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Politica

Vertice del “centrodestra di governo” a Villa Grande: si va verso la fiducia?

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Salvini Matteo

Al termine della riunione dei parlamentari della Lega, la senatrice Giulia Bongiorno comunica che si terrà un vertice del “centrodestra di governo” ed aumentano le probabilità che anche la Lega possa votare la fiducia, ma anche quella che si consumi la frattura definitiva con Fratelli d’Italia.

A Villa Anna, quartier generale romano berlusconiano, si terrà nelle prossime ore un vertice del “centrodestra di governo”. Ovvero il centrodestra, senza Fratelli d’Italia. Ovvero quelle che al momento sembrano le forze minoritarie del centrodestra. Aumentano le probabilità che anche la Lega confermi la fiducia al governo Draghi, ma, contemporaneamente, avanzano le ipotesi di rottura anche nella coalizione di centrodestra

Insomma, nonostante malumori, dichiarazioni infuocate, sguardi di disapprovazione, scuotimenti di capo e mancati applausi in Aula, Salvini sembra aver concesso aperture alla prosecuzione dell’attuale legislatura. A darne notizia la senatrice verde Giulia Bongiorno, che al termine della riunione dei parlamentari leghisti ha affermato: «Abbiamo fatto delle riflessioni che non posso anticiparle, perché adesso ci sarà una riunione con il centrodestra di governo e decideremo insieme».

Sembrerebbe dunque che Lega e Forza Italia, nonostante alcuni punti controversi, siano pronti a raccogliere la richiesta del premier e di scrivere da capo un nuovo patto di governo. Tiene invece la linea Giorgia Meloni, che in questo governo non c’è mai stata e che non ha mia smesso di invocare elezioni anticipati fin dalle prime ore della crisi di governo.

Proprio su questo punto, potrebbe dunque consumarsi la frazione definitiva fra le forze di maggioranza al governo del centrodestra e quella di maggioranza nell’elettorato.

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Mussolini gender fluid: «non rispondo se sono maschio o femmina»

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L’eurodeputata Alessandra Mussolini ha rifiutato «per protesta» il lasciapassare per i viaggi dei deputati del Parlamento Europeo, perché ritiene discriminatoria la domanda che chiede di specificare il proprio sesso tra maschio e femmina.

Per una cosa così, suo nonno l’avrebbe spedita alle isole Tremiti, ma ormai pare definitivamente compiuta la trasformazione politica di Alessandra Mussolini, che da posizioni più conservatrici, negli anni si è spostata verso idee più riformiste. La marcia sui diritti civili di Alessandra Mussolini, sempre più gender fluid, continua.

L’eurodeputata forzista si dimostra ancora una volta sensibile alle battaglie lgbtq+ e pare volersi mettere a capo del corteo arcobaleno per condurlo ad una vittoria inderogabile, che possa finalmente spezzare le reni all’omofobia.

L’ultima rivendicazione è relativa al lasciapassare per i viaggi dei deputati del Parlamento Europeo, che ha rifiutato: «Per protesta oggi ho cancellato la mia domanda di lasciapassare perché non intendo rispondere al fatto di essere un maschio o una femmina».

Non è la prima volta che la celebre nipote, dice la sua in tema di diritti civili e difesa dell’identità, ma con termini che uno scettico non si aspetterebbe. A causa del cognome era facile immaginare che potesse avere posizioni reazionarie e intransigenti, invece in più occasioni si è dimostrata sensibile alle rivendicazioni del mondo lgbtq+.

Negli ultimi anni, anche a causa di un insuccesso alle urne, Mussolini ha annunciato l’uscita dalla scena politica, a favore di una carriera nello show business. Celebri le sue partecipazioni a trasmissioni come “Tale e Quale Show” e “ballando con le Stelle”. Ma, forse scelta dalla Provvidenza, è stata ripescata dalla politica. Nel 2019 ha mancato l’elezione alle Europee, ma, per effetto combinato delle elezioni politiche anticipate del 2022, è stata rieletta come prima degli esclusi, per occupare lo scranno del neo eletto senatore Silvio Berlusconi. Sia nelle aule dell’europarlamento, che nelle diverse apparizioni televisive, Alessandro Mussolini ha espresso posizioni vicine alle rivendicazioni della galassia lgbtq+ e sentimenti identitari gender fluid.

L’ultima oggi, con il ritiro della richiesta del lasciapassare dell’Unione Europea, un documento di viaggio elettronico che serve a facilitare le procedure per ottenere visti di lavoro per i suoi rappresentanti, per i membri del personale con incarichi internazionali e, a determinate condizioni, per i loro familiari, per non dover rispondere se sia un maschio o una femmina.

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Fazzolari smentisce: «mai detto di voler insegnare a sparare nelle scuole»

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Il sottosegretario alla presidenza del consiglio smentisce un articolo comparso su La Stampa, nel quale veniva “svelato” un retroscena secondo il quale Giovanbattista Fazzolari avrebbe ipotizzato di insegnare a sparare agli studenti nelle scuole.

Insegnare agli studenti a sparare nelle scuole, fin da quando sono giovanissimi: non si tratterebbe di un discorso surreale tratto dalla quarta stagione di Boris, ma della proposta che avrebbe formulato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, da molti considerato il numero due della premier, secondo un articolo pubblicato da La Stampa.

Il quotidiano riporta un retroscena captato a margine dell’incontro tra Giorgia Meloni e il premier etiope, nel quale Fazzolari avrebbe detto a Franco Federici, consigliere militare presso la presidenza del Consiglio: «Dobbiamo fare un tavolo per un progetto di insegnamento del tiro a segno nelle scuole. C’è tutta una rete di associazioni che si possono coinvolgere e mettere in contatto con il mondo delle scuole. Ci sono ragazzi molto appassionati e bravi che lo fanno nel tempo libero. Manca una struttura e un riconoscimento ufficiale. È un’attività che io penso meriti la stessa dignità degli altri sport».

Quindi studenti al poligono di tiro durante l’ora di ginnastica e giovani che imparano a sparare direttamente nelle scuole secondo la proposta di Fazzolari riportata da La Stampa. Guardando a quello che succede negli Stati Uniti a cadenza quasi periodica, portare armi a scuola non sembrerebbe una grande idea.

Un’ipotesi dalla cui paternità però Fazzolari si smarca: «L’articolo apparso oggi sul quotidiano La Stampa nel quale si sostiene che io vorrei “insegnare a sparare nelle scuole” è ridicolo e infondato. La chiacchierata tra me e il generale Federici, consigliere militare del Presidente Meloni, che il giornalista di La Stampa crede di aver carpito come uno scoop verteva su tutt’altro. La necessità di fornire maggiori risorse per l’addestramento di Forze armate e Forze di polizia e oltre a ciò l’ipotesi di prevedere un canale privilegiato di assunzione in questi corpi dello Stato per gli atleti di discipline sportive reputate attinenti, anche se non olimpiche, quali paracadutismo, alpinismo e discipline di tiro. Due misure alle quali lavoreremo al più presto».

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Endorsement di Di Maio a Giorgia Meloni: «sta facendo un lavoro importante»

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Al Sustainability Forum di Fortune Italia, torna a parlare l’ex vicepremier Luigi Di Maio, che spende parole al miele per Giorgia Meloni. Sul suo allontanamento dalla scena politica afferma: «La vita ci porta fuori dalle zone di comfort».

Dalla debacle elettorale, di Luigi “Giggino” Di Maio si erano perse un po’ le tracce. Rarissime le apparizioni e gli interventi, attività social pressoché azzerata, assenza da colonne di giornale e ospitate in tv. Si è tornato a discutere dell’ex vice premier e ministro degli Esteri in relazione ad una possibile nomina ad inviato speciale europeo nel Golfo Persico, decisione ancora sospesa. Ma oggi Luigi Di Maio, il grillino della prima ora poi ripudiato, l’uomo dei governo gialloverde e giallorosso, colui che fece la scommessa, persa, di Impegno Civico, è tornato a parlare e ha speso parole di apprezzamento nei confronti dell’operato di Giorgia Meloni.

Al Sustainibility Forum di Fortune Italia ha dialogato con il giornalista Emilio Carelli al quale ha affermato: ««In questa fase – lontano dalle istituzioni – sono pronto a tante sfide, vedremo quali sentirò di accogliere. Posso dire che c’è tanta vita “dopo”. È una cosa scontata, ma che deve incoraggiare a non essere legati a una sola esperienza. La vita ci porta fuori dalle zone di comfort e questo ci consente di confrontarci con nuove sfide e scoprire capacità che non pensavamo neanche di avere». Un’affermazione quest’ultima quanto meno azzardata, considerando che si tratta di uno dei personaggi più “memati” di sempre. Il rischio che possa tornare in auge sui social con questa dichiarazione è concreto.

Buono il giudizio sull’esecutivo: «Siamo la seconda forza manifatturiera di Europa, questo richiede un intervento energetico massiccio e ritengo che il lavoro che si sta facendo, anche con la visita della presidente Meloni in Algeria e in Libia, sia molto importante in ottica di indipendenza energetica a breve medio termine. L’Italia non è messa male grazie a infrastrutture come il Tap che approda in Puglia e le due pipeline, dall’Algeria e dalla Libia. Queste tre ci consentono di diversificare le fonti, perché alcune di queste hanno una spare capacity molto alta. Altro fattore sono i rigassificatori, perché non tutto il gas può arrivare via tubo, per questo Piombino e Ravenna sono strategiche».

Il verdetto sulla presidente del Consiglio è roseo: «Sono sicuro che le mie valutazioni interessino poco le persone. Da cittadino italiano ed ex ministro degli Esteri, ero preoccupato per le nostre relazioni internazionali e sull’atlantismo. Ma sia con la legge di Bilancio e sia con l’annuncio della firma del sesto decreto di supporto militare all’Ucraina, queste preoccupazioni sono state smentite. Credo che il decreto sia molto importante non perché da questo dipende la resistenza ucraina, ma perché è un segnale importante alla nostra alleanza e agli alleati ucraini». Più intricata la situazione interna: «Sono abbastanza scettico che si riesca a risolvere il problema sugli occupabili del reddito di cittadinanza, in pochi mesi, incrociando la domanda e l’offerta, quindi costruendo il software per assegnare i posti di lavoro, perché il problema della gelosia delle banche dati in Italia da parte degli enti è un tema che ho affrontato in tutto il mio mandato, una questione difficile da risolvere. Se si fosse meno gelosi delle banche dati della pubblica amministrazione, risolveremmo molti problemi in Italia».

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