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Politica

Europee, Santoro ha presentato la sua lista, Annunziata verso la candidatura col PD

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Entrambi giornalisti di lungo corso, entrambi salernitani, coetanei, in passato hanno collaborato, ma anche avuto accesissime discussioni: ora Michele Santoro e Lucia Annunziata potrebbero competere nello stesso collegio alle Elezioni Europee 2024.

Le Elezioni Europee si fanno show prima ancora di entrare nel vivo. Due affermati giornalisti con una consolidata carriera televisiva alle spalle potrebbero competere nello stesso collegio elettorale alla tornata ormai prossima per rinnovare il Parlamento Europeo. Michele Santoro aveva annunciato di essere al lavoro per comporre una lista già alcuni mesi fa, Lucia Annunziata non ha ancora sciolto le riserve, ma la sua candidatura alle Europee 2024 con il Pd è data ormai per assodata.

Sebbene entrambi abbiano spesso partecipato alle trasmissioni dell’altro, in passato non sono mancati momenti di frizione. Nel 2009 ad esempio, Annunziata lasciò lo studio di AnnoZero dopo che Santoro aveva bollato le accuse di essere filo-palestinese come «fesserie». Nel 2021, durante la pandemia, un altro celebre scontro, su un ring differente, Mezz’Ora in più. L’argomento sono i vaccini. Santoro lamenta l’assenza in Rai di voci critiche. Annunziata replica: «Scusa ma tu adesso non eserciti nel senso che non hai una tua trasmissione e vieni qui a farci notare queste cose? Vuoi darmi lezioni?». Santoro non ha mai digerito l’affondo e non ha risparmiato attacchi quando la giornalista ha annunciato le sue dimissioni.

Adesso potrebbero scontrarsi al collegio Sud alle Elezioni Europee dove Santoro sarà capolista, al pari degli altri collegi, di “Pace, terra, dignità”, così come dovrebbe esserlo Annunziata, tra le fila del Pd. Pare che abbia dato il suo consenso ad Elly Schlein. La segretaria dem non sarà capolista in tutti i collegi: Cecilia Strada dovrebbe esserlo nel Nord Ovest e Annunziata al Sud.

Politica

Toti resta ai domiciliari: istanza di revoca rigettata

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giovanni toti arrestato

I giudici del tribunale del Riesame di Genova hanno respinto le richieste dei legali del presidente di Regione Liguria arrestato per corruzione. Avevano chiesto la revoca dei domiciliari, o, in alternativa, misure alternative come l’obbligo di dimora ed il divieto di avvicinamento a Genova.

Giovanni Toti resta agli arresti domiciliari nella sua casa di Ameglia, in provincia di La Spezia. Il Tribunale del Riesame di Genova ha respinto l’istanza di revoca degli arresti presentata dai suoi legali, i quali avevano chiesto, in alternativa alla rimessa in libertà, l’applicazione di diverse misure cautelari, come l’obbligo di dimora a Magliana, o il divieto di dimora a Genova. Respinte anche le misure attenuate.

Toti resta ai domiciliari, come si legge nelle 33 pagine dell’ordinanza, per il rischio di reiterazione del reato, mentre vengono meno le cautele nei confronti delle garanzie di indagine. La decisione arriva a 48 ore dall’udienza nella quale gli avvocati di Toti avevano presentato l’istanza. Già preannunciato il ricorso in Cassazione.

Giovanni Toti si trova agli arresti domiciliari dallo scorso maggio, dopo essere stato travolto da un’inchiesta su tangenti e scambio di favori che ha coinvolto anche il noto imprenditore Aldo Spinelli.

Secondo i magistrati che indagano sulla vicenda, Toti avrebbe ricevuto finanziamenti per 74 mila euro, in cambio della concessione di alcuni appalti. La difesa sperava se non in una revoca degli arresti, almeno in un’attenuazione della misura cautelare, per permettere al governatore di parlare coi giornali, fornire la sua versione ed allestire una difesa mediatica.

Attualmente, a guidare la Giunta regionale è il presidente ad interim Alessandro Piana.

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Attualità

Nuove polemiche in Rai: nessuna diretta per le elezioni in Francia, ma repliche, spettacoli ed il festival di Pomezia

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Il CdR di Rainews24 ha diffuso un durissimo comunicato nel quale biasima la scelta e chiede spiegazioni al direttore Petrecca: «RaiNews24 non aveva mai toccato il fondo in questo modo, mai aveva abdicato così alla sua missione informativa». Sulle reti Rai, alle elezioni in Francia è stato dedicato soltanto uno speciale a tarda sera su Rai 3.

I dietrologi e malpensanti diranno subito che il cavallo di viale Mazzini a briglia sovranista ha voluto nascondere la debacle della destra in Francia. Ieri sera, mentre Marine Le Pen vedeva sfumare il sogno della maggioranza dei consensi, e mentre La7 e Mediaset si sfidavano a suon di approfondimenti ed opinionisti, la Rai, che oltre alla vocazione commerciale dovrebbe avere come obiettivo anche quello di informare i cittadini, ha deciso di non coprire le elezioni in Francia.

Solo uno speciale, trasmesso a tarda serata dai Rai 3. Al posto delle noiose elezioni in Francia, i telespettatori Rai hanno potuto svagarsi con commedie americane, spettacoli musciale e repliche di programmi già trasmessi. L’apice lo ha toccato Rainews24, il canale che dovrebbe trasmetter informazioni in tempo reale H24. Non ha parlato degli scrutini che avveniva oltralpe, bensì ha preferito trasmettere in diretta da Pomezia la terza serata del “Festival delle città identitarie”. Seduto in platea, il direttore di Rainews Paolo Petrecca, già ospite della kermesse insieme a Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura di FdI. Fra le esibizioni canore previste ieri “la splendida voce di Alma Manera”, che i “beninformati” indicano come compagna proprio di Petrecca.

Il diretto interessato non ci sta e oggi smentisce ogni dietrologia: «Ai colleghi del Cdr e all’Usigrai la direzione replica con i fatti. Era concordato da diversi giorni uno speciale elezioni francesi di Rainews24 che puntualmente è andato in onda. Per quanto riguarda l’apertura del tg delle 22 sul festival delle città identitarie è stata una libera scelta del Vicedirettore di turno. Sono rammaricato per i continui attacchi personali, in questo caso oltre i limiti della decenza».

Il Comitato di Redazione infatti, aveva biasimato il palinsesto della reato con un comunicato: «La sera dei risultati del voto in Francia, mentre gli altri canali di informazione sono in diretta no-stop, il canale all news del servizio pubblico decide di aprire alle 22 sul festival Città Identitarie, ideato da Edordo Sylos Labini. RaiNews24 non aveva mai toccato il fondo in questo modo, mai aveva abdicato così alla sua missione informativa in occasione di un appuntamento elettorale così importante. Un tempo la nostra testata metteva in campo tutte le risorse per garantire un servizio impeccabile all’utenza, in occasioni simili. Chiediamo al direttore come sia possibile prevedere un approfondimento diverso quando tutte le tv del Continente hanno gli occhi puntati sulle elezioni d’Oltralpe. Verrebbe da pensare che alla debacle della destra il direttore preferisca non dedicare troppo spazio». Il durissimo comunicato conclude: «Petrecca ritiene opportuno, in una serata come questa, dare spazio a un evento non scevro da interessi e legami personali. Una scelta che qualifica la deriva che ha preso da tempo la testata e per la quale ci sentiamo indignati».

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Politica

L’ex governatore Galan, condannato per le tangenti del Mose, rivuole il vitalizio: «è un mio diritto»

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Al centro della richiesta di Giancarlo Galan c’è un assegno mensile da 1.300 euro e arretrati per 200 mila euro.

Il Mose, il sistema di dighe sottomarine progettato per difendere la Laguna dalla furia del mare, oramai è stato messo in funzione e in diverse occasioni ha dimostrato i benefici che ha apportato a Venezia. La sua costruzione però è stata lunga e faticosa e soprattutto segnata da diversi strascichi giudiziari. Uno dei protagonisti fu l’ex governatore di Regione Veneto, Giancarlo Galan, che venne condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione con l’accusa di corruzione. Ora l’ex governatore, che patteggiò la condanna, chiede il ripristino del vitalizio per l’attività politica svolta, decaduto in seguito alla sentenza.

Galan avanza questa richiesta nel solco di un precedente: un altro imputato nel processo Mose, l’ex assessore Renato Chisso, ha ottenuto la restituzione della pensione mensile e degli arretrati. Galan si è rivolto allo stesso legale. Proprio lui, Maurizio Paniz, fa i conti: «I calcoli sono a spanne perché ancora il conteggio deve essere fatto: Galan dovrebbe aver diritto a 2.500 euro al mese di pensione». Dalla cifra lorda bisogna scorporare imposte e un quinto del totale, come quota parte della confisca da oltre due milioni di euro decisa in patteggiamento. Il risultato sarebbero all’incirca 1.300 euro ai quali si dovrebbero aggiungere però gli arretrati, ovvero le indennità che la Regione ha versato in dieci anni al Fondo unico di giustizia, Fug, ovvero circa 300 mila euro: al netto delle imposte e sottratto il quinto per la confisca, ma aggiunte le rivalutazioni e gli interessi, la cifra si livellerebbe sui 200 mila euro. «La pensione è un diritto – ha chiarito Paniz – che spetta a tutte le persone che hanno versato i contributi, indipendentemente dai reati che compiono».

Già interrogato sull’argomento, qualche mese fa l’ex governatore rispose:  «Certo che chiederò quei soldi, sono un mio diritto».

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