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Terza votazione, quorum non raggiunto, i partiti tirano per la giacca Mattarella?

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elezioni del Presidente della Repubblica corsa al Quirinale

L’oramai prossimo Presidente emerito riceve più voti di tutti alla terza votazione, seguito da Crosetto. Per ora rimangono ai box i candidati proposti ieri dal centrodestra. Intesa tra partiti ancora lontana e si rischia la spaccatura sul nome della Casellati.

Nessun ha ottenuto i due terzi dei voti e quindi anche la terza votazione non è bastata per esprimere il prossimo Presidente della Repubblica. Nel frattempo quello attuale riceve più voti di tutti, 125, e ci si chiede se sia soltanto una manifestazione di stima nei confronti dell’attuale inquilino del Quirinale all’interno di un gioco politico, oppure se i partiti stiano cercando di persuadere Sergio Mattarella, che però non ha mai concesso aperture verso l’ipotesi di un secondo mandato.

Alle spalle del Capo dello Stato, Guido Crosetto, l’imprenditore ex democristiano che aiutò a fondare Fratelli d’Italia. Intercettato all’esterno di Montecitorio, ai giornalisti si è limitato a dire: «ringrazio i miei ex colleghi per la stima, ma sono qui solo per porgere i miei omaggi a Giorgia Meloni. Insieme abbiamo lanciato Fdi e lei ha fatto un lavoro egregio a renderlo quello che è oggi».

Il terzo ad ottenere più voti, 61, è stato Paolo Maddalena, seguito poi da Pierferdinando Casini, 52, Giancarlo Giorgetti, 20, e Marta Cartabia, 8. I partiti quindi hanno deciso di non esporre le proprie carte e aspettare domani, quando si abbasserà il quorum e sarà sufficiente la maggioranza di 505 voti per eleggere il Presidente della Repubblica.

Il centrodestra per ora ha deciso di non buttare nella mischia i nomi proposti ieri. Intanto sull’ipotesi Casellati, che oggi ha circolato con maggiore insistenza rispetto ai giorni scorsi, si rischia un ulteriore inasprirsi delle posizioni tra le forze politiche e l’interruzione di un dialogo che sta già proseguendo a singhiozzo. Enrico Letta ha twittato, non facendo nomi, ma rivolgendosi all’esterno e all’interno del suo partito: «proporre la candidatura della seconda carica dello Stato, insieme all’opposizione, contro i propri alleati di governo sarebbe un’operazione mai vista nella storia del Quirinale. Assurda e incomprensibile. Rappresenterebbe, in sintesi, il modo più diretto per far saltare tutto». Restano ferme le quotazioni di Casini e Draghi, indicati prima dell’apertura delle elezioni, come i due principali contendenti.

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Incontro Calenda-Meloni sulla manovra: «nessuna disponibilità a entrare in maggioranza», ma «incontro positivo»

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Incontro di un’ora e mezza a Palazzo Chigi tra Carlo Calenda, gli esponenti del Terzo Polo, Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti per discutere della «contromisura» proposta dal leader di Azione. Calenda: «su molte cose abbiamo trovato un’apertura».

Potrebbe essere il Terzo Polo, all’occorrenza, la stampella su cui il governo Meloni potrebbe poggiarsi qualora Forza Italia o Lega facessero qualche mossa a sorpresa? L’impressione è che non sia un’ipotesi poi così remota. Dopo l’incontro per discutere della manovra con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, Carlo Calenda, che pur chiude ad ogni ipotesi di intesa («non c’è nessuna disponibilità a entrare in maggioranza, la collaborazione parlamentare c’è per definizione. Se poi si parla di voto di fiducia ovviamente non ci sarà, ma ci siamo impegnati a non fare ostruzionismo parlamentare per mandare il governo in esercizio provvisorio che sarebbe un dramma per l’Italia») spende parole al miele per la presidente del Consiglio: «persona molto preparata, abbiamo discusso per un’ora e mezzo nel merito delle questioni e questo è positivo».

La stessa Meloni, nell’intervista che ha rilasciato al Corriere, ha concesso qualche apertura: «a chi ha chiesto di interloquire, per ora solo Calenda, abbiamo risposto “volentieri”». Aperture che sono arrivate anche nell’incontro di oggi. Il leader di Azione al termine ha dichiarato «Su molte cose abbiamo trovato un’apertura».

A Palazzo Chigi si è tenuto un incontro, durato un’ora e mezza, per discutere della manovra. Di fronte a Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti si è presentata una nutrita schiera di esponenti del Terzo Polo: oltre a Calenda, Matteo Richetti, Raffaella Paita, Luigi Maran e i tecnici che hanno elaborato la «contromisura».

Sempre Calenda spiega: «Siamo entrati nel merito del provvedimento e abbiamo scorso le nostre proposte: ci sono cose su cui noi assolutamente non siamo d’accordo. Ma abbiamo discusso di un’estensione di impresa 4.0, un tetto al costo del gas al posto dei crediti di imposta, nel dettaglio abbiamo parlato di un aumento degli stipendi dei sanitari, abbiamo detto che va ripristinata Italia sicura, abbiamo fatto un’analisi della situazione del Pnrr, e chiesto di riproporre il reddito di cittadinanza come Rei. Su molte di queste cose abbiamo trovato un’apertura».

Infine, un monito agli alleati di Fratelli d’Italia e ai colleghi dell’opposizione: «Se noi facessimo per una volta nella vita una roba normale, se i partiti di governo, leggi Forza Italia, invece di sabotare Meloni, contribuissero a fare la manovra, e l’opposizione invece di andare in piazza presentasse provvedimenti migliorativi, forse sarebbe un Paese normale. Invece continuiamo a essere un Paese machiavellico di cui non ci capisce niente».

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Giorgia Meloni: «Il Governo durerà a lungo»

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La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni rilascia una lunga intervista al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana nella quale tocca tutti i temi: lege di bilancio, rapporti con l’Europa, Reddito di Cittadinanza, Ong e migranti, Fiorello, Saviano e le sue scelte di madre. Ma soprattutto rassicuro sulla tenuta del governo: è stabile e i rapporti con gli alleati non destano preoccupazioni.

«Rispetto a Draghi posso contare su una maggioranza chiara, un programma comune e un mandato popolare». Giorgia Meloni è sicura, il governo che le presiede «durerà a lungo anche perché l’Italia ha pagato per troppo tempo l’assenza di stabilità». La presidente del Consiglio in una lunga intervista al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana difende le scelte finora intraprese e smentisce le ricostruzioni delle opposizioni: «il racconto irreale e disastroso che la sinistra ha fatto in campagna elettorale sull’ipotesi di un governo Meloni è stato ampiamente smentito», «lo spread è ai minimi rispetto agli ultimi mesi e a livello internazionale c’è grande attenzione nei confronti dell’Italia».

Sulla manovra Giorgia Meloni afferma che «con la tassazione sui premi di produttività, il fisco per gli autonomi, i provvedimenti che eliminano gabelle inutili, il pacchetto famiglia da un miliardo e mezzo di euro. E poi l’attenzione ai redditi più bassi. Alcuni sono rimasti spiazzati dalle scelte di un governo che, si diceva, avrebbe favorito i ricchi: noi abbiamo scelto invece di sostenere i più fragili e rafforzare la classe media. Anche la tassa piatta incrementale si applica su massimo 40 mila euro, riguarda dunque il ceto medio. Il messaggio di fondo che vogliamo dare è questo: la ricchezza non la crea lo Stato ma le imprese con i loro lavoratori. Allo Stato compete dare una mano. Saremo al fianco di chi, in un momento difficile, si rimbocca le maniche».

Discorso opposto per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza, che Meloni ha promesso di abolire entro il 2024, dal momento che il governo distingue tra «chi non può lavorare e va assistito e chi invece può lavorare e va accompagnato verso un’occupazione. Usiamo per questo diversi strumenti, dalla decontribuzione totale per chi assume percettori di reddito di cittadinanza, fino al pieno utilizzo dei miliardi di euro del Fondo sociale europeo destinati alla formazione. Sapeva che alcune aziende che si occupano della messa a terra della fibra ottica chiedono l’impiego di lavoratori immigrati perché pare non trovino italiani disposti a farlo, anche se assunti con un contratto collettivo nazionale? Se non sei disponibile a lavorare con contratto regolare sei libero di farlo ma non puoi pretendere che lo Stato ti mantenga. Forse il lavoro c’è più di quanto sembri e forse il reddito ha spinto alcuni a rifiutarlo, preferendo il nero. Aggiungo che non siamo noi a fare cassa sui poveri, visto che tutti i risparmi vengono reinvestiti proprio sui più fragili, ma chi ha usato la disperazione per interesse elettorale».

Non mancano critiche alle opposizioni: «vedere il Pd, che votò contro l’istituzione del reddito, oggi scendere in piazza per difenderlo dimostra la strumentalità di certe posizioni», «al M5S vorrei chiedere se quando lo hanno istituito lo immaginavano come una sorta di vitalizio da percepire dai 18 anni fino alla pensione. Se la risposta è sì, io non sono d’accordo».

Sulle Ong: «l’approccio di alcune, che svolgono una attività prevalentemente ideologica che ha poco a che fare con le norme del diritto internazionale in tema di salvataggio in mare, trova una naturale convergenza con gli interessi degli scafisti».

Sui rapporti con l’Europa: « Sono buoni.  Il primo incontro l’ho fatto a Bruxelles proprio perché volevo dare il segnale di un’Italia pronta a collaborare, difendendo il proprio interesse nazionale, come mi pare legittimamente facciano tutti. Non ho mai avuto problemi con la Francia né li ho oggi». La presidente rende noto di aver avuto altri contatti con Macron e che i due si incontreranno: «Ho avuto uno scambio di messaggi con Emmanuel Macron qualche giorno fa […] Non è ancora in calendario ma certamente dovremo rivederci. Siamo persone con responsabilità di governo che lavorano per cercare soluzioni. È normale che Italia e Francia si parlino».

In merito alle critiche ricevute per aver portato la figlia Ginevra a Bali, risponde: «Credo nella libertà educativa di ciascun genitore e intendo esercitare la mia». E sulla proposta scherzosa di Fiorello chiosa: «Ho letto che Fiorello si è proposto come baby sitter di Ginevra visto che io ero stata baby sitter di sua figlia. Penso che Ginevra si divertirebbe moltissimo con lui. Solo che fare “il tato” per 3 euro l’ora, come lui ha proposto, mi renderebbe un datore di lavoro decisamente peggiore rispetto a quello che è stato lui con me».

Nell’intervista al Corriere, Meloni dedica anche un passaggio alla querela a Saviano: «Io ho presentato la querela quando ero capo dell’opposizione. L’ho fatto perché Saviano, nel tentativo vergognoso di attribuirmi la responsabilità della morte in mare di un bambino, mi definiva in tv in prima serata una ‘bastarda’. E quando gli è stato chiesto se quella parola non fosse distante dal diritto di critica ha ribadito il concetto. Non capisco – aggiunge Meloni – la richiesta di ritirare la querela perché ora sarei presidente del Consiglio: significa ritenere che la magistratura avrà un comportamento diverso in base al mio ruolo, ovvero che i cittadini non sono tutti uguali davanti alla legge?».

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Frana ad Ischia, il ministro Fratin: «mettere in galera il sindaco», Salvini: «io voglio proteggere i sindaci»

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In merito alla tragedia avvenuta ad Ischia, dove una frana ha provocato 8 morti, scontro interno alla maggioranza tra Matteo Salvini e l'”alleato” Gilberto Pichetto Fratin, in quota Forza Italia, sulle parole pronunciate dal ministro dell’Ambiente: «mettere in galera il sindaco e tutti quelli che lasciano fare». La replica di Salvini: «io invece voglio proteggere e liberare i sindaci dalla burocrazia».

Sebbene alla soglia dei settant’anni, il ministro all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha peccato di inesperienza, intesa come esperienza politica. Intervistato da Rtl 102.5 in merito alla frana che ha messo in ginocchio Ischia, Fratin si è lasciato sfuggire una frase che ha attirato diverse critiche: «Basterebbe mettere in galera il sindaco e tutti quelli che lasciano fare [abusi edilizi ndr]». Il ministro ha aggiunto: «Confischerei quello che è abusivo per valutare quello che è pericoloso» per poi concludere: «tutti facciano davvero il proprio dovere: da me all’ultimo amministratore». Le parole di Fratin hanno attirato molte polemiche e critiche, tra le quali quelle del ministro dei Trasporti Matteo Salvini.

Il leghista non cita il collega ed alleato, ma il riferimento è evidente: «Qualcuno vorrebbe arrestare i sindaci, io invece li voglio proteggere e liberare dalla burocrazia». Il ministro dei Trasporti si è così espresso durante l’evento “Lombardia 2030”.

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