Mentana sui social non le manda mai a dire, mentre quando va in onda mantiene sicuramente un atteggiamento più distaccato. Eppure questa volta Mentana deve essere andato su tutte le furie se durante il telegiornale da lui diretto e condotto ha dedicato un intenso passaggio di biasimo per le sanzioni che Agcom ha comunicato nei confronti di La 7, Sky, Rai e Mediaset per alcune irregolarità riscontrate.

«Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha all’unanimità dato mandato agli uffici di avviare procedimenti sanzionatori nei confronti di Rai, Mediaset, La7 e Sky dopo aver esaminato i dati di monitoraggio relativi al periodo dal 18 al 23 settembre – legge “Chicco” durante l’edizione del 29 settembre – Per quanto ci riguarda siamo pronti ad ascoltare le motivazioni di questo singolare annuncio da parte dell’Agcom. Vogliamo ricordare che noi facciamo il nostro lavoro che è il giornalismo, non la farmacia e il bilancio del farmacista». Il direttore era così arrabbiato che in qualche punto del suo discorso ha perfino incespicato. «Un bilancio che è male utilizzato da chi è nominato dalle forze politiche e dal Parlamento e dovrebbe guardarsi allo specchio prima di emettere sanzioni, quali che siano».

Una presa di posizione forte contro la decisione presa da Agcom quella di Enrico Mentana che si è fatto portavoce anche dei colleghi delle altre emittenti: «Mi sento di parlare non solo a nome di La7 a questo riguardo. Non insegnateci a fare il nostro lavoro, se ci sono degli squilibri evidenti ne parliamo, se qualcuno non fa il suo lavoro con disciplina e onore è un conto, ma fare questo tipo di affermazioni è veramente singolare. Ripeto è la pagliuzza e la trave…».

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