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Messico, sacerdote vende appezzamenti in Paradiso a 100 dollari al metro quadro

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paradiso al metro quadrato

La cosa che salta all’occhio nella questione delle indulgenze 2024, è la relativa convenienza dei prezzi: bastavano 100 dollari per un un metro quadro di Paradiso. Molto, ma molto meno, che in qualsiasi altra città.

Un affare perfettamente legale e tracciato. Non sono ammessi i contanti e vengono accettati solo i pagamenti effettuati tramite carta. E per chi si trova maggiormente in difficoltà, il settimo cielo è si propone con una piano rateale spalmabile comode rate. L’idea attuata da un sacerdote messicano e dai suoi discepoli è semplice e vantaggiosa per tutte le parti in causa: la sua chiesa può contare su importanti fonti di sostentamenti ed i fedeli possono evitare la dannazione eterna e riservarsi un posto in Paradiso, con miracolosi prezzi al metro quadro.

Anche dal punto di vista etico e religioso è tutto a posto: il pastore della Iglesia del Final de los Tiempos afferma di aver ricevuto il permesso direttamente da Dio. Nel 2017, durante una visione mistica, il pastore ed il divino avrebbero fissato i termini per la cessione dei terreni celesti.

Secondo le stime emerse, il pastore ed i suoi discepoli avrebbero già permesso a tantissime persone di ritagliarsi, o per meglio dire prenotare, un angolo di Paradiso, ottenendo in cambio milioni di materialissimi ed umanissimi dollari.

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Traversata ecologica dell’Atlantico finisce in tragedia: ritrovati i corpi dei due navigatori

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navigatori morti durante traversata ecologica dell'atlantico

Brett Clibbery e Sarah Packwood  sono partito dalle coste canadesi lo scorso 18 giugno, a bordo di uno yacht ecologico. Volevano raggiungere le Azzorre, ma i loro corpi sono stati ritrovati a poche centinaia di miglia dal luogo della partenza. E’ mistero sulle cause della morte.

L'”Odissea Verde”, come era stata battezzata dai suoi ideatori, è durata poche centinaia di miglia. I corpi del canadese Brett Clibbery e della britannica Sarah Packwood, i navigatori che hanno tentato una traversata dell’Atlantico a bordo di uno yacht ecologico, sono morti ed i loro copri stati ritrovati sulle coste di Sable Island, 160 chilometri a sud-est della costa canadese da cui erano partiti oltre un mese fa. I due avevano lasciato le spiagge della Nuova Scozia con l’obiettivo di raggiungere le Azzorre.  3.228 chilometri da coprire in 21 giorni. Il viaggio però è durato poco più di un centinaio di miglia nautiche.

Ancora da capire il motivo della tragedia. Secondo quanto ricostruito al momento i due sarebbero stati costretti ad abbandonare la nave e sarebbero morti annegati. Lo yacht sul quale si trovavano a bordo però non è stato ritrovato. Tra le ipotesi, l’urto con una nave cargo, che non si sarebbe nemmeno accorta della collisione.

I due navigatori morti avevano raccontato nel dettaglio i preparativi della traversata dell’Atlantico, attraverso un canale YouTube, Theros Adventures, dal nome della loro barca eco-friendly. «È probabilmente la più grande avventura delle nostre vita», diceva entusiasta Sarah Packwood. Mentre il marito raccontava di come i due avessero equipaggiato la barca con vele, pannelli solari, batterie e un motore elettrico, così da mostrare a tutti che «viaggiare senza bruciare carburanti fossili è possibile».

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Microsoft down, problemi in tutto il mondo: fermi aeroporti, banche e media

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banche e anche nei servizi di pronto intervento

Verso l’una circa di ieri sera, ora italiana, diversi siti web e sistemi IT che utilizzano applicazioni cloud di Microsoft hanno registrato disservizi ed interruzioni. Il Microsoft down ha comportato una serie di problemi che ha portato alla cancellazione di voli in tutto il mondo, ma anche alla chiusure di alcune borse.

Ad andare in tilt sono stati soprattutto i servizi cloud Azure (cloud computing) e Microsoft 365 (suite d’ufficio). Il che ha comportato il blocco dei servizi web di compagnie ed aziende di mezzo mondo. Il Microsoft down registrato ieri notte ha provocato una serie di disagi a livello globale, tra voli saltati, database in crash e banche costrette a chiudere. L’azienda ha comunicato di aver risolto gran parte dei problemi, ma qualche disagio potrebbe ancora verificarsi negli Sati Uniti centrali.

A Sydney tutti i voli sono rimasti a terra, mentre la compagnia United Airlines ha bloccato le proprie tratte. In Gran Bretagna si registrano interruzioni anche alla circolazione ferroviaria, mentre la Borsa di Londra è rimasta ferma per un problema tecnico. Internet instabile anche in Israele, con i sistemi ospedalieri, banche e anche nei servizi di pronto intervento in tilt. Problemi anche nei porti e negli aeroporti spagnoli.

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Ursula von der Leyen rieletta senza i voti di FdI: «con Meloni mio approccio giusto»

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ursula von der leyen rieletta presidente commissione europea

Ursula von der Leyen rimarrà alla presidenza della Commissione Europea nei prossimi 5 anni: la tedesca è stata rieletta con 401 voti favorevoli. Decisivo l’appoggio dei Verdi.

Dopo settimane di incertezze, trattive, stalli e ipotesi alternative, alla fine Ursula von der Leyen rimane è stata rieletta alla guida della Commissione Europea. E non sembra disperarsi per non aver ottenuto l’appoggio di Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia non ha votato a favore della sua rielezione, come ha confermato a giochi fatti il capogruppo al Parlamento europeo Carlo Fidanza. Alla vvon der Leyen servivano 360 voti. Ne ha ottenuti 401. Decisivo dunque l’appoggio, confermato, dei Verdi. 284 contrari, 15 astenuti, 7 schede nulle.

Ursula von der Leyen in mattinata aveva rivolto un accorato appello al Parlamento europeo riunito in sessione plenaria di Strasburgo chiedendo la fiducia ad una maggioranza di stampo «centro democratico», formata da partiti «pro Europa».

FdI alla fine ha negato il suo appoggio: «Le scelte fatte in questi giorni, la piattaforma politica, la ricerca di un consenso a sinistra fino ai Verdi, hanno reso impossibile il nostro sostegno a riconferma della presidente Ursula von der Leyen» ha spiegato Fidanza. Il co-presidente di Ecr Nicola Procaccini ha aggiunto: «Questo non pregiudica il nostro rapporto di lavoro istituzionale che siamo certi possa portare alla definizione di un ruolo adeguato in seno alla prossima Commissione che l’Italia merita».

Questo atteggiamento costruttivo però rischia di restare in sostanza ignorato. Diversi osservatori paventano il rischio di esclusione dalle scelte che contano per il nostro Paese. A far pendere l’ago della bilancia verso il no, sostengono ancora i bene informati, sarebbe stata la mancata vicepresidenza esecutiva all’Italia.

In merito alle trattive dei giorni scorsi con la premier, non andate a buon fine, la presidente della Commissione in conferenza stampa ha commentato: «Noi abbiamo lavorato per una maggioranza democratica, per un centro pro-UE. E alla fine mi ha sostenuto. Credo che il nostro approccio è stato corretto». Dunque, si legge tra le righe, Meloni non sarebbe pro-UE.

L’Italia potrebbe quindi trovarsi di fronte ad una Commissione se non ostile, quantomeno poco amica, in un momento di forte pressione internazionale, con un debito pari al 140% del Pil ed una procedura d’infrazione in corso. Meloni tuttavia, avrebbe preferito coprirsi il fianco da possibili attacchi sul fronte interno: l’appoggio ad Ursula von der Leyen avrebbe comportato una serie di mormorii ed accuse di tradimento da parte di Salvini, che ha già commentato la rielezione della presidente: «ennesimo inciucio».

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