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Chi è Javier Milei, il neo presidente “anarco-capitalista” dell’Argentina

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javier milei

Vuole abolire scuola e sanità pubblica e la banca centrale, vuole abbandonare il peso e passare al dollaro americano, promette di tagliare con una motosega il Bilancio dello Stato, ha definito il Papa un «comunista di mxxxa». Javier Milei è il nuovo presidente dell’Argentina.

Non è facile etichettare Javier Milei, che ieri si è aggiudicato il balottaggio in Argentina con il 56% dei consensi diventando così presidente. Conservatore e uomo di destra, si defisce anarco-caitalista: lo Stato nella sua visione politica deve interferire il meno possibile nella vita dei cittadini. Il titolo della sua autobiografia è “El Loco”, il pazzo.

Economista, ex conduttore radiofonico e cantante, ex istruttore di sesso tantrico, si è imposto in campagna elettorale, durante la quale ha indossato una giacca di pelle, promettendo di «cacciare a calci nel sedere i i politici», convincendo soprattutto i più giovani ad andare a votare, i quali, disillusi dalla politica tradizionale, hanno votato in massa per lui. Ha promesso di tagliare con una motosega il bilancio dello Stato, vorrebbe abolire scuola e sanità pubblica, abbandonare i Brics, abolire la Banca Centrale ed il peso in favore dell’adozione del dollaro americano.

Antiabortista, afferma di comunicare telepaticamente col suo cane defunto, durante i comizi ha reso nota alla popolazione la sua esperienza sessuale a tre, della quale ha fatto vanto. Ha definito il Papa un «comunista di mxxxa» e «rappresentante del maligno». Tra le sue amicizie vanta qualche teortico filo-nazista.

Javier Milei, autore di diversi testi di Economia, deve la sua fama alle ospitate in tv in talk show e programmi di approfondimento. I suoi interventi sempre sopra le righe, nelle quali ha spesso insultato i suoi interlocutori, gli hanno dato fama e notorietà.

Ieri quando si è presentato alla popolazione, per l’occasione in giacca e cravatta, ha affermato: «Oggi inizia la fine della decadenza argentina».

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Microsoft down, problemi in tutto il mondo: fermi aeroporti, banche e media

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banche e anche nei servizi di pronto intervento

Verso l’una circa di ieri sera, ora italiana, diversi siti web e sistemi IT che utilizzano applicazioni cloud di Microsoft hanno registrato disservizi ed interruzioni. Il Microsoft down ha comportato una serie di problemi che ha portato alla cancellazione di voli in tutto il mondo, ma anche alla chiusure di alcune borse.

Ad andare in tilt sono stati soprattutto i servizi cloud Azure (cloud computing) e Microsoft 365 (suite d’ufficio). Il che ha comportato il blocco dei servizi web di compagnie ed aziende di mezzo mondo. Il Microsoft down registrato ieri notte ha provocato una serie di disagi a livello globale, tra voli saltati, database in crash e banche costrette a chiudere. L’azienda ha comunicato di aver risolto gran parte dei problemi, ma qualche disagio potrebbe ancora verificarsi negli Sati Uniti centrali.

A Sydney tutti i voli sono rimasti a terra, mentre la compagnia United Airlines ha bloccato le proprie tratte. In Gran Bretagna si registrano interruzioni anche alla circolazione ferroviaria, mentre la Borsa di Londra è rimasta ferma per un problema tecnico. Internet instabile anche in Israele, con i sistemi ospedalieri, banche e anche nei servizi di pronto intervento in tilt. Problemi anche nei porti e negli aeroporti spagnoli.

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Ursula von der Leyen rieletta senza i voti di FdI: «con Meloni mio approccio giusto»

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ursula von der leyen rieletta presidente commissione europea

Ursula von der Leyen rimarrà alla presidenza della Commissione Europea nei prossimi 5 anni: la tedesca è stata rieletta con 401 voti favorevoli. Decisivo l’appoggio dei Verdi.

Dopo settimane di incertezze, trattive, stalli e ipotesi alternative, alla fine Ursula von der Leyen rimane è stata rieletta alla guida della Commissione Europea. E non sembra disperarsi per non aver ottenuto l’appoggio di Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia non ha votato a favore della sua rielezione, come ha confermato a giochi fatti il capogruppo al Parlamento europeo Carlo Fidanza. Alla vvon der Leyen servivano 360 voti. Ne ha ottenuti 401. Decisivo dunque l’appoggio, confermato, dei Verdi. 284 contrari, 15 astenuti, 7 schede nulle.

Ursula von der Leyen in mattinata aveva rivolto un accorato appello al Parlamento europeo riunito in sessione plenaria di Strasburgo chiedendo la fiducia ad una maggioranza di stampo «centro democratico», formata da partiti «pro Europa».

FdI alla fine ha negato il suo appoggio: «Le scelte fatte in questi giorni, la piattaforma politica, la ricerca di un consenso a sinistra fino ai Verdi, hanno reso impossibile il nostro sostegno a riconferma della presidente Ursula von der Leyen» ha spiegato Fidanza. Il co-presidente di Ecr Nicola Procaccini ha aggiunto: «Questo non pregiudica il nostro rapporto di lavoro istituzionale che siamo certi possa portare alla definizione di un ruolo adeguato in seno alla prossima Commissione che l’Italia merita».

Questo atteggiamento costruttivo però rischia di restare in sostanza ignorato. Diversi osservatori paventano il rischio di esclusione dalle scelte che contano per il nostro Paese. A far pendere l’ago della bilancia verso il no, sostengono ancora i bene informati, sarebbe stata la mancata vicepresidenza esecutiva all’Italia.

In merito alle trattive dei giorni scorsi con la premier, non andate a buon fine, la presidente della Commissione in conferenza stampa ha commentato: «Noi abbiamo lavorato per una maggioranza democratica, per un centro pro-UE. E alla fine mi ha sostenuto. Credo che il nostro approccio è stato corretto». Dunque, si legge tra le righe, Meloni non sarebbe pro-UE.

L’Italia potrebbe quindi trovarsi di fronte ad una Commissione se non ostile, quantomeno poco amica, in un momento di forte pressione internazionale, con un debito pari al 140% del Pil ed una procedura d’infrazione in corso. Meloni tuttavia, avrebbe preferito coprirsi il fianco da possibili attacchi sul fronte interno: l’appoggio ad Ursula von der Leyen avrebbe comportato una serie di mormorii ed accuse di tradimento da parte di Salvini, che ha già commentato la rielezione della presidente: «ennesimo inciucio».

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Rassemblement National boccia Vannacci: «no alla vicepresidenza dei Patrioti»

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vannacci lega patrioti per l'europa

Jean-Philippe Tanguy, collaboratore di Le Pen: «L’elezione è frutto di un annuncio unilaterale della Lega. Ci opponiamo all’incarico. Questa è la nostra posizione».

Nemmeno il tempo di annunciarla, che la notizia viene smentita. L’ex generale Roberto Vannacci, eletto al Parlamento Europeo tra le fila della Lega, potrebbe non essere tra i vicepresidenti del gruppo Patrioti per l’Europa. Ad annunciarlo Jean-Philippe Tanguy, vicecoordinatore della campagna elettorale di Le Pen alle Presidenziali del 2022: «L’elezione è frutto di un annuncio unilaterale della Lega. Ci opponiamo all’incarico. Questa è la nostra posizione».

Non può non apparire come una sorta di contromossa dopo l’inaspettato tonfo del partito al secondo turno delle elezioni. Rassemblement National, dopo la forte opposizione subita, specie in chiave antifascista, vorrebbe virare verso figure meno divisive e maggiormente moderate. Vannacci dunque non sarebbe ben visto in qualità di vicepresidente dei Patrioti per l’Europa a causa delle sue tesi, giudicate troppo radicali da RN.

Una posizione ribadita anche da  Laurent Jacobelli, già portavoce del Rn e oggi deputato: «Non conosco personalmente Vannacci ma da quello che ho letto ha fatto delle dichiarazioni che non corrispondono ai valori del Rassemblement National. Per essere chiari, penso che questo signore non sarà vicepresidente. Mi sembra impossibile».

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