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Cronaca

Alessandra Pifferi era capace di intendere e volere: la perizia che potrebbe costarle l’ergastolo

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indagate le psicologhe del caso pifferi

Il test disposto dalle psicologhe del carcere, indagate insieme alla legale di Alessandra Pifferi, è stato ritenuto poco attendibile. Secondo la perizia invece: «in presenza di un funzionamento cognitivo integro e di una buona capacità di comprensione della vicenda giudiziaria che la riguarda, sia in termini di disvalore degli atti compiuti sia dello sviluppo della vicenda processuale, la donna è capace di stare in giudizio».

Rischia l’ergastolo Alessandra Pifferi, la madre che ha permesso la morte di stenti della figlia di 18 mesi abbandonata per diversi giorni in casa, dopo che è stata ritenuta capace di intendere e di volere. A stabilirlo, una perizia psichiatrica disposta dai giudici della Corte d’Assise di Milano, quattro mesi fa.

Non si tratta dei test psicologici eseguiti in carcere su Alessandra Pifferi, per i quali sono state indagate per falso e favoreggiamento due psicologhe in servizio presso la casa circondariale e la sua avvocatessa. Secondo le accuse nei loro confronti, avrebbero cercato di favorire la tesi difensiva confezionando perizie alterate, al fine di ottenere l’incapacità di intendere e volere.

Ma secondo la perizia stilata dal consulente Elvezio Pirfo, già balzato agli onori della cronaca ai tempi del delitto di Cogne, Alessandra Pifferi era perfettamente capace di intendere e di volere: «al momento dei fatti ha tutelato i suoi desideri di donna rispetto ai doveri di accudimento materno verso la piccola Diana e ha anche adottato un’intelligenza di condotta viste le motivazioni diverse delle proprie scelte date a persone diverse». Più avanti il dottore sostiene che la donna «non ha disturbi psichiatrici maggiori, né gravi disturbi di personalità».

In seguito a questa perizia, viene dunque esclusa l’attenuante per la quale la donna avrebbe potuto evitare l’ergastolo, che invece adesso ritorna ad essere un’ipotesi probabile.

Cronaca

Omofobia a Roma, due ragazzi gay picchiati per strada perché si tenevano per mano

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ragazzi gay aggrediti a roma

Due ragazzi gay sono stati aggrediti in strada a Roma: mentre passeggiavano mano nella mano, sono stati barbaramente picchiati da tre ragazzi ed una ragazza. Nessuno è intervenuto per difendere i due, ma qualcuno ha immortalato l’episodio, rilanciato poi da Gay Help Line.

Pugni, calci e cinghiate, anche da terra, per aver passeggiato mano nella mano. Due ragazzi gay sono stati barbaramente aggrediti a Roma, nel week end appena passato. Mentre attraversavano la strada ha tagliato loro la strada una macchina, che ha inchiodato. Un urlo di uno dei due pedoni ha dato il là alla scena di violenza.

Tre ragazzi ed una ragazza sono scesi dall’auto e si sono scagliati contro i due, picchiati selvaggiamente anche mentre si trovavano a terra. Il tutto mentre i loro aggressori li ricoprivano di insulti omofobi.

Le vittime dell’aggressione hanno denunciato alla Polizia l’accaduto e gli agenti sono al lavoro per identificare i responsabili. « le vittime hanno deciso di denunciare l’accaduto alla polizia e hanno chiamato il Gay Help Line, contact center antiomobitransfobia, per ricevere supporto legale» spiega in una nota l’associazione Gay center, che ha pubblicato il video nella speranza di aiutare gli inquirenti.

«Non possiamo più accettare di vivere in una società dove la violenza, come quella che abbiamo subito, è ancora una triste realtà. Siamo stanchi di dover avere paura di passeggiare mano nella mano, di guardarci continuamente alle spalle, di vivere con l’ansia costante di essere vittime di atti insensati. Oltre al dolore fisico del pestaggio, ci ha ferito profondamente l’indifferenza di chi ha assistito alla scena. Anziché intervenire per aiutarci, queste persone hanno preferito filmare l’accaduto e pubblicarlo sui social, beffandosi del nostro dolore. Rivedendo il video, siamo rimasti sconvolti dalla ferocia con cui siamo stati attaccati, senza che nessuno temesse le gravi conseguenze che un simile gesto poteva avere».

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Cronaca

Bambina di 1 anno morta dopo essere stata dimenticata in auto dal padre

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Tragedia nel veneziano dove una bambina è stata dimenticata dal padre in auto per alcune ore, sotto il sole cocente. Quando se n’è accorto è tornato al veicolo, ma per la piccola non c’era più niente da fare.

Vicenda drammatica e difficile da accettare a Marcon, in provincia di Venezia. Una bambina di appena un anno è morta dopo che il padre l’ha dimenticata in auto. La piccolissima è rimasta bloccata nell’abitacolo sotto al sole cocente per alcune ore.

Quando il padre si è accorto del suo terribile errore, si è precipitato verso il veicolo ed ha chiamato i soccorsi, i quali si sono precipitati sul posto e sono arrivati dopo pochi minuti. Ma per la piccola ormai non c’era più nulla da fare. I genitori della bambina sono ora seguiti dall’assistenza psicologica messa a disposizione dalla Usl 3.

 

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Cronaca

Tenta di stuprare una ragazza in spiaggia ad Otranto: la folla cerca di linciarlo

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Un uomo di 50 anni ha afferrato per il braccio una giovane di 15 anni, l’ha trascinata in acqua ed ha tentato uno stupro, sotto gli occhi dei bagnanti. Le grida della ragazza hanno attirato un gruppo di persone che ha tentato di linciare il molestatore. Era già stato denunciato per lo stesso motivo.

Carabinieri e Guardia di Finanza sono subito intervenuti per soccorrere la ragazza, ma alla fine hanno dovuto salvare dal linciaggio l’autore del tentato stupro avvenuto in spiaggia ad Otranto la scorsa domenica 14 luglio. Nella zona della Baia dei Turchi un uomo di 50 anni ha tentato di abusare di una ragazzina di 15, sotto gli occhi di decine di bagnanti. Che non l’hanno presa benissimo.

I testimoni raccontano che quell’uomo era già stato notato fare e su e giù per la spiaggia. Ad un certo punto ha posato gli occhi sulla giovanissima, che si trovava in compagnia del fidanzato e del fratello piccolo di quest’ultimo. In un momento di distrazione, l’uomo ha afferrata per un braccio la ragazza e l’ha trascinata in acqua, iniziando a palpeggiarla. La quindicenne però ha chiamato aiuto a gran voce ed in breve il suo ragazzo ed altre persone sono accorse sul luogo. Ed hanno cercato di vendicarsi.

Le forze dell’ordine hanno caricato l’uomo su una gazzella, salvandolo dalla folla inferocita, e lo hanno condotto in caserma. L’uomo, che era già stato denunciato per lo stesso motivo, è ora indagato a piede libero, ma non è escluso che nei suoi confronti possa essere eseguita una misura cautelare già nei prossimi giorni.

Si tratta del secondo caso di violenza sessuale che si registra sulle spiagge salentine in pochi giorni. Oltre al tentato stupro avvenuto ad Otranto infatti, mercoledì 10 luglio una ragazza di 13 anni ha denunciato molestie subite da un animatore di 17 anni, in un villaggio turistico di Torre dell’Orso.

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