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Il Sangiuliano degli Anelli: mostra da 250 mila euro a 50 anni dalla morte di Tolkien

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mostra su tolkien

La vicenda ha incuriosito la stampa britannica: Guardian e Times si interrogano sulla passione per il padre del fantasy della destra italiana.

Inaugurerà il prossimo 16 novembre a Roma la grande mostra dedicata a John Ronald Reuel Tolkien, a 50 anni dalla morte dell’autore de Il Signore degli Anelli e padre nobile del genere fantasy, organizzata dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che dimostra in questo modo che almeno un libro l’ha letto.

Tolkien in Italia è diventato un testo riferimento della destra, a partire dagli anni ’70. Per fare un esempio, i raduni dei giovani dell’Msi si chiamavano Hobbit Camp, una specie di Lucca Comics in salsa nostalgica, con tanto di cosplay, dove di tanto in tanto sbucava una croce celtica.

Poco importa che Tolkien fosse innanzitutto un filologo e linguista, più interessato ad inventare lingue e universi che a far politica. Per la destra Tolkien è di destra e la sua opera è considerata un’analogia della difesa dei valori occidentali, delle origine cristiane e della resistenza alla globalizzazione. Così come per la sinistra Tolkien è di sinistra e gli orchi di Sauron rappresenterebbero l’avanzata dei fascismi. Gli elfi comunque sono sicuramente di centro.

L’amore per Tolkien ed Il Signore degli Anelli in particolare non è mai stato nascosto da Giorgia Meloni che in passato ha spesso citato il libro. Ad esempio ha reso noto che i suoi amici avevano per soprannome i nomi dei personaggi, ha inserito brani nella sua autobiografia, ha detto che qualcuno l’ha accostata a Gollum. Insomma, le piace. Non a caso il suo comizio finale è stato chiuso dall’amico Pino Insegno, che nella trilogia di Peter Jackson presta la voce ad Aragorn: «Verrà il giorno della sconfitta, ma non è questo il giorno».

Ma con la mostra su Tolkien organizzata dal Ministero della Cultura non centra nulla, come ha spiegato Sangiuliano: «Gliel’ho detto dopo. Meloni non è stata coinvolta nell’organizzazione della mostra. La verrà a vedere e ne sono onorato ma farla non è stata una sua scelta, ha altro di cui occuparsi». L’esposizione è costata 250 mila euro, ma il Ministero è convinto di rientrare dell’investimento con la vendita dei tagliandi.

La notizia ha stuzzicato anche la curiosità dei media d’oltremanica che si chiedono per quale motivo l’autore britannic sia tanto amato dalla destra italica. Times e Guardian si chiedono per quale motivo Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia vogliano mettere il cappello su Il Signore degli Anelli. Il Times nel suo articolo ricorda che «il governo di centrodestra è accusato di tentare il controllo della cultura attraverso l’organizzazione della mostra», mentre il Guardian si domanda: «Cosa sta cercando di ottenere il governo imprimendo il segno in modo così aggressivo su una delle saghe fantasy più amate al mondo? Un semplice esercizio di branding per ammorbidire l’immagine della Meloni?». Secondo Jamie Mackay, che ha firmato l’articolo, «le saghe della Terra di Mezzo si adattano perfettamente alla logica del populismo di destra contemporaneo. Il Signore degli Anelli segue la logica di un gioco a somma zero, radicata nella metafisica cattolica. Ci sono hobbit ed elfi “buoni” che combattono gli orchi “malvagi”. C’è poco spazio per le sfumature. Non ci vuole molto sforzo per piegare quella definizione a scopi nazionalisti. Meloni fa proprio questo».

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Si discute di aborto a Porta a Porta: parlano 7 uomini. Vespa: «donne non disponibili»

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La puntata di ieri sera a Porta a Porta ha suscitato polemiche per via del parterre di ospiti chiamati a parlare del delicato tema dell’aborto: sette uomini.

A Porta a Porta si parlava di aborto e diritti femminili. Argomento tornato di stringente attualità dopo l’emendamento di FdI che consentirebbe l’ingresso delle associazioni pro-vita nei consultori. Terreno delicato e spinoso, sul quale è bene muoversi accortezza. Ed infatti è scoppiato un polverone, ben prima che l’Unione Europea storcesse il naso per l’inserimento dell’emendamento nella discussione sul Pnrr.

Le polemiche sono scoppiate a causa degli ospiti invitati a parlare: erano tutti uomini. Immediate le proteste del PD: «Cinque uomini in studio [più il conduttore ed un ospite in collegamento, ndr] a discutere di aborto: la Rai ai tempi di Giorgia Meloni lascia che sia un parterre tutto maschile a discutere dei diritti delle donne». Il Partito Democratico ha reso noto che porterà la questione in Commissione Vigilanza.

Ma il programma si difende. La redazione ha reso di noto di aver invitato diverse donne, ma che tutte si sono rese indisponibili. «Gli inviti per la trasmissione politica di giovedì 18 aprile sono stati fatti nei giorni precedenti al manifestarsi della polemica», precisa una nota della redazione, che spiega che sono state invitate tre parlamentari proprio del PD, che però non hanno partecipato alla trasmissione e sono state sostituite da Alessandro Zan. Stessa cosa per «una direttrice di giornale, anch’essa indisponibile». Al di là del parterre, poi, la redazione precisa che «l’aborto è stato solo uno degli otto temi trattati nella trasmissione di ieri».

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Suicidio assistito, il governo ricorre al Tar contro le delibere dell’Emilia-Romagna

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Palazzo Chigi si oppone alle delibere per regolamentare il suicidio assistito emanate da Stefano Bonaccini.

Iter e tempistiche stabilite per permettere alle aziende sanitarie di garantire il diritto dei malati a ricorrere al suicidio assistito, come sancito da una sentenza della Corte costituzionale. Questi i contenuti di un provvedimento sul suicidio assistito emanato della giunta regionale dell’Emilia-Romagna, guidata da Stefano Bonaccini, contro il quale oggi hanno presentato ricorso al Tar la presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero della Salute.

Si tratta del secondo ricorso presentato contro le delibere sul suicidio assistito annunciate da Regione Emilia-Romagna, dopo quello presentato a marzo dalla consigliera di Forza Italia Valentina Castaldini. E’ lei stessa a rendere noto oggi che il governo le dà man forte in questa battaglia.

«Carenza di potere dell’ente» sull’oggetto del dibattito «e la contraddittorietà e l’illogicità delle motivazioni introdotte nelle linee guida inviate alle aziende sanitarie», tra le cause indicate alla base del ricorso.

I provvedimenti fissano un limite di 42 giorni a disposizione di enti ed istituzioni per rispondere alla domanda presentata da pazienti che richiedono l’esecuzione del fine vita. Sui social Bonaccini si è espresso duramente contro la decisione del governo: «Il Governo, anziché preoccuparsi di dare una legge al Paese e alle persone che vivono in condizioni drammatiche, sceglie addirittura di boicottare l’Emilia-Romagna che attua la sentenza dalla Corte Costituzionale».

«Per la destra- continua il post di Bonaccini – non basta negare un diritto alle persone sancito dalla Corte: per loro è preferibile che un paziente in condizione di fine vita debba rivolgersi ad un tribunale per vedersi riconosciuto quanto la Consulta ha finalmente sancito. Si è passato il limite. Non solo si negano i diritti delle persone riconosciuti dalla Corte costituzionale, ma si fa battaglia politica sulla pelle di pazienti che si trovano in condizioni drammatiche».

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«Lo spot è blasfemo»: i telespettatori cattolici vogliono fermare la pubblicità delle patatine

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Un associazione di telespettatori cattolici chiede il blocco per uno spot che mostra alcune suore prendere le patatine al posto dell’ostia durante la messa, che considerano blasfemo.

Alcune suore prendono la comunione, ma al posto dell’ostia ci sono le patatine. Il volto delle religiose è pervaso di sublime estasi, ma sembra più una passione carnale che una divina infatuazione. Ci sono insomma tutti gli elementi giusti per scatenare una polemica. E chi ha commissionato lo spot delle patatine che ora l’Aiart, associazione di telespettatori cattolici, vuole boicottare perché «blasfemo», “non poteva non saperlo”: non è la prima volta che Amica Chips finisce nel vortice delle polemiche per i suoi spot. E non è la prima volta, di conseguenza, che Amica Chips ottiene doppia pubblicità con una sola compagnia promozionale. Bravo l’ufficio marketing.

Lo spot accusato di essere blasfemo è semplice, ma efficace: ci sono un sacerdote e delle suore i chiesa, durante la messa. Una religiosa si rende conto che il tabernacolo è vuoto e lo riempie repentinamente di patatine. Quando la prima novizia, estasiata, viene imboccata, tra le navate riecheggia la croccantezza dell’insolita ostia.

Subito dopo la messa in onda dello spot delle patatine, l’associazione dei telespettatori cattolici ne ha chiesto la sospensione, perché «offende la sensibilità religiosa di milioni di cattolici praticanti».

Non è la prima volta che Amica Chips deve correggere il tiro, dopo una comunicazione particolarmente creativa. Qualche anno fa, dovette mandare in onda una versione più addolcita di uno spot che aveva per protagonista Rocco Siffredi, il quale, tra doppi sensi ed allusioni, raccontava le sue patatine preferite.

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