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Politica

Voto amaro per la Lega, l’ala governista mugugna, Salvini rilancia: rimonta o nuovo colpo di sole?

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Matteo Salvini

La debacle leghista alle urne del Referendum e delle Amministrative ha sancito il sorpasso di Fratelli d’Italia, che spinge per la caduta dell’esecutivo, ed ha provocato mugugni nell’ala governista della Lega. Salvini pare ascoltare le sirene meloniane, ma il tridente dei “responsabili” frena. La resa dei conti è rimandata a dopo l’estate?

Nonostante dalle urne non siano usciti risultati esaltanti per la Lega, Matteo Salvini vede comunque del buono nel voto di domenica scorsa: «Abbiamo 20 sindaci e spero diventino 27 al secondo turno». Una debacle elettorale che ha provocato diversi mugugni in casa Lega, specie nell’ala governista del partito, che guarda a risultati elettorali e sondaggi con apprensione in vista delle Politiche del 2023.

Il carroccio si aggrappa alla vittoria di Messina, baluardo leghista al sud, un’ipotesi fantascientifica appena una decina di anni fa. Si tratta dell’unica vittoria del nuovo progetto, che secondo molto è già arrivato al termine, di “Prima l’Italia”, un’aggregazione che comprende anche liste civiche di ispirazione nazionale. Il risultato è stato un disastro elettorale.

Non va certo meglio al nord, dove la Lega ha ceduto spesso il passo a Fratelli d’Italia, emersa definitivamente come superpotenza del centrodestra. Persino nelle roccaforti. Verona e Padova non sono più leghiste e passano in mano al partito di Giorgia Meloni. Fantascienza pure questa qualche anno fa.

Ma la vera sconfitta per la Lega di Salvini è stato il Referendum che il segretario leghista ha deciso di intestarsi: è stata la consultazione referendaria meno partecipata della storia della Repubblica. La stessa Forza Italia, che della riforma delle toghe ne ha fatto un imperituro obiettivo, non si è spesa particolarmente per la campagna. Un campagna oltretutto orfana di due quesiti molto sentiti dalla popolazione, la cui esclusione ha favorito l’astensionismo. Con buona pace di Calderoli e del suo sciopero della fame contro la mancata informazione.

In generale, la Lega raramente ha superato il 10% nei comuni con più di 15 mila abitanti, ovvero dove è previsto il doppio turno. E se Salvini si trova in difficoltà alle urne e nei sondaggi, iniziano a serpeggiare con maggiore intensità i mugugni dell’ala governista del partito, Giorgetti-Zaia-Fedriga, che guarda con apprensione a questa soglia elettorale. Se i consensi dovessero scendere ulteriormente, un avvicendamento al vertice del carroccio non è da escludere.

E se Salvini sembra ascoltare con interesse le linee guida della nuova forza di maggioranza della coalizione, Giorgia Meloni, che invita a staccare la spina al governo Draghi, l’ala governista invece frena sulle ipotesi di rottura. Significativa a proposito l’assenza di Giorgetti ieri al consiglio federale leghista, organizzato d’urgenza. Giorgetti ha spiegato di non aver potuto prendervi parte per motivi di salute, ma qualcuno ci vede dell’altro. Sembrerebbe che in mattinata fosse circolata l’ipotesi di discutere se privare l’esecutivo del sostegno leghista. Ipotesi smentita dallo stesso Salvini che ha affermato «nessuno ha fatto polemiche, solo proposte» spiegando che si è discusso di di sconti su carburanti ed energia, di rottamazione delle cartelle esattoriali e di superamento della Fornero, ma anche di un incontro da chiedere al premier e al ministro per l’Economia Daniele Franco. Ieri però a rilanciare è stato il vice segretario Lorenzo Fontana che ha detto: «o il Governo inizia a pensare ai cittadini, o la Lega farà le sue scelte».

Eventuali rese conti comunque, interne o esterne che siano, non avverranno subito, ma dopo l’estate. A settembre oltretutto, bisognerà approvare la legge di Bilancio. Se negli anni passata è passata a colpi di fiducia, questa verrebbe discussa a sei mesi dalla fine della legislatura, quando le Camere non posso essere sciolte.

Salvini dal canto suo non molla e promette che darà battaglia alle prossime Elezioni Politiche, nelle quali, dice, la Lega sarà «il collante di centrodestra». Secondo il segretario leghista «il centrodestra unito vince, il centrodestra diviso come a Verona potrebbe vincere ma se la gioca al ballottaggio. Questo dicono gli elettori e gli elettori hanno sempre ragione». In merito invece a chi guiderà la coalizione non è arrivato il riconoscimento ufficiale del sorpasso dei Fratelli d’Italia. Salvini si limita a dire che questo emergerà alle prossime elezioni, sperando di rimontare lo svantaggio perduto, perché è «è ovvio che chi prende un voto in più vince». E la Meloni sottoscrive.

Attualità

Papa: “Per ora non mi dimetto”. E smentisce di avere il cancro

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ROMA – Il Papa ha smentito le speculazioni in merito alle possibili dimissioni circolate dopo l’annuncio della visita all’Aquila, il 28 agosto, dove è seppellito Celestino V, che si era dimesso nel 1294. Francesco, in una conversazione con l’agenzia Reuters, smentisce anche le voci secondo le quali sarebbe malato di cancro. I medici “non me l’hanno detto”, replica con la sua consueta verve ironica. E sulla crisi in Ucraina conferma che, per raggiungere il risultato della pace, vorrebbe andare a Kiev, “è possibile che riesca”, dopo il viaggio in Canada, che si terrà a fine luglio. Quindi verosimilmente a settembre.

“La prima cosa è andare in Russia per cercare di aiutare in qualche modo, ma mi piacerebbe andare in entrambe le capitali”, aggiunge riferendosi al desiderio di andare anche a Mosca. Francesco ha riferito anche che ci sono stati contatti tra il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, su un possibile viaggio a Mosca. I segnali iniziali – ha detto il Papa – non sono stati buoni, perché Mosca aveva fatto sapere che non era il momento giusto. Il Pontefice ha lasciato comunque intendere che ora qualcosa potrebbe essere cambiato: “Ho pensato che se il presidente russo mi avesse dato una piccola finestra per servire la causa della pace…”, ha detto lasciando in sospeso l’ipotesi. In questo scenario si inserisce l’incontro interreligioso che si terrà in Kazakistan il 14 e 15 settembre.

Come riporta l’Ansa, la partecipazione di Francesco, anche se ancora non annunciata ufficialmente, viene data per certa. E nella capitale Nur-Sultan potrebbe esserci l’incontro con il Patriarca di Mosca Kirill, che si doveva tenere a Gerusalemme e poi rinviato proprio per la grave crisi in corso con l’Ucraina. Incontrando la delegazione della Lega Europea di Nuoto, in vista dei campionati che si terranno a Roma ad agosto, con un messaggio rivolto agli atleti ha auspicato che le gare in agenda possano essere “un motivo per manifestare con ancora maggior forza il nostro impegno per un mondo senza guerre, senza odio tra i popoli, senza minaccia nucleare”. “Penso che anche voi, come me, siate addolorati perché su questa festa sportiva pesa l’ombra della guerra in Ucraina”, ha aggiunto Francesco.

Come riporta l’Ansa, sulle sue dimissioni, argomento tra i più gettonati in Vaticano e sulla stampa specializzata, soprattutto in relazione all’annuncio della sua visita all’Aquila, “tutte queste coincidenze hanno fatto pensare ad alcuni che la stessa ‘liturgia’ – ha commentato Francesco riferendosi alle dimissioni di Celestino V – sarebbe avvenuta. Ma non mi è mai passato per la testa. Per il momento no, davvero”. Il Papa allo stesso tempo è tornato a dire che la possibilità di dimettersi sarà presa in considerazione, soprattutto dopo la scelta fatta da Benedetto XVI nel 2013, nel caso la salute gli rendesse impossibile continuare nel suo ministero, per il bene della Chiesa. Ma alla domanda su quando potrebbe accadere, ha risposto: ‘Non lo sappiamo. Dio lo dirà”.

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Politica

“Marco Rizzo espulso”, il Partito Comunista: «non è vero, espelleremo chi l’ha espulso»

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Marco Rizzo espulso dal Partito Comunista, anzi no

La Federazione milanese annuncia l’espulsione di Marco Rizzo, ma poche ore dopo il comitato centrale del Partito Comunista smentisce e annuncia che espellerà chi aveva espulso Rizzo, che si sarebbe appropriato della password di Facebook. La notizia era diventata virale dopo che era stata rilanciata da Vladimir Luxuria.

Marco Rizzo espulso dal Partito Comunista, che a sua volta espellerà chi aveva espulso Marco Rizzo. La storia è un po’ intricata, proviamo a ricapitolare. La pagina Facebook della federazione di Milano del partito ha pubblicato un post, con cui annunciava l’espulsione di Rizzo: «Noi ci prendiamo la responsabilità politica di questa decisione, consci di essere in minoranza in un CC svuotato di tutte le sue funzioni e prerogative, ma in enorme maggioranza nel corpo sociale del nostro paese. Un corpo sociale che può e deve essere recuperato alla lotta per il socialismo, senza scorciatoie opportunistiche che conosciamo bene da decenni».

La notizia ha fatto scalpore, ma è diventata virale dopo essere stata rilanciata da Vladimir Luxuria ed altri volti noti. Il comitato centrale del partito però, poche ore dopo ha smentito la notizia con un comunicato durissimo: «In questo mondo dei social basta impossessarsi della password di Facebook di una federazione del Partito e decidere che il segretario nazionale è espulso. Di questi bontemponi si sta occupando la Commissione Centrale di garanzia e, per rimpinzare le casse, la tesoreria e gli avvocati. Il segretario generale Marco Rizzo sta bene e gode della fiducia (certificata col voto ad ampia maggioranza – 7 voti contrari ed 1 astenuto – del Comitato Centrale del 25 Giugno) di tutto il Partito, che approva la scelta di unire le forze reali del dissenso in questo Paese».

Il dissenso politico tra la federazione milanese e il comitato centrale è nato in seguito alla “svolta populista” che Rizzo ha impresso da qualche mese al Partito Comunista, che ha sposato, ad esempio, cause NoVax e NoGreenPass, ma ha anche stretto alleanze con formazioni politiche distanti dalla propria ideologia, come ad esempio Il Popolo della Famiglia di Adinolfi.

Adesso resta da vedere cosa succederà alla federazione rivoltosa e se si scinderà nell’ennesimo partito comunista. Una cosa però è certa: il Partito comunista non entrava in tendenza su Twitter da tempo.

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Meloni e i “due occhioni”: “Di solito dicono che sembro Gollum…”

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ROMA – “Mi è piaciuta la sigla di presentazione, era buona, neanche un insulto, di solito dicono che sono ipertiroidea, che sembro Gollum, queste cose qua…”. Ospite di ‘Un giorno da pecora’, Giorgia Meloni apprezza la sigla di presentazione dove viene definita la ‘regina delle opposizioni con due occhioni…’. ”Certe sue facce spaventano lo sa?”, provoca uno dei conduttori. ”Sì, assolutamente sì”, taglia corto la leader di Fdi che rivela: ”Mi indispettisco da sola, confesso che per questo non mi rivedo quasi mai…”.

Come riporta l’Adnkronos, quando le fanno notare che certe volte abbassa la voce, Meloni ride e precisa: ”Ma come, mi dicono se mai che urlo troppo… Anche io lo sostengo sempre che faccio più paura quando abbasso la voce. finché grido non ti devi preoccupare, ma quando abbasso la voce è più preoccupante…”.

“Dove era quando ha registrato il video a commento sui ballottaggi, visto il vento forte e i cactus sullo sfondo? ”, chiedono ancora i conduttori della trasmissione. ”Ero in Italia, in Toscana per la precisione”, risponde Meloni che spiega come è andata: ”Invece di centrosinistra avevo detto centrodestra, avevo sbagliato, l’ho dovuto rifare il video quando ero già in auto e sono scesa tipo ad un autogrill…”. Meloni confida di aver iniziato a fare yoga da poco: ”Faccio yoga, è uno dei tanti allenamenti che faccio… Lo faccio da poco, da qualche mese… Io prediligo il cross fit ma faccio anche yoga per cambiare un po’, è una cosa spirituale…”.

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