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Se il M5S non vota il Dl Aiuti Draghi è pronto alle dimissioni. Elezioni o mandato bis?

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Mario Draghi ipotesi dimissioni da premier

Domani al Senato il voto sul Dl Aiuti. Molto probabile l’astensione del Movimento 5 Stelle: sarebbe la pietra tombale per il Governo Draghi. Il premier sarebbe pronto a dimettersi, ma non a presiedere un Draghi-bis.

Le ipotesi sul tavolo sono diverse. Salvo ribaltamenti improvvisi, domani dovrebbe mancare il voto pentastellato al Dl Aiuti anche al Senato. Draghi non accetta ulteriori ultimatum, anche perché sa che si creerebbe un precedente scomodo e una consequenziale lunga fila di pretendenti alla sua porta, tutti armati della minaccia sfiducia. Una situazione che al premier non piace: il logorio delle trame di palazzo sfianca chiunque, anche chi è abituato a posizioni di vertice. Draghi dunque, in base alle ricostruzioni di alcune testae, sarebbe pronto a firmare le proprie dimissioni.

Le ipotesi che stanno prendendo piede in queste ore sono diverse. Se domani, come probabilmente accadrà, il Movimento 5 Stelle non voterà il Dl Aiuti, Draghi salirà di nuovo al Colle, ma questa volta non per consultarsi con Mattarella, ma per rassegnare le proprie dimissioni. Lo rende noto un’esclusiva di Repubblica, secondo la quale il Presidente della Repubblica chiederà al Presidente del Consiglio di verificare in Parlamento se ci sono i numeri per andare avanti, con un voto di fiducia.

I numeri almeno sulla carta ci sarebbero, ma Draghi ha reso noto di non essere disposto ad un mandato bis senza il Movimento. L’ipotesi non fa impazzire d’altronde nemmeno i partiti. Il Pd scoprirebbe il fianco all’opposizione dei pentastellati, che rastrellerebbero consensi a sinistra. A desta, Salvini e Berlusconi non disdegnerebbero di rimanere ancora al Governo e influenzarne l’operato, ma sanno anche che questo aumenterebbe il gap tra loro e Giorgia Meloni, sempre più spinta nei sondaggi dall’entusiasmo dell’opposizione. La Meloni dal canto suo ha già messo in chiaro le cose e ha affermato che in caso di caduta del Governo, chiederà a gran voce le elezioni.

Resta da vedere se l’opera di persuasione di Mattarella darà i suoi frutti. Non esclude la possibilità di un mandato bis Il Fatto Quotidiano, secondo cui quando Draghi giovedì scenderà dal colle senza le dimissioni in mano. Ma lo stesso giornale ipotizza anche un piano B, un governo di transizione guidato dall’attuale ministro dell’Economia Daniele Franco.

Non tardano ad arrivare le reazioni politiche. Salvini si dice favorevole alle elezioni, ma l’entusiasmo non è quello del Papeete: «Se una forza di maggioranza non vota un decreto della maggioranza fine, si va a votare. Noi siamo leali, senza la Lega questo governo non ci sarebbe stato. Sono soddisfatto del lavoro fatto fin qui, ma mi pare che adesso si passi più tempo a fare litigi che altro». Più conciliante Berlusconi, che prima fa l’occhiolino agli elettori pentastellati («La loro insofferenza verso un certo tipo di politica è anche la mia»), poi striglia gli esponenti politici del M5S («Non è possibile che un governo vada avanti se ogni giorno una delle maggiori forze politiche che dovrebbero sostenerlo si dissocia fino a non votare provvedimenti essenziali. Se i 5 Stelle sono ancora nel perimetro della maggioranza si comportino di conseguenza. Se non lo sono più, lo dicano chiaramente») ed infine fa calcoli sui possibili scenari («I numeri consentono di continuare a governare in ogni caso»). Non manca una stoccata al Pd: «il campo largo sembra ormai un campo santo». La Meloni invece non ammette repliche: «L’Italia non può restare ostaggio di litigi e beghe di Palazzo. Bisogna tornare al voto per dare alla nazione un governo forte, coeso e che faccia realmente gli interessi degli italiani. Elezioni subito».

E mentre prendono avvio le elucubrazioni della fanta-politica, un’ipotesi rimasta sul tavolo, sbiadisce sempre più: il dietrofront del Movimento 5 Stelle e il rientro della crisi di Governo. Il Consiglio nazionale del Movimento si è riunito stamattina. Alla vigilia, le probabilità che potesse terminare con la decisione di votare il Dl Aiuti erano molto poche. A sentire i rumors che trapelano dalle stanze in cui sono riuniti i pentastellati, adesso sono ancor meno. In base a quanto filtrato infatti, i pentastellati terranno la linea dell’astensione ed abbondoneranno l’Aula al momento del voto, come accaduto alla Camera.

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Il cardinale Becciu indagato in Vaticano per associazione a delinquere

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ROMA – In un filone d’indagine aperto dal promotore di giustizia vaticano parallelamente al processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu risulta indagato con altre persone per associazione a delinquere.

Come riporta l’Ansa, lo ha confermato oggi ai giornalisti il promotore di giustizia Alessandro Diddi, che, in apertura della 37/a udienza del processo, ha riferito dell’esito della rogatoria per l’ipotesi di reato associativo, nell’ambito della quale il Tribunale di Sassari ha trasmesso in Vaticano i risultati degli accertamenti condotti sulla Cooperativa Spes di Ozieri, guidata dal fratello di Becciu, Antonino.

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Salvini: “L’Alta velocità a Bari bloccata per presenza carrubi e mandorli”

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Matteo Salvini

ROMA – “E’ notizia di oggi che l’alta velocità a Bari che costa 406 milioni di denaro pubblico, per il momento per decisione del Tar è bloccata per carrubi e mandorli, perché lungo il percorso ci sono carrubi e mandorli, come peraltro un ponte interrotto in Sardegna da mesi, che va abbattuto e ricostruito, è bloccato per la probabile presenza di rane e di trote”.

Così il vice premier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in occasione dell’assemblea di Coldiretti. “Io adoro i carrubi, i mandorli, le rane e le trote. Ma bisogna trovare il modo di far convivere la tutela dell’ambiente con la presenza umana, lo sviluppo, l’innovazione e il progresso”.

In merito al Ponte sullo Stretto, Salvini ha poi aggiunto: “Conto di avere finanziamenti da Bruxelles, li chiederò il 5 dicembre”.

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Scuola, Valditara: “Lavori socialmente utili per ragazzi violenti, da umiliazione nasce riscatto”. Poi le scuse

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ROMA – La scuola, secondo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, deve avere un valore pedagogico. Ecco perché, come riporta TgCom24, durante l’incontro Italia-Direzione Nord, che si è tenuto a Milano il 21 novembre, ha lanciato la sua proposta sui lavori socialmente utili per i ragazzi violenti, usando parole che, però, hanno scatenato le polemiche.

“Soltanto lavorando per la collettività, umiliandosi anche, si prende la responsabilità dei propri atti – ha affermato -. Evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità, di fronte ai propri compagni. Da lì nasce il riscatto”. Dinanzi al termine “umiliazione” l’opposizione ha sferrato le più pesanti critiche, accusando il ministro leghista di avere un atteggiamento “repressivo e ideologico”. Il ministro si è poi scusato per quello che ha definito “un termine sicuramente inadeguato”, ma ha “confermato il messaggio: imparare l’umiltà di chiedere scusa”.

Un altro tema affrontato da Valditara è quello dei cellulari in classe. La scuola, secondo il ministro, deve “garantire a studenti e docenti un tempo di studio in classe senza distrazioni”. Per questo motivo il titolare del dicastero dell’Istruzione vorrebbe far diventare una regola nazionale il divieto di usare gli smartphone in classe durante le lezioni. Una proposta che non ritiene utile l’opposizione ma che il vicepremier Matteo Salvini ha difeso: “E’ di buon senso”, ha commentato il segretario della Lega.

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