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Cronaca

Un disperso in Veneto, ma Salvini esulta: «Mose ha salvato Venezia, nonostante i professionisti del No»

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mose venezia

In Veneto si cerca ancora un disperso, un vigile del fuoco travolto e trascinato via dalla corrente, ma il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini commenta soddisfatto l’efficacia del Mose a Venezia.

«Immagini impressionanti: vento, pioggia e onde altissime. Venezia, i suoi tesori, le sue chiese, le sue case e i suoi musei, i suoi negozi e i suoi cittadini, salvati dalle barriere del Mose, grande opera che stiamo portando avanti nonostante i professionisti del NO. Avanti così!». Questo il post che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha dedicato al Mose, la barriera subacquea emergibile all’ondata di maltempo che si è abbattuta sull’Italia e che ha colpito in particolare Toscana, cinque morti, e Veneto, un disperso.

Per carità, celebrare un’infrastruttura non è di per sé sbagliato da parte di un ministro. Chiudere il post con «avanti così» mentre all’appello manca un Vigile del Fuoco però è sicuramente rivedibile. Qualcuno richiami Morisi e cambi le password degli account di Matteo Salvini!

Il disperso è un pompiere che, fuori servizio, stava aiutando il padre a posizionare alcuni sacchi di sabbia lungo un torrente nel bellunese, quando la corrente lo ha travolto.

E mentre nella regione l’allerta resta alta, urge una precisazione: i «professionisti del No» evocati da Salvini non erano contrari all’opera in sé, bensì ai ritardi nella consegna e nello sviluppo dei lavori, alla spaventosa crescita dei costi rispetto a quanto inizialmente preventivato ed alle ipotesi di corruzione che hanno investito a più riprese i più alti livelli regionali, ma non solo. Nessuno era contrario a proteggere Venezia, ma magari qualcuno avrebbe preferito farlo in maniere più lineare e senza l’ombra delle mazzette.

Cronaca

Arrestato sospetto terrorista a Fiumicino: «fa parte dell’Isis»

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113 polizia volante pantera

Ha 32 anni, proviene dal Tagikistan ed era latitante da diverso tempo. Viaggiava sotto falsa identità.

Pendeva un mandato d’arresto internazionale per l’uomo di 32 anni originario del Tagikistan, arrestato oggi all’aeroporto di fiumicino con l’accusa di essere un terrorista dell’Isis. L’uomo si sarebbe arruolato nelle milizie del califfato nel 2014 ed avrebbe combattuto in Siria nello stesso anno.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, per eludere le forze dell’ordine che lo cercavano da diverso tempo, viaggiava con documenti fasulli. Sarebbero stati diversi gli alias a sua disposizione, con differenti età e nazionalità, in particolare Uzbekistan, Kirghizistan e Ucraina.

Il sospetto terrorista arrestato oggi è’ atterrato in Italia, a Fiumicino, alle 11:45. Proveniva dall’aeroporto di Eindhoven, nei Paesi Bassi. E’ stato fermato dalla Digos capitolina sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con l’aiuto della Polizia di Frontiera di Fiumicino.

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Cronaca

L’ex ministro della Salute Speranza minacciato ad Ostia da un gruppo no-vax

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roberto speranza aggredito dai no-vax ad ostia

Speranza si trovava nel comune laziale per presentare il suo libro: il drappello di contestatori no-vax lo ha bloccato in municipio e si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

Doveva presentare il suo libro “Perché guariremo” ma la presentazione è saltata: ad aspettare Roberto Speranza in municipio ad Ostia c’era un nutrito gruppo di no-vax che ha aggredito l’ex ministro della Salute.

Speranza si è rifugiato in municipio e vi è rimasto confinato per una buona mezz’oretta. C’è voluto l’intervento delle forze dell’ordine per disperdere i contestatori e permettergli di uscire senza che si verificassero ulteriori incidenti.

«Assassino» l’epiteto più volte scandito in direzione dell’ex ministro, raggiunto da minacce anche di morte. Nemmeno la moglie di Speranza è stata risparmiata dal drappello di contestatori che l’ha più volte apostrofata come «travestito».

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Cronaca

La figlia di Verdini patteggia una pena di un anno per truffa

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tribunale giustizia sentenza giudice poeta

Fingendosi avvocato, ha assunto le difese di una donna che per anni ha creduto di essere difesa: in realtà la causa non è mai partita e la figlia di Verdini ha patteggiato una pena ad un anno per tentata truffa e falsità materiale.

Non c’è pace per la famiglia Verdini: il padre Denis è in carcere, la figlia Francesca ha come fidanzato Matteo Salvini ed ora anche la figlia Diletta è finita nei guai ed ha patteggiato un anno di pena per tentata truffa ad una badante. Spacciandosi per avvocato, ha “assunto” la difesa della donna, senza mai far partire la causa. Le accuse nei suoi confronti erano di tentata truffa e falsità materiale.

La vicenda è salita agli onori della cronaca grazie ad un servizio de Le Iene. Il Corriere Fiorentino poi ha ricostruito i dettagli. Nel 2016 una donna rumena, in Italia da 17 anni, ha deciso di intentare causa contro le figlie di una signora che aveva assistito, che non avrebbero pagato le sue prestazioni. A questa, Diletta Verdini avrebbe millantato di essere avvocato. La donna si è dunque affidata a lei, che l’avrebbe costantemente tenuta aggiornata sull’evolversi della causa.

Nel 2022 è arrivata pure la bella notizia: la causa è vinta, alla donna vanno 4.300 euro. A stabilirlo una sentenza del tribunale del lavoro di Firenze stampata su carta intestata del tribunale di Firenze con tanto di sezione lavoro, numero di procedimento e firma del giudice. Ma era tutto falso: Diletta Verdini non era un avvocato e la causa non è mai partita.

La signora però non lo sapeva e le chiede quando potrà ricevere il risarcimento che il Tribunale le ha riconosciuto. Il suo legale non risponde chiaramente, tentenna, prende tempo. Ci sono alcuni ritardi tecnici non meglio specificata.

La signora però è perplessa e decide di consultare un altro avvocato, che non ci mette molto a capire la situazione:  la firma sul documento appartiene a una giudice realmente esistente, ma del tutto estranea alla sentenza ed il numero di iscrizione al registro generale corrisponde ad un’altra causa che vede coinvolti altri soggetti. 

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