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Sciopero generale Cgil e Uil: migliaia di lavoratori in piazza a Roma, Milano, Bari, Cagliari e Palermo

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sciopero generale Cgil e Uil
I lavoratori in Piazza del Popolo ieri a Roma per lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil

Cgil e Uil portano migliaia di lavoratori nelle piazze di Roma, Milano, Bari, Cagliari e Palermo per lo sciopero generale indetto ieri, giovedì 16 dicembre. Nella Capitale sul palco i segretari generali Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri. Non ha aderito la Cisl, anche se erano presenti alcuni delegati a titolo personale.

Modifiche alla legge di bilancio, riforma del fisco, pensioni e lavoro al centro delle rivendicazioni. I lavoratori richiedono maggiori tutele per donne e giovani ed una normativa a contrasto della delocalizzazione. Il recentissimo caso della Caterpillar di Jesi ha riportato la questione in cima all’agenda.

La multinazionale ha comunicato all’improvviso la chiusura degli stabilimenti marchigiani, sebbene lavorasse a pieno regimo e i bilanci fossero tutti positivi. 270 lavoratori licenziati dall’oggi al domani, senza nessuna motivazione apparente e senza colpo ferire. Il direttore dello stabilimento, il francese Jean Mathieu Chatain, accompagnato da due bodyguard ha motivato la decisione come rispondente a «logiche di mercato», prima di salire a bordo di un suv nero e abbandonare la fabbrica. In molti hanno tradotto in delocalizzazione e spostamento delle linee di produzione verso altri lidi, in cui magari si prevedono minori tutele e costi del lavoro inferiori.

Lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil ha visto una grande adesione dei lavoratori e che trova soddisfatti gli organizzatori, anche se non del tutto: «da una parte abbiamo cinque piazze piene di lavoratori, che dimostrano la nostra capacità di capillarizzazione nel territorio. Dall’altra, abbiamo Confindustria e larghe fasce della maggioranza di governo che ci remano contro. Anche la stampa non è stata interamente dalla nostra parte. In molti ci hanno ignorato e da qualche parte sono giunte pure bordate. Alcuni ci hanno definito irresponsabili ad organizzare adesso uno sciopero generale. Ma chi sono i responsabili allora? Quelli che permettono a una multinazionale di chiudere i battenti e andarsene senza nessun problema?» si chiede un delegato Fiom.

Dal palco di Roma Maurizio Landini, afferma che: «sta aumentando la distanza tra il palazzo della politica e il Paese. Noi invece diamo voce al disagio sociale che c’è nel Paese. Abbiamo bisogno di prendere la parola e farebbe bene chi è in Parlamento ad ascoltarci”. Così il segretario generale della Cgil, che prosegue – oggi è l’avvio di una mobilitazione perché pensiamo che il Paese vada cambiato, con una riforma fiscale e delle pensioni degna di questo nome e cancellando la precarietà. È l’inizio di una battaglia».

Una manifestazione di piazza senza bandiere di partito, ma solo quelle di Cgil e Uil. Soltanto Sinistra Italiana ha partecipato, con il segretario nazionale Nicola Frattoianni. Continua insomma la spaccatura con la Cisl iniziata nel 2014 quando questa si rifiutò di protestare contro il Job’s Act dell’allora premier Renzi. Luigi Sbarra, segretario nazionale, ha organizzato una manifestazione per sabato nel segno della «responsabilità», perché il dialogo con il governo «non va interrotto, il Paese ha bisogno di responsabilità, coesione e partecipazione, non di conflitto sterile e improduttivo».

Non sono ovviamente mancate le reazioni politiche. Dal centro destra soprattutto critiche, dal momento che per Matteo Salvini si è trattato di uno «sciopero farsa», oltretutto «senza senso» per Antonio Tajani. Più miti le razioni in casa 5 Stelle, con l’ex premier Conte che riconosce un «malessere diffuso che la classe politica non può trascurare» e auspica di «favorire il dialogo». Nello stesso solco Roberto Speranza di Articolo 1 che afferma: « Quando un lavoratore sciopera le sue ragioni vanno ascoltate sempre con grande attenzione. Credo che oggi più che mai ci siano tutte le condizioni per rilanciare il dialogo con le parti sociali». Reazione molto tiepida dei dem, tra i quali si espone solo l’eurodeputato Pierfrancesco Majorino che afferma: «la politica non può ignorare questa grande domanda di dignità».

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Silvio Berlusconi e Marta Fascina, che bacio appassionato!

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MILANO – Silvio Berlusconi e la sua compagna Marta Fascina si sono scambiati un lungo bacio appassionato. A riprenderli, dietro la fotocamera, c’è un Massimo Boldi scatenato, che esagera: “Con la lingua!”.

Sembra che il video sia stato girato alla festa per la vittoria dello scudetto del Milan. Sui social, però, è iniziato a circolare solo nelle scorse ore ed è diventato subito virale.

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Cile, riceve per errore 330 volte lo stipendio: si dimette e fugge

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SANTIAGO DEL CILE – Ha ricevuto dalla sua azienda uno stipendio 330 volte superiore al dovuto. Invece di restituirli, lui ha preso i soldi ed è fuggito e al momento risulta irreperibile.

Come riporta l’Ansa, l’incredibile vicenda è accaduta in Cile: il dipendente, un assistente alla spedizione dell’azienda Consorcio Industrial de Alimentos, tra le maggiori produttrici di carne e salumi del Paese, ha ricevuto a maggio ben 165.398.851 (quasi 170 mila euro), invece dei consueti 500 mila pesos mensili (poco più di 500 euro, al cambio attuale). Secondo quanto scrive il quotidiano locale Diario Financiero, l’uomo ha inizialmente allertato il suo manager dell’errore.

Il manager ha poi segnalato la vicenda all’ufficio delle risorse umane che quindi ha chiesto al lavoratore di recarsi presso la sua banca e restituire il denaro extra. L’impiegato prima ha accettato di andare in banca, ma poi si è tenuto i soldi e ha ignorato le comunicazioni del suo datore di lavoro. Ha poi dato le dimissioni attraverso una lettera inviata alla società dal suo legale. Da allora non si hanno più notizie. L’azienda ha sporto denuncia contro il suo dipendente, sostenendo che si è appropriato indebitamente di fondi, ma finora non è stato effettuato nessun arresto. 

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Maneskin in concerto a Roma, l’allarme dei medici: “Pericoloso, c’è il picco contagi”

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ROMA – L’attesissimo concerto dei Maneskin al Circo Massimo da circa 70mila spettatori in programma il prossimo 9 luglio e sold out da mesi, cadrebbe proprio in concomitanza del picco dei contagi previsto dagli esperti, che lanciano l’appello: “Spostatelo”. La voce è quella del professor Antonello Maruotti, statistico della Lumsa e studioso dei dati Covid. “Se vogliamo contenere la diffusione del virus, concerti come quelli dei Maneskin al Circo Massimo andrebbero vietati. Perché dove ci sono grandi assembramenti ci sono rischi di contagio” ha affermato intervenendo su Radio Capital. “Certo – ha spiegato – siamo in una situazione molto diversa dal passato, i casi gravi sono pochi rispetto al numero totale delle infezioni. Ma se l’obiettivo è contenere il contagio, allora dobbiamo evitare questi grandi eventi. Se invece non ci interessa arginare i casi e non lo riteniamo un rischio, allora andiamo avanti”.

Sul tema si è espresso anche Fabrizio Pregliasco, direttore dell’ospedale Galeazzi di Milano: “Sicuramente l’allarme in questa fase sta aumentando, è una libertà che ci siamo guadagnati ma valutiamo quello che succederà a breve. E speriamo di non dover prendere decisioni drastiche, soprattutto se dovessero aumentare le vittime e lo sforzo del servizio sanitario dovesse crescere molto. È chiaro che dovrebbe essere una decisione generalizzata”.

Il concerto della band romana nella Capitale arriva assieme a un’ondata di Covid che sta colpendo duramente il Lazio, con 13.555 nuovi contagi ieri, e Roma in particolare, con oltre 7mila casi sempre ieri. Il dato giornaliero più alto dal 26 gennaio.

“Non possiamo certo impedire ai ragazzi di andare al concerto, dopo 2 anni di pandemia che li ha costretti a lockdown e sacrifici, ma il nostro consiglio è di indossare la mascherina Ffp2 che può evitare il contagio in una situazione di assembramento ad alto rischio”, spiega Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma e provincia.       

“Spero che i ragazzi seguano questa raccomandazione e pensino anche ai rischi che possono far correre ai genitori e ai nonni una volta che tornano a casa dopo il concerto”, aggiunge Magi che poi lancia un invito alle autorità competenti: “Occorre valutare rispetto ai dati epidemiologici, che ricordo ormai è chiaro che sono sottostimati per il proliferare di autodiagnosi a casa, di raccomandare la mascherina al chiuso. Ha grande efficacia contro la diffusione del Covid”. 

Intanto, come riporta RaiNews24, dai social si levano le proteste dei fan dei Maneskin contro un’ipotetica cancellazione del concerto al Circo Massimo: “Ma anche se i #maneskin spostassero il loro concerto, finché ci sono quelli di tutti gli altri artisti, non vedo cosa cambierebbe. Come se un concerto solo potesse evitare un aumento ulteriore dei contagi”, scrive un’utente. 

E difatti la lista degli artisti che si esibiranno in Italia in questo fine settimana è davvero lunga. E allora, si domandano i fan, perché si pensa di chiedere di annullare il concerto solo ai Maneskin? 

“Non è all’esame alcuna ipotesi di rinvio del concerto dei Maneskin al Circo Massimo”. Così l’assessore ai Grandi Eventi, Turismo, Sport e Moda di Roma Capitale Alessandro Onorato a proposito delle richieste di un possibile rinvio dell’atteso concerto dei Maneskin. “Si adotteranno tutte le precauzioni e gli accorgimenti che le autorità sanitarie indicheranno e, in collaborazione con gli organizzatori, metteremo in campo le azioni necessarie per farle rispettare”, ha aggiunto.

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