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Ucraina, la Corte Penale Internazionale dell’Aia apre un’indagine per crimini di guerra

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Guerra in Ucraina si contano già decine di vittime

L’AIA – Il pubblico ministero della Corte Penale Internazionale ha aperto un’indagine sulla situazione in Ucraina per indagare su presunti crimini di guerra commessi dalla Russia. Karim Khan, uno dei giudici istruttori della Corte, ha fatto sapere di aver ricevuto il via libera da 39 Stati, tra cui l’Italia. 

“C’è una base ragionevole per ritenere che siano stati commessi sia presunti crimini di guerra, sia crimini contro l’umanità”, ha spiegato Khan. E ha aggiunto: “Ho informato la presidenza della Corte penale internazionale della mia decisione di aprire immediatamente un’indagine sulla situazione” in Ucraina, “il nostro lavoro di raccolta delle prove è iniziato”.

La Corte Penale Internazionale, come ricorda SkyTg24, è un tribunale per crimini internazionali con sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Non è un organo dell’Onu ma ha legami con il suo Consiglio di Sicurezza. Ha competenza sui crimini più seri che riguardano la comunità internazionale: genocidi, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e d’aggressione. I Paesi aderenti sono 123, altri 32 (tra cui la Russia) hanno firmato il trattato di costituzione ma non l’hanno ratificato.

Putin, se giudicato colpevole di crimini di guerra, potrebbe essere condannato dalla Corte all’ergastolo. Però secondo Marina Castellaneta, docente di diritto internazionale all’Università di Bari intervistata da SkyTg24, anche se la Corte riuscisse a raccogliere prove sufficienti a carico di Putin sarebbe “difficilissimo” arrivare a un processo che lo veda come imputato: non tanto per un problema di competenza della Corte, quanto per il fatto che “I processi davanti alla Corte non si possono svolgere in contumacia”.

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Omicidio Niccolò Ciatti:15 anni al ceceno Bissoultanov. Il padre: “Vergogna”

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FIRENZE – 15 anni di reclusione inflitti in Spagna al ceceno Rassoul Bissoultanov per l’omicidio di Niccolò Ciatti, morto il 12 agosto 2017 a Lloret de Mar dopo un pestaggio in una discoteca.

Come riporta l’Ansa, lo riferisce su Facebook il padre, Luigi Ciatti: “Il Presidente del Tribunale di Girona ha inflitto la pena minima di 15 anni. Penso che dovrebbe studiare la parola Giustizia. Giustificare una sentenza del genere con ‘per quanto possa sembrare duro ai parenti’ credo che veramente dovrebbe cambiare lavoro”. “Ci troviamo di fronte persone che dovrebbero essere dalla nostra parte”, “invece sono al fianco degli assassini. Siete la vergogna di un mondo civile”.

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Insulti e cinghiate: due ragazzi aggrediti dopo il Gay Pride di Napoli

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NAPOLI – Percossi a cinghiate dopo aver reagito agli insulti omofobi nei loro confronti. Due giovani romani, entrambi ventenni, sono stati insultati e aggrediti dopo aver partecipato al Pride di Napoli. Si trovavano a piedi in strada al centro della città quando sono stati avvicinati da due giovani della provincia di Napoli che hanno iniziato a rivolgere insulti nei confronti dei due, uno dei quali ha reagito alle offese.

I due sono scesi dall’auto ed hanno iniziato a percuotere le vittime, a spintoni, schiaffi e anche con la cinghia dei pantaloni e poi si sono allontanati. Come riporta Repubblica, i due giovani romani hanno chiesto l’intervento dei carabinieri: attraverso la centrale operativa sono iniziate le ricerche dell’auto e degli aggressori. La vettura è stata individuata in piazza Carlo III dalla pattuglia della stazione Borgoloreto. Ne è nato anche un breve inseguimento, al termine del quale i due sono stati bloccati e denunciati. Le due vittime sono state soccorse all’ospedale San Paolo, per loro una prognosi di cinque giorni.

Il Comune di Napoli ha espresso “ferma condanna da parte dell’amministrazione in merito all’aggressione omofoba ai danni di due ragazzi dopo il Pride di ieri, denunciata dalle vittime e che ha visto l’intervento immediato della forze dell’ordine. L’episodio non sporca la forza di una manifestazione straordinariamente partecipata dalle associazioni, dagli attivisti e dai singoli cittadini per confermare la natura accogliente di Napoli in cui ci si batte tutti i giorni per l’uguaglianza dei diritti”.

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Kim Jong-un: “Covid è arrivato qui attraverso palloncini fatti partire dalla Corea del Sud”

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Kim Jong Un test missilistico Corea del Nord

PYONGYANG – Il dittatore della Corea del Sud ha sferrato un attacco contro Seul, accusandola di aver mandato il Covid-19 nel suo Paese attraverso dei palloncini lanciati dal territorio sudcoreano, i quali poi sarebbero entrati in contatto con i primi contagiati per coronavirus in Corea del Nord.

In passato la Corea del Sud ha spedito più volte dei volantini di propaganda, fatti volare tramite palloncini, per denunciare le aberrazioni del regime di Pyongyang e mettere in piedi una vera e propria campagna anti-dittatura. Ma, come scrive RaiNews24, la sortita del dittatore nordcoreano sembra dettata più dal tentativo di nascondere le falle del sistema sanitario interno e le inadeguate misure assunte per contenere il contagio piuttosto che per reali scenari di contaminazione internazionale.

Anche le autorità di Seul si sono difese, tramite il ministero per l’Unificazione delle due Coree, sostenendo che il virus non è giunto a Pyongyang tramite palloncini. Oltretutto, l’ultimo governo sudcoreano ha sospeso da tempo le campagne di propaganda effettuate con il volo di palloncini.

Dai report ufficiali risulta che i primi due contagiati, di 18 e 5 anni, hanno avuto contatti con “cose aliene”, allarme che ha indotto le autorità sanitarie nordcoreane a “trattare in modo vigile con cose aliene provenienti dal vento e altri fenomeni climatici e palloni”.

Solo a maggio, il regime di Pyongyang ha ammesso la presenza del Covid nel Paese, con un numero indefinito di persone a cui è stata diagnosticata la variante Omicron. Sono 4,7 milioni i casi di febbre ufficialmente riconosciuti su 26 milioni di abitanti, ma solo una parte di essi è stata attribuita al Covid. Un altro dato che colpisce è il numero delle vittime: solo 73.

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