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Striscia di Gaza sotto assedio: gli scudi umani frenano i carrarmati di Israele

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L’esercito comunica di avere il controllo di tutte le città vicine al confine con la Striscia di Gaza. Vie di accesso sbarrate e «stretta completa» su cibo, carburante ed elettricità. Almeno 700 i morti. 130 israeliani ostaggi di Hamas.

I Servizi Segreti hanno fallito, ma l’esercito è pronto a rimediare. Dopo l’attacco a sorpresa di sabato scorso da parte di Hamas, Israele è pronta a reagire e ad entrare militarmente nella Striscia di Gaza, già cinta d’assedio. Il portavoce dell’esercito Daniel Hagari ha detto che tutte le città al confine sono sotto il controllo delle forze armate israeliane, mentre il ministro della Difesa Yoav Gollant ha parlato di «stretta completa» sulla Striscia di Gaza: niente cibo, carburante o elettricità.

L’offensiva israeliana sarebbe imminente. L’attacco di sabato scorso ha scioccato la popolazione. Almeno 800 morti e oltre 2.700 feriti, ma i numeri sembrano destinati a crescerei. Non era mai successo prima in un singolo attacco. Oltre alla pioggia di missile, l’episodio più cruento si è verificato nei pressi del Kibbutz Reim, dove si stava svolgendo un rave party con centinaia di ragazzi. I miliziani di Hamas si sono calati dal cielo, a bordo di deltaplani a motore, ed hanno aperto il fuoco sulla folla: almeno 250 morti e 130 prigionieri accertati, anche se si parla di oltre 700 dispersi. Il timore è che Hamas voglia usarli come scudi umani per fermare la controffensiva. Per questo motivo Israele non avrebbe ancora attaccato, preferendo mantenere la Striscia di Gaza sotto assedio. La speranza è che si possa arrivare comunque ad un accordo diplomatico prima dello scontro frontale.

Già 4 israeliani sarebbero morti in seguito ai raid di risposta, secondo quanto riferito da Hamas. I bombardamenti sarebbero infatti già in corso, sia via cielo, per fiaccare il nemico, sia via terra, per aprire una breccia nelle linee difensive a suon di carrarmati. Un mercato a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, sarebbe stato colpito da un bombardamento: almeno 50 morti.

Hamas, il movimento per la resistenza islamica, non ha mai rinunciato allo scontro armato in seguito alla prima Intifada (1987-1992), a differenza dell’Olp, Organizzazione per la liberazione della Palestina, di Yasser Arafat. Le Brigate Izzedin al Qassam, braccio armato di Hamas, sono state protagoniste anche della seconda Intifada, cominciata nel 2000. Con la morte di Arafat nel 2004 però, si apre un nuovo capitolo: al suo posto alla guida dell’Anp, l’Autorità nazionale palestinese riconosciuta in seguito agli accordi di Oslo, viene eletto Abu Mazen, critico nei confronti della rivoluzione armata.

Nel 2005 il presidente israeliano Sharon ordina il ritiro da Gaza, dove, l’anno successivo, Dawa, l’espressione politica di Hamas, vince le elezioni. In Cisgiordania però a trionfare è il più moderato Fatah, il partito di Abu Mazen. Nel 2007 scoppia la guerra civile e Fatah viene espulso dalla Striscia di Gaza. Le due enclave palestinesi rimarranno divise nelle due regioni e separate nelle posizioni fino al 2014, quando viene intrapreso un percorso di riconciliazione nazionale. Anche perché nel frattempo Hamas è rimasta isolata, dopo la rottura con l’Egitto di Al Sisi e le difficoltà di Iran e Siria. Che rimangono a detta di molti, insieme al Qatar, tra i principali finanziatori dell’organizzazione palestinese.

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Assalto al furgone della polizia per liberare un detenuto: 2 agenti uccisi in Francia

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Un commando armato ha assaltato un convoglio delle forze dell’ordine durante un trasferimento di un detenuto, in Normandia.

Momenti di terrore oggi nel nord della Francia, dove almeno due agenti di polizia sono rimasti uccisi e tre gravemente feriti in un assalto armato ad un furgone impegnato nel trasferimento di un detenuto. Il commando ha fermato il convoglio fra Rouen ed Evreux, in Normandia, ed ha aperto il fuoco.

Il detenuto doveva essere interrogato dal giudice istruttore per un tentato omicidio del quale è accusato. Durante il trasporto a Eveux, un’auto ha bloccato il furgone scontrandovisi frontalmente. Da un altro auto sono scesi alcuni complici, con le armi in mano. La liberazione del prigioniero è riuscita ed i malviventi sono attualmente in fuga.

«L’attacco di questa mattina, costato la vita ad agenti dell’amministrazione penitenziaria, è uno shock per tutti noi. La nazione è al fianco dei familiari, dei feriti e dei loro colleghi». Ha scritto su X il presidente Emmanuel Macron dopo l’assalto al furgone penitenziario per liberare il detenuto, che secondo quanto trapelato dovrebbe chiamarsi Mohamed Amra, detto ‘la mosca’. «Stiamo facendo tutto il possibile per trovare gli autori di questo crimine e rendere giustizia in nome del popolo francese. Saremo inflessibili».

L’assalto al furgone della polizia penitenziaria in Francia è stato documentato negli attimi immediatamente successivi al suo svolgimento, dalle persone a bordo di un autobus che transitava in quella zona in quel momento.

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La macchia di sangue, i cellulari riapparsi, gli audio spariti: i punti oscuri dell’arresto di Matteo Falcinelli a Miami

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La famiglia sostiene che gli audio delle body-cam degli agenti intervenuti siano stati fatti sparire per depistare le indagini. Ipotesi contrastanti sulle motivazioni dell’arresto di Matteo Falcinelli e dubbi sulla macchia di sangue sulla maglietta: era già presente prima dell’arresto?

«Ho i miei diritti». Il video che mostra Matteo Falcinelli, ragazzo italiano di 25 anni originario di Spoleto, nella stazione di polizia di Miami con le braccia legate dietro la schiena, il corpo bloccato in una posa innaturale e la testa tenuta stretta da un agente, ha fatto scalpore. L’arresto risale alla notte tra il 24 ed il 25 febbraio. Oggi, oltre alle modalità dell’arresto, fanno discutere le cause dell’arresto ed altri punti oscuri di questa torbida vicenda.

Innanzitutto, la maglietta sporca di sangue. Secondo alcuni video diffusi oggi dai media, le tre macchie comparivano già prima dell’arrivo della polizia, quindi non sarebbero state provocate da eventuali torture avvenute nella stazione di polizia. Questo però di per sé non basta ad assolvere gli agenti.

A partire dall’arresto. Sono contrastanti le versioni diffuse. Secondo l’agente he per primo è intervenuto e che poi ha fermato Falcinelli ed ha richiesto rinforzi, il giovane «metteva le mani addosso» a tutti per riavere 500 dollari spesi all’interno di un night club. L’arresto è infatti avvenuto al di fuori di un locale notturno.

La versione del ragazzo, che sarebbe confermata dai filmati dei sistemi di videosorveglianza, è che stesse chiedendo con insistenza i cellulari che aveva perso nel locale. I video mostrano il ragazzo intorno alle 22:30.m Ordina da bere, rifiuta l’approccio di due ragazze, va in bagno, si accorge di non avere più i cellulari. Torna al bancone, inizia a cercarli, una ragazza lo avvisa che sono stati trovati, torna all’ingressa e li recupera. Poi recupera i drink e li beve insieme ad una ragazza. Inizia la fase di blackout delle immagine.

Alle 3:40 si accendono le body-cam dei poliziotti. Falcinelli è già ferito, ma non è chiaro come sia successo. Si sente il primo agente spiegare agli altri perché ha richiesto il loro intervento. L’audio sparisce.

Nelle fase concitate precedenti all’arresto, un agente consiglia al ragazzo di mettersi il cuore in pace e che sicuramente i telefoni non sono all’interno del locale. Pochi minuti dopo Falcinelli è a terra, con le braccia bloccate dietro la schiena ed un ginocchio premuto sul collo. I telefoni sono riapparsi magicamente al suo fianco. Sembra che a darli al poliziotto sia stato un addetto alla sicurezza del locale. O almeno, l’abito scuro che indossa nel video sembra suggerirlo. I cellulari vengono caricati in macchina insieme al ragazzo. Ma non se ne fa accenno nel verbale di polizia.

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Sgomberata l’accampamento pro Palestina all’Ucla: proiettili di gomma sugli studenti

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Dopo l’irruzione alla Columbia di New York, la polizia in assetto anti sommossa è entrata anche all’Ucla di Los Angeles, dove è stato sgomberato l’accampamento degli studenti, contro i quali sono stati sparati anche proiettili di gomma.

Da qualche settimana vanno in scena nei campus statunitensi le manifestazioni pro Palestina di decine di studenti, al pari di quanto visto in Italia ed in Europa. Ma nei giorni scorsi le proteste degli studenti americani sono diventate roventi: University of California, Berkeley, Columbia University ed University of Michigan, giusto per fare qualche esempio, hanno ospitato manifestazioni e dibattiti molto accesi riguardanti il conflitto israelo-palestinese ed in qualche campus sono perfino spuntati presidi filopalestinesi, che sono stati sgomberati dalla polizia. Dopo l’irruzione alla Columbia, nella notte la polizia ha sgomberato l’accampamento di tende sorta all’Ucla, l’università della California, dove contro gli studenti sono stati sparati anche proiettili di gomma.

Sui social foto e video stanno facendo scalpore. Mostrano gli agenti rimuovere le tende ed accompagnare i manifestanti fuori dal campus. La Cnn riferisce di decine di arresti. Prima era toccato alla Columbia di New York. Nel pomeriggio era diventato virale, suscitando anche facili ironie, il video di una studentessa che chiedeva all’università la gentilezza di fornire cibo e acqua ai manifestanti che occupavano l’università. L’università ha preferito chiedere, per la seconda volta, l’intervento della polizia, che è entrata nel campus in assetto anti sommossa. Anche in questo caso decine di arresti. Prima dell’irruzione le forze dell’odine hanno dichiarato che nel campus si trovavano «black blocs ed anarchici».

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